<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597</id><updated>2012-01-24T08:36:32.187-08:00</updated><title type='text'>Going</title><subtitle type='html'>Camminando nella mente.
Fotografie, sogni, ossessioni, colori, deliri, di Costantino Liquori</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>76</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-2428083303584175493</id><published>2012-01-24T08:36:00.001-08:00</published><updated>2012-01-24T08:36:32.197-08:00</updated><title type='text'>Valery</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Caro Antimo, credo che qualcosa per te stesso tu a questo punto la debba proprio fare, continui ad agitarti dentro di me e questo mi crea disagio, dolore e anche imbarazzo, le tue visioni non mi vogliono concedere tregua. Erano divertenti all’inizio, un gioco ogni tanto, un volare fuori del consentito, per staccarsi dalla realtà, per riposarsi la mente dalle fatiche della orribile concretezza, dalla noia di quel marciare, quell’ubbidire ebete alle ore, quel ritmo che ne io ne te abbiamo mai particolarmente apprezzato. Certe sere, certe notti, era dolce lasciarsi andare e farsi trasportare nel fantastico, nello ironicamente inventato da te, che in questo sei sempre stato un maestro. Tu m’incoraggiavi a spintoni ad aprire quella parte di me restia, e guardinga, non pronta a volare e paurosa delle emozioni che non si trovano nell’elenco. Ma poi hai finito per trascinarmi in un curioso universo per me troppo audace, non tenendo conto che stiamo vivendo l’uno dentro l’altro, e se tu ti metti a sparare fuochi d’artificio io non posso restarne fuori. Il tuo inconscio è incastrato nel mio, questo dovresti saperlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Hai cominciato per gioco e adesso hai perso il controllo, la tua realtà è stata invasa senza che&amp;nbsp; tu possa mettere un freno, hai perso il controllo della tua mente ed io rotolo con te, penetrato dal tuo delirio, ma, mentre tu probabilmente ti diverti, io accuso colpo su colpo, resto indietro, mi agito, accuso un disagio e un dolore sempre più fastidioso. Fermati ti dico, controllati, ricordati che solo non sei, perché i tuoi divertimenti possono diventare per me vere e proprie torture. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ricordati, era poco prima dell’alba, qualche mese fa. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ero ancora nel pieno del sonno, guadagnato come sempre a fatica perché la sera tu non stai mai fermo e hai sempre bisogno di parlare. All’improvviso, quando era quasi giorno sei uscito fuori dal mio torace, hai aperto un varco ed hai tirato fuori la testa, spalancando gli occhi. Un sogno, che cos’era? Una delle tue solite visioni?.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sei uscito completamente fuori da me provocandomi come al tuo solito un risveglio doloroso e violento. Volevi parlare, come al solito volevi svegliarmi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Annaffiava i fiori qui sotto, mi ha visto passare, mi ha salutato, ha i capelli rossi e gli occhi luminosi, le ho chiesto il suo nome, mi ha sorriso rientrando in casa, è bella, dietro la sua porta a vetri mi ha guardato ancora. Contemporaneamente, nel medesimo istante, è apparsa anche alla sua finestra, al secondo piano. Le mie gambe non potevano muoversi, lei muoveva le labbra da la su ed io le sentivo sfiorare le mie _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ecco, ero sveglio, ci eri riuscito, un altro delirio?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Contemporaneamente ? Antimo, come sarebbe a dire ?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non lo so, ma così è, l’ho vista contemporaneamente in due punti diversi della casa, ma poco m’importa _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;I soliti sogni di Antimo, si divertiva a svegliarmi così. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Comunque il sonno è stato interrotto e non intendeva tornare, anche se dolorante ogni volta che Antimo si sfilava da me così all’improvviso, tanto valeva alzarsi e preparare il caffè, anche per lui ch’era già in cucina e guardava fisso verso la finestra. Mentre il caffè saliva e io mi adoperavo davanti ai fornelli, lo sentivo parlare sotto voce.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Va bene scendo, adesso arrivo _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Ma dove, il caffè è quasi pronto, Antimo dove vuoi andare?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E’ lei, alla finestra, ha un collo lunghissimo e meraviglioso, mi ha detto di scendere a vedere l’alba davanti al lago _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Allora perdevo la pazienza, mi giravo a guardare, fuori alla finestra non c’era nessuno, d’altronde non era possibile, raggiungere addirittura il terzo piano, un collo lungo così non era immaginabile. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Solita storia !. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Antimo, usciva e andava. Mi affacciavo allora e lo vedevo attraversare la strada da solo verso il lago. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non ci stava con la testa un’altra volta ancora, anche stavolta si voleva innamorare del nulla, un’altra donna fantasma fra me e lui,ma anche io cominciavo a pensarla pur sapendo che quasi sicuramente si trattava di un gioco. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Valery, come sarà? Un collo così lungo? Ma come era possibile? Sentivo anche io, se chiudevo gli occhi, le sue labbra col sapore di buono, umide, giovani. Ma chi era? Se abitava qui vicino come mai non l’avevo mai vista? Ma no, stavo cadendo ancora nella trappola dell’immaginazione di Antimo. Valery un nome inventato. Sentivo le sue dita però, che mi toccavano una spalla e si allungavano, si ramificavano, scorrevano, frugavano.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La porta si apriva, Antimo era di nuovo in casa, quanto tempo era passato non posso dirlo con sicurezza, forse addirittura già sera. Si sedeva in cucina e voleva raccontarmi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mi ha portato a vedere l’alba, mi ha preso per mano e mi ha convinto ad entrare nell’acqua con lei, siamo andati avanti e avanti, verso l’acqua profonda, ero sorretto da lei, fino verso il centro del lago, ho intravisto due splendide gambe lunghissime color madreperla camminare sul fondo, sembra incredibile ma è proprio come dico. Abbiamo parlato di tante cose, del suo bellissimo lavoro. E’ una scultrice, scolpisce il suo mondo immaginario, si mischia al suo mondo e lo modifica, lo modella, riesce a trasformare se stessa , a entrare nella vita intorno &amp;nbsp;per capire i segreti e ricopiarli. Siamo tornati a riva, mi ha sollevato dall’acqua e posato sotto un albero, ho visto le sue braccia mischiarsi al legno dei suoi rami, i suoi rami che poi mi hanno stretto, abbracciato _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non potevo farlo continuare, non potevo, altrimenti, anche questa volta il suo delirio sarebbe diventato il mio, già mi sentivo il lungo e magico corpo di Valery addosso, forse ero già innamorato e vittima di un incantesimo. Mi ribellavo, il giorno se n’era andato, mi rifugiavo nel letto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Dalla mia camera lo sentivo ancora parlottare in cucina, in pieno delirio, ma non riuscivo a capire quello che stava dicendo, ancora con lei. Lo lascio fare, anche questa volta gli sarebbe passata e sarebbe tornato il mio Antimo di sempre. A notte fonda entrava in camera e nel letto e mi diceva.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; L’ho portata con me, devo, lo voglio, a questo amore non posso rinunciare _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi rientrava dentro e si apprestava a dormire, senza aggiungere altro. Con lui, senza che io potevo in alcun modo &amp;nbsp;oppormi, Valery si prendeva uno spazio suo dentro, fra il fegato e il mio rene sinistro. Adesso sentivo muovere ambedue, si toccavano, si accarezzavano, si baciavano, si accoppiavano, tutto dentro di me, senza esitazioni. Le lunghe dita di lei salivano fino alla gola, stringevano e tutto si annebbiava.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Amtimo sussurrava, quasi dispiaciuto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Perdonami, ma è arrivato il momento di separarmi da te, tu non accetti i miei sogni _ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-2428083303584175493?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/2428083303584175493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=2428083303584175493' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2428083303584175493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2428083303584175493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/valery.html' title='Valery'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-1054078894804675604</id><published>2012-01-13T08:53:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T09:06:16.628-08:00</updated><title type='text'>Pape Satan</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CAZ9uEMR3ZY/Tnsdec3YKVI/AAAAAAAAETI/GJ5plTkpAtk/s1600/mi+guardo+e+mi+penso+2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-CAZ9uEMR3ZY/Tnsdec3YKVI/AAAAAAAAETI/GJ5plTkpAtk/s320/mi+guardo+e+mi+penso+2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Finalmente sono riuscito a cancellarla dalla mia rubrica e dalla mia memoria, l’ho spolverata via dalla mia pelle in modo definitivo&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cosa è successo ? Aspetta prima di rispondere, chiudi gli occhi, respira profondo, riapri gli occhi, parla ora _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ci provo, mi viene da&amp;nbsp; vomitare, forse mi arrabbio, non so se riesco a ricostruire per intero. Si tratta dell’origine dei miei problemi di testa, è stata una storia importante, troppo, e insieme un’assurdità, direi una cattiveria, roba da manicomio. Una roba capace di rovinarmi per tutta la vita, condizionarmi, rendermi fragile, facile vittima delle tempeste psicosomatiche, scatenarmi tic nervosi, fobie, silenzi, bugie, alcolismo e tossico dipendenze. Non sto esagerando, ho paura perfino di raccontare, perché così sarò ancora in mutande, pronto e in posizione favorevole per essere preso a schiaffi ancora. Lo devo fare? Lo faccio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;L’ho incontrata in una strada dritta, lunga, assolata, nell’isola più bella del mondo, dove tutto è perfetto, dove la bellezza è la sola parola d’ordine, però dove l’inganno e l’apparenza è una caratteristica sconcertante e sempre in agguato. Cielo meraviglioso, cosce meravigliose, scogli e labbra da sogno, orologi e collane, la straordinaria perfezione dei sederi. E poi quella strada dritta inondata di caldo e lei, maglietta e pantaloni neri, occhi e capelli neri. Un buco, un virus nell’estate torrida, un punto esclamativo armato di tutto punto, sorridente, affilato, irresistibile, giovane e con il corpo scolpito e levigato per farsi vedere e toccare. Ecco il mio miraggio, ecco l’occasione per infilarmi dentro la giovinezza sul serio, l’occasione per scuotermi e svegliarmi dalla mia apatia malattia. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si perché vivevo nella gelatina, avevo le acne e gli occhiali mi scivolavano sul naso reso viscido dal sudore. Le donne non sapevo come toccarle, a loro non sapevo cosa dire, e nude mi facevano venire la tremarella. Ed ecco &lt;st1:personname productid="la Giunone" w:st="on"&gt;la  Giunone&lt;/st1:personname&gt; sorridente apparire dal caldo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La maglietta ha lo stesso colore dei tuoi capelli _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Più stupidaggine di così non gliela potevo dire, ma le sue mani affilate già mi sfioravano le spalle. Chi era, come mai era apparsa? Una nave scuola, una specie di angelo, un regalo per me che ero in ritardo su tutto, che non sapevo e non mi accorgevo, che barcollavo nella nebbia sessuale e esistenziale soprattutto. La sua pelle era liscia e profumata, le slabbra promettevano l’estasi, a me che l’estasi l’avevo sperimentata solamente nella solitudine chiusa a chiave del mio bagno. La sua peluria nera come la pece, con riflessi addirittura blu, mi avrebbero guidato e preso per mano nelle strade del mondo, mi avrebbero finalmente insegnato il come si fa e il come si dice. Finalmente in piedi e a schiena dritta, dopo che lei, con un sorriso non esageratamente palese, mi montava sopra e m’insegnava, m’inondava di speranza, m’inoculava autostima…si ma insieme a lei e basta. Bastava un pomeriggio da solo a fare ingrippare il meccanismo, ad anestetizzare tutte quante le mie risorte aspettative. E allora senza mutande il prima possibile, ovunque era possibile, per trovare la forza addirittura di finire gli studi, per prendere la patente, per cercare un altro efficace rimedio contro le acne, per un discorso intelligente, per un alto pensiero. Mentre si agitava su di me e mi guardava fisso, la vita mi riscorreva dentro, potevo ancora sognare un programma, immaginarne le varianti, il successo, gli applausi, la comprensione e la stima della mia famiglia tutta, a cominciare dalla governante. Per farmi venire, qualcosa mi diceva, il mio inconscio se lo ricorda ancora. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Pape Satan, mi andava dicendo. Un fiume tiepido sentivo scorrere da lei a me. Non era mica finita li, ancora nuda si metteva a suonare la chitarra, cantava canzoni di vittoria e di conquista dei miei sensi dipendenti e assuefatti a quella magica altalena. Voleva che cantassi insieme a lei, lei la conquista ed io la resa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Descrivimi meglio com’era, una sua fotografia, un attimo imprigionato nel tuo cervello, una resa. _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tre fotografie, le solite, ingiallite e logorate, ma eterne, le uniche tre. Lei appare vestita con una gonna blu, con una giacca leggera e bianca e dei sandali bianchi anche loro, i capelli in balia del vento che le coprono in parte il viso e dietro di lei l’acqua, calma rassicurante e minacciosa nella stessa misura, che mi vorrebbe avvertire di un qualche spaventoso epilogo, se io solo fossi in grado di interpretare, ma i fili di burattino nelle tre fotografie non appaiono. La sua splendida voracità capace di muovere e far danzare tutto dentro di me, dalla milza alle caviglie, si nasconde e si confonde, nel panorama che mi ha suggerito di costruire. Una bella mattina senz’altro. Pape Satan mi mormorava mentre la fotografavo, e il vento l’aiutava. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ E quella sera?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Dovevamo andare al cinema, una sera di fine estate, ed un inspiegabile rifiuto mi usciva incontrollato e ribelle dalla bocca, ma non tanto convinto e per nulla imperativo, un rifiuto debole, nemmeno il risultato di un pensiero preciso, facile da sconfiggere. Eravamo in macchina, fermi, sottocasa di mia madre. Al buio illuminato da un unico e fastidioso e ammalato lampione, la sua voce cambiava e così il suo aspetto, mi accorgevo per la prima volta di una orribile gobba che le deformava il naso,&amp;nbsp; gli zigomi spigolosi, appuntiti, le mascelle serrate, un altro colore della pelle, una voce profonda, spezzata, che non prevede repliche. Mi lasciava, si staccava da me, le dava fastidio il mio alito pesante, mi respingeva, le mie lacrime la facevano tremare di rabbia. E una dopo l’altra le mie incapacità mi ritornavano addosso, mi rientravano dentro probabilmente dalle narici, improvvisamente mi ritrovavo a respirare impotenza, ricordavo tutto quello che, sotto di lei, avevo dimenticato. L’inadeguatezza, i miei pensieri fatti di nulla, le gambe e le braccia inutili, le mani disperse e confuse sull’asfalto della strada, il cuore che batteva a casaccio. Il tentato suicidio di mio padre, in macchina, in una notte identica a quella che stavo vivendo, e le mie bugie endemiche, e la rabbia nei confronti di un mondo che non voleva aspettarmi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Va bene, andiamo al cinema allora _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Del tutto inutile, una punizione, una sentenza irreversibile, una enorme montagna di fango già tutta addosso a me che pietosamente chiedevo, invocavo un perdono di qualcosa che non avevo ne capito e ne commesso, che non sapevo nemmeno cos’era. Lei, il boia accanto a me, voleva essere riaccompagnata a casa e scomparire per sempre. Cosi, all’improvviso, mi aveva reciso una vena, fermato il respiro con una mano premuta contro il collo per impedire di avvicinarmi, le sue ossa pesanti e potenti come la pietra, le sue dita artigli. E verso casa sua ho spinto l’acceleratore verso lo stesso muro, quel muro contro il quale voleva morire mio padre. Pape Satan avevo nella testa Pape Satan. Il volante non voleva girare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mio padre non voleva, il volante girava all’ultimo momento e lei, con i capelli ispidi e duri e con la faccia invasa da solchi profondi, scompariva dietro un cancello sotto un diluvio di pioggia acida. Poi il silenzio, un muro di gomma a soffocare ogni possibilità di riparlare e ripensare. Giorni interminabili e inutili, giorni pieni solamente di buio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; E le hai scritto la lettera che ti avevo consigliato. L’hai rivista poi? _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi ha concesso solamente di farsi guardare mentre, in fretta, saliva su un autobus, il trenta sbarrato,&amp;nbsp; poi lei e il suo ricordo si sono nascosti, cicatrizzati, irriconoscibili, causandomi un piccolo ma continuo dolore ad ogni respiro. E il trenta sbarrato, che si fermava cigolando, vomitava e risucchiava e ripartiva cigolando, è diventato il mio incubo ricorrente nel sonno e nella veglia, da ubriaco e da sobrio. Per un paio di anni sono andato ad aspettarla davanti a quella fermata, ho spiato fra la folla, sono addirittura salito sull’autobus con la speranza e la paura d’incontrarla, mi sono fatto strada fra mille ascelle sudate, ho spintonato pance e sederi, ho annusato e perfino chiesto. Niente, ingoiata dalla città, niente persino al suo antico indirizzo. E allora perché non farla riapparire dentro una bottiglia di vino oppure in un’avida boccata di fumo giallastro e mortifero ?&amp;nbsp; Nella masturbazione però era troppo rischioso. Ma è successo che, pochi giorni dopo, forse subito dopo essermi allontanato dalla fermata dell’autobus, è scesa la nebbia dentro di me, scomparsi o molto confusi molti particolari di lei, collegati a lei e intorno a lei, praticamente tutto. Quindi quello che ero non lo ricordo più, me lo sono dovuto far raccontare, fidandomi di verità esterne, non della mia pancia o delle mie dita. Ed un vuoto bianco fin troppo luminoso mi è apparso nei miei sogni notturni, e un continuo rumore di traffico, di freni consumati, di accelerate improvvise, di sirene. La mattina era diventata lenta, inconsistente, inutile a viversi, il risveglio colloso ed amaro, l’inutilità del lavarsi, il fastidio del vestirsi, la paura di uscire, il rifiutarsi di ricordare. Bottiglie di vetro, talmente tante da riempire una biblioteca, ormai vuote, invitanti e minacciose, la mia medicina, il mio stordimento. Il mio respiro ed il sangue, il fegato ed il cuore, la pancia e le gambe, il mento e quello che rimaneva di pochi e deboli pensieri incollati e appiccicosi, in un nulla di fatto. Le ore, l’orologio, i desideri, i cambiamenti di stagione, in un nulla di fatto. Le ginocchia vuote, le mani rimaste aperte, sgomente, il plesso solare inutile, così come la gola, in un nulla di fatto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tutto consequenziale, previsto, inevitabile, nessuna sorpresa! _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La fa semplice lui. E che ne dice delle fughe verso il torbido, la ricerca compiaciuta dell’illecito, il maledetto gioco della bugia più grossa ? Come fare per punire lei, il mio amore più grande? Punendo me stesso, torturando sadicamente la mia anima, giorno dopo giorno, pisciando sadicamente sull’autostima, facendo del mio corpo una ideale cloaca massima. Pape Satan, le due parole rimaste scolpite.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Niente più sesso, solo isteriche masturbazioni pensando a corpi vuoti, senza faccia, avidi di me per il loro personale piacere, non per il mio. Che stupido, lei era scomparsa nel nulla e nulla dello scempio di me avrebbe saputo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; autodistruzione, autolesionismo, con ossessione e teatralità. Voglia di morire ? _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Attacchi di ansia, svenimenti finti e veri, tremori autentici, rabbia autentica, bruciante, autentici deliri, fino all’ago e il caldo nella gola, fino a quello. Il risveglio disteso sotto la luce accecante di una sala operatoria.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Salve, puoi parlare ? dimmi come ti chiami. Ben tornato fra noi _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Voleva dire resuscitato, risucchiato in dietro da un tunnel scuro e invaso da melassa grigia e appiccicosa, una schifezza il viaggio verso la morte, una fucilata, sparato con una molla il viaggio di ritorno improvviso. Rieccomi a casa a recitare la gratitudine e alle prese con l’immensa stanchezza per niente attenuata dalla resurrezione. Un nuovo programma adesso, ma quale? La normalità ? Soltanto quella del gabinetto. &lt;st1:personname productid="La Resurrezione" w:st="on"&gt;La  Resurrezione&lt;/st1:personname&gt; ha dei costi spaventosi…ma lei, lei non c’è, non è prevista, è addirittura dimenticata, e questa si ch’è una notizia, peccato però che, al risveglio si è portata via, insieme al disagio e al dolore, anche una grande porzione di ricordi. Devo dunque rivivere con un buco nero, e sia!&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Comunque una ripartenza ! _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Una ripartenza sul niente, fasulla, col nero dietro, e quindi tutto dovevo inventare, parole ma non fatti, parole disattente a pugni fra di loro, parole deboli e a la merce di qualsiasi attento ascoltatore, un passato inventato da sputtanare in un solo attimo. Un inferno simile a prima, ma finalmente di lei, di quella lei, c’era rimasto solamente il nome, un nome come tanti altri, senza riferimenti, nessuna faccia, nessun odore, nessun indirizzo ne numero di telefono, nessun corpo, nessun dolore. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Però mi rimane una casa con il pavimento celeste, ho ancora due finestre sul fiume, ho un castello e una basilica che vedo di fronte, ho, se voglio la musica…chi più di me, mi dico e me lo devo dire parecchie volte al giorno, rinforzando la domanda con le diverse marche di alcolici di diverso colore da sempre inseparabili, così mi accingo ad andare avanti dentro e attraverso gli anni. E il resto del mondo lo posso osservare sullo schermo di un computer, un bell’aiuto dentro il suo schermo, così indisturbato posso insistere nei sogni non miei, solamente qualche volta disturbato dal suono delle sirene delle autoambulanze che i vetri delle mie belle finestre non riescono ad isolare. Dentro il tempo così.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ Ma?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma un mercoledì sera, immediatamente dopo la cena, appena mi metto davanti alla mia finestra sul mondo, con una sigaretta innestata dentro i polmoni, lo schermo del computer mi blocca digestione e respiro. E’ lei, la sua faccia, è proprio un’altra volta lei e sue sono le parole scritte che mi compaiono davanti. Mi commuovo, tutto ritorna chiaro, tutto quello che non riguarda lei non è successo. Pape satan, la sua mano oltrepassa lo schermo, mi ha trovato e mi chiede scusa, poi un bacio, un bacio che ha il sapore dei nostri diciotto anni. Non le chiedo niente, non riesco, so solo che la pancia mi trema. Anche se fosse un incubo non posso non viverlo. Gli occhi sono gli stessi, sorridono di meno ma sono loro, la pelle, quella bella sua pelle, non usa più l’abituale profumo, ma uno nuovo, forse un pò acre, ma poco importa. Si scusa, si scusa ancora, perfino piange e ricorda, riempie la mia voragine nera, attacca dei pezzi e li incastra.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Fantastico ma anche pericoloso _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Possiamo ricominciare, mi ha detto, possiamo essere felici, mi ha detto, ci possiamo divertire, mi ha detto. Ed ha ricominciato a divorare la mia pancia, lo ha fatto in modo famelico, ingordo, sembrava volesse arrivare a succhiarmi il sangue. Io? Dalla tenerezza, alla felicità, al dolore. Un suo taccuino nero dimenticato sul comodino sorvegliava la scorpacciata sognata, desiderata e poi dimenticata attraverso gli anni.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;_ Un taccuino nero?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Era sul comodino e mi suggeriva di aprire nel mezzo, approfittando del rumore della doccia. Nomi, numeri di telefono e orari di appuntamento, in casa e in albergo, un da fare incessante, mimetizzato a fatica.&amp;nbsp; “Alle 17 dal parrucchiere”, invece no “Alle 17 appuntamento all’Hotel Esperia con quel tale imprenditore “Ricco”, “Goloso di me, oltre il consentito”. Quel taccuino come una cacciavitata nella pancia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Uscita dalla doccia a visto il taccuino aperto e bagnato da tutte le mie lacrime. E’ uscita di casa per sempre guardandomi per l’ultima volta con gli occhi di un demonio deluso e furibondo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-1054078894804675604?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/1054078894804675604/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=1054078894804675604' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1054078894804675604'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1054078894804675604'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/pape-satan.html' title='Pape Satan'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-CAZ9uEMR3ZY/Tnsdec3YKVI/AAAAAAAAETI/GJ5plTkpAtk/s72-c/mi+guardo+e+mi+penso+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-1808639049816065429</id><published>2012-01-13T03:59:00.000-08:00</published><updated>2012-01-13T03:59:24.459-08:00</updated><title type='text'>La casa sul fiume</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Questa città non è mai sembrata interessata a me, si è sempre dimenticata di avermi. La mia casa sul fiume è antica quasi quanto la storia sua, è stanca, sembra piegata su se stessa, è sorretta da altri due palazzi che le impediscono di esalare l’ultimo respiro. La mia casa che guarda il fiume è sorella e amica dell’acqua che le scorre di sotto, verde o troppo marrone, dispettosa e invadente, infetta e inospitale, avvezza alle irruenze. Mi avverte di stare alla larga. Si aggrappa forte al tetto di un antico tempio le cui colonne ho intravisto alte da un casuale buco della cantina madida di acre umidità, il sudore degli anni, delle anime invisibili che, annoiate, e meditabonde, ogni tanto vagano su e giù per le scale. La mia casa è stata anche il necessario bordello per i pellegrini in visita al tempio della cristianità, la cupola che svetta al mio fianco sinistro quando mi sporgo dalla finestra, l’osceno necessario alla preghiera di tutti i giorni. Ci provo sempre a parlare con le presenze di quelle signore che vendevano ai pellegrini il loro corpo appesantito.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Di fronte a me, oltre l’acqua che scorre nel mezzo ed il rumore&amp;nbsp; della civiltà invadente e tossica, è in piedi, a gambe divaricate Castel Sant’Angelo maestoso e cupo con le sue mura che odorano di giustizie sommarie e torture le cui grida si possono udire ancora, imprigionate nelle grate delle finestre, in certe albe domenicali. Urla amiche soltanto del nervosismo dei giovani gabbiani. Alla mia destra anche le mura dimenticate del carcere vecchio, diviso in braccia piegate e deformate dall’artrosi, da un ossessivo ripetersi, da un canto criminale mischiato all’escremento dei piccioni, a beffarde leggende che si allargano e restringono a fisarmonica attraverso via della Lungara, la sua strada di accesso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Ora sono tornato e guardo le facce di anni prima, quelle che sono rimaste, che più di ogni altre possiedono e sono parte di questa piazza in bilico sul fiume. C’è ancora Luigi, un ladro ormai professionista, una volta era secco allampanato, alto e curvo su se stesso, come me. Non glie ne andava una giusta, si faceva arrestare con una facilità esagerata. Imbrogliava e derubava tutti, gli amici e i suoi stessi parenti. A me rubò una bicicletta. La sua seconda casa era il carcere Regina Coeli. Ma Luigi era capace anche di scusarsi, di abbracciarmi come si fa con un fratello, di dirmi che la bicicletta l’indomani me l’avrebbe restituita. A fianco a me abita ancora quella che era una ragazza bionda con due grandi occhi, due semafori celesti, cercava di bucarsi poco, cercava di amministrare e di dominare l’ago. Ora appare dalla finestra del suo primo piano, gonfia&amp;nbsp; e rassegnata, il suo grande sedere quasi non passa dalle porte, i suoi grandi occhi vivacchiano semichiusi e spaccia dalla finestra la sua mercanzia senza nemmeno la paura di essere scoperta. Cerca sempre il suo cane bianco scomparso chissà quando e chissà dove. La tabaccaia è ancora lì, ma più torva, più incarognita, adesso fuma la pipa e parla della snervante necessità di difendersi, odia i turisti, odia gli straccioni, i neri, gli arabi, i vicini di casa, le macchine, il rumore, i piccioni. Il futuro e il presente. Si è comprata una pistola per non essere rapinata per la settima volta. Adesso si sente capace di uccidere. Me la ricordavo sorridente e con una minigonna vertiginosa, le cosce dure e allegre e uno sguardo pieno di promesse imbarazzanti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Sul portone incontro anche la signora del quarto piano, dovrebbe avere ottanta anni adesso, ma i suoi capelli sono sempre neri e la sua faccia è sempre quella di un’antica romana scolpita nella pietra, la figlia di un fantasma proprio di quei tempi lì, dicono in piazza. La signora Mercanti mi accolse il primo giorno che comprai questa casa, per l’occasione mi fece salire da lei a mangiare il castagnaccio, buono ma assolutamente indigesto, la sera stessa di quel castagnaccio il marito schiattò. Roberto poi ha ereditato l’antico e storico chiosco al centro della piazza da suo padre, sperava di diventare ricco facendo cappuccini e caffè per quelli dell’ospedale al di là del semaforo, ci credeva veramente. Adesso è lì, stanco e deluso, che si affanna, corre, bestemmia e vorrebbe rinascere lontano da quel marciapiede, oltre il confine. Rimane solamente per guardare i sederi delle belle straniere di passaggio. I nuovi ospiti della piazza sono invece i barboni, vivono e dormono sulle scale che portano al fiume, dividono il loro sonno e gli avanzi della piazza con i topi, con loro fanno festa nei cassonetti. Uno di loro ha la barba lunga e la faccia ascetica, gli occhi come due pozzi senza fondo, racconta a tutti dei suoi amici topi, del viaggio che si sta preparando a fare verso Gerusalemme, perché così c’è scritto chissà dove. Si fa invitare a pranzo nelle case, e&amp;nbsp; le deruba il giorno dopo. Barbone, sognatore e ladro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Qui è la mia casa ad osservare l’acqua e i grandi alberi che tentano inutilmente di nascondere il fetido fiume che cambia il suo aspetto asseconda della pioggia e del fango strappato alla campagna. E al di là, sull’altra riva, il pensoso aspetto di una basilica, sfasciata e stanca di tutto quello scorrere, quell’andare di ferri e luci sotto di lei le fanno tremare le budella e rendono impossibile il concentrarsi delle mani sul rosario. La Basilica e il grappolo di barboni abbarbicati ai suoi stanchi e stufi scalini di pietra fanno la guardia a via Giulia, un’isola per ricchi indolenti, poco entusiasti ed annoiati con cani dal pelo lucido e macchine di colore blu.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Ho aperto la porta della mia vecchia casa con il batticuore ed ho trovato lo scempio, i resti di un campo di battaglia, è stata l’ultima inquilina ha regalarmi il massacro, rifiutandosi di pagare l’affitto, l’ha stuprata, prima di lasciarla. L’ha ferita a morte, ha rigato il pavimento di legno chiaro con un punteruolo, ha piegato i tubi dell’acqua, macchiato le pareti e massacrato selvaggiamente la cucina. Il soffitto, una volta affrescato, è pieno di macchie nere e squarci profondi, tutto odora di muffa e di odio. Ho vomitato il mio sgomento quando ho varcato la porta. Non voglio più, marcia in dietro e dimenticare di nuovo. Dove sono i ricordi, l’ha scaricati nel cesso? Ma prima di andare via, prima di richiudermi la porta alle spalle, avverto qualcosa sulla spalla destra una stretta leggera, la sensazione delle dita che, gentilmente vogliono trattenermi, tirarmi in dietro. La mia spalla si accorge della mano invisibile, mi giro e la mano tenta delicatamente di infilarsi nella camicia aperta. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Forse si tratta della mano invisibile di Elena, la mia prima moglie? Sicuramente no. Elena aveva il corpo del ghepardo, dal naso alle caviglie un odore meraviglioso che ancora oggi il lavandino e il bidè si ricordano e mi chiedono…allegra e spensierata, svagata.&amp;nbsp; L’ho conosciuta davanti ad un sassofono completamente ubriaco, per prime le sue lunghe cosce che si strusciavano addosso a me come per sbaglio, poi a casa mia per fare solamente pipì, e nel mio letto per provare a conoscerci. Si muoveva per casa nuda facendo eccitare pareti e scaldabagni. Gli operai che lavoravano di fronte alla cucina, non smettevano di masturbarsi, con quel loro coso impazzito e premuto contro la finestra di fronte, lei li stuzzicava così dalla mattina alla sera. Allegria pura siamo d’accordo, la mia casa entusiasta, anche per la sua grande passione per la sodomia. Il giorno del matrimonio è arrivata con un’ora e mezza di ritardo, le è rimasto il volante della macchina in mano e si è dimenticata di mettersi le mutande, poco male, mio nonno aveva la faccia avvampata quando gliel’ho presentata e non riusciva a staccare la mano dalla sua, la stringeva, la voleva. A metà ricevimento mi ha scombussolato il cervello, preso e portato via, in macchina, lontano, tutta la notte in viaggio, diretti a uno chalet di montagna i cui proprietari, contadini, hanno subito, per un’intera settimana, urla e schiamazzi indicibili di lei che si esibiva sul mio corpo divertito. Il letto poi si arrese, si schiantò in due, innervosito ed esausto. Tornati a casa, la mia casa sul fiume, Elena ci comunica un pomeriggio, a me e ai soprammobili, che lei è incinta, parecchio incinta veramente. Ma le pareti e il soffitto mi hanno messo in guardia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Allora cambia tutto _&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Come cambia tutto, avete visto porcate incredibili, era o non era un bordello questo qui, e adesso vi scandalizzate? Tacete ch’è meglio. Non potevano controbattere, ma l’intera mia casa si irritava, lo vedevo, me ne ero accorto, Elena diventava un sorvegliato speciale, s’incupiva, pensava e ci ripensa sopra, sentiva delle voci diceva lei, infastidita. Forse che non voleva questo figlio…forse.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Una sera tornando, lei era seduta al centro della stanza, nuda, a gambe spalancate, davanti al televisore che stava trasmettendo in diretta una tragedia, il crollo di una tribuna in uno stadio durante una partita di calcio, morti e feriti a iosa, grida e sdegno, disperazioni e rabbia oltre l’abituale misura. I morti aumentavano, lunghi distesi sull’erba. Lei rideva a crepapelle, completamente ubriaca. Accanto a lei, in terra un’intera collezione di bottiglie di vino, vuote, ingoiate per intero. Chi l’ha comprate? lei mi dice di no, se l’è trovate davanti. Nemmeno io. I muri sogghignavano. L’ombra veloce di un’altra mano, il suo grande seno, il profilo. Era stata lei, Era arrivata dai resti della basilica sotto le mie fondamenta ? Poi l’aborto, poi il matrimonio così immediatamente finito, lo splendido corpo di Elena trasformato, risucchiato dall’interno, segaligno e triste. Ed io con l’impressione che la mia casa &amp;nbsp;non sia stata dispiaciuta per nulla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-1808639049816065429?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/1808639049816065429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=1808639049816065429' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1808639049816065429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1808639049816065429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/la-casa-sul-fiume.html' title='La casa sul fiume'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-8076199171246685026</id><published>2012-01-13T03:57:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T03:57:32.077-08:00</updated><title type='text'>E la terra ha tremato</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sto dormendo, probabilmente sogno, lei accanto a me, addosso a me, russa forte, con le ginocchia serrate sul mio plesso solare, con la mano destra a serrarmi una spalla a ribadire la sua proprietà.&amp;nbsp; Alle tre e trentadue la terra trema, il lampadario ondeggia, anche il letto. Mi sveglio con la nausea, convinto di essere su una barca, in mare aperto, lei dorme pesante. Il letto continua muoversi il resto della notte, io con i sensi tutti quanti accesi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Accendo la radio la mattina presto, il terremoto ha distrutto una città e interi paesi laggiù, me ne sono accorto a chilometri di distanza, al di là delle montagne, non molto lontano da qui. La radio m’inonda di orrore, lei mette il caffè sul fuoco coperta solamente di un tanga invisibile. Il caffè è buono e lei mi guardava invitante, fuori c’è il sole. Apre il frigorifero, lo richiude. Guarda e riguarda e i piatti si mette a lavare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Spegni la radio che ti faccio l’elenco della spesa _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; C’è stato un terremoto questa notte, senti _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Qui la vita continua, scrivi: un chilo di arance, due finocchi, solo due, poi la carne macinata e un etto e mezzo di prosciutto, quello semidolce. C’è il sole oggi, hai visto? Il sole, hai capito?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non spengo la radio. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Le urla, i crolli, i detriti, la disperazione, la morte nel sonno, il coraggio, la rabbia. Tutto è rimasto nel mio stomaco e non vuole essere digerito. Ascolto le voci, le voci continuano a circolarmi nel sangue. Non si assopiscono. Mai più.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E la polvere e la distruzione e la polvere. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lo vedo anche se sento solamente la sua voce alla radio, ha la faccia scavata, gli occhi stanchi, increduli e una smorfia di dolore gli piega le labbra.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho dormito fuori e per questo sono salvo ma adesso…_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Spero che i miei amici siano vivi. Li cerco, li cerco _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho visto il muro che mi cadeva addosso_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; È come se, il male aveva deciso…_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lei ha una lunga ferita&amp;nbsp; su uno zigomo, ha la faccia sporca di terra, è sudata, parla e la posso toccare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Trenta secondi sono tanti. Ho pensato che non sarei uscita viva. _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La mia casa non la trovo più_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp; Le scale sono spezzate, camera mia piena di calcinacci e i muri sono spaccati. Mi ha salvata il mio letto a castello, se avessi dormito di sopra, come sempre, non sarei qui_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Invece lei è giovane, ha coraggio, i nervi del collo sono tesi, la sua voce è tagliente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho perso gli amici, ma ho la vita_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mia madre, il mio cane, sono sotto, qui sotto _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si chiama Angelo ed è un vigile del fuoco, parla, racconta con tenerezza. E’ un angelo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ha quasi cento anni,&amp;nbsp; l’abbiamo ritrovata viva nel suo letto, bloccata dai calcinacci e aspettava,&amp;nbsp; lavorava all’uncinetto. Quando l’abbiamo tirata fuori ha chiesto un pettine, si voleva pettinare, si sentiva in disordine._&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Quest’uomo di cinquant’anni parla con un filo di voce, ha gli occhi gonfi, arresi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tredici anni aveva mia figlia, aveva paura, così le ho detto di venire con me e la mamma sul divano, quando è crollato tutto è lì che è rimasta, è lì che l’hanno trovata _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lei adesso è sotto la doccia e impreca perché il bagno schiuma è finito. E’ inammissibile! Dovevo pensarci io, imperdonabile è! Io sono seduto sul divano davanti alla radio, ascolto e piango.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Due grandi spalle e un’energia instancabile, nervosa, che però sta per cedere il passo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nel caos generale, all'improvviso si è alzata una nuvola di polvere, la chiesa era appena crollata e più avanti una donna chiedeva aiuto, i suoi genitori erano rimasti intrappolati sotto le pietre, sotto le travi di legno. Ho sfondato la porta, il primo che ho trovato è stato il padre, steso sotto un pezzo di muro, l'ho caricato sulle spalle_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La vita a tutti costi ha questa donna dentro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono scappata dall’ospedale. Ho partorito, sono riuscita a scappare con i punti, a piedi scalzi, con le flebo attaccate e mia madre e mia figlia appena nata. Scappavano tutti, anche i medici. Doveva essere il più bel giorno della mia vita e invece, e invece, e invece..._ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ giovane e spenta, come i suoi capelli stanchi e sporchi, ha gli occhi che non sanno dove devono guardare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho paura di dormire.._&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho paura di sognare.._ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho paura del buio, se la terra ricomincia a tremare _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho le vertigini, non passano.._&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sento ancora gridare, sento piangere, anche se è tutto finito. E’ veramente finito tutto ?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cosa ho sentito? di tutto ho sentito...rumori, urla, motori di macchine, il terrore della gente...La scossa, le scosse nello stomaco_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Adesso una breve interruzione per la pubblicità, pannolini, dentiere, lassativi, mutande e regiseni, cravatte, viaggi, automobili e yogurt contro il colesterolo…e l’orribile racconto ricomincia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Questa donna è piantata saldamente nel mezzo delle macerie, ha le mani protette dai guanti, è stanca, ma non si fermerà.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ecco, una bambina di 2 anni è viva, è ancora viva, ma la mamma è morta cercando di proteggerla. Me l’ha detto un vigile del fuoco, me la detto lui ora_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; All'ospedale i morti sono 16, si sono 16 i morti”&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E’ crollata parte della Casa dello Studente e il campanile di una chiesa_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E lei vuole dirigere il resto della giornata. O la radio accesa oppure la spirapolvere, poi le poste, poi la passeggiata con il cane. E da una stanza all’altra si mette a cantare. Cantare adesso? Che male c’è, l’ottimismo è importante !&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho visto due bambini che hanno perso la parola…_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho visto il terrore negli occhi di mio figlio, mentre i suoi giochi e i suoi mobili gli crollavano addosso, mentre le pareti si frantumavano e la polvere invadeva la casa, ho sentito le grida di mia moglie che nel buio non riusciva ad aprire la porta per scappare..._&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mi sono spaccato i piedi camminando scalzo sui vetri, siamo usciti che la terra aveva smesso di tremare... e intorno la gente urlava nelle scale e fuori in strada... e c’era odore di gas ovunque_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha visto tutto questo, ha vissuto un incubo, e c’è dentro ancora… e ringrazia il Signore, lo ringrazia perché pur avendo perso tutto, non ha perso nulla... il figlio e la moglie ci sono ancora, sono vivi, devono ripartire dal niente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;I suoi singhiozzi&amp;nbsp; inondano la radio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Un vigile del fuoco racconta senza più forze.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La sorella lo ha chiamato al cellulare e lui, da sotto le macerie, ha risposto, è salvo_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho scavato con le mani, così li ho salvati_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sei ne abbiamo trovati vivi nella casa dello studente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lei è sulla porta, decisa a sentenziare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; E per favore fai le cose che ti ho chiesto, alzati da questo divano, non puoi stare qui a piangere per gli altri, non li riporterai in vita, prendi sempre tutto su di te, è masochista e infantile. Spegni al radio e dammi una mano _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono marito e moglie, sono morti abbracciati_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Un giovane nero, uno che i documenti in regola non ce l’ha, un immigrato senza lavoro, si toglie la maschera che gli ripara la faccia e parla aggrappato al microfono&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La gente circola tra le macerie, persa_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; È pericoloso, perché le scosse continuano, questa paura nessuno può fermarla_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La città è chiusa, l’hanno chiusa, nessuno può avvicinarsi alle macerie. Ci sono gli sciacalli, vano a rubare nelle case crollate, anche quelli ci sono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E la radio a questo punto annuncia l’arrivo della gente importante, i capi, i politici, quelli che devono promettere, rassicurare, annunciare. Arrivano nell’orrore con le loro macchine belle e costose, le loro giacche stirate, le camicie e le scarpe non sporcate dal fango. Arrivano e fanno i loro comizi, per loro è facile e torna utile. Noi penseremo a voi, noi ricostruiremo, noi faremo l’impossibile. Vi amiamo noi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E adesso un cittadino, senza più casa e senza più famiglia, davanti alla grande tenda da campo che lo ospita insieme ai suoi compagni di sventura, con un passato perduto per sempre e senza nemmeno un futuro, si soffia forte il naso, tossisce, si schiarisce la voce guarda intorno a se con le vene della fronte gonfie e prende coraggio per la terribile verità che ci tiene a dire.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Qualcuno però aveva previsto tutto e chi non l’ha ascoltato è responsabile della distruzione e della morte_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La radio tace a lungo e poi riprende con grande imbarazzo. E’ una donna a parlare, anche se non la vedo so che i suoi occhi sono chiusi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp; Cristina.. faceva l’infermiera nell’ospedale che è crollato... era al pronto soccorso...e ora è sotto terapia psichiatrica... non lavora più...è sconvolta...ha visto gente lasciata morire in rianimazione...perché era troppo malmessa...o anziana, mettevano a questi poveri cristi un foglio di carta addosso attaccato col cerotto... e una X rossa col pennarello,&amp;nbsp; il segno della condanna. C’erano troppi bambini, emorragie, teste spaccate, toraci schiacciati. Adesso lei non dorme più,&amp;nbsp; piange, piange sempre... non mangia, non riesce più a sorridere _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Un respiro che sa di polvere e finisce il suo sfogo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Lasciateci in pace _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Spengo la radio, scrivo un biglietto di addio per lei che si sta mettendo lo smalto alle unghie dei piedi e mi metto a cercare nei miei tanti perché.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-8076199171246685026?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/8076199171246685026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=8076199171246685026' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8076199171246685026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8076199171246685026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/e-la-terra-ha-tremato_13.html' title='E la terra ha tremato'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-2615016189208189024</id><published>2012-01-13T02:34:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T02:34:27.348-08:00</updated><title type='text'>Me ne vado</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Vaffaculo coraggioso amico mio!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ricordo il grande manifesto che avevi dietro la tua scrivania, contadini e operai che marciano compatti per la libertà, te l’ho regalato io, adesso, in testa a quell’immenso corteo ci sei tu, tu con la tua forza e i libri pesanti che portavi sempre sottobraccio. Siamo stati giovani insieme, creduto nelle stesse cose, sperato nelle stesse cose, in un presente e un domani migliore. Tante battaglie l’uno affianco all’altro. Io mi ubriacavo di vittorie e delusioni, lui matematicamente continuava ad incastrare un pensiero dentro l’altro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sapevo che alla fine l’avresti fatto, e quando è successo mi hanno avvertito per telefono, una vita s’interrompe e te lo dicono per telefono ! Mi sono disperato, si, perché io mi lascio travolgere, la razionalità e la lucidità mi sfiorano, ma non mi appartengono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Me ne vado, me l’hai detto più volte. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Abbiamo passato anni insieme, l’uno accanto all’altro e spesso contro, abbiamo fatto tante battaglie insieme, tutti e due impetuosi,&amp;nbsp; ma tu spinto da una fede incrollabile. Hai lottato&amp;nbsp; tutta una vita con gli altri e per gli altri. Hai difeso, hai incitato, hai pensato, mai ti sei arreso. Una intera vita per la libertà, contro il potere, contro il denaro, una vita per combattere il mostro. Ho litigato spesso, furiosamente, spesso non ero affatto d’accordo con te. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Te ne sei andato. Hai lasciato detto di non volere ne funerali ne necrologi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi spiace di non sono riuscito a convincerti. Eri un ribelle, ma anche un perfezionista, volevi farlo in modo razionale, lucido, pulito. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Alla tua età poi vedevi solo un avvenire di malattie. E poi l’ultima e definitiva protesta per la deriva politica del nostro paese, il non volere assistere al fallimento del tuo credo, delle tue idee. Un deciso, potente, definitivo, urlato “No”&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Intendevi andartene con tua moglie, una donna forte e dolce, la colonna portante della tua vita, il suo coraggio, la sua coerenza, la tenerezza, i tuoi stessi lucenti occhi blu, ma lei voleva che prima finissi di scrivere il tuo ultimo e definitivo &amp;nbsp;libro. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Hai scelto il suicido assistito, oltre il confine, aldilà delle montagne, una follia inaccettabile. Aiutato da chi ? In ospedale, come se fosse un’operazione alle tonsille, tutto legale, tutto fatto per bene. Chiunque potrebbe deciderlo, pianificarlo, togliersi di mezzo cin una firma, una semplice e fottuta firma, roba di poco ad al minimo costo. Si perché nel nostro disgraziato paese scegliere di finire non è possibile, è punito, è immorale. Giustamente immorale? E’ una domanda grande come un’intera catena montuosa. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi hai telefonato dicendomi “ Ma no, non preoccuparti, torno domani”.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha passato il confine per mai più ritornare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sapevi ridere, me lo ricordo, sapevi amare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Eri egocentrico, accentratore. Eri anche convinto di essere bello. I tuoi occhi blu hanno affascinato anche gli avversari di sempre. I tuoi giorni sono stati pieni di donne magnifiche, intelligenti, eccezionali. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Anche nel decidere la fine&amp;nbsp; sei stato razionale, hai pagato la domestica, saldato i tuoi debiti, tutte le bollette di casa, le pompe funebri già avvertite, la lettera ai compagni di sempre, della tua e nostra fede politica. Hai regalato a me i tuoi libri e tutti i tuoi pensieri più belli e più rabbiosi. Sei stato un eretico in vita e un eretico in morte ed io non mi riesco a perdonare di &amp;nbsp;non averti convinto. Una morte pensata nei dettagli, studiata a tavolino, da te c’era da aspettarselo. Ti mando a quel paese e sorrido.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Hai preferito andartene, salutarci non era necessario. Nessuna macchia di sangue sull’asfalto. Ma adesso la tua forza è la mia. Davanti ad un nuovo dittatore, più insidioso e feroce, non intendevi piegare la testa. Non hai voluto vedere la tua gente umiliata, sconfitta, perduta, ricattata, decapitata dei suo legittimi sogni e diritti. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Regalalo a me il tuo coraggio, anche il tuo disagio ! Vaffanculo amico mio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-2615016189208189024?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/2615016189208189024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=2615016189208189024' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2615016189208189024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2615016189208189024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/me-ne-vado.html' title='Me ne vado'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-3889102615014600886</id><published>2012-01-13T02:21:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T02:21:48.810-08:00</updated><title type='text'>E la terra ha tremato</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sto dormendo, probabilmente sogno, lei accanto a me, addosso a me, russa forte, con le ginocchia serrate sul mio plesso solare, con la mano destra a serrarmi una spalla a ribadire la sua proprietà.&amp;nbsp; Alle tre e trentadue la terra trema, il lampadario ondeggia, anche il letto. Mi sveglio con la nausea, convinto di essere su una barca, in mare aperto, lei dorme pesante. Il letto continua muoversi il resto della notte, io con i sensi tutti quanti accesi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Accendo la radio la mattina presto, il terremoto ha distrutto una città e interi paesi laggiù, me ne sono accorto a chilometri di distanza, al di là delle montagne, non molto lontano da qui. La radio m’inonda di orrore, lei mette il caffè sul fuoco coperta solamente di un tanga invisibile. Il caffè è buono e lei mi guardava invitante, fuori c’è il sole. Apre il frigorifero, lo richiude. Guarda e riguarda e i piatti si mette a lavare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Spegni la radio che ti faccio l’elenco della spesa _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; C’è stato un terremoto questa notte, senti _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Qui la vita continua, scrivi: un chilo di arance, due finocchi, solo due, poi la carne macinata e un etto e mezzo di prosciutto, quello semidolce. C’è il sole oggi, hai visto? Il sole, hai capito?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non spengo la radio. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Le urla, i crolli, i detriti, la disperazione, la morte nel sonno, il coraggio, la rabbia. Tutto è rimasto nel mio stomaco e non vuole essere digerito. Ascolto le voci, le voci continuano a circolarmi nel sangue. Non si assopiscono. Mai più.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E la polvere e la distruzione e la polvere. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lo vedo anche se sento solamente la sua voce alla radio, ha la faccia scavata, gli occhi stanchi, increduli e una smorfia di dolore gli piega le labbra.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho dormito fuori e per questo sono salvo ma adesso…_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Spero che i miei amici siano vivi. Li cerco, li cerco _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho visto il muro che mi cadeva addosso_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; È come se, il male aveva deciso…_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lei ha una lunga ferita&amp;nbsp; su uno zigomo, ha la faccia sporca di terra, è sudata, parla e la posso toccare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Trenta secondi sono tanti. Ho pensato che non sarei uscita viva. _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La mia casa non la trovo più_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp; Le scale sono spezzate, camera mia piena di calcinacci e i muri sono spaccati. Mi ha salvata il mio letto a castello, se avessi dormito di sopra, come sempre, non sarei qui_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Invece lei è giovane, ha coraggio, i nervi del collo sono tesi, la sua voce è tagliente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho perso gli amici, ma ho la vita_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mia madre, il mio cane, sono sotto, qui sotto _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si chiama Angelo ed è un vigile del fuoco, parla, racconta con tenerezza. E’ un angelo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ha quasi cento anni,&amp;nbsp; l’abbiamo ritrovata viva nel suo letto, bloccata dai calcinacci e aspettava,&amp;nbsp; lavorava all’uncinetto. Quando l’abbiamo tirata fuori ha chiesto un pettine, si voleva pettinare, si sentiva in disordine._&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Quest’uomo di cinquant’anni parla con un filo di voce, ha gli occhi gonfi, arresi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tredici anni aveva mia figlia, aveva paura, così le ho detto di venire con me e la mamma sul divano, quando è crollato tutto è lì che è rimasta, è lì che l’hanno trovata _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lei adesso è sotto la doccia e impreca perché il bagno schiuma è finito. E’ inammissibile! Dovevo pensarci io, imperdonabile è! Io sono seduto sul divano davanti alla radio, ascolto e piango.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Due grandi spalle e un’energia instancabile, nervosa, che però sta per cedere il passo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nel caos generale, all'improvviso si è alzata una nuvola di polvere, la chiesa era appena crollata e più avanti una donna chiedeva aiuto, i suoi genitori erano rimasti intrappolati sotto le pietre, sotto le travi di legno. Ho sfondato la porta, il primo che ho trovato è stato il padre, steso sotto un pezzo di muro, l'ho caricato sulle spalle_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La vita a tutti costi ha questa donna dentro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono scappata dall’ospedale. Ho partorito, sono riuscita a scappare con i punti, a piedi scalzi, con le flebo attaccate e mia madre e mia figlia appena nata. Scappavano tutti, anche i medici. Doveva essere il più bel giorno della mia vita e invece, e invece, e invece..._ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ giovane e spenta, come i suoi capelli stanchi e sporchi, ha gli occhi che non sanno dove devono guardare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho paura di dormire.._&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho paura di sognare.._ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho paura del buio, se la terra ricomincia a tremare _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho le vertigini, non passano.._&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sento ancora gridare, sento piangere, anche se è tutto finito. E’ veramente finito tutto ?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cosa ho sentito? di tutto ho sentito...rumori, urla, motori di macchine, il terrore della gente...La scossa, le scosse nello stomaco_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Adesso una breve interruzione per la pubblicità, pannolini, dentiere, lassativi, mutande e regiseni, cravatte, viaggi, automobili e yogurt contro il colesterolo…e l’orribile racconto ricomincia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Questa donna è piantata saldamente nel mezzo delle macerie, ha le mani protette dai guanti, è stanca, ma non si fermerà.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ecco, una bambina di 2 anni è viva, è ancora viva, ma la mamma è morta cercando di proteggerla. Me l’ha detto un vigile del fuoco, me la detto lui ora_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; All'ospedale i morti sono 16, si sono 16 i morti”&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E’ crollata parte della Casa dello Studente e il campanile di una chiesa_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E lei vuole dirigere il resto della giornata. O la radio accesa oppure la spirapolvere, poi le poste, poi la passeggiata con il cane. E da una stanza all’altra si mette a cantare. Cantare adesso? Che male c’è, l’ottimismo è importante !&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho visto due bambini che hanno perso la parola…_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho visto il terrore negli occhi di mio figlio, mentre i suoi giochi e i suoi mobili gli crollavano addosso, mentre le pareti si frantumavano e la polvere invadeva la casa, ho sentito le grida di mia moglie che nel buio non riusciva ad aprire la porta per scappare..._&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mi sono spaccato i piedi camminando scalzo sui vetri, siamo usciti che la terra aveva smesso di tremare... e intorno la gente urlava nelle scale e fuori in strada... e c’era odore di gas ovunque_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha visto tutto questo, ha vissuto un incubo, e c’è dentro ancora… e ringrazia il Signore, lo ringrazia perché pur avendo perso tutto, non ha perso nulla... il figlio e la moglie ci sono ancora, sono vivi, devono ripartire dal niente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;I suoi singhiozzi&amp;nbsp; inondano la radio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Un vigile del fuoco racconta senza più forze.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La sorella lo ha chiamato al cellulare e lui, da sotto le macerie, ha risposto, è salvo_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho scavato con le mani, così li ho salvati_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sei ne abbiamo trovati vivi nella casa dello studente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lei è sulla porta, decisa a sentenziare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; E per favore fai le cose che ti ho chiesto, alzati da questo divano, non puoi stare qui a piangere per gli altri, non li riporterai in vita, prendi sempre tutto su di te, è masochista e infantile. Spegni al radio e dammi una mano _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono marito e moglie, sono morti abbracciati_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Un giovane nero, uno che i documenti in regola non ce l’ha, un immigrato senza lavoro, si toglie la maschera che gli ripara la faccia e parla aggrappato al microfono&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La gente circola tra le macerie, persa_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; È pericoloso, perché le scosse continuano, questa paura nessuno può fermarla_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La città è chiusa, l’hanno chiusa, nessuno può avvicinarsi alle macerie. Ci sono gli sciacalli, vano a rubare nelle case crollate, anche quelli ci sono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E la radio a questo punto annuncia l’arrivo della gente importante, i capi, i politici, quelli che devono promettere, rassicurare, annunciare. Arrivano nell’orrore con le loro macchine belle e costose, le loro giacche stirate, le camicie e le scarpe non sporcate dal fango. Arrivano e fanno i loro comizi, per loro è facile e torna utile. Noi penseremo a voi, noi ricostruiremo, noi faremo l’impossibile. Vi amiamo noi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E adesso un cittadino, senza più casa e senza più famiglia, davanti alla grande tenda da campo che lo ospita insieme ai suoi compagni di sventura, con un passato perduto per sempre e senza nemmeno un futuro, si soffia forte il naso, tossisce, si schiarisce la voce guarda intorno a se con le vene della fronte gonfie e prende coraggio per la terribile verità che ci tiene a dire.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Qualcuno però aveva previsto tutto e chi non l’ha ascoltato è responsabile della distruzione e della morte_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La radio tace a lungo e poi riprende con grande imbarazzo. E’ una donna a parlare, anche se non la vedo so che i suoi occhi sono chiusi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp; Cristina.. faceva l’infermiera nell’ospedale che è crollato... era al pronto soccorso...e ora è sotto terapia psichiatrica... non lavora più...è sconvolta...ha visto gente lasciata morire in rianimazione...perché era troppo malmessa...o anziana, mettevano a questi poveri cristi un foglio di carta addosso attaccato col cerotto... e una X rossa col pennarello,&amp;nbsp; il segno della condanna. C’erano troppi bambini, emorragie, teste spaccate, toraci schiacciati. Adesso lei non dorme più,&amp;nbsp; piange, piange sempre... non mangia, non riesce più a sorridere _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Un respiro che sa di polvere e finisce il suo sfogo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Lasciateci in pace _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Spengo la radio, scrivo un biglietto di addio per lei che si sta mettendo lo smalto alle unghie dei piedi e mi metto a cercare nei miei tanti perché.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-3889102615014600886?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/3889102615014600886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=3889102615014600886' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3889102615014600886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3889102615014600886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/e-la-terra-ha-tremato.html' title='E la terra ha tremato'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-978671832867766435</id><published>2012-01-13T01:26:00.000-08:00</published><updated>2012-01-13T01:26:23.290-08:00</updated><title type='text'>Sono venuta a riprenderti</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;_&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono venuta fino a qui, mi sono umiliata per venire _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha gli occhi di vetro del colore dell’asfalto, si appannano, e adesso si allargano e rubano il colore al tram che sta passando, verde penicillina. La pelle del viso diventa lucida, unta, invecchia nel tempo di un solo respiro, I capelli sono polvere, sono polline, trasparenti da far vedere il profilo del cranio, la sua folta capigliatura rossa non è più.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;Devo dirti una cosa importante, la più importante, e ho fretta _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ seduta accanto a me che la guardo impaurito, si aggrappa al mio braccio, stringe, trema, è più piccola e più magra di pochi giorni fa, il naso le si mette a colare, le invade il mento e il collo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;Sono venuta a riprenderti, a riportarti a casa, adesso e subito. E ti faccio vedere...Ho letto tanto, e c’ho pensato, conosco altre posizioni, vedrai cosa sono capace di fare adesso, non puoi rifiutarti, adesso la più brava di tutte sarò io _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi acchiappa con tutte e due le mani, si alza dalla sedia, mi aggredisce le labbra, le apre a forza come si fa con una scatola di pelati e sprofonda dentro. La sua lingua diventata di legno, impazzita, violenta, insapore. E’ inutile il mio divincolarmi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si stacca come se fosse andata via la corrente, sbigottita molla la presa e si risiede. Ride, con i muscoli della faccia ma non con gli occhi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;Ecco ma certo, ma che pazza, ma che cieca! Ce n’è un’altra, un’altra ancora! _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E lo urla, e lo sbraita alla gente che le passa vicino, gente che non guarda e non sente, gente che tira dritto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Io allora provo a fare uscire da me il respiro diventato di aglio e alcune parole capaci di sovrapporsi alla sua fasulla e pericolosa urlata ilarità. Mi provo a dirle che non posso, che un’altra mano una sera, ed era di sicuro un mercoledì, mi ha preso. Ed ero subito suo, e lo sono da sempre e…non so più cosa dico.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lei ha le mascelle spalancate come quelle di un serpente, gli occhi schizzati in fuori. Si alza di scatto, mi aggrappo io per trattenerla, un avambraccio quasi si strappa e la segue. Si alza di scatto, si divincola e scaraventa se stessa sulla strada. Le braccia e le gambe già lontani, scomparsi fra la gente, già folli.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi giro di fianco insieme allo sconcerto e vedo il suo viso di cera nuovamente seduto accanto a me, un’altra lei, uguale, che sbeffeggiandomi mi apostrofa, mi rimbrotta il pensiero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;Era di mercoledì quando hai infilato l’anello nella mia mano, era alle cascate, e ti puzzavano sia il fiato che le ascelle, e adesso che l’altra se l’è data a gambe, ti alzi e con me vieni via, altrimenti ti prendi una coltellata nel cuore _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Brandisce il coltello che mi sarebbe servito a dividere il toast, me lo saetta davanti, le acchiappo tutti e due i polsi perché non si sa mai, ma lei continua, ridendo a squarcia gola.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;Stupida io che non mi accorgevo delle bugie, stupida io che mi fidavo ciecamente. Con me stessa dovevi tradirmi, ma come hai potuto ?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Confuso dalla medesima identità provo a spiegarle mentre continuo a bloccarle le mani, ch’ è successo per caso, che non era voluto, che quel mercoledì stavo bevendo un tè freddo a questo medesimo bar, è arrivata e m’ha preso la mano, e tutto s’è compiuto in maniera inesorabile, se queste cose accadono è il destino a volerle.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lascia cadere il coltello, schiuma dalla bocca, gli occhi rubano adesso il colore al cappotto di un passante che trascina frettoloso una gamba atrofizzata.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Stupida io, vado a pagare e scompaio per sempre _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Entra e viene ingoiata dal bar. Ora sento e vedo una voce alla mia sinistra, in piedi, furiosa, gli stessi occhi, i capelli trasparenti e medesimi, la pelle identica a quella della seconda fuggitiva.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Era proprio di mercoledì, quel mercoledì di cui parli che mi accarezzavi il sedere nudo per rassicurarmi e confondermi, così tu mi stavi raccontando sull’eternità del nostro amore e, da allora, soltanto finzioni per otto lunghi e terribili anni, anni di belle promesse andate in putrefazione. Ma sul mio sedere non ci sei mai più voluto tornare. Oggi è di nuovo mercoledì, fammi vedere la mano di cui parli, che la stacco _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Allora mi lancio rovesciando la sedia, scavalco, spintono, sfuggo da me stesso, attraverso, nel farlo un ultima volta mi giro e le vedo tutte e tre che fumano, gesticolano e mi giustiziano. Salgo sul tram affollato, vedo la sua mano, quella bellissima mano fra cappotti e impermeabili, seguo il suo braccio, il seno, poi il collo, la faccia di cera, il naso straboccante di moccio. La sua bocca mi guarda e pronuncia&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _ &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;Sono venuta fino a qui per riprenderti _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Forse, a questo punto, è preferibile magari sentirsi male.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-978671832867766435?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/978671832867766435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=978671832867766435' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/978671832867766435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/978671832867766435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/sono-venuta-riprenderti.html' title='Sono venuta a riprenderti'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-4574685858893922324</id><published>2012-01-13T01:21:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T01:21:35.654-08:00</updated><title type='text'>La guerra in mostra</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Il Natale è passato da un giorno, sono le due del pomeriggio, fa freddo, pungente e sano, c’è uno splendido sole, tutto appare lucente e lucido, l’acqua del fiume per la prima volta splende, rilancia negli occhi la luce di un giorno speciale, i palazzi lungo la strada che percorriamo sono ornati a festa. Sereno appare l’umore della gente che passeggia lenta e senza pensieri. Il Natale è così, è una tregua necessaria negli occhi di tutti. In giro ci sono poche macchine, poche macchine che rotolano discrete, facendo attenzione a non disturbare la festa. Camminiamo io e te senza una meta precisa, guardandoci intorno con meraviglia, come se fosse la prima volta, in questa nostra città, bella e finalmente tutta per noi, sorridente, accogliente, una madre perfetta e premurosa. Il suo volto spietato è scomparso, sembra lontano, la fatica di vivere non si vede oggi, la povertà, la crudeltà, la malattia, la fatica, l’angoscia restano nascoste, almeno fino all’esaurirsi delle vacanze di questo magnifico Natale. Oggi è la giornata della comprensione e della fratellanza e&lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;così camminiamo sorridenti e leggeri. Guardiamo un uomo steso in terra, sul marciapiede, tiriamo dritto quasi scavalcandolo. Non vogliamo pensieri tristi oggi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lungo la strada, due semafori più in là si vede l’Ara Pacis, il monumento della Roma imperiale sopravvissuto egregiamente alla storia, agli orrori delle invasioni e alle bombe piovute sulla nostra città, l’altare dove gli imperatori celebravano le loro vittorie. Adesso è un museo, con la sua moderna fontana davanti e importanti scalinate di marmo splendente che guidano i visitatori fino all’entrata. Arriviamo. In molti sono seduti fuori, alcuni stesi e stanchi, altri immobili sotto il sole, alcuni con la testa fra le mani. Entriamo, un manifesto ci invita a visitare una mostra fotografica contro la guerra, in questa giornata potrebbe essere la scelta migliore. Attraversiamo l’ingresso di marmo bianco e vetro, chiediamo all’impiegata il prezzo dei biglietti, senza nemmeno guardarci e dandoci le spalle, ci fa segno che possiamo passare, nemmeno una parola. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Entriamo nel merito, già straniti, offesi da quell’atteggiamento che non ha nulla di natalizio, anche se la mostra è gratuita. Che diamine, un po’ di gentilezza non guasta ! Passiamo accanto all’altare romano ornato di fregi pretenziosi, troppo bianchi, troppo lucidi, tanto da apparire come una grande caramella oppure una torta nuziale. Davanti all’altare un sorvegliante che sembra che si regga in piedi per miracolo, ha la faccia risucchiata all’interno, la pelle, sporca e scura, appiccicata al cranio, e, invece della giacca, ha una casacca consumata, troppo vissuta, uno straccio d’altri tempi sembra. Più avanti, su una panchina di marmo è stesa scomoda una donna. E’ immobile. Non vediamo la sua faccia perché la nasconde con le mani. Sarà affranta, la mostra ha avuto il suo effetto, oppure le fanno male i piedi ? E adesso scendiamo nei sotterranei, la mostra fotografica è lì, lì da dove proviene un odore insopportabile. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Antonella vorrebbe andarsene via, è un’igienista, è una precisa. E soprattutto è allergica a quel fetore che sembra di morto. Nei sotterranei ci sono due grandi ambienti, le fotografie, una infila all’altra. In testa, all’inizio, su un grande schermo, nella penombra, immagini di guerra, esplosioni, fucilazioni, sono perfidamente mischiate a pubblicità di pannolini per bambino, creme per il viso, dentifrici al sapore di menta, crociere esotiche, assorbenti. Un contrasto efficace, nauseabondo, messo apposta per colpire i sensibili nel vivo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;I visitatori accanto a noi guardano scandalizzati, qualcuno mugugna qualcosa che potrebbe assomigliare vagamente ad un insulto, altri scuotono la testa, una donna si soffia fragorosamente i naso, già piange prima di cominciare. A poca distanza dallo schermo la sedia del sorvegliante è occupata da un uomo con addosso una mimetica militare. Curioso, dovrebbe avere la solita giacca da sorvegliante, tristemente compassata e blu ! l’uomo appare esausto, piegato su se stesso, al limite delle sue forze, e con lui, l’olezzo già avvertito all’entrata. Lui il custode ? non mi sembra possibile, oppure fa parte di una efficace messa in scena. Dalla prima fotografia in poi è un susseguirsi di orrori, di sofferenze, di urla, di fughe, di corpi massacrati, bruciati, abbandonati nel fango, mischiati fra di loro in fosse comuni, umiliati e arresi, disperati, irriconoscibili. Le didascalie sotto le immagini rinforzano lo sgomento del visitatore raccontando i dettagli, le date, i luoghi, non risparmiando nulla, e soprattutto il coraggio di quegli uomini e quelle donne che hanno fatto sì che quegli orrori arrivassero a noi. I fotografi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Antonella già piange, io sono disturbato da un opprimente vuoto allo stomaco, cerco una parete, un angolo al quale appoggiarmi a mano a mano che vado avanti. Accanto ad ognuna delle immagini esposte i dolore è tangibile, ci sono anche visitatori seduti in terra, gli uni addosso agli altri, quasi che siano la riproduzione vivente delle fotografie. Anche Antonella ne rimane colpita asciugandosi il naso.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Guarda, ma li hanno messi apposta, magari sono degli attori, la vedi la somiglianza? Quella donna, con la bambina in braccio, sporca di sangue…è seduta in terra, sotto la fotografia di se stessa…guarda, sono uguali !! _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha ragione, sembrano un copia vivente, non si curano di noi che ci fermiamo davanti a guardare. Anche i visitatori, i loro vestiti sono vecchi, qualcuno zoppica, un giovane alto copre con le mani qualcosa che vuole uscire dalla pancia. Non posso crederci.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono budella? Le sue budella ? _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Antonella non mi risponde, ha lo sguardo imprigionato dalla immagine alla mia destra, tre bambini aggrappati ad un filo spinato con occhi sgomenti e perduti, sotto la minaccia di un fucile che sicuramente aprirà il fuoco. Gli stessi bambini della fotografia guardano&amp;nbsp; e si aggrappano al cappotto di Antonella, che non capisce, che non sa che dire, che singhiozza rumorosamente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Proseguiamo il nostro cammino nella mostra, sempre più esterrefatti. Ci muoviamo scavalcando corpi stesi sul pavimento della seconda sala, sembrano trascinarsi verso una inesistente salvezza, sembrano sul punto di esalare l’ultimo respiro. Io inciampo in una testa recisa di netto. Mi arrabbio allora, protesto, adesso veramente si esagera, bravi ma esagerati codesti attori ! Voglio convincere Antonella ad andare via ma lei è tutta immersa in quell’orrore irraccontabile, un altro improbabile custode con una larga e profonda ferita che gli divide in due la faccia, mi vuole aiutare a tirarla via. Ci riusciamo, la trasciniamo fuori insieme, lo ringrazio anche. Ma io a questo punto devo andare al bagno, correre al bagno devo, sto per vomitare. Dal lavandino e dal water fuori esce sangue, ti pareva ! Un fiume di sangue, riesco di corsa e preferisco vomitarmi addosso, insieme e scompostamente saliamo le scale. In cima inciampiamo&amp;nbsp; in un groviglio, un miscuglio pietoso e orribile di cadaveri, come la decima fotografia della mostra, teste, braccia, gambe, costole, tutto&amp;nbsp; in pezzi, un incubo reale, vero, un campo di sterminio. Mentre mi tiro su, togliendo la mia faccia da quello scempio, mi accorgo che tu cerchi di ricomporre e qualcosa ti metti anche nelle tasche del cappotto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ma cosa fai, cosa fai, cosa fai?!_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono anche un chirurgo io !_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Vuoi portarteli a casa??_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ti disfi allora di quei brandelli, ma non di tutto e ci affrettiamo verso l’uscita, urtando un grosso corpo meravigliato con un machete infilato nel petto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi giro prima di varcare la porta di vetro e vedo un cartello. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Durante le feste di Natale il museo rimarrà chiuso al pubblico.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-4574685858893922324?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/4574685858893922324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=4574685858893922324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4574685858893922324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4574685858893922324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/la-guerra-in-mostra.html' title='La guerra in mostra'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-82302392625761622</id><published>2012-01-13T01:20:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T01:20:32.930-08:00</updated><title type='text'>Le voci del dolore</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 150%; text-align: justify;"&gt;Esterno giorno&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il militare di leva estrae la pistola, carica il colpo. Dice ai magistrati di aver messo anche la sicura. "Urlavo andate via, andate via. Mi tremavano le mani, ma ho sparato, nel vuoto, davanti a me".&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“Davanti a lui c’era Carlo Giuliani, appena tre anni più di lui. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;"E' stata una fatalità accaduta dopo una giornata di choc" dice l'avvocato. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“E' andata che "un ragazzo dell'&lt;st1:metricconverter productid="80 ha" w:st="on"&gt;80 ha&lt;/st1:metricconverter&gt; sparato e ha ucciso uno del '78" &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Siamo qui, siamo in tanti in questa città, colorati, convinti, decisi, entusiasti, davanti a noi c’è uno splendido mare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ci sentiamo soli, Siamo sotto il sole, il sole ci guarda. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Loro ci osservano, gli uomini in divisa, con il viso coperto dai caschi, dietro la curva.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Cammino, alzo la testa e vedo gli elicotteri e il fumo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;In strada le macchine bruciano.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bruciano i cassonetti e la gente fugge. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sento gli spari dei lacrimogeni. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;ho paura, tutti abbiamo paura.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ci guardiamo e non sappiamo cosa fare, dove rifugiarci. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La polizia, carica. &amp;nbsp;Ho visto le braccia ustionate dai gas. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Siamo in guerra. Siamo in trappola, tutti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;I feriti sono tanti, troppi, in terra, senza difese, in balia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Piango. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Gli elicotteri ancora, come demoni sopra di me.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;L’apocalisse, l’inspiegabile ferocia. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ero in mezzo alla strada, proprio davanti al cancello quando sono arrivate le camionette, &amp;nbsp;sono rimasto intrappolato.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi hanno colpito subito. Uno di loro mi ha colpito con lo scudo e mi ha schiacciato contro il muro, un altro mi ha riempito di botte ai fianchi. I calci di un altro uomo nero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi hanno detto, noi ti uccidiamo. Così mi hanno urlato.Ero a terra e loro continuavano a picchiarmi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sono due giorni che non mangio. Sono tre giorni che non mi lavo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sento gridare ovunque. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sono qui? Chi? Chiudete il cancello.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Stanno massacrando di botte un ragazzo per strada. Lo lasciano in terra. Tutti su di lui.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sono tanti, la strada e' bloccata, chiusa, non c’è via di scampo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Chiudiamo le porte, le blocchiamo con tutto quello che ci capita&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sentiamo urlare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Stanno entrando, sono qui _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non mi rendo conto, non voglio, mi rifiuto, non può essere vero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Stiamo calmi, alziamo le braccia _ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;C’è sangue ovunque. Un'esecuzione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sono entrati _ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ho visto una ragazza in terra con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo che forse era morta. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Intorno alla ragazza c’era la sua materia cerebrale. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si chiama Anna, ha il palato sfondato&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Puttana, adesso ti sistemiamo noi _ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha avuto paura di essere stuprata. Calci e sputi&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi portano in caserma. Sono già stato pestato a sangue, ho le mani legate, lacci di plastica, troppo stretti. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La colonna sonora dell'orrore è una cantilena &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Un due tre, viva Pinochet, quattro cinque sei, a morte gli ebrei, sette otto nove, il negretto non commuove _ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi tocca una nuova dose di calci e pugni. Rimango a terra, non posso più alzarmi, ho un piede fratturato, le costole rotte. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Spengono le loro sigarette sulle mie mani.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si infilano i guanti imbottiti e per un'ora non smettono di picchiare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Quando ho provato a girarmi, mi sono preso un pugno nello stomaco, poi un altro, fino a non poterne più. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Gli altri in divisa mi sputavano addosso, mi prendevano a calci.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Siamo rimasti in piedi fino alle tre del mattino, senza alcun avvocato. Gli uomini in divisa picchiavano come se fossero sotto effetto della droga.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sono stato travolto da una carica perché volevo aiutare una donna che camminava in mezzo all’inferno e gridava. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Dio non vuole questo _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Dio non vuole questo. Sono una maschera di sangue, ho un taglio profondo sulla testa, mi sento svenire. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Finalmente, verso le 4 di mattina partiamo, ci portano in carcere. Ancora botte. Poi la pace, se di pace dopo l'inferno si può parlare.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il nostro sacrificio servirà a far risvegliare la gente?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non voglio più vederli, non fatemi più vedere la polizia _ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Conto, mi metto a contare per tentare di non ricordare _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Uno, due, tre, quattro, cinque. Conto e riconto per provare a non pensarci più.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;22 luglio 2001&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-82302392625761622?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/82302392625761622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=82302392625761622' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/82302392625761622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/82302392625761622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/le-voci-del-dolore.html' title='Le voci del dolore'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-6354870857496658777</id><published>2012-01-13T01:19:00.000-08:00</published><updated>2012-01-13T01:19:15.426-08:00</updated><title type='text'>Locked in syndrome</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Pochi tratti, precisi, molto colorati, e lucenti, e di molto sensuali, e sorridenti e infantili.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ volata giù insieme al suo pittore, il genio degli aerei in acrilico. Giù dal secondo piano scavalcando, con il sorriso sulla bocca, mano per la mano, l’unica finestra rimasta aperta per distrazione. Una prova d’amore. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lui l’avrebbe salvata in volo, ripresa all’ultimo momento sicuramente, come quel disegno che qualche momento prima le aveva regalato, aerei rossi e blu agili come uccelli, fragili e affascinanti come allegri sogni dispettosi. Volteggiavano in aria, l’uno avanti all’altra, superandosi ed avvolgendosi, a testa in giù, mano nella mano, fino …allo schianto, definitivo e traditore. Benedetta contro l’asfalto, annodata su se stessa, schiacciata, annodata in un urlo pieno di rabbia. Lui schiacciato e immobilizzato in un’espressione di deluso stupore, gli occhi spalancati, il pensiero vivo, il corpo immobile. Per sempre. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Riesce ora a distinguere la sua treccia lunga fino al sedere, i grandi occhi grigi di Benedetta, luccicanti, il volo, un racconto dipinto sul foglio di carta, il suo corpo meraviglioso e bagnato, vorrebbe accarezzarla ma non può più con le braccia abbandonate e molle sulle lenzuola, può ricordare invece i suoi ossessivi aerei che si ripetevano e ripetevano sui muri, in trasparenza sulle finestre e le porte della casa del sorriso, l’amore benedetto dal disegno del grande dirigibile colorato sul soffitto del salotto, disegni sui piatti, sulle tazze, i vassoi, le pareti del bagno. Ovunque e con un entusiasmo esagerato.&amp;nbsp; E tutte quelle pillole per avere lo slancio, il motore per alzarsi in volo, da soli non ce l’avrebbero mica fatta!. Benedetta si muoveva rallentata nei suoi difficili ricordi, lenti e sensuali i suoi fianchi sempre nudi, ben disegnati con acrilico blu. Quell’andare musicale delle sue cosce lucide. Il lungo viaggio, quell’ultimo meraviglioso viaggio infinito a volo d’uccello sul pelo dell’acqua, attraverso l’oceano che adesso, in quella condizione, gli sembrava solamente immaginato. Anche la sua voce, era stato capace di disegnare anche quella. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E le parole cantate insieme a lei a cavallo delle rovine di una civiltà scomparsa, colorata con cura, colorata da vero artista, probabilmente immaginaria. Quelle sue labbra così belle da sembrare vere, piene di desiderio, sue…sue per sempre, di un rosso capace di abbagliare. Vorrebbe chiederle scusa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Benedetta entrava nella stanza,. Benedetta era viva ma piegata su se stessa, così diversa dai ricordi e dai disegni, poteva anche non essere lei. Non sorrideva più, i suoi occhi non luccicavano, la lunga treccia era scomparsa, i capelli crespi corti e duri, la faccia era schiacciata e contratta, lui non riconosceva nemmeno i lineamenti del viso, poteva essere un’infermiera, un medico, una sconosciuta lì di passaggio, un confuso ricordo residuo. Non poteva nemmeno chiudere gli occhi e rifiutarsi di guardare, non riusciva a chiedere della sua vera Benedetta così come l’aveva sempre disegnata. Perdonami, perdonami, ma lei non poteva sentirlo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; I tuoi aerei non servono a nulla, non sono capaci di volare. Rivoglio il mio viso, dove sono i disegni, dov’è il mio corpo, dov’è andato a finire quello che pensavo ? _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lui non poteva rispondere, il delirio del suo pennello era svanito e disciolto in una piccola piega del lenzuolo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Adesso Benedetta è seduta accanto a me, io che vorrei sapere, io che pure la ricordo come non è più. Mi chiede se per caso sono capace di dipingere. Ha la faccia compressa, schiacciata su se stessa, le mascelle piegate in dentro, i denti scomposti, troppo distanziati. I suoi polsi sono attaccati male alle mani, la spina dorsale si richiude a conchiglia. Sembra avere addirittura una coda.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tu sai dipingere, ancora mi chiede, almeno disegnare, raddrizzarmi, ridisegnarmi la faccia meglio di così ? Allora conosci un bravo pittore, ma anche se non è bravo fa lo stesso…Basterebbero pochi segni di matita leggermente più dolci,&amp;nbsp; leggermente innamorati…&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Le chiedo di lui&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mi ha imbrogliato, ha imbrattato tutto, ha riempito la mia casa di bugie, ha sporcato tutti i muri invano, i suoi aerei non volano, non sono mai stati capaci di alzarsi _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lui dov’è ?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E’ fuori dal suo corpo, il suo folle pennello è svanito con lui _ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Benedetta è perduta.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-6354870857496658777?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/6354870857496658777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=6354870857496658777' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/6354870857496658777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/6354870857496658777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/locked-in-syndrome.html' title='Locked in syndrome'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-3097035739851498608</id><published>2012-01-13T01:18:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T01:18:09.635-08:00</updated><title type='text'>Dipartenze</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Sono diversi giorni che !...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Prima di addormentarmi, provo a tirare le mie somme, ricordarmi tutti i particolari, metterli in fila, possibilmente di assolvermi. Cerco una spiegazione plausibile, diverse credibili giustificazioni. La mia stravagante e distratta esistenza adesso, esige delle risposte. Adesso, subito!&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il mio sonno è agitato, mi avverte ed insiste che il mio tempo s’è accorciato, ha il singhiozzo. S’è rotto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ così, non mi posso sbagliare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E allora cerco nel mucchio, frugo, sposto, collego, incastro, mi rigiro, ma mi ritrovo in mare aperto, senza appigli di nessun genere. Mi tengo a galla a fatica, vado giù e risalgo, rivado giù, e il buio e il bagnato mi rivogliono avvertire. Ma c’è il tuo sedere, oh sì, il tuo sedere superbo !. Mi aggrappo al tuo sedere, che mi punisce e si scosta e si scosta. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Devo cavarmela da me. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi rotolo nel letto con un curioso freddo lungo la schiena e una fatica a respirare che cresce e mi spaventa. Sono spremuto contro il lenzuolo, te lo dico e tu russi, t’infastidisci, bofonchi e catapulti inconsapevolmente il tuo gomito sul mio naso. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Che inutile dolore mentre scavo negli miei irrisolti perché! Le randellate inutili, a freddo, senza nessun motivo. I dispetti tignosi, le urla, gli isterici tremori, i disordinati sensi di rivalsa, le promesse, i giuramenti intermittenti di atroci vendette.. Le sgangherate dichiarazioni di guerra, alla scuola, a mia madre, al mio compagno di banco, alla mia pancia, alle acne che mi deturpano la faccia, agli occhiali.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E aldunque la scoperta della masturbazione. Così tanto per far passare il tempo. E alla fine sudato e scontento con quest’affare ridicolo n4elle mani. Adesso non è proprio il momento.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma il freddo lungo la schiena persiste e si dirama. Una infreddatura banale?. Fesserie perché è il mese di Giugno.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;In rapida sequenza m’accorgo di un dolore alla schiena. Se ti sveglio e te lo dico mi rispondi che esagero, che non mi ricordo il mestiere che fai. Sei stanca tu. Già, ma il tuo sedere rotondo?!&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La mattina è uguale a la notte, identica. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi arrovello, non riesco ad alzarmi, mi tormenta un risentimento non decifrato, è quello ad avermi fermato, nell’anima e nel corpo. Il mio rancore contro il tempo che corre, questa è la chiave, desolante, arrugginita e… Te lo dico, lo dico alle tue mani e al tuo sedere, il magnifico, sudo ed ho freddo. Non faccio a tempo a pensare che tutto è già passato, è scaduto, è già da gettare via.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Cinque giorni a rigirarmi e a tribolare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A rigettare sul lenzuolo una manciata di ricordi pressoché indecifrabili, di gomma ciancicata, cinque giorni e cinque notti in cerca di te fra le pieghe delle lenzuola che devono essere cambiate, che hanno un odore di broccoli, di formaggio. Un sudario. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Un altro dolore alla base del collo. Non me lo immagino, non lo invento, è lui, lo firmo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Anche un sibilo, un fischio, o qualcosa del genere. Questo non voglio dirtelo, perché francamente non è per niente conseguenziale al dolore alla schiena, e col freddo anche quello non c’entra. E adesso ricordo che il medesimo fischio tormentava anche i timpani di mio padre.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;I nostri cari morti ritornano per prenderci per mano e trascinarci al di là del portone. Mio padre è tornato per questo? Ma no, c’avrà da fare per conto suo, avrà sconfinato per sbaglio, non se ne sarà accorto nemmeno, come è solito suo. Mio padre è proprio il meno adatto per venirmi a prendere. Dall’oltretomba mi saluta appena, sembra che mi sorride, ma poi si riattacca ai suoi pensieri, ad inseguire formule, si perde. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Basta con i sogni. Mi voglio riattaccare al tuo culo e al suo caldo, lo cerco, è ancora in bagno. Il tuo culo è sempre stato il rimedio a tutti i dispiaceri dell’intera e problematica umanità. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Arrivi nel letto, ti sistemi scostata da me, allora, per dispetto, mi metto a tremare. Ti giri e finalmente mi tocchi, mi tasti, a colpo sicuro mi esplori. Mi guardi attonita. Allora è vero? Sto male davvero? Non si tratta della solita sceneggiata per interessarti? Quanto tempo esattamente mi rimane?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Suona il citofono, il cane si scalmana e urta, il comodino crolla, l’intera oggettistica si schianta, sul pavimento un putiferio di schegge di ceramica.. Tu salti per aria, ricadi malamente sul letto che cede a sinistra. La gamba cede, sempre la stessa cede, nei momenti cruciali. Ci rivuole un po’ perché l’atmosfera ritorni seria e tesa, anche perché il postino vuole farsi firmare, lo pretende, e il cane lo fronteggia. Devo aspettare un altro quarto d’ora per ricominciare a delineare la mia dipartita. E il postino si riprende la gamba aggredita dal cane e riesce ad andare via spergiurando che rivedere non si farà mai più. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Arriva allora un mio corposo ed inaspettato sputacchio. Ti colpisce in pieno, te, schifiltosa e igienista, mentre, nervosa, sei costretta a riavvicinarti a me che ti chiamo con un rantolare teatrale, così naturale e verosimilmente sofferente. Lo scaracchio sa assolutamente di malato, è verde, ne convieni anche tu. Ci vuole un dottore, è necessario, ma te lo voglio dire&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;_ Il dottore sei tu! _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Hai un brivido lungo e continuo di repulsione verso di me e verso il mio sputo. Il brivido parte dalla fronte e raggiunge in men che non si dica la punta dei piedi, passando per la bocca dello stomaco naturalmente, ovviamente facendoti trasalire. Allora scappi, ti barrichi in cucina, dici che devi pensare ad un da farsi meditato e corretto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il tuo sedere non ho più e ti richiamo con una voce fessa, cerco la tua mano e acchiappo il paralume. Scopro che mi viene da piangere. Così forte? No, è l’acqua ce esce dal lavandino, sei tu che nel frattempo sei corsa a lavarti. Ti chiamo, mi richiami, ti richiamo, mi richiami, ti dico e dichiaro che non ce la faccio ad alzare la testa e voglio subito saperne il perché. Mentre ti asciughi, io, che perdere tempo non posso, esprimo le mie ipotesi, enumero i rischi, aggravo e sceneggio la situazione in modo da riaverti vicino. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ti ripresenti al capezzale con un grande asciugamano che ti pari dagli schizzi del mio interno in decomposizione. Adesso, con le dita piantate nelle tue braccia, costrette a stare in una posizione storta e innaturale, aggravata dalla tua ernia cervicale. Posso abbandonare me stesso ad uno sconforto che si dipana in una serie di visioni passate, assolutamente poco importanti, e una rilassatezza, una stanchezza muscolare che di solito arriva abbracciata con l’ultimo sonno, quello definitivo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sono in ascolto, di piangere non mi va più, gli occhi si socchiudono ma ti resto aggrappato. Non hai più sedere, dov’è? Osservo ai piedi del letto un bamboccio coi pantaloni all’inglese, i calzettoni bianchi, un maglione blu, la schiena dritta e lo sguardo sperduto, disinteressato, inconcludente. Un deficiente. Tiene per mano un adulto, ecco adesso qualcuno della mia famiglia apparirà nell’inquadratura, così sono di solito le visioni prima che il cuore cessì di battere. Non mi spavento, mi rassegno, resto a guardare. Ma l’adulto chi è? Con la mia famiglia non c’entra niente, e il bamboccio non mi somiglia nemmeno. Hanno sbagliato indirizzo e piano? La signora morte è pure distratta? &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Pronta intervieni, mi metti sotto il naso qualche fotografia smangiucchiata del tempo che fù. Ma senz’occhiali non c’è mica verso! E gli occhiali dove sono, non ci stanno, non si trovano. Eccoli, starnuto e t’innaffio, lasci la presa e ci cammini sopra. I miei occhiali sono defunti ancor prima di me. Ed ecco che mi prende un attacco di bile. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma perché ti sei messa in testa di avvelenarmi gli ultimi momenti? Senza i miei occhiali, pensieri e idee non si mettono in fila. Ti insulto, invoco il tuo sedere e tento di riacchiappare il tuo braccio, ma sbaglio senza occhiali, e mi avvinghio a un polpaccio. Stringo con la poca forza che mi rimane, risputo, esagero e vomito, ti riprendo in pieno così bloccata come ti trovi. Grondi schifezza e mi accorgo che balbetti, che in fondo, che forse mi detesti pure, che vorresti di corsa lanciarti fuori della porta e lasciarmi schiattare da solo. Mentre assaggio l’ipotesi amara di questa parte di te, mentre vorrei raccogliere le forze per rinfacciarti quanto è necessario, soprattutto perché il momento si preannuncia drammatico, ecco che vedo mia madre al tuo posto. E’ giovane, bugiardamente sorride, è lì che sta per farmi una carezza. La chiamo e mi sciolgo. Allora sto per morire sul serio? Mi passa una mano fra i capelli, ma non sa resistere, ma proprio non vuole rispettare il copione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;_ Quando te li tagli i capelli, sembri una donna, per la miseria, alzati e vai! _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E no, ma come, anche adesso? Schiattare con la zazzera lunga è un vezzo al quale non voglio rinunciare. Rompermi le scatole ancora è proprio necessario? Da lei non mi faccio accompagnare nel mondo dei morti, ci manca solo che ci mettiamo a discutere lungo la strada. Così non va, così non voglio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Allora fra i rantoli mi suggerisci una cosa da farsi, t’incarichi di avvertire l’intera famiglia. I miei due figli, mia madre, i fratelli, i cugini e gli zii, arriveranno subito, che tu hai bisogno di andare a fare un minimo di spesa. Sul loro arrivo immediato è impossibile crederci, in vita non è mai successo, tutti loro hanno sempre avuto molto da fare. Di fronte al morituro chissà! &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;T’impegni al telefono ma la linea non c’è e non c’è verso quindi che qualcuno risponda. La bolletta del telefono ti avevo detto di pagarla e non l’hai fatto. Ma sì può dipartire così? E’ inaccettabile, è sconveniente, è imbarazzante, è umiliante e di più. Soli e isolati, io e te, con un cane imbecille che non vuole smettere di abbaiare! &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi accorgo che non posso ne muovermi, ne protestare, è l’ora, sto andando, è così che succede, il tempo per un tragico saluto ed è fatta., senza niente di scritto e organizzato. Ma tu, con carta e penna mi leggi nel pensiero e sei pronta, sotto dettatura, a rimediare. Che lascio e a chi? A chi, se l’unica penna non scrive? E poi la scelta delle pompe funebri, a fatica te lo faccio giurare di non rivolgerti all’impresa di beccamorti qui di sotto. Lo so che ti sono simpatici, ma nel momento del bisogno quello più giovane, quello che piace a te, per intenderci, il ricciolone non mi ha voluto offrire la sigaretta che gli avevo chiesto. Quelli non voglio che si occupino di me. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Un fetore insopportabile si fa strada nel disappunto. Nel mezzo di una mefitica nebbia, intravedo il tuo viso, contorcersi, tremare, come se si stesse per innescare una bomba. Insieme alla pancia che mi sta per esplodere, indovino il tuo desiderio di dartela a gambe. per evitare il peggio&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lo svenimento, il grigio appiccicoso, un rumore di lontano sbattere di metallo. Ci vedo doppio, due tavoli, due te, due porte che sbattono e veloci si richiudono. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;_ Vado a lavorare e poi torno _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi urli precipitandoti giù per le scale. Te la sei data a gambe e questo è un fatto. E no, prima mi arrabbio, poi ti prendo a calci sul quel sedere che adoro, e dopo semmai… posso dipartire. Così come sono, in rapida successione, mi sento meglio, m’infilo le mutande e ti corro dietro, per strada, lungo il fiume e in mezzo al traffico. Tocca a te a dipartire semmai, mollo fendenti feroci, se il semaforo ha intenzione di diventare rosso quella che schiatta sei tu.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-3097035739851498608?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/3097035739851498608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=3097035739851498608' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3097035739851498608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3097035739851498608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/dipartenze.html' title='Dipartenze'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-2377706269113687926</id><published>2012-01-13T01:16:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T01:16:43.402-08:00</updated><title type='text'>Oggi</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;_&lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Buongiorno io sono la tua iella. Arrenditi ed apri gli occhi. Adesso! _&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Svegliarsi e restare a occhi chiusi. Pensare il proibito e correre da fermi. Inginocchiarsi davanti alla lavatrice, parlare con i piccioni e provare a convincerli. Tergiversare davanti all’armadio, desiderare di sfasciarlo, guardare e riguardare tutti i muri della casa sperando di incontrare una crepa, una fessura talmente grande da nascondersi dentro. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Riflettere e riflettere sul dentro, il dentro umido e quello arroventato, gioire per essere riuscito ad inventare la migliore bugia dell’anno. Andare in cucina e giocare a mimare il suicidio, ma il tubo del gas non c’è verso di staccarlo. Rimanere poi, e già si sono fatte le 10, davanti al citofono a riflettere su di questo. Il citofono può far paura, il citofono può far esplodere una immensa gioia, il citofono è il silenzio ammalato. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Buongiorno poltrona, oggi non voglio litigare con te, senza nessuna emozione ti faccio a pezzi e ti lancio dalla finestra, poi mi lavo, ci penso dopo. No, anzi, adesso mi metto a guardare il caffè che continua a bollire, ad uscire ed uscire. Voglio vedere quando esploderà, ammirare le macchie sul soffitto. Solo allora proverò ad immaginare di uscire di casa. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Adesso apro la finestra, perfidamente metto le condizioni atmosferiche alla prova, le sfido, le offendo. Che cazzo di tempo farà se oserò scendere in strada? Ne il sole ne la pioggia si decidono, aspettano che io metta la testa fuori, giocano con me, come sempre. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Aspetto, mi giro contro la libreria senza saper che fare. Pulisco, distruggo, seleziono, inverto, faccio impazzire la disposizione decisa ieri sera in un momento di depressione ? &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Urla provengono dalla mia libreria, nel frattempo vaffanculo al caffè, ci penso ancora al caffè e alle sue macchie nere. E adesso che devo prendere una decisione su cosa fare di questo curioso oggi, entrano, dalla porta chiusa, ombre e facce mai viste. Mascelle scolpite nella pietra, sono antichi romani, sono facce di morti ed entrano in casa mia indisturbati, ma non solo loro. Vado in cucina, mi rifugio lì e trovo i superstiti di una qualche guerra, feriti, rattoppati, malridotti, che vorrebbero mangiare, che guardano disperati verso la dispensa. Pronti a tutto sono, disperati. Ma è vuota, ma c’è rimasto solamente qualche biscotto scaduto, e un cadavere di aglio, il latte è scaduto e acido,ma io che cosa c’entro? Io c’entro e come, sensi di colpa a iosa oggi di più di ieri. Ieri sera guardavo un massacro al telegiornale senza battere ciglio e non era sicuramente colpa mia, assuefazione all’orrore solamente. I&amp;nbsp; sani ragionamenti rimandati a data da stabilire. E come glielo spiego a questi infelici, anche perché mi sembra che con me non ci vogliono proprio parlare, non ne vale la pena. Mi spazientisco allora, anche se fondamentalmente li amo. Li minaccio allora. Fuori dalla mia cucina, non sono mica capace di fare miracoli io. Santo non sono, un debole&amp;nbsp; sono, cattivo a volte, quando non me lo aspetto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La casa continua a riempirsi, sento muovere e arrampicarsi perfino dallo scarico del gabinetto, braccia, zampe, lingue, ali, pance, non so, è tutto uno strusciare. In corridoio mi passa davanti un qualcosa con le budella di fuori, se le regge, mi guarda come per dire “Ti eri scordato di me ? Davvero hai potuto rimuovere? Lo sapevo” Poi mi passa oltre schifato. Chi è? Perché ? oggi non riesco a ricordare, e forse così è meglio. Forse è solo una questione di stomaco vuoto, il bar sotto casa potrebbe risolvere tutto, ma uscire, ma vestirsi, è facile a dirsi….&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Adesso rovistano negli armadi, me li aprono. Allora mi viene fuori un urlo un po’ per la rabbia e un po’ per paura, ma non è un urlo, solamente una vocina stridula, ridicola, che non sospettavo di avere. Adesso perfino, un corpo di pietra si siede sul divano e mi parla, con voce che puzza di fogna, tenendosi sotto braccio una testa pesante, la sua. Oggi e le pietre.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi dice che la casa appartiene a loro, che sono venuti a riprendersela, che io devo andare via. Quello però mi sta parlando con la mia voce. Qui c’era un bordello, mi apostrofa. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;_&amp;nbsp;&amp;nbsp; Se non te ne vuoi andare noi con te ci sfoghiamo_ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Per istinto di sopravvivenza, per non perdere la verginità e per una lotta ostinata contro i capricci irraccontabili del mio inconscio, mi lancio verso lo stereo e faccio esplodere la musica, talmente forte che la pietra si sfascia, si polverizza sul pavimento, e gli atri arretrano lasciando sul campo, sul pavimento, un olezzo insopportabile. La distruzione puzza di morto, è vero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Oggi sono stato coraggioso mi dico, ma il fracasso lo devo mantenere per paura, per non vederli più tornare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Suona il citofono, suona il telefono, bussano alla porta, s’infuriano, sono i vicini e chi altro, mi assediano, mi minacciano, mi dicono di abbassare la musica, di arrendermi, di aprire e farmi scoprire, così come sono. Io no, io sono al centro del salotto, circondato dalle mie pietre, le mie bollette scadute, i miei inutili scritti, le conchiglie e le pipe, le due clessidre, il sapone per lavare i piatti, il cibo per cani, tutte quante le fotografie, le cinque mie paia di scarpe, tre paia di pantaloni storici, bucati consunti, tutto a formare il cerchio magico mio, la difesa di tutte le mattine, il rifugio inviolabile. Suona anche lei alla porta, ma non le apro, non posso, devo difendermi, non so ricordare da quanto non le apro. Non ricordo chi è lei nemmeno. Il tempo passa, quale tempo? L’orologio si è sfasciato cinque anni or sono. Il mio tempo è scandito solamente da gocce che ogni tanto cascano fragorosamente dal lavandino della cucina, poi capita che tacciano per giorni.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Combinato così, così prigioniero delle cose mie, aspetto che il resto del giorno si compia, aspetto il domani.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-2377706269113687926?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/2377706269113687926/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=2377706269113687926' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2377706269113687926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2377706269113687926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/oggi.html' title='Oggi'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-1703937876179638172</id><published>2012-01-13T01:15:00.000-08:00</published><updated>2012-01-13T01:15:20.776-08:00</updated><title type='text'>Quella casa in montagna</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La bellezza e la tranquillità di un freddo teso e secco, picchi di montagne bianche e solenni verso il cielo pulito, come cattedrali. Camini accesi e ricordi di altri tempi, di vite semplici, guance rosse e ridenti, anziani saggi e longevi, lenzuola bianche e profumate appese fuori a godersi la luce argentea del mattino. Questo il palcoscenico.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha una bella casa in montagna con il tetto fatto di legno e di neve, è la regina delle sua casa e del marito ben pettinato e con la schiena dritta, il suo idolo, il suo Dio, l’uomo capace di dirigere il traffico dei suoi sentimenti, e due figli che le danno un gran da fare. La chiamano “Bimba” in famiglia e in paese. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha due occhi scuri inquieti e profondi che non stanno mai fermi. E’ elegante e bene educata, discreta e silenziosa quanto basta, ha due mani nervose e una riga agitata le divide i capelli. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ una mattina presto di un freddo Gennaio, si aggrappa al telefono mentre nel suo grande letto della stanza matrimoniale qualcosa di orribile è sicuramente accaduto. Un urlo scuote la casa e il suo eco si perde nella neve.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bimba chiama il suo medico, chiama l’autoambulanza, chiama, chiama.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Samuele, uno dei miei figli, il più piccolo, vomita sangue _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La testa è aperta. Arriva per primo il suo medico, si precipita. Aneurisma cerebrale, il pianto l’ha provocato, s’è aperto uno squarcio, nella testa c’è un buco, esce materia grigia. Il soccorso arriva ancora dal cielo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ha solamente tre anni, fuori fa un bel freddo allegro, è morto e lo portano via. Ma no, è stato ucciso con diciassette colpi, ferocemente, ha le mani ferite, si è difeso, sulla sua testa spaccata anche le tracce di un oggetto che non si trova. Un mestolo da cucina? Una pentola o cos’altro? &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E adesso Bimba lo chiede al marito, quello che a casa ha la schiena dritta.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Facciamo un altro figlio, mi aiuti a farne un altro? _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Che domanda atroce ! E l’altro fratello dov’è ? Non si sa, non si deve sapere, quasi non esistesse.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Macchie di sangue e frammenti di osso sulla ciabatte e il pigiama di Bimba trovato sul letto dove è avvenuto il massacro. Chi è entrato in casa? Nessuno, nessuna altra traccia fuori della porta della stanza, niente di niente. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lei, &lt;st1:personname productid="la Bimba" w:st="on"&gt;la Bimba&lt;/st1:personname&gt; e il marito si domandano e decidono quale vicino di casa può essere stato, sul come accusarlo. Un dispetto, l’intenzione di uno stupro o che cosa? Nessuno ha rubato niente, nessuno è entrato e nessuno è uscito. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bimba non deve dire che ha chiuso la porta a chiave, il marito ha ragione, no, anzi, si corregge, allora l’ha lasciata sicuramente aperta, qualcuno così è entrato ed ha ucciso. Ecco, ci sono altre impronte, c’è un percorso, il meccanismo è svelato, no, non c’entrano niente, è una gran confusione. L’arma non c’è, il perché non esiste ancora.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="la Bimba" w:st="on"&gt;La Bimba&lt;/st1:personname&gt; al telefono dice a un’amica&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non so cosa mi è successo _ &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;e si corregge&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cosa gli è successo _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A chi è successo cosa. Le telefonate continuano e qualcuno è in ascolto. La schiena dritta del marito regala un’idea migliore.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp; Facciamo trovare un martello nel terreno dei vicini. Facciamo credere che i vicini non passano il tempo solamente ad ammirare le montagne _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Così si costruisce un mostro, le montagne intorno hanno un fremito di nausea. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;“Nevrosi isterica” dicono gli esperti, portata alla teatralità, in seguito alla nascita del secondo figlio, proseguono i saggi, la donna ha lamentato stress e difficoltà ad occuparsi della casa, insomma una depressione post partum. Bimba continua ad ingoiare antidepressivi che le ha fornito la stessa dottoressa corsa per prima sul luogo del massacro. E un malessere Bimba lo ha lamentato anche quella mattina, prima che lo scempio accadesse. Tremori, nausea e affanno, un’influenza banale? No, non poteva essere. Gli esperti allora provano ad ipotizzare un’amnesia e l’incapacità di riconoscersene responsabile. No, dice &lt;st1:personname productid="la Corte" w:st="on"&gt;la Corte&lt;/st1:personname&gt;, al momento di uccidere il figlio era lucida e come. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bimba allora ricacciando su&amp;nbsp; il moccio dal naso e tenendo stretta la mano del suo signor marito sempre calmo, dritto e sicuro di se, prova a costruire la sua innocenza. Sui giornali e ancora in televisione, va a piangere un po’. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp; Ho pianto troppo? Ho esagerato, ho impressionato abbastanza? Ho convinto ?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non basta? E ancora Bimba si mette a scrivere che non è lei l’assassina. Ma allora chi e perché?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ora Bimba ha la faccia del mostro e partorisce il figlio nuovo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E l’altro figlio più grande cosa stava facendo? Per caso non poteva avere lui quel mestolo in mano ? Un momento di gelosia, un furore infantile? Vietato chiederlo, perfino pensarlo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Chiusa nel suo mostruoso silenzio, ora Bimba è in prigione,unica custode della verità, altrimenti il domani del figlio più grande sarebbe sul serio compromesso. Davanti alla sua cella sconta la sua pena un’altra madre assassina.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-1703937876179638172?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/1703937876179638172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=1703937876179638172' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1703937876179638172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1703937876179638172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/quella-casa-in-montagna.html' title='Quella casa in montagna'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-5789413611283264742</id><published>2012-01-13T01:12:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T01:12:42.391-08:00</updated><title type='text'>Tibbets</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Un libro fuori posto, uscito con le sue gambe dalla mia libreria, vecchie fotografie di una tragedia, un nome, una guerra, una faccia ingiallita, occhiali d’aviatore, indecifrabili pensieri nella testa. E sullo sfondo il racconto di un lampo poderoso, poi il fungo, altissimo nel cielo, più alto del cielo stesso, poi un vapore bollente, capace di bruciare uomini, pensieri e cose.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A quest’ora del mattino il mio cane non aspetta un minuto di più, devo scendere, scapicollarmi per le scale, lungo il fiume, insieme alla mia gente c’h’è appena sveglia, che si avvia al lavoro, che cammina e guarda ancora con gli occhi di sonno una grande nuvola minacciosa e scura a forma di fungo che non promette nulla di buono, appare come nel libro ch’è uscito fuori dal suo posto e che adesso giace sul pavimento celeste, in attesa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sono le otto e quindici minuti, il cane mi trascina lungo il fiume, infilando il muso e le zampe in una nuvola bagnata di foglie morte, fruga, annusa, tira il guinzaglio a strapparmi le braccia, cerca il posto dove svuotare la sua vescica. Le persone, l’umanità che incrociano la nostra strada, questa mattina sembrano avere le sembianze di zombi, tornati su da chissà quale tragedia, qualcuno barcolla, guarda quella curiosa e inquietante nuvola a forma di fungo, poi guarda me e il mio cane come per dirmi “ Non è il vostro posto, andate via in fretta, tornate a casa”. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Che strana mattina ch’è questa. Poi ecco arrivare il solito matto solitario, tutte le mattine lo incontro, il mio cane gli ringhia addosso, come al solito. E’ vestito di stracci, vecchi pantaloni militari e una giacca mimetica sicuramente appartenuta ad un morto. Mi si para davanti, borbotta qualcosa con un accento straniero.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Hai visto la nuvola, l’hai vista? Tibbets mi chiamo, lo sapevi? Il mostro aviatore. Sei morto anche tu oppure con il mio incubo non c’entri niente ? La nuvola la vedi? Tutta la colpa è di questa giacca militare, lo vedi c’è il mio nome. L’ trovata, avevo freddo e l’ho messa_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Lo stessa faccia del libro che adesso giace sul mio pavimento! Mi sono svegliato male, questo è sicuro. Il cane tira, vuole tornarsene a casa, l’acqua del fiume ribolle e si scurisce, il fungo è lì e non intende muoversi. E lui, con quella faccia di morto vivente mi vuole raccontare per forza.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tibbets è un pilota degli aerei dell’esercito delle cavallette, una specie rara di spavaldo eroe. Quelle cavallette che hanno appena scoperto e salvato amorevolmente i prigionieri torturati e gassati senza nessuna pietà nei campi di sterminio degli adoratori della croce uncinata. Si sono fatti fotografare come angeli liberatori accanto ai superstiti confusi con i cadaveri, i mucchi di occhiali e di denti, ed hanno sorriso commossi. Commovente eroismo che non si dovrà mai più ripetere. Le cavallette, bravi ragazzi di sicuro che recitano il loro canto di guerra in inglese. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Avrebbe dovuto fare il medico Tibbets, ma poi, purtroppo per molti, sceglie di cavalcare il cielo. Lui, fra tutti, il prediletto,&amp;nbsp; ha l’incarico, probabilmente per meriti psichiatrici, di trasportare e lanciare nel vuoto orientale e giallo Little boy, una supposta pesante e disastrosa a bordo di un uccello di metallo che Tibbets osa battezzare con il nome di sua madre, Enola, Enola Gay. Uno scherzo da teppisti bambini. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Alle due e quarantacinque antimeridiane del 6 agosto lui, con quella madre di ferro attrezzata con due grandi ali, dipinta con l’odio mortale per quelli che non vorrebbero essere chiamati “musi gialli”, decolla e si avvia con un cipiglio mortale. Con lui un equipaggio di coraggiosi, tutti muniti di pasticche al veleno, nel caso in cui fossero stati catturati da mani poco propense all’amicizia. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sono le otto, quindici primi, diciassette secondi, le condizioni atmosferiche condannano inesorabilmente l’incolpevole città di Hiroshima, che ora si sta svegliando, con l’odore forte del caffè e la faccia ancora appiccicata di sonno, qualcuno ha appena aperto il giornale, altri appena svegli non si ricordano nemmeno la guerra. Altri non si vogliono alzare perché accanto a loro un corpo, caldo e liscio li ha tenuti per mano l’intera nottata. Anche il nemico un’anima ce l’ha! Anche il nemico l’amore lo sa fare!&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si aprono i portelli di sgancio, cinquantuno secondi e poi…e si mette a contare tutto l’intero equipaggio, Little Boy esplode a seicento metri dal terreno, perché così può e deve fare più danni, perché solo così il fungo assume il suo aspetto migliore. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tibbets dice o non dice, mentre impenna il suo aereo in alto, ma qualcuno è pronto a giurarlo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cosa abbiamo fatto!?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;S’inorgoglisce e si meraviglia, oppure si pente da subito e si fa schifo da solo ? Poco importa, il suo Presidente è entusiasta.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il boato, il lampo, il vento infuocato spazza via tutto quello ch’è vivo. Solo le piante resistono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Un nuovo sole si accende e il suo calore uccide, la materia si dissolve, le cellule di migliaia di esseri umani svaniscono nel nulla, senza sofferenza, così all’improvviso. Il lampo tuono lascia impresse su tutto ciò che riesce a resistergli, le ombre dei dissolti vivi, gli uomini ombra. Quelli che non svaniscono, muoiono in sette soli secondi, muoiono come formiche abbrustolite: si contraggono, scoppiano, s'inceneriscono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tibbet si ferma, s’inclina verso il fiume, vomita, lo tengo per le spalle. Il mio cane, rassegnato a non tirare più, lo guarda atterrito. E un’altra voce, più cupa della sua, ma uscita dalla sua stessa gola, riprende a raccontare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Me l’hanno detto, era impossibile che io…_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Esseri umani, quei musi gialli, con la pancia aperta, cercano di trattenersi le budella con le mani, altri hanno gli occhi che pendono fuori dalle orbite, brandelli di pelle dondolano dai corpi ancora vivi, come pezzi di stracci strappati. I vivi non possono fermarsi, traballando si aggiravano senza meta in mezzo a tutto quell’orrore, fino a cadere sfiniti e finalmente morti. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Migliaia di corpi abbrustoliti che hanno cercato scampo nell’acqua, galleggiano senza vita. Molte facce sono arrostite a metà, la metà esposta al lampo. Quello che resta di Hiroscima è avvolto in un mare di fuoco.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Togliti la giacca Tibbets, toglila e buttala via _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Adesso siamo ambedue seduti sul bordo del fiume, vuole piovere.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Infatti grosse e pesanti gocce nere cominciavano a cadere sulla città, un sollievo bizzarro e crudele, gocce radioattive, gocce della morte, dal fungo scendono a finire il lavoro. Tutti i vivi chiedono da bere e strappano l’erba e le radici per sfamarsi. Peggio, è peggio così. La morte arrivava ugualmente, solamente rimandata, di poco. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;La guerra è vinta, le cavallette hanno liberato il mondo e scendono a osservare, protette da maschere e tute, prendono nota scientificamente, negando, non sapendo, sdrammatizzando, comprando ricordi da portare a casa. Quelle cavallette che oggi torturano i loro nemici e urinano sui loro cadaveri.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tibbets ha sempre lo sguardo fisso all’acqua scura e pesante del fiume, la voce gli esce a fatica, è il suono di un moribondo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; L’altro pilota sull’aereo, è impazzito_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Gli sfilo di dosso la giacca, forzo, tiro, lui lascia fare, pesco nella mia tasca un accendino, do fuoco appena in tempo, la morte aspettava alle sue spalle il momento migliore.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-5789413611283264742?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/5789413611283264742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=5789413611283264742' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5789413611283264742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5789413611283264742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/tibbets.html' title='Tibbets'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-2851339670041422252</id><published>2012-01-13T01:10:00.001-08:00</published><updated>2012-01-13T01:10:31.994-08:00</updated><title type='text'>L’uomo che distribuisce spaghetti</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Il semaforo è quello del lungotevere dei Sassonia, li dove la grande strada incrocia il ponte che scavalca il fiume e porta verso lo stato della Chiesa, il famigerato feudo dei buoni a prescindere. A sinistra il ponte, con gabbiani e corvi che si fronteggiano minacciosi e fanno strage di piccioni, poi a destra del semaforo le mura magre di una basilica che sembra invisibile a tutti. Proprio li sotto, in parata, una fila di cassonetti dell’immondizia ornati di scritte gialle e rosse che inneggiano alla rovina, all’ingiustizia, al pericolo che incombe, alla prossima e imminente miseria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E’ questo un semaforo fondamentale, una parte della città si ferma con il rosso, si ammassa, fianco contro fianco, metallo contro metallo, ruota contro ruota, e attende nervosa il segnale, il cambio di colore, per riversarsi, precipitarsi, invadere l’altra metà. Una conquista che dura l’intero giorno e l’intera notte, con un rumore incessante che arriva, si placa, riprende, si disperde, ricomincia. Sirene e sirene, frenate, liti, indolenze e paure. Senza contare le sofferenze dell’asfalto eternamente feriti e degli alberi secolari muti e infelici che accompagnano e indicano il cammino incessante, sono pazienti e nemmeno a loro è concesso il riposo. Al di sotto, al fianco della strada, scorre il fiume al contrario del senso di marcia, scivola via bizzarro e scuro, refrattario al buon umore e seguace dei pensieri pesanti. L’aria fetida corre, infetta, corrode, uccide senza che alcuno possa mettere fine.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;In questo incrocio ossa, pelle, materia grigia e metallo, vene gonfie e isteriche, bacini e talloni, tacchi a spillo e seni scoperti, navigano verso la vita e verso la morte, non sanno ancora, l’importante è attraversare il semaforo, poi quello che accadrà sarà dopo, un altro passaggio e un altro ancora, uno scandire come quello dell’orologio. Nuvole, sole, pioggia e escrementi degli uccelli migratori ricordano che il tempo, passo dopo passo, rumore dopo rumore, gambe dopo altre gambe, si è già accorciato, e la vecchiaia è li, subito dopo il semaforo che annota, si fa i conti suoi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il semaforo cambia di colore, dà un ordine, diventa rosso, la condizione umana si deve fermare immediatamente prima delle strisce pedonali. Egoismi, prepotenze, ricchezze, cattiverie, serenità, onestà, perfidie, povertà, ironie, manie, malattie, in fila e coperti di fianco, perché una moltitudine di piedi e di respiri, di giugulari, comitive di turisti, preti bianchi e preti neri, cani liberi e al guinzaglio, carrozzine, ginocchia, zigomi e fianchi attraversano guidati da grandi strisce bianche che indicano un cammino breve e prestabilito e permettono ad altro ferro ed altre gole di scivolare, di rotolare a loro volta ed infilarsi nella città con un’altra angolazione, a completare un intreccio segreto, casuale ma forse già scritto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma non basta, ad osservare che tutto scorra cosi come prestabilito dalla vita e dall’amministrazione cittadina, ci stanno anche due poliziotti, li ad aiutare il colore a cambiare di colore, armati fino ai denti, dritti in piedi e con nessuna voglia di ridere. Insomma si tratta di un semaforo importante e controllato affinché nessuno possa esagerare, nessuno possa dare di matto, senza scosse ne forti emozioni li si deve passare. Poi dunque si è liberi, fino al prossimo fondamentale semaforo ? Non è cosi, ma cosi deve apparire.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ed è ora di pranzo e l’andirivieni diventa convulso. All’incrocio, sotto l’occhio luminoso del semaforo, si materializza qualcosa avvolto in una specie di giacca troppo lunga, molto larga ed esageratamente disfatta. La sua casa è lì, a un passo dal semaforo, dietro l’invisibile basilica, è una casa di stracci e di cartoni, accanto un misterioso tesoro chiuso in altrettante grandi buste lerce. Adesso, ad ora di pranzo, il piccolo uomo ha portato con se uno dei suoi misteriosi tesori estratto dai cassonetti e conservato gelosamente. Estrae dalla grande busta una manciata di fetidi e appiccicosi spaghetti e li offre, sorridente e fiducioso alle macchine che si fermano ubbidienti al semaforo. Scopre i pochi denti marci che ancora gli rimangono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Prendete, se avete fame ci sono io, se non avete soldi per mangiare non vi preoccupate, ci sono io _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si avvicina ad una macchina enorme, lucida, potente, maestosa, un salotto di lusso rotolante. La donna che la guida chiude di corsa il finestrino, si ritrae, vuole confondersi con il sedile, le fa schifo il barbone e non riesce a nasconderlo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Non devi avere paura, hai dimenticato ieri sera di finire il tuo piatto, ma io sono qui, l’ho raccolto, te lo restituisco, il tuo sugo c’è ancora _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Le porge una grande manciata di autentica schifezza, lei il finestrino non lo vuole riaprire, ed allora il barbone le sparge la pasta accuratamente sul parabrezza e il semaforo verde ancora non viene.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;I poliziotti si allarmano, pensano d’intervenire, meditano sul come e sul perché, le mani ancora non sanno se aggrapparsi alle armi. Il piccolo uomo intanto si gira e pesca altra pasta dalla grande busta che si trascina appresso. Affianco a lui aspetta il verde un’automobile tutta ammaccata e sporca, dentro c’è una ragazza che non appare così spaventata e anche lei ha il finestrino aperto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tu sei magrolina, ti senti male, che fai non mangi?_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E le schiaffa direttamente in gola una bella manciata di pasta al ragù.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tranquilla, questa è roba buona, la conosco quella che prima la cucina e poi la butta. Mangiare da ricchi !. A te ci penso io_&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il semaforo ancora non cambia di colore, gli automobilisti si agitano, si barricano dentro i loro metalli, la ragazza con la pasta nella gola rischia di soffocare, è paonazza, rantola, ha gli occhi di fuori, quasi ci sta per rimettere la pelle. Ed ecco i due poliziotti che alla fine si muovono, zizzagano fra le macchine rischiando di scivolare sui resti del cibo marcio rimasto sull’asfalto. Lo inseguono, una abbondante porzione di carciofi li centra in pieno. Vacillano ma eroicamente proseguono.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma il piccolo uomo, con il suo carico di schifezze è agile, sguscia via, ritorna verso &lt;st1:personname productid="la Basilica" w:st="on"&gt;la Basilica&lt;/st1:personname&gt; invisibile e così facendo riesce a ficcare o resti di una banana&amp;nbsp; nell’esofago di un indifeso motociclista che ancora non aveva riempito il suo stomaco. Il barbone dov’è, il barbone è scomparso e il semaforo ancora rimane aggrappato al suo rosso. Il barbone adesso riappare chissà come sul parapetto della chiesa, circondato dai piccioni che intendono partecipare al banchetto. Adesso tira per aria e giù, sulle macchine tutto quello che gli rimane.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ci sono io che ci penso, oggi mangiate lo stesso, non vi dovete preoccupare, io e Dio siamo qui _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ride felice mentre i poliziotti, il parroco ed altri volontari tentano invano di raggiungerlo, piccioni e avanzi non sono facili da scavalcare in bilico sul precipizio. Ed ecco che il piccolo uomo vola, preso dall’entusiasmo, con tutto il suo carico quando finalmente arriva il segnale, il semaforo verde. Dal cielo piove generosità.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; _&amp;nbsp;&amp;nbsp; Eccomi, arrivo, c’ho pure il secondo _&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-2851339670041422252?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/2851339670041422252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=2851339670041422252' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2851339670041422252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2851339670041422252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2012/01/luomo-che-distribuisce-spaghetti.html' title='L’uomo che distribuisce spaghetti'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-5678273345984137437</id><published>2010-05-27T23:36:00.000-07:00</published><updated>2010-05-27T23:44:23.709-07:00</updated><title type='text'>Sei stesa lì</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/S_9luadh5QI/AAAAAAAADAw/D_xaDCg8hxs/s1600/Del+legno+e+dell%27acqua.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/S_9luadh5QI/AAAAAAAADAw/D_xaDCg8hxs/s400/Del+legno+e+dell%27acqua.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5476207519957378306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/S_9lULnYIXI/AAAAAAAADAo/RBDOe1SSOsg/s1600/Le+insicurezze.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 290px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/S_9lULnYIXI/AAAAAAAADAo/RBDOe1SSOsg/s400/Le+insicurezze.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5476207069295550834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sto attraversando il ponte, con il vento dritto contro la  faccia, come al solito a quest’ora, sono diretto a fare la spesa, ti vorrei accanto a me, non ci sei. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sei stesa lì, in fondo, hai gli occhi chiusi e indossi la stessa giacca di quando ci siamo conosciuti. Sembra che respiri, ma non respiri. Però sorridi. Hai il viso sereno, i capelli rossi a posto, la tua pelle è ancora rosa. Lì dove stai sembri stare bene. Ci puoi ascoltare?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Uno dopo l’altro amici e parenti si avvicinano per guardarti, ma di toccarti non hanno il coraggio, hanno le mani sudate e imbrattate di dolore imbarazzato, la causa di tutto non si può nominarla. Ti salutano sussurrando, poi si vanno a sedere guardando il pavimento di marmo, i piedi del vicino, le tasche, i filari di sedie. Devono affrettarsi a dimenticare, I tuoi amici dovrebbero dissetarsi le vene per resistere fino in fondo, c’è già chi suda, stira le gambe, si stropiccia il naso. Potevano rifornirsi prima di arrivare, oppure non venire per nulla. Ecco invece i ragazzi del reparto, quelli delle stanze a seguire, quelli che domani mattina potrebbero improvvisamente non svegliarsi, sono in dieci, si tengono stretti uno, vicino all’altro. Hanno delle caramelle per te e un grande unico sorriso. Mi stringono le braccia, mi accarezzano. Hanno coraggio da vendere loro. Sono già angeli.&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Tua madre ti guarda incredula, guarda il marmo e le colonne, scuote la testa, tuo padre è alle prese con la sua inutile durezza, si tormenta le mani. E’ un libraio, è un latinista, ha gli occhi ed il naso di un’aquila, si rifiuta di comprendere. Dov’era lui durante i tuoi anni? Rintanato nella forfora. Tua madre immersa nei suoi meravigliosi tortellini, la tristezza nei tuoi occhi non l’ha mai vista. Aveva la radio accesa quando, chiusa nel bagno hai provato a chiedere aiuto. Il marmo mi rimanda il borbottio di tuo padre, intermittente e sempre quello.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Se solo avesse studiato di più !_&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Tua sorella rovista nella borsa, rimescola le cose sue, così tiene a bada il dolore. Ho unito le sue mani alle tue quando tutto si è spento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Io ho una lettera in mano,  qualcosa che ti ho scritto tempo fa. La tira fuori tua sorella dalla borsa, come uno stregone, alle prese con la salvezza della mia anima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_    E’ commovente, è il vostro amore, mettigliela in tasca_&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Non ci riesco mica al primo tentativo. Allora ti chiedo il permesso. Ci riprovo, sono sicuro che se ti tocco tu riaprirai gli occhi, ti alzerai a sedere, e insieme ce ne andremo via, senza salutare nessuno. Ecco te la infilo lentamente nella tasca della giacca, vorrei rileggerla però, vorrei verificare un’altra volta se è il caso, ma devo trattenere un fiume che mi sta per uscire dagli occhi. Ci stanno scritte tre pagine di scuse. Scappo in fondo. Dietro a tutti, nascosto dietro a una colonna, qualcuno mi sorregge e mi suggerisce di scrivere un altro capitolo. Di accettare, di farmene una ragione, di lasciarti andare, di ricominciare. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Adesso caleranno il coperchio, chiuderanno per sempre, avrai freddo, avrai paura del buio e ti sentirai sola. Adesso ti alzeranno di peso. Ancora no, ancora una buona mezz’ora per noi. Ritorno vicino a te. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Aspettate un momento, non chiudete, mica voglio restare qui fuori da solo,  c’è spazio pure per me. Non si può. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_          Ti ricordi il bar del Fico ? Parla ancora con me. Ma c’hai abbastanza aria per respirare lì dentro? _&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Un fiume dagli occhi, un fiume in piena. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Le tempie in tempesta. Sono le dieci del mattino e c’’è il sole, sono seduto sulla banchina del fiume sotto la città e guardo ipnotizzato l’acqua marrone e fetida, ti vorrei accanto a me, con la testa appoggiata sulle mie gambe, vorrei sentire la tua voce rauca nello stomaco, come avevamo l'abitudine di fare sempre. Vorrei ricordare  tutto e in ordine. Scusami, ho una gran confusione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ricomincio da qui. Ero seduto al bar del Fico un pomeriggio. il bar degli scacchisti, degli apprendisti alcolizzati, dei creativi perseguitati dalla noia, degli autolesionisti, dei mitomani e dei delusi, degli aspiranti suicidi. Il bar dei pensieri pesanti oppure , di contro, svuotati e secchi, andati a male, avanzi, resti preistorici. Un bar di angolo, dove la notte passa più tormentata di sicuro. Ascoltavo senza ascoltare i miei due amici che parlavano al tavolo, e il tavolo sembrava al momento, non avere a disposizione delle risposte. Sei entrata tu quando è arrivato il buio, con i capelli rossi, un oceano di efelidi e gli occhi neri. Sei scomparsa in fretta nel bagno e ne sei uscita sognante, con lo sguardo perduto proprio dentro i miei zigomi. Siamo rimasti così anche quando i miei due amici sono scomparsi dentro al tavolino. Mi hai osservato fino giù, dentro, più giù della bocca dello stomaco. Le mani intorpidite dai tuoi occhi. Hai parlato del buio e della musica che certe sere sale su dall’asfalto, del colore rossiccio di certi palazzi, dell’odore, del ritmo diverso del tempo in certi vicoli, del tuo cuore che ha fame di tutto, del tuo bisogno di imparare a ridere. Io non ho saputo rispondere. E sei andata via sfiorandomi una spalla. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     E poi ti ho cercato ovunque_ &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Sono tornato al bar del Fico una sera,  una mano sulla spalla, ed eri te. Senza parlare mi hai preso per mano e mi hai portato sù, per  una scala misteriosa di un  palazzo che nella realtà non esiste, costruito li per li, per farci salire, per proteggere un lungo ed imprevisto bacio. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Arrivati in cima, mi hai spinto contro il muro, hai sfiorato la mia bocca e la lingua, senza toccarla. Hai preso senza prendere la mia testa fra le mani e siamo rimasti così, molto tempo, ad occhi chiusi, respirandoci addosso. Senza chiederci nulla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Un bacio che continua ancora adesso. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Un bacio che parlava di grandi desideri, di strade traverse, di rituali proibiti, di occhi sognanti, di sogni irraccontabili, di gole spalancate, di sacrilegi, pericolose eresie, di respiri sul filo del rasoio, di tentazioni e ritentazioni, di un battito cardiaco al ritmo di un  Jazz rauco, lontano dalle luci e dal traffico, suonato nel buio di una cantina, a un passo dalla sua conclusione. No, non poteva bastare. Volevo provare lo stesso caldo nella gola, volevo anche io assolutamente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     La stanza buia te la ricordi?_&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ti sei seduta accanto a me, ed io te l’ho chiesto, ho insistito, e tu assolutamente non volevi. Ma il laccio uscito dalla tasca del cappotto, la cinta dei miei pantaloni, il limone, il cucchiaio, l’ago. E il caldo nella gola, finalmemte anch'io. Il proclama d’inizio e di fine spettacolo, l’esaltazione e il tempo dell'orologio deformato e squagliato sulla coperta, dentro le lenzuola. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il patto d’amore e di morte.   &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Ti ho chiesto d'insegnarmi la lentezza e l'incoscienza, come fare per vivere fuori di me. –&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Scusami, non ho esitato a chiedertelo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Dalla file delle sedie, schierate davanti a te, così immobile, qualcuno si alza perché non può più resistere, si vede in uno specchio, guarda il suo futuro prossimo venturo ed ha paura. Scappa via in silenzio, lasciando solamente l’eco delle sue scarpe. E' un pezzo del tuo passato, lascia qui il suo pianto, il  tradimento, tutto quello che ti avrebbe voluto ancora dire. Luca non ha il coraggio di dirti altro. Non apri gli occhi e forse non ti accorgi, il tempo passa e quelli hanno il coperchio in mano. T’inchioderanno dentro. Vieni via adesso, alzati, scappa via.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Dicevi che l’ago e nella gola quel nostro caldo, ti serviva a sognare con me, ma anche per ingoiare il cappuccino e leggere il giornale, e parlare del tempo e  sorridere, essere uguale a quel mondo che ti si muove intorno, tu in mezzo agli altri. . &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Ti ricordi che amore eravamo capaci di fare, una volta girata la chiave della porta ? _&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il mondo diventava nostro, nostra tutta l'intera città, le insegne luminose, le vetrine, le fontane, le strade senza uscita, le pietre, le macchine, il buio dietro i portoni, gli archi, le colonne, i cassonetti, i gatti, i piccioni, innamorati persino dei marciapiedi, degli angoli puzzolenti, del culo del destino. Tutto riusciva a piacerci. Persino l’orrore&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;E tu eri su di me leggera e bellissima, ed io ti pregavo di legarmi il braccio e d’infilarmi dentro la poesia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Mi sono divorato la tua tenerezza _&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Io ti stavo uccidendo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ti guardo ancora, confuso, e mi ricordo quella gita fuori porta,. La stessa giacca della fotografia, quell’unica fotografia che mi resta. Quel giorno nella trattoria di Decima, dopo aver fatto visita alle scritte sui muri, i capolavori firmati da te, che sono ancora lì e nessuno si cura di cancellarli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Avevo compiuto quel giorno diciotto anni, questi sono i miei pensieri, le visioni di un pomeriggio importante, di un amore che non si doveva raccontare, il bisogno di una qualsiasi tenerezza _&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;una cinquantina di speranze sfumate, svanite nel nulla, scomparse subito dopo la scrittura. Avrei dovuto leggere con più attenzione le tue speranze. Non l’ho fatto. Non l’ho fatto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nella lettera che ti ho scritto e che vuole accompagnarti ti chiedo scusa di non aver letto con attenzione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Volevi abbracciare il mondo, volevi correre e volevi ballare, volevi cantare ed alzare le tue braccia in alto. A qualsiasi prezzo lo volevi fare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi giro e mi rigiro nel sonno, sognando un tuo ginocchio, sognando te che esci dall’acqua del mare, che cerchi di truccarti per andare ad una festa, che leggi e leggi, per imparare a sognare di più. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi sveglio e accanto a me non ti trovo. Il tuo cane, quello che hai voluto come figlio, è riuscito ad aprire il cassetto e spargere i tuoi vestiti sul pavimento. L’ho trovato poi in piedi, alzato contro la parete, contro le tue spalle adesso invisibili. Quella parete che, dopo un mio ritorno, ho trovato imbrattata di sangue. Non ho chiesto s’era il tuo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Avrei dovuto. Scusami.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ed il piacere a grandi sorsate, senza guardare oltre. Cieco, ero cieco. Tu andavi e tornavi nelle budella pericolose della città, Io ti aspettavo sdraiato sul letto sicuro.  Mi prendevi dolcemente il braccio, e insieme dentro. E la tua vita, le lunghe gambe rosa, il tuo seno di bambola, correvano verso un precipizio ancora invisibile. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Scusami, non ho visto e non ho sentito, ero ad occhi chiusi, galleggiavo e non me ne sono mai accorto. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;I venditori di morte li invitavi a casa a prendere il te o ad ingoiarsi tutto d’un fiato una fila di bottiglie in bella mostra. Quel Mohamd con la pelle di bronzo era laureato in medicina, nel nostro paese vendeva la morte per vendetta contro l'occidente, quell’occidente che lo aveva accolto come un animale. Parlava e parlava, si ubriacava  Mohamed e alla fine, verso sera,  la morte ce la regalava. Scusami ancora. Dovevo dire di no.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma tu eri già su di me, ma era meglio rimandare tutto a domani e nella gola scendeva ancora il caldo e ci univa insieme la pelle e le vene.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Seduta in fondo c'era anche lei, Loredana, chiusa nella sua finta pelliccia, troppo rossetto lucido, bracciali e seni troppo grandi. Cento stupide certezze cucite su misura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Te la ricordi quella sera a cena da lei? _&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Proprio quella sera mi avevi promesso di tenere lontano i nostri sogni dalle tovaglie e i candelabri. Ma la tua testa è crollata nel piatto della minestra, e grande è stato l'imbarazzo, imbarazzo che è rimbalzato di sedia in sedia. Hanno tossito, si sono alzati e sono andati via. E tu con meraviglia a chiederti il perchè.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Loredana è venuta solamente per sottolineare la sua differenza, oppure perchè anche lei, nel secondo cassetto a sinistra conserva una siringa nuova e pronta ? Vorrebbe avvicinarsi, magari scusarsi anche lei, ma i suoi tacchi fanno troppo rumore e queste cerimonie non le fanno certo bene alla pelle. Resta li, a contare i presenti, le capigliature, le borse di marca, gli occhiali, e quanti maschi e quali. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma ho visto Loredana attraverso un vetro, ad osservarti nel  letto nel tuo ultimo tempo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     E' rimasta nel corridoio. Non ha avuto il coraggio di entrare _&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Nel letto di una pensione di quart’ordine in via Dei Giubbonari abbiamo dormito il giorno di Natale, felici e lontani da tutto, ipnotizzati da una grande macchia sul soffitto scrostato ed umido. L’ago, e la macchia di umido si è trasformata in nuvola, in cielo, in montagne, in poesia. Un universo solamente nostro, vietato agli altri, chiuso, senza bisogno di spiegazioni. Scusami ancora.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;E ancora, non ci siamo spaventati quando hai saputo di essere ammalata, un solo giorno con la brutta sorpresa addosso. Quella stessa notte sei tornata a cercare da sola la medicina per le nostre vene, e il giorno dopo e come sempre, per poterci stendere sul letto e chiudere gli occhi insieme e sognare quello che potrebbe essere, ma non è. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Ti ricordi quando ho perso conoscenza nella vasca da bagno? –&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mi hai portato all’ospedale di peso, ed ho riaperto gli occhi rifacendo all’indietro un tunnel grigio di melassa appiccicosa. il tuo amore m’ha strappato dalle mani della morte per forza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Da allora ho avuto paura. Di te, dei tuoi occhi scuri, della tua tenerezza _&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Da allora la casa era infetta di quella morte che tu andavi a cercare per me, per amore, da allora sentivo le mie braccia prigioniere delle tue debolezze dalle quali avevo bevuto a piene mani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Scusami.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_    Un pugno in faccia per non farti uscire a cercare il veleno_&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma la paura non basta a fermarci, prende a calci l’amore magari, ma la polvere continua a squagliarsi ed entra facendo sentire adesso i suoi danni, il caldo nella gola si è raffreddato ed è diventato amaro, puzziamo di sofferenza, non riusciamo ad alzarci dal letto. Ti sei ammalata e non vuoi più toccarmi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_   Scusami, allora ho pensato di fuggire mentre ti issavano sulla croce _&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ma adesso sono qui. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Mentre ti coprono e inchiodano il coperchio, adesso so che ti ho usato e poi, allargando le braccia, ti ho dato in pasto alla morte. Sono io, guardatemi prima di uscire di qua. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:35.4pt"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;_     Io sono il tuo assassino -&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ti ho visto una sera al bar del Fico, non ti conosco, ma ho continuato a sognarti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-5678273345984137437?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/5678273345984137437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=5678273345984137437' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5678273345984137437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5678273345984137437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2010/05/sei-stesa-li.html' title='Sei stesa lì'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/S_9luadh5QI/AAAAAAAADAw/D_xaDCg8hxs/s72-c/Del+legno+e+dell%27acqua.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-7765172924863438858</id><published>2009-03-26T01:03:00.000-07:00</published><updated>2009-03-26T01:04:15.048-07:00</updated><title type='text'>Il suono del tamburo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sono davanti alla finestra di casa mia, guardo il fiume e i rami dei grandi alberi che mi sono davanti, ed è notte. Guardo fuori, e sprofondo in un rumore di tamburo.&lt;br /&gt;La sirena di un’ambulanza rinforza quel rumore che mi scaraventa  contemporaneamente in un altro luogo. Seduto su una panchina, di giorno, in un’altra città, in una piazza silenziosa, con poca gente che passa davanti a me, sotto un sole pesante, carico di tensione. Laggiù, nel buio della strada, sotto un lampione rotto e sbilenco guardo passare qualcuno. Si ferma, si gira, guarda verso la mia finestra, resta così, immobile e a lungo. Potresti essere tu, che t’infili nei miei sogni all’improvviso. T’insinui lì dove non dovresti essere. Il suono del tamburo non s’è azzittito, m’invade le tempie e m’inchioda a quella panchina, ordinandomi di non muovermi, di aspettare, perché quella figura notturna arriverà anche lì. E la piazza ora deserta la conosco, la riconosco. Seduto sulla panchina aspetto di rincontrare un’ansia così forte , capace di togliermi il respiro. Mi passa davanti un gatto, si ferma ad annusarmi, sembra conoscermi, gli piace il mio odore, sembra dirmi&lt;br /&gt;      -   Stai tranquillo, accadrà, mica sei qui per nulla-&lt;br /&gt;Un vecchio con il suo bastone, più affaticato di lui, fa un cenno di saluto, e quando mi è più vicino, mi parla come se mi avesse già visto, come se sapesse che io non sono di qui.&lt;br /&gt;-         Ci si torna volentieri, è l’aria di mare ! –&lt;br /&gt;Il mare è vicino, a soli due isolati da qui.  Mi guardo intorno,  il passaggio di qualche auto sonnolenta e le finestre delle case ancora chiuse, mi dicono che è probabilmente domenica ed è mattina presto. Di fronte a me un bar sta aprendo la sua saracinesca proprio ora.&lt;br /&gt;E il suono del tamburo, quel suono, lo stesso, è ricominciato da quando ho posato il mio piede sinistro sulla pensilina della stazione.  L’ultima volta che l’ho fatto, qualche mese fa, la stessa stazione scoppiava di gente. Tutta quella gente che adesso, guardando dalla finestra di casa mia e seduto su questa panchina, passa davanti a me. Li riconosco, li conto, tutti Uno per uno. Sciamavano dal treno assonnati ma con passo entusiasta, portavano bandiere e striscioni colorati, cantavano andando, dentro questa città, diretti verso codesta panchina. Li sento, anche se non li vedo, adesso sono fantasmi, avanzano a migliaia, si muovono al ritmo del tamburo che continua e continua nelle mie tempie. Vorrei alzarmi e andare via, non è stata una buona idea arrivare fino e qui. Ho paura di riconoscere le lancette dell’orologio che si muovono inesorabili, le vetrine dei negozi sfondate, l’asfalto violato, i semafori attoniti, sotto scioc, le fermate dell’autobus colpite da infarto, i cassonetti della mondezza ancora bloccati in una smorfia di dolore.&lt;br /&gt;Sono qui, fermo, trascinato da uno sguardo notturno e in cerca di aiuto. Quegli occhi, gli stessi, protetti da un casco scuro e una visiera, impenetrabili e nascosti, che hanno incrociato i miei nel mezzo dell’apocalisse proprio in questa piazza ora deserta dove io sono seduto, apparsi nel fumo e al suono delle sirene, fra gli scudi, gli stivali e le maschere antigas. Ti togli il casco e la maschera, hai caldo, vorresti forse strapparsi tutto via. I tuoi occhi feroci vorrebbero uscire dall’inferno, salire su un tram e tornarsene a casa, a guardare dal balcone il mare ed annusare il ridere del  vento. Ti guardo con stupore, asciugarti il sudore, ubriaco di canti, solo, nemico, padre, fratello. Mi guardi anche tu e, come guidato da un ordine dell’arcangelo della morte, il viso ti ridiventa di pietra lavica, il taglio della bocca riassume la posizione di bestia inferocita. E allora perché così è scritto, che la festa cominci. Casco, maschera, guanti, scudo. Ti perdi in una macchia scura e furiosa, spalla contro spalla, aspettando l’assalto. I signori del terrore, allo scadere del tempo, aspettando un segnale dell’inesorabile, pronti a far scorrere quanto più sangue si può, ad allagare di rosso una piazza, questa, ed una città intera, senza il bisogno di un motivo, solamente per rispondere a un ordine. Ora, e l’odio sia, e la carne e le ossa aperte, sventrate. I signori dell’orrore addosso ad una folla che non vuole ubbidire, che canta e ripete con la gola rivolta al cielo, per avere ancora una volta il coraggio. Della libertà. Della ragione. Tu, nel mezzo.&lt;br /&gt;Addosso ad uno studente biondo che non ce l’ha fatta a fuggire, un braccio piegato all’indietro, un colpo secco fra il naso e l’occhio, poi ancora addosso alla spina dorsale, e il mento, e il collo. Il ragazzo con i denti contro la durezza del marciapiede. Nessuna pietà hanno quelle maschere nere, nessuna. Ed è arrivata in un lampo nero anche la morte. Uno sparo, ch’è rimbalzato nel fumo . Uno sbaglio? Uno squarcio nella coscienza di chiunque è lì, dentro gli occhi di una città stordita. Fermatevi, ha urlato quello sparo, fermatevi tutti adesso. Ma gli assalti continuano, ed è allora che, fuggendo, ho rincontrato i tuoi occhi vestiti di scuro. Molto vicini, vicinissimi a me.Il rumore del tamburo mi fa pulsare le tempie.&lt;br /&gt;Ma tu non mi hai colpito, i miei denti si sono spezzati per la furia di un altro che mi è passato attraverso. Il tuo sguardo è già avanti, protetto da un’onda cattiva. Ho sputato sangue sull’asfalto e non ho interrotto neppure io la mia corsa, non avendo il tempo nemmeno di rispondermi. Forse sbaglio, ma i tuoi occhi li ho visti ancora bagnati di nausea, socchiusi dallo sforzo dei muscoli, non più consapevoli. Tuo figlio ti aspetta sicuramente a casa, sta chiedendo deve sei. Ma non dovevi andare a pesca ? Se hai un’amante, perché non vai da lei? Hai pensato cosa racconterai a tua madre di questa giornata? E se ti capiterà di uccidere?.&lt;br /&gt;E arriva la notte, l’inferno si vuole riposare, o forse ha deciso di deporre le armi. Basta così, ma qual è la strada per tornare verso casa ? Basta, preferisco sentirmi vicino al respiro degli altri e cominciare, ricordando, a dimenticarmi. &lt;br /&gt;Ma il sonno non fa a tempo ad arrivare, perché invece non è finita. L’apocalisse rientra quando l’orologio ha già deciso di metterci in salvo, sfonda le porte del nostro rifugio sicuro per completare il massacro. Uno dopo l’altro, protetti dagli scudi e le visiere nella mattanza definitiva. Sei tu, ci sei anche tu, ci sono ancora i suoi occhi pesanti. Tossisci, hai la nausea, lasci ad altri il lavoro dei diavoli. Ci guardiamo ancora. Aspetto con le mani davanti alla faccia il mio turno, e quando arriva tu sei già lontano. Non l’hai fatto, non hai potuto. Seduto sulla panchina mi tocco la cicatrice vicino alla tempia, ma non ho più intenzione di piangere e ne di maledire, ed è un puro caso se non sono morto, ma risento il bruciore della carne che si riapre. Il bar di fronte apre la sua saracinesca ed offre i suoi tavolini alla città che si risveglia. Mentre io rivivo i resti emozionali che non vogliono ancora tacere, dei sopravvissuti, che ancora tremano e ancora zoppicano, risento ancora il suono del tamburo, i manganelli che scuotono gli scudi trasparenti.&lt;br /&gt;Alla ragazzina con gli occhi di giada le hanno spaccato le costole a calci, il setto nasale del giovane medico pacifista, è andato in pezzi quando ancora era immerso nel sonno, e la striscia rosso sangue della giovane madre venuta da lontano vuole ancora accusare. E tanti, e tutti, intrappolati nella sicurezza traditrice di quella notte definitiva, mentre io sono seduto su questa panchina, stanno ancora urlando di rabbia e di dolore, e ancora sognano e ancora hanno paura di svegliarsi vittime impalate o crocifisse.&lt;br /&gt;I tuoi occhi hanno visto , ma non hanno voluto infierire, non sono riusciti a ridere, ne  a urlare, nemmeno un insulto, o il disprezzo.  Perché non mi hai voluto colpire? E dove ti trovi adesso? A cosa pensi e cosa stai facendo? Sei riuscito a dormire? Hai già dimenticato? Sei già uscito di casa ad annusare il mare? Hai provato a sorridere? Come puoi ancora farlo? Hai salutato già il giornalaio e il tuo amico postino ? Colpo dopo colpo, hai già cancellato tutto? E i tuoi occhi ricordano me?. Dimmi, come fai a respirare?. Non ti resta che un anonimo bar, con lo sguardo piantato per terra, sperando in un tempo distratto, oppure a te assolutamente disinteressato.&lt;br /&gt;Ho incrociato ancora i tuoi occhi quella notte, io e gli altri, siamo dovuti passare fra due file di gendarmi dell’apocalisse, e siamo stati ancora e ancora picchiati, fino a non poterne più, ad occhi chiusi, sperando che l’orrendo e ingiusto sogno si esaurisse presto, comandato da un miracolo di un Cristo scandalizzato e furioso.&lt;br /&gt;La ragazza accanto a me, prima di me, era caduta in terra e più non si muoveva. Non era morta, ma aspettava di esserlo. Ma gli scarponi neri hanno continuato a pestare sulla faccia, fino a sgretolarle gli zigomi. Piangere non serviva, urlare non serviva nemmeno supplicare. E grandi macchie di sangue scuro raccontavano il resto. Poi un pugno alla bocca dello stomaco e il buio.&lt;br /&gt;Non sono qui, adesso mi sveglierò nel mio letto, dolorante si, ma per la posizione sbagliata. I tuoi occhi si sono girati dall’altra parte, sei uscito dalla fila, forse per vomitare, per tentare la fuga, per distruggere questa pagina.  Ti avvicini di più, adesso sei sotto il mio portone, guardi in alto e mi cerchi, mi sembra di vederti alzare una mano in cenno di saluto. Poi appari dalla strada di fronte, passi davanti alla panchina che mi tiene inchiodato, strascichi un piede e guardi per terra. Ti giri, sei tu, sono proprio i tuoi occhi. Il suono del tamburo si fa più forte, più forte dentro di me quello sbattere sugli scudi. Entri nel bar.&lt;br /&gt;Ed è allora che le mie gambe si muovono, issano a forza il tronco, che certamente non vuole, che proprio non vorrebbe saperne, e passo dopo passo mi fanno attraversare la strada, quella strada dove ancora mille fantasmi continuano a combattersi, e mi costringono ad entrare impaurito. Ordino un caffè, pronto a fuggire via. Sei lì, accanto a me, chiediamo tutti e due aiuto al bancone. Fai un grande sforzo per guardarmi ancora una volta, hai due birre davanti, una è per me.&lt;br /&gt;-         Scusami –&lt;br /&gt;Mi dici e vai a sederti sulla mia panchina con la bottiglia in mano. Siamo restati lì, a bere insieme, in silenzio. Il suono del tamburo, lo sbattere sugli scudi è finalmente cessato. A questa città il bel nome di “Genova”.&lt;br /&gt;Ti allontani dalla mia finestra e scompari lungo il fiume, per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-7765172924863438858?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/7765172924863438858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=7765172924863438858' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7765172924863438858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7765172924863438858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2009/03/il-suono-del-tamburo.html' title='Il suono del tamburo'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-1537081998795522877</id><published>2009-03-20T06:48:00.001-07:00</published><updated>2009-03-20T06:48:44.257-07:00</updated><title type='text'>Due metri più in là</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Buon giorno mondo.&lt;br /&gt;Anche questa mattina mi capita di mandare giù cinque di troppo di quel liquido atroce e miracoloso del quale mi trovo per caso ad abusare per generici guai della mia testa, a me non chiari. Mai perfettamente. Irrinunciabili guai. Ma no, nei bicchieri non c’è mica niente, sono costretto a sceneggiarmi per illudermi di potere ancora picchiare il mio fegato, che invece s’è arreso. E quindi faccio finta, per avere ancora certe visioni idilliache, per sorridermi e per guardare con tenerezza il mio bel mondo in preda ai conati. Alcolisti anonimi? Ma no, faccio da me, che me la posso cavare meglio.&lt;br /&gt;Ed è così, rimbambito così, ridicolmente fasullo, col sedere incollato ad una sedia sbilenca e davanti a un tavolino massacrato, in un bar invisibile, che mi accorgo, due metri più in là, assolutamente per caso, di un accennato sorriso di passaggio, un lampo, un’incursione. E allora, visto che funziona, prendo un altro bicchiere in prestito, vuoto, asciutto, ma profumato di beata disperazione. Lo rubo al vicino.&lt;br /&gt;Apro e chiudo gli occhi. Il sorriso è stato ingoiato da un autobus pieno di pance rumorose, di menti aguzzi, gomiti ruvidi, vene varicose, foruncoli, peli su peli, pettorali fieri di se stessi, di ginocchia ostinate, piedi piatti, nasi oramai irrimediabilmente vecchi, caviglie troppo grandi e veramente affaticate, volti butterati perché si sono grattati da piccoli. Non si tratta dell’autobus, è il purgatorio. Sono le mie interiora che ballano. Sono io che navigo nella strafattezza virtuale. Funziona. Prendo il bicchiere vuoto , succhiato e lercio e me lo appiccico alle labbra. E quella che mi appare adesso è addirittura una gamba mozzata, così, di netto subito sotto il ginocchio, e una mano tesa, e centinaia di mani. Chiedono da mangiare, se lo contendono, discutono, se le danno, infuriate si richiudono, si abbandonano e sembra che muoiono. Si frugano, si appendono, prendono e continuano ad indicare, s’incamminano e cercano.&lt;br /&gt;Due soli metri più in là, da quel tavolino lurido, ascolto adesso voci sconosciute che galleggiano sull’asfalto bagnato, annodate le une con le altre, scorrono via con l’urina. Voci impregnate di fogna. E quelle  rughe insidiose vogliono per forza raccontare maledette storie, storie che ho respirato inconsapevole, che non avrei mai voluto ascoltare, .storie vere ed inverosimili per dispetto, solamente per farmi paura. Soltanto due metri più in là dove la fortuna non riesce ad arrivare, si apre la mia voragine, esattamente al centro della strada, al centro di un giorno assolato e assoluto, imprevisto, splendente, dal cuore pulsante, ventoso e aspro, questo giorno preciso, magari un venerdì. Proprio un maledetto venerdì.&lt;br /&gt;Con le scarpe ch’erano state marroni, la cravatta lenta e la barba ispida e cresciuta a casaccio, le mani indecise, storte, callose e sudate, con gli occhiali sporchi e il cappello. Stando seduto posso vederlo, è steso sul ponte, a dormire, a sognare l’inizio e la fine di altro, immerso completamente nel suo destino già scritto, di melma marrone. Una schifezza di meraviglioso destino fatto di distillato di suola di scarpe. E la gente gli è sopra.&lt;br /&gt;Poi due metri più in là compare una bicicletta, e una serie più lunga di starnuti, e due file di nasi, e un fianco arrogante, che non si ferma e non ascolta mai. Uno sputo malato e giallo a pochi passi dal cappello. E dal cappello la bella musica di un violino, che è laggiù, sul gretto del fiume, che ancora vuol farsi sentire, che accusa, ma ancora non vuole morire.&lt;br /&gt;Due metri più in là, nel buio, dietro un portone, nella solitudine di un gabinetto, sotto un tetto e nella fessura di una pietra, nell’angolo di un pensiero scassato e maligno, nel palmo di quella mano che vuole passare inosservata, sulle scale, insieme alla sua colpa. Io, lui, con lo stomaco vuoto e dolorante, con il suo occhio che non ha mai smesso di cercare, con il latte scaduto e l’unico pensiero valido ch’è andato perduto durante il cammino, scivolato e calpestato, rincorso da un cane e a seguire sotto una ruota di un cervello distratto. Raccolto, ingoiato e rigurgitato da un ubriaco e due amanti distratti, che ancora di amarsi non hanno capito.&lt;br /&gt;Resto seduto e continuo a guardare. E come mai adesso quello che resta del pensiero giace malridotto nel letto di un ospedale ed è preda succulenta dei camici bianchi ? Come mai quel pensiero è così stanco e intende smettere di lottare? Niente affatto, deve continuare, aspetta la sua ultima carta vincente. E la trova ancora una volta a due passi da me, declama i sui versi e si veste di stracci e non si preoccupa  del coltello, se il freddo tenterà di ucciderlo, se la fame deciderà che questo è il suo ultimo giorno.  Ma in un momento di grande silenzio il pensiero scopre all’improvviso di poter volare, mi invita a provarci, non aspetta la mia risposta, mi prende, mi trascina e via.&lt;br /&gt;Ed è così, che due metri più in là di questo bar invisibile, mi guardo infilato nell’acqua del fiume sacro, fianco a fianco di un’umanità impegnata a purificarsi, mentre accanto bruciano i cadaveri galleggianti su pile di legno e vagano le carcasse degli animali. Anche i miei escrementi, ma non solo i miei. Il pensiero m’invita a girarmi e fissare meglio la mia attenzione su un vecchio magro e nudo, un vecchio  Gesù,  che sulla riva si sta impegnando a morire beatamente, con la pancia scavata e gli occhi perduti in tutta quella folla a bagnomaria. Sorride aspettando che la sua fontanella si riapra e ne esca l’essenza. E tutta quella folla non se ne cura per niente.&lt;br /&gt;Ma all’improvviso tutti insieme di qualcosa si accorgono, escono dall’acqua, dal fondo e dalla superficie, uniti e stretti, a migliaia in una indistinguibile direzione. A due passi da me, gli scoppi, i lampi, le urla e i brandelli, così ancora in ordine invertito. Lassù, sulla collina, come nel quinto bicchiere vuoto, l’odio si compie e cresce su se stesso. E continua a sparare, dimenticando in fretta il suo perché. E tutte quelle croci, e quella fila infinita di maschere, e tutto quel diabolico rumore, e la bava bugiarda degli incantatori, e le fauci spalancate di cosce lucide e sederi perfetti, e i finti pentimenti e le manomissioni. E la spietata crudeltà della bellezza.  Tutto quanto a due metri da me, in processione sul marciapiede&lt;br /&gt;-Ne vuoi un altro?-&lt;br /&gt;Mi domanda  il barista.&lt;br /&gt;- Pieno? –&lt;br /&gt;Si, rivorrei la mia stupidità alcolizzata, anche in un unico e solitario sorso.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-1537081998795522877?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/1537081998795522877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=1537081998795522877' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1537081998795522877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1537081998795522877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2009/03/due-metri-piu-in-la.html' title='Due metri più in là'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-2124836370432638730</id><published>2009-03-20T06:42:00.001-07:00</published><updated>2009-03-20T06:42:58.976-07:00</updated><title type='text'>Nodi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ogni tanto decidi di punirmi per colpe misteriose che non riesco a decifrare. Ti siedi davanti a me, davanti alla finestra, quando il sole è diretto e ci colpisce ambedue in pieno e ti esibisci in un meticoloso lavoro all’uncinetto. Ogni tanto alzi gli occhi verso di me. Quell’uncino che annoda e unisce veloce e sicuro mi fa male, quasi mi strozza osservarlo. Allora mi alzo, ma l’effetto nefasto continua, la gola si chiude, mi lacrimano gli occhi, i pensieri si spezzano.&lt;br /&gt;Vorrei dirti di smettere, ma non riesco a parlare. Interrompi il tuo lavoro solamente quando mi senti tossire prima e poi vomitare nel gabinetto. Se e quando mi azzardo a chiederti spiegazioni circa questa curiosa concomitanza, mi guardi come se fossi uno svitato, uno in cerca di rogne e pretesti. Non rispondi, oppure guardi il tuo lavoro ad uncinetto riposto momentaneamente in un cestino.&lt;br /&gt;Alcune volte ho pensato, fantasticando, che la responsabilità potesse non essere tua e di quell’uncino, ma invece del lago, al quale non riesco ad adattarmi.&lt;br /&gt;Però una sera sei uscita da casa e, nonostante fossimo in inverno, ti ho vista attraversare la strada, parlare a lungo con un pescatore, la cui barca è sempre ferma qui davanti, dopo di chè ti sei immersa. E sei ricomparsa all’alba. Sono quasi sicuro di quello che dico, hai aperto la porta di casa fradicia, con i resti di un’alga scura fra i capelli. Ho tentato di chiedere invano.&lt;br /&gt;Adesso sono seduto su una panchina in faccia al lago, guardo la sua acqua lucida e ferma e un nodo alla gola che riconoscere non so mi opprima. Tutto mi passa davanti e tutto mi scorre dietro ed io resto attonito, unito al legno malfermo della panchina.&lt;br /&gt;I gabbiani schiamazzano nel tentativo dispettoso di svegliarmi dall’insolito sopore. Un albero di tiglio sta pensando il modo migliore per togliermi dall’incantesimo Da quanto tempo? Da giorni.&lt;br /&gt;Passa una bicicletta a brucia pelo da un mio piede, che non si muove, che non reagisce, un cane si ferma e mi annusa, vuole cacarmi addosso e così sia, io non resto fermo, come legato, e nemmeno lo guardo. Lui si aggiusta sicuro e la fa. Dove sei tu?&lt;br /&gt;Accanto a me un pensiero vomitato sulla panchina si sta ormai seccando, è lì abbandonato, inservibile, muto, dello stesso colore e consistenza di un verme.  Un secondo pensiero sta colando dal lato sinistro della bocca, è un avanzo di vita, una digressione personale ormai inservibile, materiale di scarto. Il nodo alla gola scende fra le mie mani e si materializza in un mozzicone di corda. E’ un nodo a otto, adesso si presenta così.&lt;br /&gt;Mi stai forse guardando dalla finestra? Potrei forse chiederti scusa, di cosa non so. E vedere se poi starò meglio.&lt;br /&gt;L’acqua del lago decide di cambiare il suo colore, riflette su di me la mia incertezza. Il nodo ha voglia di giocare, è privo di spina dorsale, è scaltro quanto basta. E’ un nodo da “Ormeggio” che le mie mani, a dispetto di me, si divertono a fare, anche se non guardo lo so. Mentre due bambini mi scaraventano il pallone addosso ad un orecchio, le mani sciolgono e si esibiscono ancora in un nodo a bandiera, che ancora si trasforma, da solo, senza l’intervento delle mie dita, e seguendo gli umori di una nuvola nera, nel nodo da “Berretto turco” e in quello “Parlato”. Allora sono io il mele di me stesso. Continuo a guardare l’acqua e non mi accorgo che mi sono alzato dalla panchina, che quel mozzicone di corda annodata adesso nel nodo “Costrittore”, mi trascina verso il lago a pochi passi distante da me.&lt;br /&gt;E arriva finalmente lei, portando con se le varianti e una troppo breve descrizione di una teoria generale. Prova, rilancia. Ma decisamente è in ritardo.&lt;br /&gt;-  Eccomi qua, sono arrivata in tempo? –&lt;br /&gt;Il tiro alla fune vuole fare, vuole tirarmi in dietro, vuole riaprire il discorso, offrirmi la salvezza di una nuova equazione. Ma il nodo da pescatore e il cappio hanno stretto il mio collo e mi trascinano giù, non intendono ascoltare altre ragioni. Vogliono evitare inutili ripensamenti, e il fondo del lago è parecchio che m’aspetta e mi chiama, ha quasi perso sia la pazienza che la speranza. E’ ormai stanco di mettere in piedi tutto quel teatro di colori e stagioni. Adesso è fatta ed io sono giù.&lt;br /&gt;Il pescatore e la sua barca mi osservano senza fiatare.&lt;br /&gt;-  Va bene, se la metti così ho altro da fare, ciao -&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-2124836370432638730?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/2124836370432638730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=2124836370432638730' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2124836370432638730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2124836370432638730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2009/03/nodi.html' title='Nodi'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-4418026587641966868</id><published>2008-12-13T23:09:00.000-08:00</published><updated>2008-12-13T23:13:14.798-08:00</updated><title type='text'>La tua strada</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SUSx8s1sx3I/AAAAAAAAC0M/FaQ3nwq0meo/s1600-h/pensieri+proibiti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5279540319571724146" style="WIDTH: 284px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SUSx8s1sx3I/AAAAAAAAC0M/FaQ3nwq0meo/s400/pensieri+proibiti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il giorno dopo leggo la tua storia sul giornale.&lt;br /&gt;Hai la faccia nera come la pece. Sei arrivato dal paese dei serpenti e gli scorpioni, dove un vento caldo si alza all’improvviso e ti riempie la faccia di sabbia. C’è poca acqua e le mosche infieriscono sugli occhi dei bambini, i bambini che hanno gli occhi troppo grandi per le loro facce. Lì, fra la polvere e l’arsura, animali ed uomini condividono lo stesso destino e le stesse malattie, le pance sono gonfie come otri in corpi troppo magri e rassegnati a vivere sotto tetti di fango. Ma i sacrifici di tua madre e una debole speranza nascosta sotto un vecchio tegame e un foglio di giornale dimenticato da un missionario di passaggio, ti ha messo in cammino verso il mare. E la tua volontà è aumentata ad ogni passo verso un sogno comparso come un fasullo miraggio dall’occidente, lì dove uomini e metalli luccicano, indossano bei vestiti, studiano sorridono e leggono, guidano e comprano, guardano la televisione, lavorano.&lt;br /&gt;Al tuo villaggio tutti ti hanno regalato qualcosa perché tu possa camminare fino alla costa e riuscire a imbarcarti ed arrivare vivo dove la vita è un’altra cosa, lì dove una leggenda può prendere forma. Sulla costa, sulla riva del mare ci sono ad attenderti i tuoi fratelli disperati che guardano terrorizzati le onde come l’inizio di un viaggio impossibile. Tu non sai nuotare tu chiudi gli occhi e t’infili fra centinaia di gambe. Le gole che non mangiano da giorni, la braccia e le mani che si aggrappano le une alle altre per avere una speranza in più, perché la vita migliore dev’essere dove comincia l’altra parte del mondo.&lt;br /&gt;Ma il mare non vuole, picchia più forte e la barca potrebbe affondare. Tu non sai nuotare e appena l’occidente si avvicina di più e si può finalmente vedere, i tuoi fratelli giacciono senza più forze incollati insieme, qualcuno è già passato dal sonno alla morte e la barca affonda. Ti aggrappi, chiami, preghi, rivedi dentro l’acqua i tuoi fratelli e la piccola capra nera, il tuo amico albero, il lungo bastone di tuo padre, quella canzone che cantavi per riempire i silenzi. Accanto a te qualcosa galleggia ancora. Qualcuno. Un braccio, una schiena, una scarpa. Tua madre ti guarda nell’acqua scura. Sfinito, stai per chiudere gli occhi.&lt;br /&gt;Ma l’occidente arriva con un grande uccello meccanico e un rumore assodante. Ti ripescano, ti tirano su, ti mettono in fila e nemmeno si accorgono del tuo sorriso riconoscente per l’avvenuta resurrezione. Ti lavano e disinfettano, ti chiedono in una lingua che non riesci a decifrare. Ti spingono oltre un cancello e richiudono. Sei dunque arrivato in Paradiso.&lt;br /&gt;Ma di quale Paradiso si tratta ? Qui non c’è traccia del ricco e generoso occidente raccontato sul tuo foglio di giornale. Questa è una prigione e le facce dei tuoi fratelli sono appiccicate alle sbarre sgomente. Corpi su corpi si respirano addosso ammucchiati e galleggianti sui loro personali rifiuti organici. Feci e urina addosso e accanto a te, animale scomodo, ingombrante ed orribile sputacchio scuro da sputare via.&lt;br /&gt;Ma questa non può essere la tua storia, c’è uno sbaglio, sei finito all’inferno, sei prigioniero, sei niente di niente, il tuo nome non serve e non c’è nulla che tu possa dire. L’occidente ti ha salvato per farti reietto.&lt;br /&gt;L’occidente ha schifo di te. Puoi mangiare e pisciare, puoi attendere, se ci riesci. Ma pensare è inutile e fa male perché sei schiavo, sei una merda qualunque. Fuggire dall’inferno è l’unica cosa ragionevole che ti resta da fare, ma non puoi ritornare a casa, nella tua casa di fango senza nulla riportare indietro, con addosso soltanto l’umiliante fagotto della sconfitta.&lt;br /&gt;E dal fetore nasce una canzone che ti da ancora forza nelle caviglie. Una cantilena che ti parla di fuga, che ti dice che forse l’inferno va visitato tutto, fino a raggiungere il cancello, l’uscita, che forze la ferocia dispone ancora di un granello di commozione oppure di una qualche apertura distratta.&lt;br /&gt;Mangia, bevi, e poi si vedrà, che all’improvviso hai saputo che ti portano altrove. In un’altrove dove le sbarre non sono poi così fitte e i tuoi salvatori hanno altro a cui pensare, guardano a nord, si grattano, pensano ai regali di Natale, soffrono di emorroidi, s’interrogano e non sanno rispondere, lucidano la macchina nuova e si ritrovano alle prese col l’assenza del dubbio, ch’è più grave, ch’è cancerosa.&lt;br /&gt;Arrivi in una grande stanza dove le voci sono dei vivi, dove la vita ricomincia timidamente a pulsare all’altezza delle ginocchia. Ecco quello che ti rimane da fare, ecco che puoi tentare, ecco l’unico sogno che si rivela possibile. Fuggire. Fuggire per cercare il coraggio, il perché, ed il necessario per tornare a casa portando qualcosa, anche solo una briciola di nuova speranza.&lt;br /&gt;Un regalo per quella baracca di fango dove sei cresciuto.&lt;br /&gt;Così, un altro tuo fratello, più alto e più magro e con gli occhi di fuoco, ti prende per mano e ti invita a correre, ad occhi chiusi per non trovarti faccia a faccia con la paura.&lt;br /&gt;Correte insieme attraverso le strade fradice di pioggia e i marciapiedi pieni di gente e negozi colorati, sfidate così l’aggressività del metallo senza cervello, dormite nel buio umido, sotto i cavalcavia, in compagnia dei vostri fratelli topi. Continuate a camminare attraverso. La città non si volta nemmeno a guardare, ti lascia passare invisibile e il tuo compagno di fuga si perde ad un incrocio.&lt;br /&gt;Il semaforo diventa rosso, freno, mi fermo, attendo, ed è allora che ti vedo con un secchio di acqua e sapone che mi chiedi sorridendo il permesso di pulire il vetro della mia automobile.&lt;br /&gt;Sorridi ma hai le mascelle serrate per la fame e per il freddo, il freddo al quale non ti riesci ad abituare. Ti volti a guardare in dietro perché sai bene che per quel semaforo non hai chiesto il permesso, perché ti possono rimettere le catene, perché è importante per te rimanere invisibile. Sorridi e mi dici che ti servono i soldi per ritornare nella tua terra di scorpioni e serpenti, da tuo padre e tua madre, dal tuo albero e dalla tua capra. Io frugo nelle tasche. Qualcuno ti insulta, e allora i tuoi denti senza controllo si spalancano come quelli del leone. Urli qualcosa anche tu. Non sei più invisibile e ti senti in pericolo.&lt;br /&gt;Colpo su colpo crolli in un lago di sangue sul vetro che mi volevi pulire ed io assisto al tuo martirio ancora con la mano dentro la tasca in cerca di monete. Ti stanno uccidendo ed io rimango seduto impietrito e protetto dentro il mio io. La tua faccia spiaccicata e maciullata, scivola giù e crolla sull’asfalto, il semaforo diventa verde e tutto si allontana, compresi i tuoi assassini. Rimaniamo soli. Scendo dalla macchina e tremando dalla vergogna, una vergogna avvolta dal tanfo forte della vigliaccheria, prendo il secchio rimasto in terra e pulisco singhiozzando il tuo sangue dal vetro. Il semaforo è verde ed il traffico cittadino ci passa affianco e non intende fermarsi.&lt;br /&gt;Addio fratello, perdonami. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-4418026587641966868?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/4418026587641966868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=4418026587641966868' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4418026587641966868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4418026587641966868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/12/la-tua-strada.html' title='La tua strada'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SUSx8s1sx3I/AAAAAAAAC0M/FaQ3nwq0meo/s72-c/pensieri+proibiti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-9031389768079124427</id><published>2008-11-26T00:46:00.001-08:00</published><updated>2008-11-26T00:49:08.894-08:00</updated><title type='text'>Una vita esemplare</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SS0NYTI1nFI/AAAAAAAACbE/z9_nUqFfU30/s1600-h/il+luogo+geometrico.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272885449826081874" style="WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 330px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SS0NYTI1nFI/AAAAAAAACbE/z9_nUqFfU30/s400/il+luogo+geometrico.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dormo sul fianco sinistro e, prima di addormentarmi, faccio un elenco dei sogni da fare.&lt;br /&gt;Ti stringo la mano e ti parlo più piano, così tu puoi decidere se è il caso di impegnarti in un amplesso, non devo importelo io, me l'ha detto il dottore. Io posso insistere solamente due volte a settimana ma prima dell'imbrunire, stringendoti troppo soltanto alla fine.&lt;br /&gt;Al mattino sarebbe meglio svegliarsi insieme, tutti e quattro gli occhi si dovrebbero aprire nello stesso preciso momento, in modo di rassicurare il cuore, il respiro e i piedi. Mi dicono testualmente ch'è meglio così. Ma se mi sveglio da solo è consigliabile che io mi prepari un accettabile pensiero del mattino, compatibile magari con le previsioni del tempo e con una visione progressista della vita. Perchè il mio prossimo è lì, fuori della porta.&lt;br /&gt;La colazione deve avvenire ottimista, in mutande, magari cantando, senza teina, senza caffeina e senza tabacco, ce l'ho scritto grande qui in cucina. Se cedo e quando, la malattia invaderà tutta la casa, rimbalzerà sulle pareti per poi ritornarmi addosso, per sporcarmi di nuovo e costringermi a rilavarmi la coscienza. Devo scrivere su un grande cartello, ha detto l'analista.&lt;br /&gt;Io ancora non ho ubbidito, io ancora ci sto pensando. Sono convinto che la disubbidienza mi rende più simpatico e umano. E inoltre non devo mangiare contraffatto, di questo ne sono convinto e affaticato, solo cibi genuini e sorridenti, possibilmente molto colorati, ma dove e come? Non devo pensare esagerato. Quanto esagerato ? Non devo drammatizzare me stesso, devo individuare un limite e poi abbassarlo, schiacciarlo ancora. Tutti i giorni alla stessa identica ora, in modo da farlo diventare un esercizio.&lt;br /&gt;Alle undici del mattino il momento dei desideri, sporchi e cattivi, belli e lucenti, a ruota libera e senza timore d’insozzare me stesso più del consentito, che tanto posso stare tranquillo il giudice e l’imputato sono sempre io. Come si raccomanda ogni volta il mio analista. Un paio di scarpe nuove, una camicia più bella, l'orologio, l'automobile, la casa, un nuovo e più brillante ottimismo, un pugno in faccia, un altro letto e altre natiche. Un amore assolutamente proibito, molto scabroso e assolutamente appagante. Ma nemmeno per sogno, questi desideri non c'entrano nulla con la faccia che mi ritrovo. E quali allora? Quello delle undici, caro il mio analista è sempre uno spazio vuoto, ma non mi getterò nei casi irrisolti per questo. A proposito, desiderare di cambiarsi in un lupo si può?&lt;br /&gt;E' mezzogiorno, senza un soldo in tasca mi ritrovo a fare la fila per i biglietti della lotteria. La speranza fa bene. Se questa sera dovessi vincere come spenderei tutta la cifra enorme che non riesco nemmeno a pronunciare? E perchè la fortuna dovrebbe venire proprio da me? Il signore davanti a me nella fila sono sicuro che sta pensando la stessa cosa, ma di schedine se ne gioca tante, s'è messo in società con tutti quelli che lo stanno aspettando di fuori. Per non lasciarmi andare completamente nel vortice pericoloso della fortuna e la scaramanzia, adesso penso che quel signore si prenderà una coltellata da uno di loro se davvero dovesse vincere. Lo dico perché non riesco mai a fidarmi di quelli che aspettano fuori.&lt;br /&gt;Guardo i numeri della schedina e mi sento prigioniero, impigliato in un destino che non da scampo. Se fossi diventato qualcuno a quest'ora non mi sarei aggrappato ad una combinazione, al calcolo delle probabilità, a sperare nell'insperabile, a dare di matto davanti a gioco a premi. La mia vita aggrappata a un grumo di numeri, che poi mi faranno sicuramente il torto oltraggioso di non uscire. Se alla fine mi ritroverò degli scompensi, loro sarà la colpa. Quei numeri, gli stessi che mi aspettano sull'orologio in un conto alla rovescia anche fosforescente che non vuole fermarsi. I numeri che tentano sempre di spingermi in un vicolo cieco, quei numeri che mi raccontano sempre o di crisi di panico o di crisi epilettiche. Quei numeri che vogliono vincere sempre loro, ma non è detto che con me ce la possono fare. E per adesso, per pura irriverenza, li metto in disordine, provo a dare fastidio al solito numero dieci, lo sfido, mi dichiaro più forte. Il mio fedele analista m’ha sempre detto che ce la posso fare.&lt;br /&gt;E invece no, il dieci prende la rincorsa e sfonda all’altezza dell’ombellico. Entra dentro lacerando, spostando, rompendo e comincia a dare ordini, a cambiare le curve e la lunghezza degli intestini e a mettere fuori uso i pezzi molli che a suo giudizio non servono più. E’ inutile tentare la battaglia, il dieci da inizio alla diarrea. Sono anni che fa questo tutti i giorni, e l’unico modo che conosco per limitare il danno e lo scempio è fermarmi, stendermi, non accettare provocazioni, evitare il minimo gesto, non pensare ad un accadimento specifico, fare il morto a galla. Ed ecco che il numero dieci ordina alla diarrea di fermarsi, che s’è stufato di giocare, che lui ha fretta e non si può fermare, che infierire su di me non è più un divertimento, che semmai il divertimento è rimandato a domani. E il dieci esce fuori da me con violenza. Sono libero? Sì, ma sono in dietro, sì ma un po’ del mio respiro se né andato appresso a quel numero, il fegato ha voluto anche questa volta provare a seguirlo, e adesso è fuori, abbandonato sulle lenzuola e si sente smarrito. Tutti giorni è così, indietro, stanco, ma ancora salvo dalla micidiale aggressione della matematica.&lt;br /&gt;Sono le quattro del pomeriggio, cammino per sentirmi più giovane, per accorgermi dello scorrere del sangue, per misurare la sicura capienza ed elasticità dei polmoni, per la gioiosa consapevolezza di avere ancora due gambe capaci di sorreggere il mio divenire. Cammino per attraversare il mio mondo, per avere la certezza ch’è ancora mio, che il vento c’è ancora ed ancora esiste la pioggia e può bagnarmi. Cammino e mi rendo conto, dopo il centoventesimo passo che qualcosa non va come dovrebbe andare, il fianco destro mi tira e sento l’irresistibile bisogno d’inarcare il torace all’indietro e storcere il collo, così cinque volte di seguito, poi dieci, poi venti. Non è la prima volta, non è una sorpresa, però mi imbarazzo, perché adesso le contorsioni non smettono più. Il mio analista, sempre lui, mi aveva avvisato. - Potrebbe accadere un conflitto fra il tuo corpo e l’aria pulita, fra te e gli alberi circostanti, fra il vento ed il tuo corpo contaminato da tensioni che non sapevi di avere. Cerca di andare avanti, non ti fermare, accetta il confronto e continua senza alcuna vergogna –&lt;br /&gt;Eroicamente, così combinato, davanti agli occhi dell’intera natura e degli incuriositi viandanti, faccio ritorno a casa. Informerò sicuramente l’analista del mio coraggio.&lt;br /&gt;E’ sera finalmente, ed arriva di nuovo il momento di rapportarmi con i corpi del mio prossimo immaginario. Certi vaghi bisogni arrivano tutti insieme un’ora prima della cena, quando te ancora non hai varcato la mia porta.&lt;br /&gt;So bene che devo dare la mia disponibilità a qualsiasi voglia o fantasma che sia. So bene che sarebbe inutile resistere, o tentare di cambiare pensiero Mi lascio invadere senza pudori, senza considerare le vergogne del mio io assetato ma dolorosamente represso. Niente paura dunque, potrò dare sfogo a me stesso nel silenzio e nel segreto di un’immaginazione che ha il bisogno primario di esplodere. Da tutto posso farmi prendere e tutto posso prendere io, abbandonando temporaneamente e per fortuna la mia vita sotto dettatura e da compito in classe. Posso ora vedere le facce ed i corpi che più mi piacciono, posso cambiarli ed invertirli alla bisogna, prima del tuo arrivo, in solitudine. Ma ecco che tu decidi di anticipare, quando ancora mi trovo tutto quel marasma nell’anima e nella pancia. Mi saluti, mi sorridi, ti lavi e ti spogli, reclamando giustamente e sottovoce il momento tuo. Mi prendi di sorpresa e non mi resta che riversare tutto dentro di te inconsapevole. Ma, nel momento che succede il passaggio, l’immaginario diventa materia, diventa luridume, diventa tradimento, ti riempie. E il senso di colpa mi assale e tutta l’intera notte mi rimane.&lt;br /&gt;Il tuo anticipare, l’analista non lo aveva previsto. E nemmeno che tutto ciò si potesse ripetere ad intervalli regolari nei giorni a venire.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-9031389768079124427?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/9031389768079124427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=9031389768079124427' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/9031389768079124427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/9031389768079124427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/11/una-vita-esemplare.html' title='Una vita esemplare'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SS0NYTI1nFI/AAAAAAAACbE/z9_nUqFfU30/s72-c/il+luogo+geometrico.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-6155857870199246442</id><published>2008-10-18T09:53:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T09:55:44.792-07:00</updated><title type='text'>Suggestioni collettive</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SPoVAFoTRtI/AAAAAAAACMA/ZIlRnqoiWCc/s1600-h/trappole.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5258538606163871442" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SPoVAFoTRtI/AAAAAAAACMA/ZIlRnqoiWCc/s400/trappole.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una madre, una giovane madre caracolla giù dal balcone con i suoi due figli stretti fra le braccia, uno schianto unico e tre storie mozzate.&lt;br /&gt;Nessuno conosce i motivi di quel volo a capofitto, anche perché trattasi di madre esemplare e amorevole e sana di mente. Ma un tale di nome Giacomo, qualche ora prima della disgrazia, ha suonato alla porta della madre moritura, l’hanno visto andare via due minuti dopo il volo, soddisfatto e in vena di cantare.&lt;br /&gt;E chi ha salvato e dissuaso quel ragazzo sul ponte Garibaldi, quello che voleva assolutamente farsi un tragico bagno nell’acqua fetida e avvelenata del fiume. S’era fissato che voleva raggiungere le anguille. Chi gli ha offerto un appiglio e una birra e lo ha distratto con proposte oscene? Alcuni testimoni, tre barboni, due viandanti e due piccioni, affermano che è stato qualcuno che corrisponde alla descrizione di tale di nome Giacomo. Un eroe, con spudorato coraggio.&lt;br /&gt;Sfoglio il giornale e leggo di due uomini armati. Disinvolti ed eleganti, entrano verso mezzogiorno nell’ufficio delle poste e telegrafi di piazza Sant’Anastasia, la rapina non si svolge in modo incruento come previsto, l’unico colpo di pistola, sparato dall’agitazione e dall’inesperienza, trapassa il cervello di una vecchietta venuta a ritirare la sua pensione. Materia grigia sul pavimento delle poste e telegrafi.&lt;br /&gt;L’identità e l’aspetto di uno dei due rapinatori, lo sparatore, la carogna, corrisponde esattamente a quello del solito Giacomo onnipresente.&lt;br /&gt;Ma c’è un tale, dallo sguardo dolce e malinconico che tutti i pomeriggi alle tre, si siede sulla stessa panchina di Villa Borghese e sta lì fermo e quieto ad osservare il gioco dei bambini e il chiacchierio delle loro mamme e governanti.&lt;br /&gt;Si mostra divertito, appare inoffensivo, comunque dall’aria intelligente, ha tutti i suoi capelli per nulla tinti e indossa un maglione a vu, assolutamente signorile, legge il giornale, guarda, sorride, ammicca, pensa, si gratta, sospira, attende il tempo che ci vuole Poi si alza e se ne va con un’aria notevolmente più sollevata. Tutto questo dura da sei anni.&lt;br /&gt;Una delle madri allarmata lo ha riconosciuto, si tratta del suddetto Giacomo, sempre lui e sempre lo stesso che poi scompare come per incanto. Sarà pericoloso! sarà uno sbaglio! Sarà magica suggestione !.&lt;br /&gt;Probabilmente anzi sicuramente è lui il l’assassino del rapido delle sedici e trenta, colui che a quell’ora esatta, sale sui rapidi, segue le donne nel bagno e poi le scanna per pura noia esistenziale. Qualcuno l’ha visto uscire dal gabinetto del treno, veramente pentito, con il morale a terra. Sotto braccio stringeva un involto, la testa mozzata di una povera disgraziata, che poi ha abbandonato sul marciapiede della stazione, davanti al giornalaio. Quando ha comprato il giornale, il giornalaio ha visto le sue mani, quella sinistra aggraziata, forse di donna, quella di destra, di legno, segnata, brutale, un’arma, e poi un odore…un odore che non si può raccontare.&lt;br /&gt;Ma è anche vero che a quell’ora è stato visto prestare servizio come volontario in un centro di accoglienza per senzatetto, certo che si trattava di lui, volenteroso, ben disposto e generoso quanto serve e si deve. L’amico dei barboni lo chiamano, l’angelo custode dei disperati.. Trova ovunque e distribuisce coperte, vestiti, parole gentili e carezze, non un lampo di cattiveria negli occhi a volte neri, a volte verdi ed anche rossi.&lt;br /&gt;E poi, sempre lo stesso Giacomo ha difeso, ch’era notte fonda, una prostituta dalla violenza brutale del suo aguzzino. Sembra però che lei gli abbia visto una coda, o l’ombra di quella che poteva sembrare, lunga, come quelle di un rettile oppure di un topo. Ma insomma, allora non è un assassino? Dipende. Alla stessa ora, ma in un’altra città, lontana migliaia di chilometro con montagne, fiumi e mari di mezzo dei testimoni affermano di averlo visto affondare il coltello nel fianco un ignaro passante, poi perplessi l’hanno sentito esclamare che s’era sbagliato, voleva solamente abbracciarlo. Il suo prossimo, un fratello suo, come tanti nel mondo.Non c’era mica motivo di ucciderlo.&lt;br /&gt;Altri affermano, sono pronti a giurarlo che Giacomo sia un’anima candida e poetica, all’angolo di una strada del centro lo hanno visto e ascoltato suonare il suo sax e declamare bellissimi versi. Come può, lo stesso uomo urlare il suo disappunto contro la guerra in una città di oltreoceano e nello stesso momento sputare contro un pacifista incatenato? Come può uccidere ed amare con tanto trasporto la gente? Va predicando nei parchi pubblici la giustizia sociale e poi, in macchina, ubriaco, investire un ragazzo che esce da scuola. E’ scappato, non ha pagato per quello che ha fatto. Giacomo riesce a non pagare mai.&lt;br /&gt;Giacomo si è messo a fare politica, ha scelto i due partiti diametralmente opposti, due ideali irrimediabilmente lontani. I suoi ragionamenti si uccidono l’uno con l’altro. Giacomo predica e bestemmia, è detentore di un sorriso bellissimo e di un ghigno satanico, contemporanei e sovrapposti. Esiste davvero, non esiste affatto, è prigioniero ed ostaggio di se stesso, i suoi muscoli sono costretti a lottare l’uno contro l’altro. Lingua, zigomi, corde vocali, pensieri e sogni li immagino sconquassati da continue tempeste, da un crudele tiro alla fune.&lt;br /&gt;Quale coscienza può avere un simile essere? Oppure Giacomo non esiste, è solamente il risultato agghiacciante di una suggestione collettiva.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-6155857870199246442?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/6155857870199246442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=6155857870199246442' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/6155857870199246442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/6155857870199246442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/10/suggestioni-collettive.html' title='Suggestioni collettive'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SPoVAFoTRtI/AAAAAAAACMA/ZIlRnqoiWCc/s72-c/trappole.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-5776050392943186931</id><published>2008-10-15T08:26:00.000-07:00</published><updated>2008-10-15T08:28:39.551-07:00</updated><title type='text'>Il pomodoro</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SPYMDyOC6OI/AAAAAAAACJ8/4a013HE1erc/s1600-h/un+silenzio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257402874161457378" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SPYMDyOC6OI/AAAAAAAACJ8/4a013HE1erc/s400/un+silenzio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oggi è iniziato l’autunno. Oggi dovrebbero arrivare nuovi pensieri, ricordi migliori, la schiena più dritta e proponimenti più dinamici e vitali. Un’eredità, un nuovo lavoro, un portafoglio abbandonato e gonfio? Lo dico assonnato davanti a me stesso, lo dico alla mia stessa voce, lo infilo dentro all’alito fetido di una mattina presto. Lo affermo davanti alla fiamma del fornello della cucina che si sta per esaurire. Lo dico con la speranza che questa iniezione di intenti e speranze mi permettano e mi servano da stimolo per andare finalmente al bagno senza le solite sofferenze esistenziali. E poi basta con i soliti fessi pensieri.&lt;br /&gt;Ma L’inutilità del ferro da stiro è sempre al suo solito inquietante posto, le gocce di pioggia, l’attaccapanni e il pettine blu, il candelabro grande, l’odore di muffa, quel biscotto dimenticato, due paia di calzettoni bucati assolutamente, la solita giacca immettibile e lisa, troppo corta e fuori moda, il rasoio e l’asciugamano che m’ha regalato mia madre, la sedia a dondolo aggiustata troppe volte e molto demoralizzata. Quello che resta di un ombrello. Il cane, il mio vecchio cane senza un nome e senza un perché, nervoso ed inutilmente esigente, lo specchio di me. L’albero ghigliottina davanti alla finestra, la finestra e il lago bugiardamente azzurro, depresso per partito preso. La polvere e il ventilatore che non ha mai funzionato, il ventilatore e la polvere. La bicicletta messa lì dove non deve stare se la ride delle mie buone intenzioni, la scatola e il quadro sono chiusi e fermi dentro se stessi, il nascondiglio e la scopa resistono nella stessa malata e ostinata posizione di sempre. Nel sempre la porta di casa continua ad essere sconnessa, quella del bagno sono dieci anni che non c’è più, ma sono ancora visibili i segni della sua vita interrotta sul pavimento. La finestra per dispetto non si è mai voluta chiudere, il latte stagna sul fondo della bottiglia, e quella magra felicità scaduta e non recuperabile si ostina a dormire. La stufa tace e non vuole.&lt;br /&gt;Eppure al centro della testa passa la macchina di mio padre con l’autista, le mie scarpe lucide e nere e i pantaloni all’inglese con i bottoni di fianco, le estati interminabili nella villa al mare, la cameriera in divisa e la governante, i regali di Natale, l’applauso dei compleanni, la vasca dei pesci rossi in salotto, il sorriso austero della mia signora madre. Immagini che si fermano e che pulsano forte, che la mia testa si diverte ad inventare solamente per rendermi il più spiacevole possibile il soggiorno in questa dichiarata topaia.&lt;br /&gt;Tutto mi osserva immobile e delle mie buone intenzioni non ne vuole sapere. Appesi al soffitto ad imitare i pipistrelli, dondolano la dimestichezza perduta e quel rancore specifico ingiustificato e sconnesso, quello che è ancora prigioniero nella bocca dello stomaco. I resti dell’ambizione ammuffiscono e sporcano le pareti. L’occhio destro rimbalza addosso all’illustre e ridicola presenza del vaso da fiori più piccolo, quello che inaugurava il pomeriggio del mio primo contratto da scrittore. L’occhio destro della noncuranza, l’amore bagnato e la disillusione. L’inadeguatezza. Tanti i progetti con la luce di mezzogiorno, dentro un bicchiere e dentro un altro ancora, derisi e ammazzati col sopraggiungere dell’inquinato imbrunire e dall’aggressività della luce elettrica. Uno dopo l’altro i poveri resti delle mie idee geniali per sbarcare il lunario e strabordare nella notorietà, finiti nel cesso e scaricati, oppure vomitati sul marciapiede in un giorno di pioggia, o scomparsi dentro una vagina della quale non riesco a ricordarne il nome.&lt;br /&gt;La pasta scotta e l’insalata rimangono un patetico tentativo sconfitto. Quella macchia di vino che non se ne va, che ha ferito a morte la mia più bella camicia bianca. Quella macchia sta lì per svilirmi, per dirmi che di ottimismo adesso è inutile parlare, che non ci sono le basi e i presupposti.&lt;br /&gt;E allora apro l’armadio e conto a casaccio e da capo la stoffa di un tempo passato, una stoffa indurita come carta vetrata, che non vuole saperne dell’acqua. I conti non tornano, solo sagome che non riesco ne a datare ne a riconoscere.&lt;br /&gt;Allora è questo il momento di ricordare il sogno delle pillole rosse, quel sogno capace di fermarmi il cuore ed ogni avanzo di pudore. Una brusca frenata ed definitivo tracollo per scrollarmi le spalle e ricominciare da capo. Da quale capo? Ma le pillole rosse non hanno altri effetti che il riportarmi furbescamente a tutti gli aperitivi che mi tracanno facendo versacci osceni al futuro.&lt;br /&gt;E il futuro, e del futuro mi accorgo e lo vedo comparire sulla tovaglia di plastica usurata della mia cucina sempre depressa. Eccolo, un piatto dipinto a mano e scheggiato con un pomodoro appoggiato sopra. Un solo pomodoro, nemmeno tanto maturo, aggredito dalla luce della finestra, Un’opera d’arte casuale, la materializzazione di una voce che giù al portone, sempre verso le otto del mattino, racconta all’edificio della gravissima crisi economica che ci sta impoverendo. Fratello, se hai fame ecco qua, ingoiato il pomodoro, per oggi, e forse anche per domani hai chiuso. No, il pomodoro no, il pomodoro è il mio futuro, deve restare sul tavolo, così posso guardarlo e chiamare la fortuna, qualcos’altro da scrivere, una lotteria da vincere, un incontro di quelli risolutivi. Certo che ho fame, certo, ma questo sbaglio non lo devo fare. Anzi mi siedo che un rimasuglio di alcool m’è rimasto e ci parlo, e convinco il pomodoro a portarmi bene.&lt;br /&gt;Tracanno quel che c’è da tracannare, ingoio quanta più aria posso e mi concentro su quale tipo di fortuna posso sperare da questo pomodoro. Il mio cane sta lì che mi guarda come si guarda un fesso. Allora gli faccio vedere il pomodoro e provo a spiegargli del futuro sulla nostra tavola. Gli spiego e tracanno fino all’ultimo goccio. Prendo carta e penna e le avvicino all’ortaggio, in modo che l’intera notte si possano consultare su quello che avverrà, sul mio nuovo romanzo, sul nero su bianco che finalmente mi renderà famoso. Superstizione? Nella mia condizione rimane l’unico atteggiamento indispensabile. Saluto il mio cane dalla faccia delusa perché anche questa notte non ha niente da mangiare e dovrà urinare sul pavimento, e vado a dormire.&lt;br /&gt;E’ mattina e mi trascino in cucina, il pomodoro è scomparso e il piatto sbeccato giace assassinato e in mille pezzi sul pavimento. La finestra è aperta e il mio cane, ladro e traditore per necessità, col pomodoro nella pancia, s’è involato di sotto ad incontrare il suo futuro. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-5776050392943186931?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/5776050392943186931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=5776050392943186931' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5776050392943186931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5776050392943186931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/10/il-pomodoro.html' title='Il pomodoro'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SPYMDyOC6OI/AAAAAAAACJ8/4a013HE1erc/s72-c/un+silenzio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-5673675900371213886</id><published>2008-06-17T10:37:00.001-07:00</published><updated>2008-06-17T10:39:36.024-07:00</updated><title type='text'>Ti stavo osservando</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SFf2xQNm59I/AAAAAAAABis/1SI-uMPTwTA/s1600-h/di+latta,+di+plastica,+di+pietra.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212906419730704338" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SFf2xQNm59I/AAAAAAAABis/1SI-uMPTwTA/s400/di+latta,+di+plastica,+di+pietra.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sei lì, dritto in piedi, immobile, all’incrocio, a pochi passi dal semaforo, hai una mano affondata nella tasca, e nella tasca stringi qualcosa. Guardi la gente che passa dritta negli occhi. Ti urtano, passano veloci davanti e dietro di te, te che sembri essere di pietra, un pilastro, un’insegna, tutt’uno con la strada. Guardi il fiume di automobili che aspettano di riprendere la corsa al semaforo, senza nemmeno chiudere le palpebre degli occhi almeno una volta. Perché? Cosa avresti intenzione di fare ? Cosa stringi nella tua tasca destra? Quanto tempo ancora resisterai lì, impalato ?&lt;br /&gt;Io ti passo vicino, involontariamente ti urto un gomito, dopo qualche passo mi volto indietro, non capisco perché ritorno, incrocio un tuo occhio e qualcosa di orribile vedo.&lt;br /&gt;Non so se fuggire o se invece parlarti, se tentare di convincerti a rinunciare a quello che sicuramente hai in mente di fare. Riattraverso la strada, fra la gente che passa in due flussi contrari. Riprendo a osservarti a dovuta distanza.&lt;br /&gt;Sei sempre immobile, i tuoi occhi sembrano seguirmi, vuoi forse un aiuto da me, desideri che sia io a convincerti. Allora ti vengo incontro ancora, mi riavvicino accompagnato dal rumore assordante dei motori e dei passi. Hai la mano affondata ancora nella tasca dei pantaloni a stringere un lampo, il sangue che potrebbe scorrere a fiumi davanti a questo semaforo. Ti parlo adesso.&lt;br /&gt;- Scusami, sai dirmi, mi sono perduto, che posto è questo? –&lt;br /&gt;Non mi rispondi, mi guardi con occhi inanimati. Mi vuoi senz’altro dire che non potrò fermarti, perché oramai hai deciso, perché oramai uno schifoso destino ha deciso per te.&lt;br /&gt;Ed io non posso permettere che l’orrendo destino si compia, io che sto semplicemente tornando verso casa. Insisto allora, addirittura sorrido.&lt;br /&gt;- Aspetti qualcuno? Ma come fai a vedere in mezzo a questa folla? Lo so, aspettare non è affatto comodo, mette a disagio, innervosisce –&lt;br /&gt;Ma tu non vuoi muovere un muscolo, non ti sento il respiro, sei di gesso e sei messo lì chissà da quanto. Perché avrai deciso così, quale guaio tremendo? Quale irreparabile rancore? Ti vengo sotto con un altro sorriso e con una sicurezza agghiacciante in aggiunta.&lt;br /&gt;- Siccome è da tanto che aspetti, ti offendi se uno sconosciuto ti offre un caffè? Così parliamo dei fatti nostri magari, anch’io ce n’ho da dire perché questa vita non è affatto semplice –&lt;br /&gt;Succederà magari fra un attimo, la tua mano uscirà dalla tasca e tutta la strada urlerà di dolore.&lt;br /&gt;- Ce l’hai una famiglia? Magari lei se n’è andata? Insomma non ti vuole più ?Guarda che col silenzio mica risolvi niente –&lt;br /&gt;Il semaforo pedonale cambia di colore e un’altra carovana di gambe e di pance ci arriva addosso, ci sposta, mi allontana da te che barcolli, ma ti rimetti fermo. Per un attimo ti perdo, non ti vedo, mi sporgo per cercarti fra le teste e i cappelli. Eccoti spostato di un solo metro. Ci riprovo.&lt;br /&gt;- Allora scusami, facciamo due passi, camminiamo un po’insieme così ci aiutiamo a riflettere, così può darsi che desisti da quello che vuoi fare. Ne troverai un’altra questo è sicuro, ti rifarai una vita, questo è certo –&lt;br /&gt;Ci penso meglio e ti dico di più.&lt;br /&gt;- Oppure è il lavoro che hai perso? -&lt;br /&gt;I tuoi occhi adesso frugano in una fila di suore che sta attraversando la strada, la tua mano nella tasca si muove, cosa farà l’intero tuo braccio?&lt;br /&gt;- Ecco, guarda loro, loro in fondo se la cavano meglio-&lt;br /&gt;Resti fermo, infilato nel marciapiede, muto.&lt;br /&gt;.- Senti, stai forse pensando di esplodere? Guarda che le suore non c’entrano, e gli altri passanti sono tutti inoffensivi. Il tuo rancore è proprio irreparabile? Facciamo allora insieme colazione. Sei muto?–&lt;br /&gt;Non mi accorgo che ti parlo convulso, convinto come sono che è arrivato il momento. Non mi accorgo che mi sono aggrappato al tuo braccio. Non mi accorgo che mi ascoltano e si fermano dietro di me.&lt;br /&gt;- Per favore non farlo, non ne vale la pena, fai un respiro profondo e rinuncia, siamo fratelli tuoi, non lo fare –&lt;br /&gt;Un cane sbuca dall’angolo e ti ringhia. Due donne ti guardano minacciose, un pachiderma si fa strada fra la gente che ormai ci circonda.&lt;br /&gt;- Vorresti ammazzarci tutti? Vorresti che adesso ti diamo la benedizione ? Dacci quella pistola ch’è meglio –&lt;br /&gt;Il cane ti addenta una gamba, mi spingono via e tu scompari sotto il loro furore. La tua mano giustiziata non ha voluto lasciare un corno porta fortuna che ti tenevi in tasca. Un corno di corallo rosso sangue.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-5673675900371213886?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/5673675900371213886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=5673675900371213886' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5673675900371213886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5673675900371213886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/06/ti-stavo-osservando.html' title='Ti stavo osservando'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SFf2xQNm59I/AAAAAAAABis/1SI-uMPTwTA/s72-c/di+latta,+di+plastica,+di+pietra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-3924563163526886393</id><published>2008-06-04T07:56:00.000-07:00</published><updated>2008-06-07T07:35:01.800-07:00</updated><title type='text'>Corpo a corpo</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SEat-ShHpJI/AAAAAAAABik/ThLI7Sz-jxY/s1600-h/il+suo+posto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5208041304734803090" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SEat-ShHpJI/AAAAAAAABik/ThLI7Sz-jxY/s400/il+suo+posto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono ventiquattr’ore che ti aspetto. Ho cercato di domare il disordine, ho straordinariamente cambiato le lenzuola, le ho scelte nere, funeree, come piacciono a te. Ho riempito il cesto con la biancheria sporca, che di solito corre libera e felice per casa. Ho acquistato due candele, su tuo suggerimento e le ho messe in camera da letto, una dalla parte mia, altra vicino a te. Ho acceso tutti quanti i termosifoni, il camino e la temutissima stufa a gas, così, nuda, non potrai lamentarti del freddo. Ho anche appeso, fuori dell’uscio di casa, un messaggio di benvenuto. Ho fatto tutto questo sperando in una appassionante nottata.&lt;br /&gt;Non torni, ancora devo aspettare, accendo la musica, anzi ne metto altra a portata di mano, la preparo su misura per te. Il tempo ti oltrepassa, ed io mi infilo dentro a letto a immaginare, a studiarmi le posizioni e le tenerezze.&lt;br /&gt;Tiro in dentro la pancia, considero la mia età, mi passo una mano sulla barba per capire se punge, provo se i muscoli ci sono ancora. Mi rialzo perché mi accorgo di non avere l’esatto odore che piace a te. Meglio una doccia ennesima, meglio purificarmi l’alito ancora di più, meglio tagliarsi le unghie se il desiderio ti dovesse suggerire varianti inconsuete.&lt;br /&gt;Accendo il televisore, ma mi porta velocemente al torpore, la porta si apre finalmente ch’è già arrivata la notte. Eccoti qua, sei stanca, e come temevo nervosa, non vuoi parlare, non vuoi mangiare, hai insieme mal di testa e mal di schiena, un minaccioso progetto di dolore al braccio, e un mal di pancia di riserva.&lt;br /&gt;Anche stanotte il mio progetto appassionato lo devo rimandare?&lt;br /&gt;Adesso mi dici di volerti spogliare, ma prima mi srotoli i fatti e le tragedie, tutti quanti gli aneddoti della giornata finalmente passata, nomi, cognomi, fatti e misfatti. Parli e racconti guardando la porta, il pavimento e la crepa sul muro, il lampadario. Io, di nascosto, mi odoro le ascelle, mi è sembrato di sentire ancora l’odore del minestrone.&lt;br /&gt;Probabilmente il momento è arrivato, ti siedi sul bordo del letto e ti spogli, fai così per offrire ai miei occhi solamente la schiena, la tua schiena capace di farmi sognare per giorni. Ti avrò.&lt;br /&gt;Ma ti infili il pigiama, entri nel letto e ti abbracci le ginocchia. Così come farò ad averti?&lt;br /&gt;Decido di allungare comunque una mano e la tua schiena risponde che anche questa sera il dolore ci sta, risponde prontamente e ad alta voce. Ti giri a pancia all’aria e mi rimproveri del caldo esagerato e troppo secco. Mi alzo per raffreddare, mi sbrigo, il desiderio mi rigetta nel letto, e un’altra carezza, quasi per caso, calcolando e pregustandone le conseguenze. Hai una smorfia di orrore, le mie mani sono troppo fredde, ed anche i piedi. Perché mai sono uscito dal letto?.&lt;br /&gt;Mi scuso, dichiarando preventivamente che davvero ti amo. Ti fai uscire allora, in concomitanza, un secondo lamento, prolungato, ben modulato, tragico quanto basta. Ma io insisto e propongo, ti chiedo con esattezza di fare l’amore.&lt;br /&gt;Mentre mi espongo così ed ascolto che tu non hai per nulla risposto, sono però sicuro che al bagno ci devo riandare, solo per una questione emotiva, solo per prevenire un bisogno. Il gas va richiuso di nuovo e la porta di casa vuole un altro controllo.. Ecco che torno e ti sento russare.&lt;br /&gt;- Come, già dormi ? –&lt;br /&gt;- Ma no, pensavo –&lt;br /&gt;- A cosa? –&lt;br /&gt;- Nulla di nulla –&lt;br /&gt;Cerchi di riacchiappare uno sbadiglio ma non ci riesci, ed io sono più che deciso a non farmi scoraggiare.&lt;br /&gt;Ti ridico che ti amo tre volte di seguito e tu mi ricordi che non ho messo la sveglia. A ricordarmi che l’operazione più urgente e necessaria è quella di dormire. Quando ho finito di parlare con i numeri e i minuti tu giaci sfinita, immobile e girata dalla parte opposta, all’improvviso mi chiedi e capita così che mi riaccendi.&lt;br /&gt;- Mi massaggi la schiena? –&lt;br /&gt;Ecco l’invito, ecco l’occasione, ecco tutto il mio amore, ecco l’incontro emozionante, il desiderio risorto.&lt;br /&gt;- Più giù, dove c’è la ferita –&lt;br /&gt;Io ubbidisco, ma poi mi lascio trasportare, esulo dal mio compito, sconfino, il respiro mi tradisce e cambia, ti bacio un orecchio.&lt;br /&gt;-&lt;br /&gt;- Il solletico no ! –&lt;br /&gt;Ti contorci e ti richiudi, mi chiedi l’ora e questo non è un bel segno, è il segno che mi devo affrettare, le mie mani scorrono in giù e commettono il solito e imperdonabile errore.&lt;br /&gt;- Lo sai che non mi piace così ! Lo sai che m’imbarazzo così ! Lo sai che subito così non mi piace! –&lt;br /&gt;Ricomincio dal seno? Dal seno sembra che funzioni. Ti esclamo due volte e lo accetti, allora con una manovra furba e decisa ti sono sopra. Ma tu urli, che t’ho schiacciato un braccio, il braccio solito.&lt;br /&gt;- Ti ostini a pesarmi a sinistra, perché te la prendi sempre con questo povero braccio mio? Sono sei anni che lo fai, sembra che lo fai apposta –&lt;br /&gt;Insomma allora e mi levo e mi viene quasi da piangere, so bene che la mia solita manovra maldestra potrebbe evolversi in un processo nel cuore della notte, d'altronde è vero, sono sei anni che mi diffidi. Ti ho sempre promesso che prima o poi avrei cambiato posizione, ma la pigrizia, ma la cattiva abitudine, ma le strane esigenze del mio basso ventre.&lt;br /&gt;Però ho un buon repertorio di argomenti rassicuranti da esibire, quelli che nella maggior parte dei casi funzionano sempre. E’ notte inoltrata ed io provo ad appoggiare le mie labbra sulle tue. La tua lingua però non vuole sentire, si rifiuta di uscire allo scoperto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Lo sai che è sempre stato così, non mi piace baciare così, lo trovo imbarazzante. Ma tu non hai fatto uscire il cane ?-&lt;br /&gt;E’ vero, mi rialzo col freddo che mi stringe il sedere e spingo in fretta il cane furibondo fuori della porta.&lt;br /&gt;Quando torno a letto sei immobile, sembri assolutamente deceduta, non mi resta che dormire, oppure abbandonarmi al solito desiderio impersonale, senza uno specifico volto. Assopito in questa indecisione, le palpebre mi suggeriscono di tentare la sorte nel sogno.&lt;br /&gt;Ed è allora che mi accorgo di un dito su di me, leggero oltre che furtivo. Abile ed esperto, all’altezza del mio ombelico. Ci gira intorno, passeggia, si ferma a pensare, poi si rimette a danzare, leggero, inesorabile. Adesso cambia la sua traiettoria, punta verso il centro, affonda e sfonda, probabilmente tira via, svuota. Io mi dimeno, tento di impedirlo, ma mi ritrovo con le budella di fuori, ma ancora vivo, ma ancora cosciente.&lt;br /&gt;Ti vedo sorridere e sussurrare nel centro del buio.&lt;br /&gt;- Hai visto, sei contento, ti è piaciuto? Adesso fammi dormire però che è tardi -&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-3924563163526886393?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/3924563163526886393/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=3924563163526886393' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3924563163526886393'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3924563163526886393'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/06/cirpo-corpo.html' title='Corpo a corpo'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SEat-ShHpJI/AAAAAAAABik/ThLI7Sz-jxY/s72-c/il+suo+posto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-7890433817872681641</id><published>2008-05-01T14:20:00.001-07:00</published><updated>2008-05-01T14:25:32.302-07:00</updated><title type='text'>La voce</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SBo0qeFtrdI/AAAAAAAABbU/IKMXkYbOF6Y/s1600-h/ripensarci.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195523024361467346" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SBo0qeFtrdI/AAAAAAAABbU/IKMXkYbOF6Y/s400/ripensarci.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sto davanti alla finestra spalancata, nonostante il freddo invernale, guardo attraverso il buio. I lampi di un temporale che si sta avvicinando illuminano a giorno l’acqua del lago e la sua riva opposta.&lt;br /&gt;- Hai gli occhi conficcati nel buio da una buona mezz’ora, non senti il freddo? Chiudi questa finestra. Cosa ci trovi di così interessante in una notte così nera ? -&lt;br /&gt;No, il temporale lo vedo, le saette illuminano a giorno le case del paese che mi sta di fronte, sull’altra riva del lago. Qualcuno ha il camino acceso, un vecchio, in una casa in alto, guarda quello spettacolo pirotecnico e pensa, e ricorda un’altra di quelle notti di tanti anni prima. Posso vederlo e leggere le parole e le immagini della sua mente, nei dettagli. Altri due, nella casa accanto si stanno accoppiando, lo fanno in piedi, chiusi dentro al gabinetto, sono belli, sono bestiali. Più su, in una delle case più alte del paese, una ragazza è sotto le coperte, ma non dorme, piange. Si sente brutta, e davvero lo è. Adesso vedo quel vecchio che si è dovuto fermare per forza a due passi da casa. Si è fermato nel buio a urinare. La donna che indossa lo scialle marrone è alla finestra, guarda in mezzo al lago, guarda proprio verso di me e mi parla, mi dice che domani verrà e mi prenderà per mano, dice anche che è tanto che mi osserva mentre dormo.&lt;br /&gt;Ma la voce, dietro la mia spalla destra insiste che il temporale non c’è, che è notte fonda, che come al solito gioco ad inventare.&lt;br /&gt;La voce ha un alito da vecchio, i denti gialli, due lunghi peli che gli fuoriescono da una narice e l’unghia del mignolo destro lunga ed affilata. Indossa anche, per dispetto a me, che ne ho una pazza fobia, un maglione a collo alto di lana pesante e grezza. Basta questo per rendermela cordialmente antipatica. E indigesta. La voce non riesce nemmeno a specchiarsi, per pudore.&lt;br /&gt;Ed anche questa volta, come sempre, sono costretto alla ricerca frettolosa di una fantasia di rincalzo qualsiasi, per non accusare il solito gorgoglio mozzafiato all’altezza dello sterno.&lt;br /&gt;Rinuncio al mio spettacolo pirotecnico e chiudo la finestra, mi giro e e chiedo aiuto agli scaffali di ferro battuto e vimini, indispensabili per darmi man forte.&lt;br /&gt;Sugli scaffali mi aggrappo a libri e riviste accatastati a casaccio gli uni addosso agli altri, fili elettrici aggrovigliati, dischi, scatole di cartone sventrate e dimenticate, due bicchieri sporchi incastrati tra loro da anni. Titoli su titoli, un vecchio elenco telefonico oramai inservibile. In alto un porta candele di legno, accanto a lui un piccolo gufo di terracotta circondato da diversi pacchetti di sigarette vuoti, e poi matite, e poi penne, ed una copia, l’ultima rimasta di un libro che ho pubblicato molto tempo fa. La testa di mio padre spunta sotto ad un foglio di giornale orfano del suo resto. Guardo meglio e tutto si muove, m’invita, si ricompone e si scompone in un allegro chiasso sapientemente inconcludente. E la forza dell’immaginazione mi riempie di nuovo le vene.&lt;br /&gt;La voce adesso ricompare tuonante, m’invita a rendermi finalmente conto di quell’inutile pattume ormai inservibile, di quanto negativamente possa influire su di me, quando mi siedo accanto e tento di suddividere il tempo.&lt;br /&gt;Per liberarmi di quell’orribile contro canto mi aggrappo al prezioso quadro che vive e respira dietro di me, una contadina che addormenta suo figlio davanti al camino. Fin da piccolo mi è stato detto che questo quadro rappresentava me stesso, che quel bambino sono io…allora sento ancora ed ogni volta , le braccia di quella donna circondarmi la vita e sussurrarmi una ninnananna speciale.&lt;br /&gt;La voce adesso interviene ancora, è spazientita, costretta sempre a ripetere la stessa solfa.&lt;br /&gt;- Esci dal quadro, siamo alle solite, sai bene che è un falso, non è affatto prezioso e sai bene anche che quel bambino non puoi essere tu -&lt;br /&gt;E dal quadro mi tira via in malo modo, tanto che ci rimane una ferita aperta.&lt;br /&gt;Scendo le scale precipitosamente e per non ascoltare quello stillicidio negativo mi vado a chiudere nel solito ed affidabile gabinetto, giro la chiave e sono al sicuro. Qui dentro la mia immaginazione vola, è libera, non conosce pudori, è al riparo da qualsivoglia ingerenza, non mi devo difendere, non ho bisogno di giustificazioni, e posso fare a meno dei suoi suggerimenti.&lt;br /&gt;E soddisfatto mi siedo sul water deciso a volare, a prendermi questa ennesima vacanza. Ma lui sta dietro la porta, prova a girare la maniglia, mi chiede sghignazzando se per caso mi serve una mano.&lt;br /&gt;Per caso una mano già la posseggo. A voce alta mi ricorda che quel gabinetto è il più scomodo e il più angusto che io abbia mai posseduto, e poi fa freddo lì dentro e la luce è accecante, sembra di stare nel gabinetto della stazione. Ecco perché le mie masturbazioni alla fine risultano prive di un corpo, troppo veloci e senza la costruzione di una qualsiasi storia significativa. Insomma di un meccanicismo insipido e umiliante. Avessi almeno delle mattonelle di un colore accogliente e una vasca da bagno che si possa chiamare tale. Non funziona nemmeno sempre l’acqua calda. Insiste e vuole aprire, insiste e mi vuole sminuire, ridicolizzarmi, come sempre.&lt;br /&gt;Mi rivesto e ricordo l’aiuto che, ogni volta che ho chiesto, la camera da letto mi ha regalato, il grande quadro alla destra di me nel quale mi sono rifugiato ogni volta che il tempo è venuto a reclamare la sua tassa.&lt;br /&gt;Nel quadro una donna tiene stretta nella sua mano destra una bottiglia, nelle sinistra ha una sigaretta puntata verso il cielo, appoggia il suo gomito ad un vecchio televisore che accoglie nel suo interno un cielo sereno con qualche sporadica nuvola libera dall’acqua e dall’ira. Alle sue spalle fabbriche e ciminiere che mandano fuori un fumo rossiccio, denso, quasi solido, velenoso, e nell’aria, nello spazio in alto, un corpo nudo, più giovane ma privo della testa, fluttuante nel vuoto.&lt;br /&gt;La donna ha lo sguardo lontano, sperduto nella mia stanza ed oltre. Ho tutta l’intenzione di mettermi a viaggiare con lei, di guardare dove lei guarda, di perdermi nei suoi pensieri e scomparire dal contraddittorio che non ha nessuna intenzione di arrendersi.&lt;br /&gt;Mentre sto dentro il quadro solo ancora con metà del mio corpo, mi sento dire che in realtà quella donna mi ha sempre causato l’insonnia, che ho tentato per ben due volte di darla via, che le ho tirato addirittura un portacenere contro, e ch’è inutile adesso tutta quella commedia. Sono un ignobile bastardo e questo è un fatto. Sarebbe utile che adesso trovassi il coraggio di tagliare la tela.&lt;br /&gt;Basta, i miei sogni sono in pericolo, il mio volare rischia di avere delle ali fasulle. Dove sono le mie pietre? Ieri la camera straboccava di pietre, la loro energia mi fa battere il cuore forte, posso realmente viaggiare stringendole fra le mani, posso sentirmi parte integrante del fuoco che arde al disotto di me.&lt;br /&gt;Erano tante quelle pietre, mi dice lui, rimanendo seduto sul letto e senza nemmeno guardarmi. Erano troppe ed erano diventate una mania, un bisogno troppo forte. La maggior parte le ha gettate nel lago, depositate in un luogo più consono.&lt;br /&gt;La mia anima giace sott’acqua adesso. Ma adesso mi rimane ancora il Crocifisso d’avorio, il buddha che ride di lucido legno, le pipe sparse sul comodino. Tutto prima aveva una sua casuale ed artistica collocazione, tutto fino ad ora si spostava in balia del momento e dell’umore, tutto viaggiava con me, tutto significava un pezzetto del mio appagante marasma, oggetti vivi, oggetti pulsanti, oggetti come prolungamenti del mio indefinito, sofferente ma vivido pensiero e midollo. Innanzi a tutti la mia vecchia tromba, che adesso è nascosta e in punizione dietro la televisione. E il resto? Tutto subisce un nuovo ordine sconosciuto ed indigesto. Le pipe sono in fila lucide e pulite, senza più vita. Il crocifisso non guarda più l’immagine di Che Gue Vara, è in alto, è escluso, è solo. Il Che sorride solamente a se stesso. Il legno del buddha è lucidato a festa, l’usura degli anni e delle nostre chiacchierate è scomparsa in modo definitivo.&lt;br /&gt;E le fotografie che prima affollavano il davanzale dietro al mio letto, le immagini di una vita vissuta in straordinaria confusione? Dove sono? Non sento la loro voce.&lt;br /&gt;Lui me le indica senza parlare, chiuse e riposte in un cassetto, mute per sempre.&lt;br /&gt;Non mi resta altro che precipitarmi in cucina nella quale ha sempre vinto la casuale irresponsabilità, l’esaltazione dell’incompetenza, la teorizzazione dell’endemica distrazione.&lt;br /&gt;Ma mi ha preceduto, è lì che leva, analizza, scansa, butta in una grande busta nera formato famiglia.&lt;br /&gt;Cerco quindi di salvare il salvabile, ma anche la voce resiste, lui non vuole mollare.&lt;br /&gt;Ci litighiamo il grande pesce thaillandese sopra il camino, il gatto di bronzo ci cade per terra e va in mille pezzi, il servizio da tè giallo, già menomato in molte sue parti, salta per aria…soltanto il manico della teiera resta mio. La macchinetta del caffè mi scompare sotto gli occhi, così la scatola dei biscotti, così il cioccolato, così i pacchetti di sigarette vuoti, così i bicchieri perennemente sporchi. Dei piatti e bicchieri decorati, già martoriati negli anni ma da me inseparabili, non se ne salva nemmeno uno nella furia. La sedia a dondolo basculante la distrugge davanti agli occhi miei. E quando arriviamo a mettere le mani sulla gran confusione artistica del tavolo la rissa si mette a danzare frenetica.&lt;br /&gt;Urla sputazzando saliva.&lt;br /&gt;- Ecco come sei, sei come tutto questo ciarpame di pezzi di carta, tutto abbandoni qui sopra. Sei inconcludente, sei ammalato, vago, incapace, immaturo…fai pulizia una volta per tutte. Via, nella mondezza, ogni cosa !Devi avere il coraggio finalmente ! -&lt;br /&gt;Allora la mia fantasia, l’io trasgressore e creativo tango del pressapochismo, ha un guizzo decisivo. Una di quelle feroce che si fanno vedere solamente al finire, che però possono alla fine risolvere.&lt;br /&gt;Anche il vecchio che ho visto urinare nel buio dell’altra riva del lago, mi suggerisce di non esitare più.&lt;br /&gt;- Deciditi, adesso –&lt;br /&gt;Il temporale è arrivato, sopra di me i fuochi d’artificio impazzano.&lt;br /&gt;Lo acchiappo per la gola e lo trascino su, davanti alla finestra, la apro e lo spingo di fuori. L’incubo è interrotto, la storia ha un epilogo, la mia voce sta volando di sotto, ed io sto volando con lei.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-7890433817872681641?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/7890433817872681641/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=7890433817872681641' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7890433817872681641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7890433817872681641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/05/la-voce.html' title='La voce'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/SBo0qeFtrdI/AAAAAAAABbU/IKMXkYbOF6Y/s72-c/ripensarci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-8270697063403651893</id><published>2008-04-20T04:40:00.000-07:00</published><updated>2008-04-20T04:42:32.839-07:00</updated><title type='text'>l'invito</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Vi invito a fare colazione con la mia teca cranica, d’altronde si usava già nel medioevo mangiare le teste degli impiccati rossi di carnagione per curarsi l’anemia. Mangiatene in abbondanza, perché il sapore non dev’essere poi così disgustoso. Masticate tutto che io non mi dispaccio. Dopo la testa, se non vi è passata, né la fame, né la curiosità, né il bisogno dello scempio, vi metto a disposizione tutto il resto di me, dai pensieri fino alle budella, dall’occhio sinistro al tallone destro, dall’intestino crasso a tutte e dieci le dita delle mani, dalla giugulare fino al buco del sedere. Da un semplice e banale pensiero di questa mattina a tutto l’intero mio inconscio, compresi i sogni. Aprite senza indugio. Si racconta che alla carne umana, una volta assaggiata, non si può rinunciare. Per cortesia, scavate, strappate, spaccate, masticate a vostro piacimento, infierite senza problemi sui miei pudori e le mie dignità. Fatelo vi prego, perché ho sempre desiderato di essere stuprato e sbranato per sola e semplice curiosità, senza cattiveria, ma così, solamente per vedere come in realtà sono fatto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-8270697063403651893?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/8270697063403651893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=8270697063403651893' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8270697063403651893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8270697063403651893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/04/linvito.html' title='l&apos;invito'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-4304525178953629185</id><published>2008-03-27T01:56:00.000-07:00</published><updated>2008-03-27T02:01:43.824-07:00</updated><title type='text'>E cammina cammina</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R-tianTlu4I/AAAAAAAABUk/2Jxr9hF0wGo/s1600-h/io+non+io.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5182344005587155842" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R-tianTlu4I/AAAAAAAABUk/2Jxr9hF0wGo/s400/io+non+io.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Incrocio i tuoi occhi all’uscita del cinema, sotto la pioggia fitta e gelata, sono grandi, neri e profondi. Hai lunghi capelli castani e una faccia affilata. Ci guardiamo a lungo, come se già ci conoscessimo, come se non ci fosse bisogno di parole. Restiamo a guardarci ammezzo alla gente che apre gli ombrelli, che si saluta, che attraversa la strada o aspetta un taxi sotto la pioggia battente. Ti guardo ipnotizzato senza saperne il perché. Tu non vuoi andartene, resti lì impalata con l’ombrello chiuso. Sei fradicia e immobile. Chi sei, cosa vuoi da me? A guardarti meglio hai una somiglianza impressionante con l’interprete principale del film che abbiamo appena visto, ma no, non è così.&lt;br /&gt;La gente va via, rimaniamo soltanto io e te sui due marciapiedi opposti, nessuno dei due vuole voltarsi ed andare via. Entro nel tuo nero senza nemmeno accorgermene e mi lascio trascinare. Arriva il mio taxi.&lt;br /&gt;I tuoi occhi li incrocio di nuovo quando, vestito da soldato, con la spada tengo lontana la folla di curiosi da un uomo che porta sulle spalle la sua pesante croce. Tu ti fai avanti per dare un po’ d’acqua a Gesù di Nazareth, ma io brutalmente ti ricaccio indietro, nessuno deve aiutarlo, è scritto che, con la dovuta sofferenza, deve salire su quella collina e morire. Io sono un soldato e non mi interessa se quest’uomo merita o no la sua fine, io ubbidisco a degli ordini. Ma i tuoi occhi riescono a farmi sentire un ottuso carnefice. Ci riprovi, corri avanti, ed io ti lascio fare, questa volta faccio finta di niente.. Sei sotto la sua croce mentre lui muore, ed io vorrei chiedere scusa.&lt;br /&gt;Sei ancora tu, gli stessi occhi, lo stesso volto appuntito, accusata di essere una strega. E sono io ad accompagnarti sul rogo, solo perché ti hanno sentito ridere e cantare sconcezze nel sonno, così come usano fare le streghe. Ti hanno preso e trascinata da me per bruciarti in piazza. Accendo il fuoco sotto i tuoi piedi mentre la gente ti insulta ed urla. Mentre bruci mi guardi dritto in faccia, io mi tolgo la maschera e della tua morte atroce sinceramente mi dispiace. Basta con questo mestiere, non voglio più uccidere nessuno. Ma ti guardo bruciare, e dopo di te moriranno altre due, colpevoli di altrettante probabili stranezze.&lt;br /&gt;Mi guardi prigioniera, insieme ad altri, infreddoliti e ridotti pelle ed ossa, tutti in fila, scheletri all’appello davanti alla baracca di un lager. Sei solamente un numero, non hai più diritto a una vita, aspetti solamente che venga il tuo turno. Sei in fila in mezzo alla neve, ed io ho una divisa nera lorda di sangue, ho il potere di vita e di morte su di te. Il tuo corpo, che non vale più niente, posso annientarlo in una camera a gas, gettarlo in una fossa comune o farlo bruciare in un forno. Sono qui per ucciderti. Ci guardiamo a lungo e non scelgo te, i tuoi occhi me lo impediscono.&lt;br /&gt;Quando entro nello scompartimento e mi siedo, ti riconosco, sei tu e mi stai seduta di fronte, riconosco il tuo volto appuntito e i tuoi occhi neri, forse mi sbaglio, ma anche tu hai capito chi sono.&lt;br /&gt;Alzati a va via, altrimenti sarai la mia prossima vittima, non riesco a resistere molto senza uccidere, è un vizio, è un vezzo, è una malattia. Ma tu ti alzi per andare al bagno ed io ti seguo. Entri, non farlo ti prego, non voglio. Ma tu entri e stai per richiudere la porta, io la blocco, in un attimo e senza guardarti, mi ritrovo ad essere ancora il tuo assassino. No, non è vero, ho colpito senza guardare e ti ho mancata. Arrivederci alla prossima volta.&lt;br /&gt;E la prossima volta ritorna in un assalto in piena regola. Entro in assetto di guerra, di notte, all’interno di una scuola e picchio selvaggiamente chiunque mi trovo davanti, ragazzi che dormono nei sacchi a pelo. Lo faccio solamente perché sono pagato per farlo, sono un eroico tutore della legge io, approvo la tortura e adoro l’odore del sangue. E’ una libera e personalissima interpretazione del mio dovere, è un sistema per esorcizzare un pensiero diverso. Ti trovo in un angolo che dormi, ti prendo per i capelli e picchio e picchio, poi ti trascino con me. Ti giri ed i tuoi occhi me li trovo addosso. Non ci diciamo una parola, lascio spaventato la presa, ancora tu. E allora mi accanisco altrove.&lt;br /&gt;Ma non puoi sfuggirmi, ma il destino ci riappiccica insieme, tu credi nella rivoluzione, tu devi assolutamente spararmi, ma volutamente sbagli inspiegabilmente la mira, per un assurdo motivo che anche te stessa non spieghi, non puoi uccidermi. Ci guardiamo ancora, ancora rimandiamo alla prossima volta.&lt;br /&gt;Sono steso in terra in un angolo riparato della stazione ferroviaria quando nuovamente mi accorgo di te, hai due gambe lunghe e i tacchi alti, ti muovi come un’antilope, sei vestita elegante. Mi guardi assolutamente per caso, attraverso la barba incolta e gli stracci intravedi i miei occhi, prendi una moneta senza che io ti chieda niente, ti pieghi lentamente e, dispiaciuta me la posi accanto, sembra quasi che mi sorridi, che sei contenta di rincontrarmi. Ma la donna alla quale ho trapanato la testa per salvarle la vita ha soltanto i tuoi occhi, non sono matematicamente sicuro che si tratti di te, te che sei riuscita per un centimetro ad evitare di investirmi con la tua macchina proprio davanti al cinema dove ti ho visto la prima volta. Scendi dalla macchina, piove, lasci che la pioggia gelida e battente ti bagni. Adesso mi ricordo più di mille anni fa, di averti così tanto desiderato. Finalmente mi prendi per mano e scompari insieme a me nel buio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-4304525178953629185?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/4304525178953629185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=4304525178953629185' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4304525178953629185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4304525178953629185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/03/e-cammina-cammina.html' title='E cammina cammina'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R-tianTlu4I/AAAAAAAABUk/2Jxr9hF0wGo/s72-c/io+non+io.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-7634834977868167745</id><published>2008-03-15T04:16:00.000-07:00</published><updated>2008-03-15T04:18:59.987-07:00</updated><title type='text'>La danza degli infiniti</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R9uwlvB5i5I/AAAAAAAABPw/il1HeqCA-WQ/s1600-h/guardarsi+dentro+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5177926358918597522" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R9uwlvB5i5I/AAAAAAAABPw/il1HeqCA-WQ/s400/guardarsi+dentro+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Disinnescare, fantasticare e rimescolare fino quasi a tarda notte. Ricominciare a declamare la propria improbabile estraneità. Fluidificare la deposizione già depositata in precedenza, cambiare disposizione dei verbi, imbrogliare i soggetti, riconsiderare la propria posizione. Andare a marcia indietro.&lt;br /&gt;Sorseggiare l’accadimento, metterlo a disposizione dell’improvviso rifiuto. Ballare per essere più gradevolmente convincente. Fingere di dormire, fingere di deglutire più volte. Volteggiare nelle improbabili dicerie. Riconsiderare per un’altra intera notte eventualmente il da farsi. Irrompere di nuovo, farsi esplodere nel centro.&lt;br /&gt;Bivaccare, gozzovigliare nella nuova versione dei fatti, sodomizzare i misfatti, ingiuriarli, ridirli a bassa voce ed esercitarsi a ridere. Inoltre ridare forza e nuovo smalto alle virgole, spostare i punti interrogativi, copulare,e godersi gli avverbi. Esercitarsi a minimizzare.&lt;br /&gt;Girare improvvisamente sulla destra. Fermarsi e farlo notare. Rotolarsi e creare solamente due contraddizioni. Ripetere alla rovescia con toni diversi. Distribuire a piacere sei nuove stonature, rifarci di nuovo le pieghe e accarezzarne con lentezza esasperante i bordi.&lt;br /&gt;Cercare almeno sette decodificazioni valide. Invalidare con coraggio tutto l’intero ed interminabile resto. Sospendere il risultato, ridicolizzare il risultante. Candidare altre incognite, altre affascinanti incognite spuntate fuori come per caso. Adesso mettersi in ginocchio, adesso saltare in piedi all’improvviso, puntare in alto e morire per terra.&lt;br /&gt;Giocarsi incoscientemente la libertà, quella che mai più sarà nuovamente proposta. Allora poi sentenziare di nuovo, parlare con slancio ad una folla che non c’è. Contare e ricontare le dita delle mani, gettarle in alto per essere più convincente, inconcludente quanto deve bastare, in alto mare proporsi nuovamente.&lt;br /&gt;Come da manuale invocare il miracolo, mettere in fila per due le speranze, raccomandarsi e cominciare a pregare camminando all’indietro. Saltando però.&lt;br /&gt;Corrugando la fronte.&lt;br /&gt;Poi dritti e di corsa verso l’infinito, respirare a pieni polmoni l’inaccessibile, considerare l’imponderabile, tenendo conto di non essere ancora completamente sospettato.&lt;br /&gt;Ingiuriare se stesso ogni tanto, così da non farsi dimenticare, per provare ad oltrepassare il consentito impunemente.&lt;br /&gt;Dichiarare apertamente di volere sbirciare nell’aldilà, e se si presenta l’occasione di volerlo sfidare in duello, che è bello da sentire, che rende più alteri e più tronfi.&lt;br /&gt;Cambiare quindi marcia e provare a farsi dimenticare, chiudere la finestra e nascondersi, negare e rinnegarsi, cancellare le ombre e d affermare di volersi organizzare la dipartita. Dipartire sul serio quindi, evitando gli inganni, dipartire e mai più ritornare. Facendosi cremare per verificare l’effetto che può fare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-7634834977868167745?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/7634834977868167745/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=7634834977868167745' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7634834977868167745'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7634834977868167745'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/03/la-danza-degli-infiniti.html' title='La danza degli infiniti'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R9uwlvB5i5I/AAAAAAAABPw/il1HeqCA-WQ/s72-c/guardarsi+dentro+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-3273488561187884015</id><published>2008-03-04T06:31:00.000-08:00</published><updated>2008-03-04T06:34:47.806-08:00</updated><title type='text'>Sono tornato</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R81d-1CNwJI/AAAAAAAABM4/wmItyM2vH1M/s1600-h/insonnie.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5173894880888209554" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R81d-1CNwJI/AAAAAAAABM4/wmItyM2vH1M/s400/insonnie.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ il mio compleanno. Sono tornato nella mia bella casa di pietra ereditata dai nonni materni, sono tornato dal mio grande leccio secolare che forma una gigantesca cupola d’ombra davanti alla casa. L’albero che racchiude, nascosti dentro il suo torace molti segreti della mia giovinezza,. i ricordi pulsanti e bagnati dei miei primi innamoramenti. Dentro di lui riposano le pagine che ho scritto e le risposte che non ho più potuto rileggere, perché la guardia forestale, una mattina d’inverno è venuta a mettere il cemento di rincalzo per rinforzare il gigante esausto e malconcio, e ha seppellito per sempre una parte di me, un grande pezzo del mio cuore.&lt;br /&gt;Seduto davanti alla porta, guardo davanti al sole quello che ero, una carriola ormai deformata, la vecchia ruota di un carro, gli alberi, le pietre, l’erba, il bosco che comincia a pochi metri davanti a me, e i cespugli che scandiscono i miei anni. Ascolto il verso degli animali, dispiaciuto perché non riesco più a riconoscerli ed il rumore, quel magico rumore del treno che passa sulla ferrovia più in basso, quel rumore che mi ha fatto compagnia nel buio della mia camera nella casa dei miei nonni, a un chilometro di distanza da qui. Sono venuto per parlare con quello che resta di me, con le mie pensieri annebbiati e i miei batticuore, oramai poco distinguibili, ma ancora presenti.Sono andato via dopo la morte dei miei nonni, deciso ed entusiasta di affrontare la vita di città, a gettarmi in un frenetico mucchio, tutto preso da un’accelerazione soltanto immaginata. E adesso sono qui, il giorno del mio compleanno, messo in fuga dalla consapevolezza di essere troppo debole e troppo ingenuo per la vita cittadina e di avere ancora una volta bisogno del mio padre albero. Sono tornato per raccontare a queste pietre e al silenzio di questo verde tutte quante le mie stanchezze, a scusarmi perché non ho capito che da qui non mi sarei mai dovuto muovere. Annuso l’aria per cercare il latrato dei cani, per riempirmi la faccia del profumo della legna che arde nel grande camino, del profumo di lavanda e della minestra che cuoce lenta e saporita. Per catturare, fra le labbra e la fronte quest’aria così troppo limpida e crudelmente sincera. Sono tornato perché è il mio compleanno.&lt;br /&gt;Salgo ancora sulla groppa del grande leccio, come facevo tutti i pomeriggi di tanti anni fa, la salita è comoda e non pericolosa, i rami sono talmente grandi che non c’è bisogno di appoggiarsi. Accanto alle sue immense radici devono essere ancora seppelliti gli oggetti che rubavo a casa dei miei nonni per rappresaglia, dopo ogni sgridata. Statuette, bicchieri, vasi, piatti, fotografie. Trovo ancora il grande buco, tappato dal cemento, nel quale nascondevo i miei grandi sogni, le lettere a Marisa, la figlia del maresciallo del paese e le sue risposte enigmatiche. Le dichiarazioni d’amore a Maria Pia, l’amica di mia sorella più grande. L’amore, quello strano ed inquietante amore per la mia sorella adorata. Nel buco anche i miei progetti futuri, precisi e chiari in tutti i dettagli, la mia vita come volevo che fosse.Volevo andare in città per fare il dottore. Lì nascosto giace tutto il vino, che venivo a bere, per cancellare le insicurezze e gli appuntamenti mancati, steso su un ramo ogni volta più alto a cantare le mie stonate filastrocche sotto voce.&lt;br /&gt;Nel grande buco, tappato con il cemento, c’è però rimasta una piccola apertura, che si allarga con facilità, ci ficco un dito, poi due, poi tre e sono a due passi dal mio tesoro nascosto. Dentro sento vibrare qualcosa, sono zampe, sono ali, sono centinaia, una nuvola di Ammazzasomari, così si chiamano i calabroni gialli e neri, dei veri e propri combattenti. Escono velocemente dal piccolo foro e si vengono a posare, sopra la testa, sulle braccia, sul torace. Sono immobilizzato dalla paura, ma loro danzano avanti e indietro sulla faccia, s’infilano nella camicia, la loro è una danza gioiosa, è un benvenuto. Mi assicurano che hanno fatto buona guardia alla mia memoria. Ora che mi hanno ritrovato loro si occuperanno di me. Mi entrano in bocca, riescono, mi frugano ovunque e più non se ne andranno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-3273488561187884015?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/3273488561187884015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=3273488561187884015' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3273488561187884015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3273488561187884015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/03/sono-tornato.html' title='Sono tornato'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R81d-1CNwJI/AAAAAAAABM4/wmItyM2vH1M/s72-c/insonnie.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-3584769440328018832</id><published>2008-03-03T10:35:00.000-08:00</published><updated>2008-03-03T10:37:57.554-08:00</updated><title type='text'>intorno alla notte</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R8xFebSRDdI/AAAAAAAABLw/up3Z3u0Bflo/s1600-h/forse+3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5173586460964621778" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R8xFebSRDdI/AAAAAAAABLw/up3Z3u0Bflo/s400/forse+3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La notte, questa notte nasce come la condanna di un tribunale, cambia i colori, stravolge il ritmo del tempo, i suoi rumori diventano più distinguibili e minacciosi. Questa, come tutte le altre notti, ha un esito incerto, cammina su un cornicione, in bilico. Quando arriva, il buio sale lento e furbo dalle caviglie, si sparge nelle vene, invade la pancia, il torace, le braccia, prende possesso delle mani, della gola e le mascelle. Arriva sugli occhi inesorabile e definitivo, e raddoppia il suo effetto, diventa buio nel buio e porta il sonno con se, allo stesso modo di una malattia terminale. Il sonno si appoggia sul mio torace ed aspetta di possedermi a suo piacimento, soddisfatto di rendermi suo servo per il tempo che gli occorre, per il giusto tempo che basta. Una ripetuta prova generale della brutta morte definitiva.&lt;br /&gt;Mi accorgo allora che il mio torace non fa resistenza, si lascia penetrare nei reni, nelle scapole e fin su al naso e la fronte. Mi rimane ben poco per organizzare i pensieri, per non essere preso alla sprovvista e sbattuto, e travolto, e annegato nel mare in tempesta dell’imprevedibile, facile vittima del mio inconscio infido, traditore e dispettoso. In balia di un giochino troppo violento, costretto a brindare ad una festa maledetta e fetida farcita dall’incontrollabile, da visioni apocalittiche ed esagerati presagi di sventura.&lt;br /&gt;Il mondo dei sogni è spietato e traditore. Bisogna stare attenti perché i pericoli e i danni di una sola notte possono avvelenare la mattina seguente e tutti gli altri giorni che dopo verranno, sempre che accetteranno di arrivare.&lt;br /&gt;Ed io così faccio anche questa volta al sopraggiungere dell’ennesima prova generale della definitiva notte. Ancora prima di spegnere la luce, mi scelgo i pensieri in sequenza, la posizione più comoda e le immagini che potrebbero favorirmi un sonno senza danni ulteriori, così da andare in contro a sogni nei quali l’orrore non è di casa. Sogni sicuri, sogni sorridenti.&lt;br /&gt;Mi sistemo sul fianco sinistro, infilo la mano sinistra sotto il cuscino, la mano destra deve restare per solo cinque minuti fuori delle coperte, ma poi devo infilarla dentro e posizionarla a poca distanza dal naso, il naso che deve annusare un giusto e salutare freddo. L’esperienza poi mi suggerisce di non stendere le gambe, ma nemmeno tenerle troppo rannicchiate, e le dita dei piedi è sbagliato e controproducente tenerle accartocciate su se stesse. Il telefono e lo sprai per il naso sempre a portata di mano.&lt;br /&gt;Dopo queste accortezze decido il ricordo con il quale iniziare il pericoloso viaggio e spengo la luce.&lt;br /&gt;Il mare luccicante della città nella quale ho vissuto da adolescente, il golfo, il grande vulcano, il lungo mare, i vicoli stretti della città vecchia. L’odore di cucinato, quell’aria sorridente, tutti quegli occhi spensierati, le ricchezze e le miserie&lt;br /&gt;gomito contro gomito. D’altra parte non è la prima volta che vado ad iniziare la notte a questo modo e mi ritrovo ancora per grazia di Dio sano di mente.&lt;br /&gt;Allora mi avvio davanti alla grande finestra sul golfo della mia bella casa. Le scuole medie,&lt;br /&gt;Ecco, ho ingranato la marcia verso una notte che non mi tradirà, continuo a guardare il luccichio del mare e i vicoli pieni di gente. Ma all’improvviso il rumore assordante di una porta a vetri che, per colpa del vento si abbatte su di me, il mio naso pieno di sangue e un sonoro schiaffo di mia madre. No, questo è un particolare che devo scartare, saltare, eliminarlo subito. Saranno state le ginocchia troppo piegate a chiamarlo in causa. Accendo la luce sorpreso, è la prima volta che risale a galla quella porta a vetri, mi rifiuto comunque di sapere e di indagare oltre, il sonno è già in viaggio verso l’ombellico, mi devo sbrigare. Riposiziono le gambe, mi schiarisco la voce, mi soffio il naso, mi stropiccio la faccia e ricomincio dai miei amici, da quelli che ricordo, dalle facce dei miei compagni di scuola, e poi la mia prima ragazza, le sue guance, quel ridicolo bacio nel buio improvvisato di una festa di compleanno, i tremori della sua pancia, l’imbarazzo. ancora lei con le mani in mezzo alle mie gambe nel buio del cinema “Amedeo”. Uffa, ma il cinema Amedeo non è stata la mia meravigliosa prima volta, così proprio non va. E’ successo durante una lezione di ginnastica in seconda media, mentre saltavo e allargavo le gambe, ho impiastricciato il pantaloni della tuta con qualche cosa di appiccicoso, e così imbrattato sono arrivato a casa convinto di essere ammalato gravemente, non ho detto niente a nessuno. Anche questo particolare è da depennare, saltarlo a pie pari e non tenerne conto.&lt;br /&gt;Continuo con i nomi e con le facce. Paola era bionda e indossava sempre un cappotto blu, Massimo era troppo grasso ed era figlio di un professore universitario, Giancarlo era già un teppista ma dal sorriso sfavillante, Piero sedeva al primo banco della mia classe…no Gesù, proprio lui che un giorno non è venuto a scuola perché è morto suicida, così mi rovino il sonno. Ma forse mi ricordo male io. Vado a bere un bicchiere d’acqua e ricomincio. Non posso nemmeno ricominciare dal mio compagno di banco Alfredo che ha perso tutti e due i genitori giù da una scarpata il pomeriggio che dovevo andare da lui a finire i compiti. Che sfortuna, il giorno dopo all’interrogazione di geografia non ho aperto bocca !&lt;br /&gt;Va bene, ripenso dalla mia grande casa con la vista sul mare. Era stata ricavata da un vecchio convento aggrappato alla montagna, la portineria era all’ultimo piano, il portiere si chiamava Enrico ed era fesso e pure antipatico. Un giorno, insieme a mio fratello gli ho scaraventato dentro casa una grande busta piena di bombe puzzolenti al gusto di uova andate a male. L’androne davanti alla porta di casa ci serviva per giocare a pallone, urlare a perdifiato, picchiarci e correre con i pattini a rotelle. I’appartamento era addirittura a due piani, lo studio di mio padre aveva una vasca di pesci rossi. Dalla terrazza e dalla finestra di camera mia potevo vedere il golfo tutto intero, con il mare immenso, due isole e le barche, tante, piccole e lontane. La scrivania dove ogni pomeriggio mia madre m’inchiodava per fare i compiti era piazzata proprio davanti alla grande finestra dei sogni. Mi sedevo e scrivevo su un grande foglio di carta “La matematica mi fa schifo”. Urla e schiaffi, schiaffi e urla di mia madre davanti a quel panorama da sogno. Non posso permettermi di arrendermi al sonno con codesti dolorosi pensieri, non posso proprio perché rischierei di risvegliarmi con qualche difetto importante.&lt;br /&gt;Rimescolo in fretta nei ricordi e pesco il viaggio premio per l’avvenuta promozione, ma lo devo abbandonare in fretta, perché le immagini della corrida mi fanno sobbalzare. Infierire su un toro, accompagnando la tortura con grida di gioia, tutto un intero stadio, ed io con le mani davanti alla faccia a supplicare di non ucciderlo.&lt;br /&gt;Di corsa a pesca di un altro ricordo decente, in un vuoto temporale causato proprio da quella corrida, dalla spada imbrattata di sangue, dal berretto nero del torero lanciato in aria, da quella gioia collettiva e assassina.&lt;br /&gt;Mi giro allora sul fianco destro, azzardo una manovra mai tentata prima, mi abbraccio stretto, vado alla ricerca dei miei amori.&lt;br /&gt;Titti, eternamente sopra di me, a cavalcarmi e cavalcarmi, fino a quando un giovane turista orientale non le ha pestato un piede. Paola che era innamorata perdutamente e solamente dei miei occhiali, ho cambiato montatura e la sua passione per me si è dissolta. Olivia che non voleva mai togliersi le calze, che aveva i capelli troppo lisci e neri con dei riflessi blu, che non sapeva spogliarsi, che un giorno intero senza far l’amore non poteva stare. E’ bastata un brutta influenza per far finire l’incanto. Giovanna, dalla quale una sera non riuscivo più ad uscire, incastrati così e trasportati al pronto soccorso coprendo l’imbarazzo con un solamente un lenzuolo. L’imbarazzo fu troppo bruciante. Milena, troppo secca e troppo pazza, che ho potuto amare solamente ad un metro di distanza e con parole ben studiate e su misura. E alla fine quel volto senza un nome, quel corpo così caldo e attraente senza una forma, quell’alito inebriante addosso a me senza una data di nascita e un colore, quel ritmo del suo ventre a tempo di musica, per anni aggrappato a me evanescente. Con quel corpo vicino, in cielo e in mezzo ai prati, nell’acqua e sulle cime delle montagne, a me sempre incollato.&lt;br /&gt;Così, adesso posso finalmente dormire innamorato, ingordo di quell’umida pancia invisibile ed ubbidiente ad ogni mio desiderio.&lt;br /&gt;Il sonno arriva che ho fatto appena in tempo. Un sogno così ovale e suggestivo.&lt;br /&gt;Sposto una gamba, mi assesto, mi rigiro sicuro ed il libro che ho lasciato incustodito sulla coperta si apre spintonato da me a pagina quindici. Dalla pagina quindici esce il fumo dei corpi di migliaia di deportati, i corpi scheletrici ammucchiati al gelo di uno spietato e macabro inverno, accanto ad una montagna di denti e occhiali, e un fetore che cresce e non si vuole fermare. Il sogno si sposta e mastica e ingoia quella pagina crudelmente inopportuna.&lt;br /&gt;Ed io mi ritrovo a navigare nell’orrore.&lt;br /&gt;Prigioniero per sempre di un sogno che non mi appartiene, respiro quel fumo e quel tempo e come loro rimango imprigionato nel lurido e nell’ingiusto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-3584769440328018832?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/3584769440328018832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=3584769440328018832' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3584769440328018832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3584769440328018832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/03/intorno-alla-notte.html' title='intorno alla notte'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R8xFebSRDdI/AAAAAAAABLw/up3Z3u0Bflo/s72-c/forse+3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-9215531857572880354</id><published>2008-02-25T00:21:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:24:23.085-08:00</updated><title type='text'>occhi</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R8J7KEyWqNI/AAAAAAAABEY/GXng7lw0o08/s1600-h/Il+rosso,+il+suo+colore.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5170830735188601042" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R8J7KEyWqNI/AAAAAAAABEY/GXng7lw0o08/s400/Il+rosso,+il+suo+colore.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono capitato dentro il buio per caso. Mi sono perso. Sono uscito di casa per andare a fare la spesa, pochi metri, il giro dell’isolato soltanto. L’unica variabile della mia giornata, gli unici colori diversi, facce e cappotti che mi passano davanti, mi sfiorano, mi urtano, parlano fra di loro e di me non si curano. L’unica vita che respiro oltre la porta di casa, oltre il non ricordo, oltre c’è il troppo lontano, in un tempo che non vedo più. Il passato l’ho consumato e disperso ogni volta che mi sono stropicciato gli occhi, ogni volta che mi sono lavato la faccia, ogni volta che ho ceduto al sonno, ogni volta che ho pericolosamente riflettuto sul mio nome, ogni volta che ho guardato lo specchio, lo specchio che da tempo non ho più. Sono rimasti solamente alcuni automatismi, sgretolati nel ripetersi.&lt;br /&gt;Il mio mondo diverso solamente nel supermercato, in un pacco di pasta, un succo di frutta rossa, un barattolo di pomodori e la peperonata. La peperonata, sì. E quei rumori, sempre gli stessi rumori. La cassa del banco che si apre e si chiude, la magia della calcolatrice sotto la luce dei neon, un altoparlante per ordinarmi di acquistare qualcosa di più conveniente. Ma non voglio abbandonare la mia peperonata. Il giro dell’isolato solamente, se non piove ovviamente.&lt;br /&gt;A schivare gli escrementi del grosso cane nero, ad evitare il saluto sottovoce del tabaccaio che mi aspetta davanti alla sua porta, che vuole prendersi finalmente la soddisfazione di ascoltare una mia corda vocale. La sicurezza del marciapiede sempre quello e della memoria del percorso da fare. Il peso della spesa nelle braccia. Poi a casa, ricontando i passi, per essere più sicuro. Ma qualcosa interrompe il mio ritmo, una ferita nel marciapiede, un inciampo imprevisto e la busta della spesa non pesa, non c’è. Mi giro indietro, il supermercato che avrei dovuto già oltrepassare da quaranta passi, non appare al suo posto. La strada non è questa, non è la solita. Il buio così fitto non era con me, mi ricordo d’essere uscito ch’era mezzogiorno. Mi sono perso.&lt;br /&gt;Mi sono perso. Cammino per strade e costruzioni misteriose. Non c’è niente di familiare nemmeno nel rumore dei miei passi e nel fruscio dei pantaloni. Stavo tornando a casa e adesso non so. Vicoli stretti, nero profondo e odore di escrementi, nemmeno un lampione, nemmeno un negozio, il rumore delle macchine si allontana e mi vuole lasciare da solo. Più nessuno per strada. Cerco di riassumere, dal nome, alla statura, se ho gli occhiali o sono senza, oppure un solo ricordo solido e fondamentale per non aver paura. La peperonata, solo quella. Quale parola posso ora recitare a voce alta? E un’ombra qualsiasi a cui chiedere la strada? Intanto ripeto per esteso la mia data di nascita, intanto mi ritrovo chiuso in una strada di fango che odora di cipolla, magari fosse almeno peperonata. La porta di una baracca appare fra le mie gambe e l’universo nero, è socchiusa, è quasi scardinata, è marcia. Ma dentro si sente tossire. Altro non posso fare, smetto di piagnucolarmi ed entro.&lt;br /&gt;Nel buio pesto mi accorgo della sua faccia, assalita da un solo raggio di luce in diagonale, che gli invade gli occhi e tutte quante le sue rughe, fossati profondi in un canion inaccessibile.&lt;br /&gt;Gli chiedo dove mi trovo e come posso tornare indietro. Si sforza di vedermi meglio, con quel raggio violento che taglia il buio è difficile. Non sono sicuro che mi stia sorridendo, mi aggancio comunque ai suoi occhi aperti in due sottili fessure. Adesso provo a chiedere nei dettagli la strada del ritorno.&lt;br /&gt;Dal letto si alza a sedere, espelle violentemente dalla gola un grumo di catarro, un libro sgualcito cade sul pavimento, non riesco a capire da dove venga il raggio di luce violenta che gli aggredisce la buccia del viso. Il mio domandare obbligato è coperto da un ennesima eruzione violenta di muco giallastro.&lt;br /&gt;Non mi risponde, cerca ancora di capire chi sono, cerca gli occhiali, dimenticati su un piccolo tavolo ferito a morte, insieme a due sigari. Se lì infila, storti e appannati, facendo leva sulle braccia, si tira ancora più su. Stava dormendo vestito. Ripeto allora la mia stupida ma necessaria domanda.&lt;br /&gt;- Mi scusi, dove mi trovo? Come faccio a tornare ? Come mai è già notte ? Come mai non riconosco niente e nessuno? Il supermercato sa per caso dov’è? –&lt;br /&gt;Mi accorgo che qualcosa appare dietro di me, indistinguibile nel buio, mi oltrepassa strusciandomi le scarpe e si va a nascondere sotto il letto. Sembra un enorme corpo umano, mi accorgo appena di tutti i suoi muscoli nudi e possenti,. Ha la spalla destra disegnata, forse un drago. Mi sposto indietro, ma non voglio chiedere spiegazioni. L’intero letto si muove ancora una volta, intravedo nel buio un gomito, una natica, una mano, che si sistemano e si rintanano lì sotto.&lt;br /&gt;Il vecchio cerca sul comodino il mozzicone di sigaro, se lo mette in bocca e, senza staccare gli occhi da me, mastica e sputa.&lt;br /&gt;- Se lei mi dice dove, io vado –&lt;br /&gt;E mi ricordo che dell’enorme corpo non ho visto la testa, non ha una testa, solamente il drago.&lt;br /&gt;Il vecchio, senza ancora regalarmi una risposta, riesce ad agguantare la scatola di fiammiferi e da fuoco al suo mozzicone, una, due, quattro volte, scatarra ancora, riprova ancora, si gira per vedere se sono ancora lì, se per caso non sono terrorizzato definitivamente. Adesso si gira verso la parete accanto a lui, m’invita a guardare, e soffia via una nuvola di fumo.&lt;br /&gt;Come un miraggio ma sì, un’anziana donna riposa seduta su una panchina, indossa un lungo vestito a quadretti e un ridicolo cappello, fra le sue gambe di legna secca tiene un bastone. Come ha fatto questo diavolo di un vecchio? Quale stregoneria ha usato? E’ curioso, anzi è assurdo, ma mi sembra di riconoscere il posto. A questo punto dovrei girare su me stesso e scappare via, ma invece la mia mano tocca la spalliera di una sedia, ci cado a sedere dentro. E adesso mi accorgo della fotografia incorniciata sopra la sua testa,. Qualcuno a torso nudo tiene per mano due bambini, obbligati a stare in posa, fermi, immobili, a lungo, dietro di loro le montagne o finte o vere, con la neve ormai gialla. L’uomo mi guarda dritto in faccia, mi chiede se ho capito, se magari lo riconosco.&lt;br /&gt;- Chi sono ?-&lt;br /&gt;Il vecchio non risponde. Però riesco ad intravedere un suo pensiero. Chi sta seduto sulla riva del fiume insieme ad altri che sembrano dormire? Potrebbe essere una domenica pomeriggio. Ha una camicia, si volta un attimo verso di me, fa un cenno di saluto, si sta allacciando una scarpa, contro voglia si alzerà ed uscirà dal pensiero. Del fiume riconosco l’odore. Il pensiero del vecchio svanisce, si perde sul soffitto insieme al fumo del suo sigaro.&lt;br /&gt;Voglio alzarmi a questo punto, leggere nella testa di quel centenario mi fa sudare le mani. Ma sono sicuro che mi obbligherà ad ascoltare il seguito. Una mano, poi il braccio del grande corpo nudo, riappare da sotto il letto, non ho paura, mi chiedo a proposito del tatuaggio, mi viene in mente che anch’io, … Il vecchio fuma lentamente e lentamente alza i suoi occhi sul soffitto. Sul soffitto , un grande piede di pietra. Il suo pensiero mi racconta di un viaggio, di un sogno che si ripete, di una grande statua che sorveglia il suo sonno.&lt;br /&gt;La pietra fredda e imponente me la offre fra le mani. Ascolto una preghiera e poi mi accorgo di un giovane monaco immobile, in ginocchio, davanti al grande piede, stiamo in silenzio l’uno accanto all’altro, e la sua fede gorgoglia, gli scende dalla gola, scivola sul prato, mi sfiora, poi lentamente risale nella sua bocca. La guardo come se fosse un’immagine mia.&lt;br /&gt;Il vecchio tossisce forte, allunga la mano di nodi per prendere il bicchiere sul tavolino e buttare la cenere, un bicchiere incrostato, così talmente stanco. Dentro il suo vetro maltrattato tre donne parlano di cose irraccontabili, mostrano la pelle troppo bianca e i fianchi pesanti. La prima mi mostra il sedere e ride, la seconda mi assicura che il suo seno è il più bello, che in nessun bordello se ne trova uno uguale, che lo posso toccare se voglio, tanto sono così giovane, tanto che ancora non capisco.&lt;br /&gt;E’ forse possibile che anche mio nonno avesse un bicchiere così? E il mio viaggio continua mentre il vecchio, attraverso le rughe, mi scruta furbo e mi racconta ancora senza aprire mai bocca.&lt;br /&gt;Posso riconoscere una strada, nella parete buia alla mia sinistra. C’è un ubriaco steso in terra che sembra morto, una donna gli passa vicino, gli guarda le mani arrese, la giacca vecchia e sporca, i pantaloni aperti. Si ferma, fruga nella tasca, ci pensa, ma poi si allontana. Ma chi è quel bambino che si porta sottobraccio due grandi bottiglie ? E tutta quella folla pigiata che aspetta, aspetta che un corpo finisca lentamente il suo consumarsi sopra un fuoco sacro e definitivo, mi sembra di riconoscere fra tutti una testa, la stessa testa dell’uomo che sta aiutando altri a tirare via da un gancio un giustiziato e martire quarto di bue.&lt;br /&gt;Il vecchio manovra per alzare in piedi il suo tronco dal letto sudario, dietro di lui posso scorgere le mura di una città vecchia, più vecchia di lui addirittura, delle mani tese aspettano la razione di pane e adesso un pittore, con la sua donna nuda a fianco, non completamente finita.&lt;br /&gt;Il vecchio è riuscito ad alzarsi, raggiunge il centro della stanza, urta lo spigolo di un tavolo che non avevo ancora notato, va verso la porta, la apre ed esce. La luce che viene da fuori illumina un piatto al centro del tavolo, un piatto con i resti di una peperonata..&lt;br /&gt;- La mia? ! –&lt;br /&gt;Un paesaggio di campagna mi entra nel torace, poi il sorriso di mia madre, la donna con il suo bastone, e l’uomo a torso nudo nella fotografia mi saluta ancora una volta, mio padre mi tiene per mano.&lt;br /&gt;Sono stanco, sento le gambe vecchie e pesanti, mi alzo dalla sedia e mi dirigo verso il letto, il mio. Mi stendo e riconosco ogni cosa, ho ritrovato la strada, me stesso e dormo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-9215531857572880354?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/9215531857572880354/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=9215531857572880354' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/9215531857572880354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/9215531857572880354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/02/occhi.html' title='occhi'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R8J7KEyWqNI/AAAAAAAABEY/GXng7lw0o08/s72-c/Il+rosso,+il+suo+colore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-8564467731733950698</id><published>2008-02-06T08:17:00.000-08:00</published><updated>2008-02-06T08:19:22.906-08:00</updated><title type='text'>dentro</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R6nd-nI6m4I/AAAAAAAAArs/9uSjrRLCtmY/s1600-h/un+tesoro.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5163902515484990338" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R6nd-nI6m4I/AAAAAAAAArs/9uSjrRLCtmY/s400/un+tesoro.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Finalmente decido di farmi guardare dentro una protuberanza in più che mi ha sempre pesato, che è sempre stata sopra la mia testa. Una mattina il barometro e l’amara constatazione dell’esaurimento del caffè nel suo apposito contenitore, mi suggeriscono di vederci finalmente chiaro sul perché del mio inseparabile ed antiestetico bozzo.&lt;br /&gt;Si tratta di una risposta difficile, articolata e complessa, capace di scatenare degli strascichi che non possono essere sottovalutati. Ascolto il dottore che quasi non può predersi sul serio.&lt;br /&gt;- Giacciono rinchiusi e ben protetti sulla sommità della sua testa, un ciuffo di capelli, due denti e la falange di un mignolo che non le appartiene –&lt;br /&gt;Per essere più orribilmente precisi, apparterrebbero a un mio fratello gemello. Quelli racchiusi dentro di me sarebbero quindi i suoi miseri resti, del resto perfettamente conservati..&lt;br /&gt;Guardo sbigottito il dottore, nemmeno respirando&lt;br /&gt;- E’ difficile dire il perché, ma se lo è mangiato lei -&lt;br /&gt;- Per caso l’ho ucciso, l’ho giustiziato? Sono allora in definitiva un cannibale? –&lt;br /&gt;L’esibizione del dottore perde di forza e affonda. Si toglie gli occhiali, si rimette gli occhiali, prende in mano una penna, riposa sul tavolo una penna. Tenta di costruire un sorriso, rinuncia al sorriso.&lt;br /&gt;- Lei adesso come adesso ha bisogno di una terapia d’appoggio e un momento di riflessione per metabolizzare nel modo più corretto l’accaduto, per fare mente locale sul prossimo da farsi –&lt;br /&gt;Dopo uno sbigottito sonno, ad occhi spalancati, senza nessun sogno declinato per intero e degnamente raccontabile, la mattina lancio per aria la tazza del mio irrinunciabile cappuccino. Lo faccio e non ne capisco il perché.&lt;br /&gt;- Che cosa orrenda ho fatto, che cosa disgustosa, ma poi perché mai ?! -&lt;br /&gt;Poi mi capita di alzare lo sguardo allo specchio del bagno, che si trova lì in agguato, che probabilmente sono anni che aspettava questo momento. Non avrei dovuto farlo, proprio no davvero. Mostra me stesso con i denti scoperti ed i capelli di un altro colore, mi vuole fare vedere in faccia il sangue del mio sangue che ho giustiziato e masticato nel caldo liquido della pancia di mia madre. Lo specchio va in frantumi,&lt;br /&gt;- Mi puoi sentire? Puoi perdonarmi? Devi. Un motivo? …Perché, che bisogno c’avevo anche di mangiarti?-&lt;br /&gt;E mentre le schegge si spargono fragorosamente sul lavandino e intorno, mi arriva nella testa un rumore, la bozza di una voce terribile, cupa e lenta. Gesù ma che film è mai questo, Di chi è questo orrore. Comunque mai più davanti ad uno specchio.&lt;br /&gt;- Sei tu? E’ questa la tua voce? Ma perché mi spaventi ? Così è andata oramai -&lt;br /&gt;Sventrato lo specchio, scopro che non voglio mai più stare solo. In compagnia forse non oserà sgridarmi, non mi metterà le mai al collo, dovrà per forza rinunciare. Ma non trovo nessuno disposto a diventare spettatore e complice di un crimine così orrendo, di uno che urla all’improvviso nel mezzo della strada. Lo faccio annusando nell’aria, senza saperne il perché. Urlo, insulto e sputo. Bestemmio. Ascolto me stesso impotente senza potermi scusare o spiegare. Cosa penserà di me il viandante poco me ne importa. Sembro caricato con la molla, sembro uno scherzo di carnevale, la punizione di un gioco imbecille.&lt;br /&gt;E’ lui che muove i miei fili, è lui che sghignazza dentro il mio lobo centrale destro. Ed io non lo posso fermare.&lt;br /&gt;- Buon giorno vicino –&lt;br /&gt;Mi apro i pantaloni, li tiro giù e gli mostro il sedere nudo e crudo, poi cammino all’indietro per andarmene.&lt;br /&gt;Sono anche convinto che all’improvviso trovo mio fratello dietro la porta della cucina, con me in Ascensore che mi guarda torvo, che mi vorrebbe mollare un ceffone, o che mi prende per un orecchio e me lo storce in mezzo alla calca del trenta sbarrato.&lt;br /&gt;- Eri d’accordo con lei, è nostra madre che t’ha detto di farlo ?-&lt;br /&gt;Quella voce profonda, quel terremoto che ho udito nella pancia poco prima di uccidere, era ovviamente la voce della mia tenera mamma&lt;br /&gt;- Non ho mica i soldi per mantenervi in due, mangialo ora –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, forse è così, è lei l’istigatrice, il mostro, la mia tenera mamma&lt;br /&gt;- Io sono soltanto un esecutore inconsapevole, e affamato. Allora siamo intesi, prenditela con lei -&lt;br /&gt;Insomma, io ho paura di avere paura che quella spiegazione non gli basti, vuole sapere del pranzo, del pasto crudele…del perché degli avanzi. Forse perché ero sazio?&lt;br /&gt;- Infierire no, mai, e poi su mio fratello ! Guarda ti prego, non me ne faccio una ragione. Sono pentito, sono esterrefatto, sono quasi impazzito, continuo continuamente a pentirmi. Adesso è tutto chiaro? -&lt;br /&gt;No signore, io per strada non esco, capita che mi dimentico chi sono e dove devo tornare, perché le mie stranezze non si fermano più, perché ho paura di riconoscerlo nella faccia della farmacista o del fruttivendolo, dell’idraulico o del garzone del lattaio. Può apparirmi dietro ogni angolo, qualsiasi spigolo, portone, finestra, voragine nella strada, camino, cassetto, fessura nel muro. Potrebbe cadermi dal cielo giù, addosso.&lt;br /&gt;Ma nemmeno dormire, perché poi nel sogno non mi saprei difendere, e perché avrebbe la sua vendetta troppo facile.&lt;br /&gt;Allora armato di un coltello da cucina lo attendo, ed ecco che squilla il telefono, vado …ed è lui a mettermi la cornetta nelle mani, lui che mi guarda dritto con la sua faccia masticata da me, senza più un occhio e con le budella che gli pendono di fuori&lt;br /&gt;- Ciao, come stai? Non rispondi al telefono ? Che fai, te la fai addosso? Adesso tocca a me –&lt;br /&gt;Il coltello me lo tiro su un piede. Si è preso la mia voce e ci nuota dentro, sorride, allunga una mano per acchiappare la mia identità, per strapparmela via, io scappo ed inspiegabilmente mi metto a ballare, giro su me stesso, saltello, non sono più io. E giù per le scale e in strada a spintoni e calci.&lt;br /&gt;- Oddio signora mi scusi, mi creda, veramente non volevo sodomizzarla, è mio fratello gemello che mi spinge a fare certe cose. Mio fratello che se m’arrestano non gli importa–&lt;br /&gt;- Ho fatto veramente la cacca dentro la fontana? Mi spiace –&lt;br /&gt;Entro nella banca in mutande, in mutande vengo scaraventato nella sala da tè.&lt;br /&gt;Immergo la testa nel water, anzi è senza dubbio lui che mi costringe, che spera di farmi esalare l’ultimo respiro. E’ così che schivo solo per un miracolo una macchina in corsa.&lt;br /&gt;Apro gli occhi e guardo in giù, sono sul cornicione del settimo piano.&lt;br /&gt;- La mamma l’ho fatta saltare, e te non vuoi andare? –&lt;br /&gt;E’ soltanto uno scherzo cattivo, ondeggio sul primo scalino di un orologiaio e a lui mi metto a raccontare il mio orrendo crimine, gli canto la mia storia.&lt;br /&gt;- Un ciuffo di capelli, due denti ed un dito –&lt;br /&gt;- Dove abita? Chi è lei, come si chiama? –&lt;br /&gt;Gli rispondo in una lingua sconosciuta, salto, rutto, e scompaio nel mio tragicomico enigma. In balia della vendetta dispettosa.&lt;br /&gt;Riesco a fuggire dal gas della cucina aperto e ad una ben più precisa revolverata. Decisamente decido chiuso in un armadio in tre soli minuti di lucida apprensione, di farmi togliere via i poveri resti di mio fratello con l’aiuto del bisturi.&lt;br /&gt;Devo contare fino a dieci perché l’anestesia faccia effetto, in fretta devo fare, che lui è lì che mi guarda, in piedi.&lt;br /&gt;Adesso basta, adesso per la seconda volta ti mando al creatore.&lt;br /&gt;- E’ tutto finito, si svegli, si ricorda per caso il suo nome?–&lt;br /&gt;Apro gli occhi addosso alla grande luce sopra di me e dico quel nome, il nome assegnato al mio fratello gemello. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-8564467731733950698?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/8564467731733950698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=8564467731733950698' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8564467731733950698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8564467731733950698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/02/dentro.html' title='dentro'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R6nd-nI6m4I/AAAAAAAAArs/9uSjrRLCtmY/s72-c/un+tesoro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-8332994323617379051</id><published>2008-01-09T10:06:00.000-08:00</published><updated>2008-01-09T10:10:40.476-08:00</updated><title type='text'>Infilati nel bianco</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R4UODvRyc3I/AAAAAAAAAlY/-UQg2-y2S4s/s1600-h/io+e+mio+padre.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5153540805988873074" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R4UODvRyc3I/AAAAAAAAAlY/-UQg2-y2S4s/s400/io+e+mio+padre.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Una punta ,un’eresia. Un rotore, Una teoria”&lt;br /&gt;Questi sono versi li ha scritti mio padre, scienziato di mestiere, ma anche artista, ma anche geniale svitato.&lt;br /&gt;Tutto è cominciato con un thermos di cristalli di emoglobina che si portava dietro da un continente all’altro. Una magnifica avventura, lui la racconta così. Ma gli effetti collaterali dell’avventura sono stati nefasti.&lt;br /&gt;I tentativi di dare una forma intelligente alle sue stranezze, lo hanno trascinato sul tetto di casa. Non so nemmeno se è vero che sono andato, di notte, per convincerlo a scendere, con la polizia di sotto, con la casa piena di animali. E poi il manicomio, a quell’epoca si chiamava così. Da un primo manicomio a un secondo, il ricordo delle sue braccia legate l’ho riposto nel fondo di me. E adesso qualcuno mi racconta che scappava dai cinesi nascondendosi dietro i pilastri della stazione ferroviaria. Mia madre lo ha detto. Poteva anche tacere mia madre.&lt;br /&gt;Ma allora di che uomo si tratta ? Come può ,un uomo di scienza, salire su un tetto e mettersi ad urlare… aveva in mano anche una pistola giocattolo, oppure un lanciarazzi, qualcosa di sicuro aveva. Non so, forse anche questo adesso mi sembra un ricordo sbagliato. Una cattiveria da pescivendoli.&lt;br /&gt;Uno scienziato è giusto che un po’ svitato lo possa diventare.. Dicono anche che la notte la passava scrivendo formule matematiche sulla carta igienica. Anche questa una bugia? E allora le sue distrazioni, i treni sbagliati, gli appuntamenti inesistenti, il motoscafo saltato per aria per colpa di una sigaretta, il laboratorio dell’università saltato per aria a causa di una banale distrazione.&lt;br /&gt;Ancora una voce cattiva si è divertita a raccontarmi che aveva già tradito mia madre in viaggio di nozze. Affari suoi, sicuramente gonfiati e stravolti da un’aneddottica troppo facile.&lt;br /&gt;E poi c’è quella storia della ragazza cinese. Una stupidaggine !. L’avrebbe conosciuta in America, forse una studentessa, e lei lo avrebbe seguito sulla strada del ritorno. Mica le aveva detto ch’era sposato. Ripudiata, scacciata e suicidata su un treno regionale, di quelli con scomodi sedili di legno, che vagano nelle campagne in cerca di stazioni dimenticate. Comunque la sua scienza e la sua presunta pazzia mi hanno sempre messo a disagio. Parlarci era difficile. Capirlo era difficile. Guardarlo vivere era difficile. Smentire gli aneddoti da barzelletta è tutt’ora impossibile.&lt;br /&gt;Era prigioniero, solo e soprattutto. Prigioniero di se stesso, legato da corde che si formavano dalle estremità delle sue dita, imbavagliato da una bava collosa che gli scendeva da alcuni pensieri indecifrabili. Un doppio di se stesso lo tirava in dietro.&lt;br /&gt;Ricordo i pranzi insieme al ristorante. Parole isolate, un specie di sorriso di traverso, e poi tutti e due con gli occhi affogati nel piatto, io a pensare a qualcosa di interessante da dire, lui non so, lui nel torpore del suo silenzio, lui a scappare dai rimorsi suoi, lui appiccicato nei suoi universitari muti ragionamenti. Volevo ogni volta scappare, il conto ci metteva sempre troppo.&lt;br /&gt;Ricordo tutte quelle bottiglie di whisky vuote in salotto, erano la base di un tavolo. Ma lui può permetterselo, lui beveva perchè poteva, perché la sua intelligenza si è presa l’impegno, ed ha la superbia di preservarlo comunque, nell’eternità. E poi bere è cosa da grandi, e poi si tratta di una sfida, e poi per il professore è un gioco intelligente, un atteggiamento implicito.&lt;br /&gt;Mi ricordo la cucina di casa sua trasformata in laboratorio, per studiare e pensare alle alghe, per credere e materializzare il cibo del domani., mi ricordo la fede incrollabile delle sue ricerche. Era strano mio padre?&lt;br /&gt;E adesso mi ritornano le immagini di una sua lezione all’università, in un’aula enorme gremita di studenti, attenti, carta e penna alla mano. Mio padre era di spalle alla lavagna, dall’ultimo banco in alto appariva come un quadruccio di striminzite dimensioni. Parlava fitto e a voce bassa, diceva a se stesso di spalle all’aula, e con un gesso disegnava formule su formule alla lavagna. Pochi secondi, e poi cancellava, la lavagna si dimostrava troppo piccola per tutto quel sapere. Passava oltre.&lt;br /&gt;Gli studenti pur di seguire quella sua lezione da ventriloquo, scendevano dai banchi e gli si accalcavano addosso. Ma aveva già cancellato. Una chiacchierata interminabile con se stesso.&lt;br /&gt;Uno di loro era rimasto seduto e guardava meditabondo un pezzo di pongo informe, sul banco, davanti a lui. Il pongo aspettava impaziente una forma qualsiasi. Ma quale?&lt;br /&gt;I rapporti fra di noi sono sempre stati complicati e pieni di curve. Il suo linguaggio oscuro e sicuro, contro la mia schiuma confusa, le frasi a metà, i pensieri anche. Poca profondità, una sostanza abbozzata come il pezzetto di pongo che ancora non ha deciso la sua forma e mai potrà, in un cavolo di mondo che giura e spergiura, ch’è troppo veloce per tutti.&lt;br /&gt;- Usciamo e parliamo? –&lt;br /&gt;Un sabato mattina, a sorpresa&lt;br /&gt;In macchina, attraverso la città che a rotta di collo si muove, cerchiamo in silenzio qualcosa da dirci.&lt;br /&gt;- Parliamo di sesso, di come si fanno i bambini, oppure…?&lt;br /&gt;Dieci anni c’avevo e quello non mi sembrava un argomento interessante, però se poteva trasformarsi in un inizio…Aspettavo il seguito.&lt;br /&gt;Ma siamo già arrivati all’università, siamo già entrati nel suo studio, si è già immerso nelle carte, ha già cominciato una interminabile telefonata in inglese. Io mi guardo intorno e gli voglio chiedere di un colore, di quel tavolo grande. Ma lui esce dallo studio e mi dice di aspettare. Resto solo davanti ad un quadro gigantesco, un volto minaccioso che mi pianta gli occhi addosso ovunque mi sposto. Dopo due ore la sua mano sulla mia spalla mi libera dall’incubo e mi riporta casa, promettendomi una futura prossima volta. Il quadro è quello di un mio antenato, bruttissimo, minaccioso e Santo.&lt;br /&gt;La prossima volta studierò qualche bella frase da dire.&lt;br /&gt;E adesso l’unico suo schiaffo mi ritorna in mente. Quello il giorno che ha allungato la nostra distanza all’infinito?&lt;br /&gt;Siamo in Spagna, in un viaggio premio per la mia promozione in prima media, o forse quella di mia sorella. In Spagna a guardare la corrida con le mani davanti alla faccia per non guardare la morte. Il suo schiaffo è calato su di me perché mi sono rifugiato a giocare dove nessun torero potesse raggiungermi&lt;br /&gt;Il suo unico schiaffo era fuggito insieme a lui e chissà dove ed appresso a quale molecola o donna, e ritornato per cercare di spiegarmi come era potuto accadere. Ma le sue parole, come sempre non avevano suoni per me comprensibili.&lt;br /&gt;Il disagio e una colpa pronta e confezionata da poter esibire come prova.&lt;br /&gt;- Di me poco gliene importa –&lt;br /&gt;- Ha tradito mia madre, è scappato con quella, certe volte neanche telefona la domenica. –&lt;br /&gt;- E’ strano, è cattivo, è davvero un po’ matto? -&lt;br /&gt;- Beve troppo, come farà a capirci qualche cosa –&lt;br /&gt;Ha un altro figlio, oltre noi tre, nato quella stessa sera nella quale s’era rifugiato sul tetto, il figlio di un altro lui, un ennesimo. Un figlio nato da una donna comparsa da una magia. Ma tutto si perdona ad uno scienziato che adesso si è messo in testa di diventare un artista, un orgoglio in più, oppure un modo di mascherare una follia incontrollabile che gli preme le tempie, che già gli ha regalato un sibilo acuto e continuo, di notte e di giorno, sempre, tanto che per pensare deve accendere la radio.&lt;br /&gt;Adesso ha un tono di voce diverso. Si è messo a dipingere, si è messo a sognare. Salda insieme grandi strutture di metallo vibrante. Poi disegni e poesie, ripetitive e sempre quelle:&lt;br /&gt;“Un martello Una clessidra.Uno smalto Una tastiera “&lt;br /&gt;I disegni infantili. Follia pura può darsi, ma più umana e fragile della sua scienza.&lt;br /&gt;Forse potrei amare più facilmente un artista scienziato.&lt;br /&gt;Allora ritento un approccio, allora gli mostro cosa anche io riesco a fare. Una sera. mi presento da lui e gli dico&lt;br /&gt;- Lavoro per la televisione. Ho una mia teoria sulla preistoria, faccio dei riferimenti e azzardo altri fatti da altri tralasciati, arrivo alla fantascienza . Ti accendo il televisore e ti faccio vedere ? –&lt;br /&gt;Avevo trovato la chiave, mi ero costruito una mia genialità da esporgli.&lt;br /&gt;- Fantascienza? –&lt;br /&gt;Già s’era girato dall’altra parte, doveva cercare un libro, s’era dimenticato di me. Il suo sapere incrollabile aveva ricominciato a prendermi a calci nel sedere. Le sue formule non ammettevano repliche. Un figlio? Il più sensibile? Niente affatto, non si può mica tornare indietro dal seminato. Niente eresie, che questo non è un gioco. Rispedisci tuo figlio da dove proviene con il suo tenero e blasfemo filmato in tasca. Io sono la scienza, non posso ne concedere ne pensare altre cose.&lt;br /&gt;- Nemmeno la fantasia può trasportarlo fino a me –&lt;br /&gt;E intanto il suo pianoforte, che ha sempre suonato la medesima canzone, mi consigliava di non tornare, di prendermela a male, ch’era una battaglia perduta in partenza.&lt;br /&gt;Con l’intransigenza cucita addosso, ascoltavo di lui, rifiutandomi di vederlo e rifiutandomi di sorridere. Il silenzio allora…&lt;br /&gt;“Una foglia un orbitale una goccia un’illusione”&lt;br /&gt;Mio padre un mito folle, mio padre e la prepotenza del sapere, mio padre la quinta essenza del menefreghismo , mio padre un dispiacere sfilacciato nel tempo. Fra me e lui l’antartide.&lt;br /&gt;Ma la sua scienza continua a camminargli sottobraccio, a sfidare il sapere canonico, l’arte intona la sua canzone imbarazzante e il suo nome vola al disopra delle città universitarie, degli stereotipi fritti e rifritti, sbeffeggia i luoghi comuni, fa il verso al già visto, azzarda intuizioni, spintona gli oscurantismi, alza la voce, ignora regole e confini, si spinge oltre l’orizzonte curvo, disegna mappe indecifrabili ma curiosamente possibili. Migliaia di pagine le sue, scritte senza conoscere ne soste ne stanchezze, dimenticandosi lungo la strada addirittura la sua identità, sdoppiandosi e continuandosi a sdoppiare, perdendo i pezzi e spargendoli in un’universo più grande. Uno scienziato, il più geniale e il più matto.&lt;br /&gt;Il prezzo è altissimo, ma deve essere pagato per intero. Io annuso di lui la sua forza con imbarazzo…con la consapevolezza di avere perso l’ultimo treno della sera. Anche le sue cadute diventano merce preziosa da ascoltare rispettosamente. La sua saliva diventa una traccia da seguire. Il professore ha detto, il professore è stato qui, il professore ha le sue insolite e giuste teorie.&lt;br /&gt;Fino a quando gira una chiave, una domenica pomeriggio, si apre una porta e non ricordo quale fratello mi dice:&lt;br /&gt;- Ha il cancro –&lt;br /&gt;Deve ridirlo perché io lo possa per bene capire.&lt;br /&gt;- Tuo padre, il professore, ha il cancro -&lt;br /&gt;Cerco…. qualcosa da dire e da chiedere, cerco… una manciata di comprensione dentro e fuori di me..&lt;br /&gt;- Giù in fondo nel lobo del polmone sinistro -&lt;br /&gt;- Quale padre? Quale cancro? –&lt;br /&gt;Ed io adesso sono lì, scaraventato davanti a lui, che dopo vent’anni quasi non riconosco.&lt;br /&gt;Cerco…&lt;br /&gt;“Un rumore, un’inflessione, un sistema, una creazione”.&lt;br /&gt;E’ seduto su un divano con gli occhi spaventati, sembra ubriaco e perduto, sta masticando chissà quale formula, non è più irraggiungibile, non è più il professore. La televisione trasmette una partita di calcio a volume altissimo. Il fischio nell’orecchio, quasi non ricordavo, non l’ha abbandonato, anzi anche io adesso posso sentirlo. Questo è adesso mio padre, centrifugato dentro un tempo che non ho più voluto guardare.&lt;br /&gt;Mi fa vedere un pezzo di carta scritto e firmato. Leggo e rileggo ancora&lt;br /&gt;- Carcinoma c’è scritto –&lt;br /&gt;- Esattamente mi vogliono appiccicare una malattia che non ho. Mi vogliono far credere che ho un cancro. C’è scritto nero su bianco che non ce l’ho -&lt;br /&gt;- Tua madre, i tuoi fratelli me lo sono venuti a urlare in faccia -&lt;br /&gt;- Non ho un tumore è chiarissimo. Me ne intendo io, sono un luminare io –&lt;br /&gt;Perchè si diverte adesso a negare questa lugubre evidenza ? Perché la sua scienza s’è messa in testa di commettere questo omicidio, perché vuole imbrogliare le carte e punirlo?&lt;br /&gt;I suoi occhi spalancati mi spiano&lt;br /&gt;- Una macchinazione! –&lt;br /&gt;- Un complotto venuto dall’alto ? -.&lt;br /&gt;- Annientiamo il professore una volta per tutte, facciamola finita una buona volta con lui –&lt;br /&gt;Parla come un ferito a morte aggrappato a un delirio.&lt;br /&gt;- Se qui c’è scritto che non si tratta di tumore, tumore non è. E forse quel medico non è altro che un compagno di scuola di tua sorella, oppure l’amante di tua madre per caso. Io invece sono un professore universitario –&lt;br /&gt;Vuole che m’infilo nel suo farneticare e ci resto. Qual è mio padre, dov’è seduto?&lt;br /&gt;Cerco nelle corde vocali.&lt;br /&gt;Alle pareti del salotto sono appese le sue poesie incorniciate, i suoi disegni infantili….la sua scienza è relegata in una grande biblioteca ammuffita e invasa dalla polvere. La sua scienza ha perduto, tace.&lt;br /&gt;Accanto a lui il figlio, l’altro figlio nato da una magia, il ladro del mio nome, la mia stessa voce, lo stesso difetto sulla guancia sinistra. Guardava e si agitava dentro un impasto acre di rancore appassionato, con la pericolosa convinzione di essergli specchio. Parla e ride forte, cercando di coprire quella fine annunciata, tentando di riportare il mio illustre padre al suo sapere protettivo.&lt;br /&gt;Siamo arrivati in clinica. Siamo lì, prigionieri del bianco, stesi su un letto bianco di una camera bianca, sono accanto a mio padre, lo guardo, ascolto le sue parole incomprensibili, spezzettate..&lt;br /&gt;Nel corridoio appaiono velocemente due lunghe poltrone che prima non c’erano, ci preparano al pellegrinaggio dei grandi cervelli, gli illustri colleghi dell’università, certe facce appuntite, discrete e dal sottovoce intelligente, certe giacche e polsini consumati dall’eccessivo sapere, alcune vecchie bucce dal nome importante. Due minuti ognuno, per ripercorrere un’esistenza così talmente illustre. Anche per me ci sono sorrisi e parole formulate ad ultrasuoni. Dopo l’ultimo le poltrone nel corridoio spariscono, l’amministrazione le rivuole indietro. Servono davanti alla camera quindici.&lt;br /&gt;La pace ed il silenzio di tutto l’intero giorno seguente, costruita dal suo respiro pesante. La sera arriva un infermiere bianco e mi dice di non andar via, che forse la sera sarà questa. Dovrei telefonare, avvisare gli altri che fra non molto si infilerà nel tunnel in modo definitivo. E così, resistendo alla stanchezza, faccio la prova delle mie emozioni.&lt;br /&gt;Le sue parole vanno a spegnersi. Le sue gambe, non vogliono rimanere sul letto sudario, cercavano di scendere, di andarsene via. Le mani, affusolate e quasi grigie, si muovono ogni tanto, come per dire cose che fanno fatica a formarsi nella gola. Mi alzo, mi avvicino e le rimetto al loro posto. Un carceriere. Nulla di lui si muove, sembra allora dormire, e allora anch’io, spaventato da quello che potrei sognare eventualmente.&lt;br /&gt;Ma la sua voce indebolita mi arrivava ancora una volta.&lt;br /&gt;- Perché ci sono le macchine sul soffitto? -&lt;br /&gt;- Perché c’è sparso tutto il mio lavoro così colorato?-&lt;br /&gt;- Come papà. Cosa? –&lt;br /&gt;- Chiedi un collirio, chiama un dottore, è possibile che non se ne sono accorti? -&lt;br /&gt;- Digli anche che voglio le ostriche per pranzo, non una cosa qualsiasi –&lt;br /&gt;Ancora ficcato in quel sogno, mi alzo dal sudario bianco per andare a chiamare un dottore.&lt;br /&gt;E’il delirio, mi spiega, passandosi morbosamente la mano su una tasca del camice sempre orribilmente bianco. Il collirio non c’entra.&lt;br /&gt;- Una medicina ce l’ho, ma solo alla fine. Non io, ma i suoi parenti adesso –&lt;br /&gt;Rientravo nella stanza con i polsi ed i gomiti che ballano senza più controllo…e il collirio e le ostriche? Niente, magari dopo, magari non si ricorda più. Sta con lo sguardo fisso al soffitto, immerso nel suo delirio.&lt;br /&gt;Il telefono squilla con un eco assordante, l’amministrazione, viste le circostanze, m’invita a regolare il conto definitivo. L’amministrazione incalza ancora ma io mi richiudo nel silenzio bianco stavolta rotto soltanto dal fruscio delle sue ginocchia che si alzano e adesso più che mai vogliono uscire. Io faccio le prove della mia sofferenza, posso toccarla addirittura, ma rimane ben chiusa in una busta di plastica. Provo a parlare. Ma la sua voce s’infila nella mia e la busta di plastica del dolore si lacera e si sparge per terra.&lt;br /&gt;- Tre persone mi hanno rovinato la vita, tutte e tre…-&lt;br /&gt;Col fiato sospeso aspetto che mi dica quali, intanto gli rimetto ancora una volta le gambe nel sudario, e scopro che quasi ho paura di toccarlo.&lt;br /&gt;- Quali papà, chi? –&lt;br /&gt;Ma mentre lo chiedo crolliamo ambedue in un sonno malato. Immagino solamente qualcuno che viene di fretta e inutilmente a sistemare la stanza e in silenzio va via spalancando la finestra. L’amministrazione ha fretta d’incassare e ritelefona.&lt;br /&gt;La porta della stanza bianca si apre. E’ l’ultima fidanzata di mio padre,. Si guarda in giro, parla forte, come se si trattasse di un risveglio del primo mattino, si drizza sulla schiena&lt;br /&gt;- Ti faccio la barba ? Ti lavo la faccia?-&lt;br /&gt;Mio padre non si è nemmeno accorto ch’è arrivata, mio padre si è ormai infilato in un sonno profondo. E allora chiude la finestra e si mette a pettinarlo, più lentamente che può.&lt;br /&gt;- E’ stanco e non lo voglio svegliare –&lt;br /&gt;Io mi alzo dal letto accanto e corro nel bagno a vomitare. Dal bagno ascolto l’arrivo di tutti. I miei tre fratelli e mia madre, la regina imbarazzante di quella bianca stanza.&lt;br /&gt;Posano i cappotti dove capita. Il primo dei fratelli riesce subito ha bisogno di un caffè per preparasi evidentemente al peggio, il secondo fratello prede una sedia e si sistema in fondo alla stanza, nel punto più lontano dal letto di mio padre. A mia sorella le squilla il cellulare, vorrebbe spegnerlo, ma poi risponde. Quel lavoro è urgente ed urgente anche l’appuntamento di domani, mia madre riesce a prendere fra le sue una delle mani inermi e sempre più scure, la fidanzata fa un passo indietro, dice qualcosa senza alcun senso e poi decide di chiudersi in bagno. Io resto in piedi ebete e indeciso. Nella stanza il bianco è ancora il colore più forte.&lt;br /&gt;Sento i passi di qualcuno nel corridoio, è il dottore che qui non entrerà, ognuno di noi vuole organizzarsi il tempo dell’attesa, ognuno di noi si sta chiedendo quando. Le gambe di mio padre non tentano di scendere più. Lo guardo, guardo il soffitto dove prima era apparsa la sua giostra personale. La fidanzata, soddisfatta del suo pettinare, ma imbarazzata dalla presenza di mia madre, propone di andare a comprare del cibo, è un silenzio spettrale che si deve colmare.&lt;br /&gt;- Quando accadrà? –&lt;br /&gt;- Quanto ci manca, è già notte? Prima succede e ed è meglio per lui –&lt;br /&gt;L’infelicità di quella frase rimbalza sulle pareti e si spegne in un niente.&lt;br /&gt;No, adesso si sente il respiro, prova ad essere profondo, ma il bianco della stanza lo rimanda indietro, lo spezza, lo tramuta in affanno. Siamo tutti lì, tutti girati verso di lui, tutti in ascolto, tutti con le mani sudate, il tempo adesso si è messo a correre.&lt;br /&gt;Più il respiro si fa affannoso più la nostra agitazione e attenzione sale e scende come in otto volante. La mia faccia si riempie di lacrime come in un riflesso condizionato, ma le lacrime non escono, vengono riassorbite dalla gola, e così i pensieri…non ce n’è uno declinato perfettamente, nebbia solamente e gli occhi non si vogliono fermare, da lui alle facce intorno, alle sedie, a tutto quel bianco accecante. L’attenzione si perde nei rumori, i gorgoglii della pancia, il respiro di mio padre, il naso pieno di muco di mia sorella, una gola che si schiarisce, un colpo di tosse non so di chi. Qualcuno si affaccia alla porta e passa via, è il dottore e non è il dottore, mi alzo voglio seguirlo, ma la sua voce alta nel corridoio mi fa tornare indietro. Siamo così, sospesi, in cerca di una distrazione possibile, l’articolo di un giornale, un bicchiere vuoto, lo stipite della finestra, una maniglia, il rumore di un lontano sciacquone, il battito del nostro cuore. Siamo agganciati così ad una sorte che ci guarda e non le importa di noi, che sembra di non avere fretta …che probabilmente all’improvviso darà il suo colpo di grazia definitivo. Ed è così che, mentre tutti noi sembriamo assopiti dentro noi stessi, ed anche stanchi di attendere l’epilogo, il primo rantolo arriva improvviso e scuote l’intero suo corpo, lo solleva e un secondo ed un altro. Tutti ci ritroviamo alle sue mani agganciati, decisi a resistere. Un tiro alla fune, una fune che comincia a puzzare di acqua stagnante, che sembra uscita fuori dal fantasma di un’antica nave.&lt;br /&gt;Io mi sgancio, ho le mani segnate, ho il suo rantolo addosso, il mio respiro va con il suo, esco a cercare il dottore, che parla al telefono, che subito non ha intenzione di smettere. Lui parla di una casa al mare, della ristrutturazione della sala da pranzo, di certe mattonelle che ha visto a un prezzo eccezionale, del figlio, della scuola del figlio, degli amici del figlio…lui parla e nella stanza bianca mio padre continua a lottare.&lt;br /&gt;- Quella medicina?-&lt;br /&gt;- Quale medicina? -&lt;br /&gt;Gli dico sovrapponendomi alla ristrutturazione del suo salotto. E aspetto la sua risposta un tempo infinito.&lt;br /&gt;Rientro con l’infermiere e la siringa, mentre la fidanzata di mio padre si vuole mettere a dirigere il traffico delle emozioni collettive.&lt;br /&gt;- Non urlate così, state calmi, lui ancora vi può sentire –&lt;br /&gt;Ma nessuno l’ascolta, ma il tiro alla fune s’è fatto furioso. La sorte ci mette più forza e scaraventa via le ultime resistenze sudate, le mani di mio padre lasciano la presa, le sue dita appaiono più lunghe ed ancora più magre, le unghie sembrano cresciute improvvisamente. Io e l’infermiere siamo il regalo finale.&lt;br /&gt;- Pochi minuti ancora -&lt;br /&gt;Ecco la mia patente di boia. Di quei pochi minuti nulla mi posso ricordare, soltanto che sono durati fino all’alba. Ed ecco il signor dottore, carezzandosi sempre la tasca del camice, entra, si avvicina e ci dice. Intorno a me la stanza è sottosopra, non è più così bianca. Coperte, lenzuola, cappotti, sedie, giornali tutto è volato via, è esploso, per poi ricadere annodato e scomposto. Vado dalla finestra al bagno, dal bagno al corridoio, dal corridoio al corridoio, mi muovo per non ricadere, intorno a me sento piangere, uno dei miei fratelli lo vedo seduto in terra con la testa fra le mani, mia madre e mia sorella sono scomparse, uscite, non so dove. La fidanzata aiuta l’infermiere a spogliare mio padre. Mi guardo mentre esco sul balcone, mi accendo una sigaretta e respiro a pieni polmoni una gelida alba. Il corpo nudo di mio padre è solo, è vuoto, è spento, tutto quel bianco è tornato padrone e l’ha invaso, tutto quel bianco ha anestetizzato il mio sentire. E il mio dolore dov’è? Qualcuno rimette troppo in fretta tutto a posto, disinfetta, pulisce. Lo ritroverò più tardi, nel traffico di una strada, dietro a un portone, dentro gli occhi di un cane randagio, dietro gli occhiali di mia sorella, sotto la doccia in una qualunque mattina, consapevole di essermi immaginato tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo finito di mangiare, il mio difficile sogno ad occhi aperti termina qui, mi alzo, saluto mio padre assorto nei pensieri suoi, ho da fare. E non mi accorgo che un piccolo pezzo di agonia, della stessa consistenza della gomma americana, mi è rimasto appiccicato ad una scarpa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-8332994323617379051?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/8332994323617379051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=8332994323617379051' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8332994323617379051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8332994323617379051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2008/01/infilati-nel-bianco.html' title='Infilati nel bianco'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R4UODvRyc3I/AAAAAAAAAlY/-UQg2-y2S4s/s72-c/io+e+mio+padre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-4974870185421891809</id><published>2007-12-21T10:00:00.000-08:00</published><updated>2007-12-21T10:04:49.501-08:00</updated><title type='text'>Dalle viscere</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R2wAMPRyZ8I/AAAAAAAAAJ0/tXyaegFX9sw/s1600-h/aspettare+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5146488684437202882" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R2wAMPRyZ8I/AAAAAAAAAJ0/tXyaegFX9sw/s400/aspettare+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La nave si allontana dal porto. Accanto a me Francesca guarda le luci della città che si allontanano come una cieca, senza interesse, con la testa piegata da una parte e una sigaretta, due, tre. La guardo e nemmeno riesco a ricordare che corpo ha, il colore dei suoi occhi e il perché. Il suo sedere solamente, il suo camminare.&lt;br /&gt;Torno nell’isola dopo dieci anni, dieci anni col pensiero fisso a quel posto sperduto, quello scoglio enorme e scuro&lt;br /&gt;La grande testa del gigante in mezzo al mare mi chiama, è me che vuole, proprio me. Mentre fumo una sigaretta e mi guardo le scarpe vedo gli spruzzi del suo fuoco e sento i tuoni della sua voce. Il vulcano mi aspetta. Mi alzo e cammino e lui c’è ancora, sento nel naso il sapore del suo zolfo. Da me vuole sapere, sicuro che ho qualcosa da raccontargli.&lt;br /&gt;Ero già stato nell’isola con Viola, lei aveva i capelli rossi come il fuoco, aveva un’esplosione gioiosa di efelidi sulla faccia, aveva due gambe lunghe e affusolate. Eravamo andati lì con la speranza di salvarci, di metterci al sole.&lt;br /&gt;Un cono nero, una pentola bollente, nera la spiaggia, le case bianche, due soli disastrati campanili contro la forza del fuoco e il tremore della terra, un santo di legno tarlato con una spada marcita dal tempo e gli abitanti superstiti di una favola inverosimile e antica.&lt;br /&gt;Avevamo trovato posto in una casa alta, forse l’ultima, prima delle pendici del vulcano, una casa che nascondeva segreti e trappole, cose non dette ed evidenti stonature.&lt;br /&gt;Pietro era il padrone , un otre piena di bugie, in fuga dal continente. Era stato un bandito, un furbo, un manipolatore. Si nascondeva lì fra pietre, tavoli e terrazze.&lt;br /&gt;Carmelo era il suo ospite fisso, un filo invisibile e appiccicoso li legava, uno strano vecchio con la faccia da indiano e l’animo pieno di alcool. Io e Viola stavamo ore ad ascoltare il suo dialetto incomprensibile, ci raccontava un mondo pieno di dischi antichi e rovinati, di libri assaliti dalla muffa, belle donne e fughe precipitose, debiti, abbandoni e disillusione.&lt;br /&gt;Quell’isola prigione, quel mare per prendere le distanze da tutto.&lt;br /&gt;Carmelo parlava e parlava, sottovoce spargeva saggezza, biascicava dentro la notte con le spalle al mare e il mento in su verso la bocca del vulcano.&lt;br /&gt;Aveva un vecchio e inutile fucile sotto il letto per tenere lontani i fantasmi e i creditori. Parlavano i suoi piedi nodosi, nudi e lerci.&lt;br /&gt;- Il vulcano ti è amico, ma di lui non fidarti mai troppo -&lt;br /&gt;Ma parlavano anche le pietre scure della spiaggia, restituivano milioni di voci confuse , voci antiche, confuse con la risacca.&lt;br /&gt;Il vecchio cane di Carmelo sembrava rassegnato e tentava di seguirlo sempre più stanco. Pietro invece si dava da fare a rappresentare le sue tante verità inverosimili. Nella sua faccia invece c’era disegnato. magari un delitto. Lorenzo era il suo figliastro, bello e debole, diretto parente di un Dio minore. Passava le sue giornate a progettare la fuga definitiva nel continente che s’intravedeva laggiù. Due volte lo avevano ripreso in procinto di andare ad arrostirsi nella bocca di fuoco.&lt;br /&gt;Una mattina, quella mattina, mi sveglio e cerco Carmelo. Pietro mi racconta distratto.&lt;br /&gt;- Carmelo mi ha aspettato, ma poi, seduto davanti al vulcano e impegnato con lui in una discussione fra alcolisti, dopo una fragorosa scorreggia è morto. Lorenzo è riuscito a fuggire, questa notte nascosto dentro la vagina di una turista. Il vulcano ha parlato e tutto è successo.Io aspetto il turno mio –&lt;br /&gt;Guardando in sù, arrampicandomi con gli occhi su per la roccia e la sabbia nera mi era sembrato di intravedere una possibilità, un nuovo coraggio, una promessa, una vita nuova. Io e Viola senza il veleno nelle braccia, ad ammirare la bellezza di quel mitologico destino.&lt;br /&gt;Allora un violento spruzzo di fuoco usciva dallo stomaco del gigante. Voleva parlarci. Dovevamo salire, dovevamo ascoltarlo. Un ordine.&lt;br /&gt;La nave, sgangherata e cigolante, attracca nell’isola all’alba. Le case, la sabbia nera, quelle facce scolpite nei sassi. Il gigante nero e il suo fuoco. Tutto come anni prima, ed io a lui mi rivolgo.&lt;br /&gt;- Sono tornato da te, Viola si è persa, ma forse è scesa dalla nave anche lei, nascosta dentro la mia maglietta o in una tasca dei pantaloni. Ti ho portato Francesca, che però non ti vuole conoscere -&lt;br /&gt;Ti parlo e guardo Francesca che vorrebbe tornare indietro, sente un odore acre, sente tremare la terra&lt;br /&gt;- Potresti inghiottirla magari, fammi questo favore? –&lt;br /&gt;Camminando riconosco i posti e gli odori. Il gigantesco albero di fichi con i rami così carichi e pesanti, il dinosauro mi saluta e cigola. E’ l’alba, nascoste nel corpo dei gabbiani e dentro i cactus riconosco ancora le anime dei pescatori scomparsi nel mare. Le barche del porto, le reti, l’odore del pesce, le corde e le carrucole, le facce dei gatti come quelle di dei pagani, le finestre ancora chiuse delle case così bianche da sembrare un inganno. Sono qui, qui un’altra volta, nudo e pronto ad essere posseduto in modo definitivo.&lt;br /&gt;Passo dopo passo una mattina mi attrae a sè, non l’ho fatto allora e devo farlo adesso.&lt;br /&gt;Vertigini e fatica,. A metà strada, tornante dopo tornante, un boato sordo, uno strillo, sembra da dentro il mio stomaco. Affondo nella lava e indietreggio, a testa bassa e quasi pentito, vado.&lt;br /&gt;Sono convinto di andare ad ottenere il perdono, oppure qualche altra sorta di permesso. Fumo, zolfo e terrore autentico. Mi storco anche una caviglia ma vado su e vado su&lt;br /&gt;- Vuoi confessarmi? Forse mi ordinerai di buttarmi giù ? -&lt;br /&gt;Ecco che arrivo sulla cima, ma non mi azzardo a guardare verso la bocca. Mi siedo e attendo la misericordia tua.Un qualsiasi verbo, un segno, un sasso lanciato dritto sulla nuca.&lt;br /&gt;Respiro fumo denso, giallastro e velenoso. Una bava interminabile che esce dalla tua bocca infuocata. Quando poi i miei polmoni risputano fuori, il fumo è miracolosamente bianco, più leggero, tiepido. Il dolore e il lerciume mi attraversa e se ne va.&lt;br /&gt;Sicuro. Tutti i miei sogni sono adesso mondezza. La vena rossa del tuo fuoco che sale in superficie mi entra dentro ed a forza vuole spingere fuori la mala sorte, mi fa sanguinare. Tutto devo e sto via pisciando.&lt;br /&gt;Grazie vulcano, se da qui mi farai scendere. Grazie vulcano. Grazie truculenta faccia di matrona isolana, grazie pescatore fatto di roccia, grazie budella di pesci lasciate a marcire. Grazie principe randagio dei cani Mi richiudo i pantaloni. Chissà come mi rotolo giù, mi lancerò fra le canne e i rovi convinto adesso di essere invincibile.&lt;br /&gt;Ad uno ad uno riconosco le facce, le loro mani, i loro fiati alcolici, il rumore dei loro passi, i denti, la loro musica. Mi salutano i fantasmi adesso coperti di carne viva.&lt;br /&gt;- Adesso vivi, provati, cammina adesso sulla spiaggia, questa spiaggia qui che ti ha visto sfinito, grigio, in cerca di una qualsiasi salvezza, anche di seconda mano, con la roccia così diffidente e nemica. Guarda quanti corpi al sole, stenditi con loro e chiudi gli occhi-&lt;br /&gt;- Ti ricordi di me? –&lt;br /&gt;- Ti ricordi il mio nome? –&lt;br /&gt;- Allora almeno riconosci i miei fianchi, e si che mi guardavi –&lt;br /&gt;- Eilà sei ancora vivo ? Eilà ma come hai fatto? –&lt;br /&gt;- Se vuoi strusciarti io non mi offendo mica –&lt;br /&gt;Francesca dorme, non vuole guardare, Francesca s’è scavata un buco nella sabbia e aspetta l’ora di andarsene. Sei tu vulcano che vuoi mandarla via.&lt;br /&gt;Adesso con i denti e con i muscoli, adesso con le tempie che pulsano desiderio, adesso che la faccia di Viola mi può sorridere da quella bara fredda. Adesso sento me dentro il vento tiepido e dentro il mare che ricomincia su se stesso.&lt;br /&gt;Sono qui circondato da fiaccole accese, nella sera arrivata improvvisamente, accanto a lenzuoli bianchi pieni di cibo e vino, sotto il vulcano il paradiso terrestre.&lt;br /&gt;I fuochi fatui arrivano in processione, mi si siedono intorno, mi chiedono, ridono, mangiano e si ubriacano. Vicino a me che mi sento risorto, che mi dispongo al piacere di essere vivo e di essere salvo. Grazie Vulcano ancora.&lt;br /&gt;Dunque mangiano, dunque ballano, dunque devono, dunque si toccano. Francesca solidificata in un totem mi guarda incredula&lt;br /&gt;- Ciao sono Angela –&lt;br /&gt;Ha il ventre scoperto illuminato dalla luce delle fiaccole, ha la gola ubriaca, scuote la testa e i seni si spalancano.&lt;br /&gt;- Mia figlia Angela te la ricordi? –&lt;br /&gt;Angela m’infila una mano nei capelli, s’infila dentro la camicia, slaccia i bottoni, me la ritrovo addosso. I suoi denti sono talmente bianchi che illuminato il banchetto nuziale.&lt;br /&gt;Via le mutande. Il gigante nero festeggia un suo nuovo discepolo.&lt;br /&gt;Le cosce allargate sopra la mia faccia, a lungo e con molto sudore, finchè dentro ci sono. Intorno guardano, si alzano e si risiedono, sembra che ci danno il ritmo. Francesca è ancora lì, non più mia ma del buio.&lt;br /&gt;Il seno ed il collo di Angela addosso. Ecco che ricomincio, che risorgo di nuovo, ecco il mio io che ribolle. Vengo e mi sento indubbiamente vero, vengo e mi sento senza dubbio libero, vengo e mi convinco di essere un semidio, figlio adottivo del fuoco e della fortuna nuovamente.&lt;br /&gt;Apro gli occhi, mi provo, Angela è nuda e sfinita, accanto a me e mischiata alla sabbia. E’ l’alba. Lei sorride a se stessa.&lt;br /&gt;- Volevo dirti, non te l’ho detto prima. E’ bene che tu sappia…-&lt;br /&gt;- Ho l’Aids, la sifilide e l’epatite ..Se capita che muori non ti offendere. Il vulcano ti ringrazia e ti saluta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-4974870185421891809?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/4974870185421891809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=4974870185421891809' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4974870185421891809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4974870185421891809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/12/dalle-viscere.html' title='Dalle viscere'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R2wAMPRyZ8I/AAAAAAAAAJ0/tXyaegFX9sw/s72-c/aspettare+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-7993065418380632964</id><published>2007-12-11T14:40:00.000-08:00</published><updated>2007-12-12T00:17:16.482-08:00</updated><title type='text'>caimani di costantino liquori (Libro) in Narrativa</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R1-Y89fGKcI/AAAAAAAAAI4/zpa5fSaauvo/s1600-h/caumani.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5142997472544958914" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R1-Y89fGKcI/AAAAAAAAAI4/zpa5fSaauvo/s400/caumani.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://books.lulu.com/content/1658227"&gt;caimani di costantino liquori (Libro) in Narrativa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-7993065418380632964?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/7993065418380632964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=7993065418380632964' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7993065418380632964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7993065418380632964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/12/caimani-di-costantino-liquori-libro-in.html' title='caimani di costantino liquori (Libro) in Narrativa'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R1-Y89fGKcI/AAAAAAAAAI4/zpa5fSaauvo/s72-c/caumani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-1272061862020610462</id><published>2007-12-03T04:54:00.000-08:00</published><updated>2007-12-03T04:59:32.294-08:00</updated><title type='text'>Una testa diversa</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R1P9oNfGKbI/AAAAAAAAAIw/AWA708cmG9Q/s1600-R/riflessioni.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5139730467016550834" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R1P9oNfGKbI/AAAAAAAAAIw/OYeuR4Midrk/s400/riflessioni.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Maggio. Salgo sul tram, trovo un posto libero vicino al finestrino. Mi sistemo meglio e tiro fuori dalla tasca il giornale. Oggi ci sono le torture in prima pagina.&lt;br /&gt;Le fotografie mostrano Lynndie , una giovane soldatessa americana di un battaglione di polizia militare, che tiene al guinzaglio un prigioniero. Mi viene da vomitare, ma guardo e leggo.&lt;br /&gt;- Persone di grado più alto mi hanno ordinato di mettermi lì e tenere quel guinzaglio perché potessero scattare la foto -&lt;br /&gt;Un generale completa un rapporto di 50 pagine sull'accaduto.. Lo stato maggiore ammette che le torture hanno causato la morte di ameno 25 prigionieri&lt;br /&gt;- Ragazzate-&lt;br /&gt;Dichiara sua madre mentre esce dal supermercato&lt;br /&gt;- Un gioco esagerato forse –&lt;br /&gt;- Forse per vincere la tensione -&lt;br /&gt;- Goliardia e niente altro –&lt;br /&gt;- Una svista? Un sogno traditore? -&lt;br /&gt;- Ma perché prendersela così tanto con lei? –&lt;br /&gt;- Un angelo imbrogliato e messo in mezzo –&lt;br /&gt;Il tram si ferma, sale una ragazza e s’incastra nell’unico posto libero rimasto, quello di fronte a me, le mie contro le sue ginocchia, addosso a me la stoffa dei suoi pantaloni, ha negli occhi una sfida che si sorprende di se stessa..&lt;br /&gt;Continuo a leggere a proposito di Lynndie pigiato e compresso.&lt;br /&gt;Finita la scuola ci sono i prati, i bar con la musica, il sesso consumato in macchina, le lattine di birra e le cosce, le gomme americane. Ci sono i fianchi e le pance di fuori e le confusioni notturne, le camice a quadretti, i toraci tattuati, i progetti impossibili. C’è la noia e la smania di partecipare a un grande sogno qualsiasi.&lt;br /&gt;L’America. Sullo sfondo di una citta di provincia ci sono strade lunghe, montagne e distributori di benzina, laghi e orizzonti, fiumi e motociclette, chilometri dopo chilometri, miraggi e racconti di grattaceli e ponti, di sommergibili atomici, di pozzi di petrolio.&lt;br /&gt;Sotto la protezione della bandiera, di una coscienza da salvatori del mondo, sognare ad occhi aperti è lecito, è senz’altro da farsi, a schiena dritta e senza esitazioni. Il tempo della provincia è scritto nei libri, sui cartelloni pubblicitari e nei giornali. Crescere adesso e subito si può, anzi si deve, in qualunque modo e a qualunque costo.&lt;br /&gt;Basta aggrapparsi ad una giusta occasione.&lt;br /&gt;L’esercito.non è soltanto una cosa da pazzi e tanto meno una cosa da uomini. Tu hai diciotto anni. Hai due seni duri che si vedono dalla maglietta, hai una bella pelle liscia e tesa, sei fatta di sogni, e di melassa. Anche l’esercito.&lt;br /&gt;Mentre leggo sento gli occhi addosso di tutti quegli opprimenti passeggeri, distinguo bene l’odore delle loro ascelle e del loro malanimo verso di me….perchè sto leggendo a voce alta Ed è un’ora sconveniente per le storie di torture ? La ragazza di fronte a me, mastica rumorosamente la sua gomma americana, cerca i miei occhi. I miei occhi che hanno altro da fare. Continuo nell’orrore del racconto.&lt;br /&gt;E’ un’occasione da non perdere, per scappare dalle case basse e dal verde, verso un mondo pieno di sorprese. Nel suo bar guarda la televisione atterrita mentre tracanna la quarta bevanda alcolica insieme ai compagni di scuola: in tremila seppelliti sotto le macerie delle due torri nella città del sogno, la grande mela, la grande madre.&lt;br /&gt;- Da oggi, da ora tutto sarà diverso. Dovrà pur esserlo –&lt;br /&gt;Dice un signore con un cappello in testa, davanti alle macerie e al fumo.&lt;br /&gt;Lo dicono tutti, tutti lo gridano, tutti digrignano i denti. Al bar, in strada, in chiesa, le mucche e tutti i cani randagi della provincia, e il presidente in persona dentro il televisore.. Sua zia straparla su Perl Harbur. Il direttore della banca rivive l’incubo degli scoppi, dei due grattacieli che crollano su se stessi, della vita perduta in un attimo solo. Lui c’era, era lì, coperto dal fumo, ostaggio delle fiamme. E i vigili del fuoco? Questa è la loro tragica ballata, indimenticabile nel tempo.&lt;br /&gt;Disperazione e rivincita in una marcia trionfale, orgoglio e riconquista di un futuro non più seppellito in una provincia con le ascelle sudate.&lt;br /&gt;Soldato! Ecco l’occasione, ecco l’opportunità, la chiave. Un paio di pantaloni grigioverdi, e il gioco erotico di un fucile. Anche se questo è il più terribile gioco dei maschi. Una donna soldato.&lt;br /&gt;La ragazza che mi sta di fronte muove due labbra silenziose. La guardo e guardo ancora la fotografia della soldatessa, , si assomigliano, non c’avevo fatto caso prima.&lt;br /&gt;E’ identica. Rovista nella borsa, prende un panino, lo scarta, si guarda intorno, ecco i suoi occhi per un momento addosso ai miei.&lt;br /&gt;Ed io per nascondermi continuo a leggere.&lt;br /&gt;Può partecipare e alzarsi in piedi, insieme agli altri sputare in faccia a chi ha osato evocare la paura e la morte , marciare insieme per una giusta causa, maschio o femmina che sia. Un’avventura magnifica, magari anche con una medaglia, in fondo i nemici sono degli assassini da eliminare, in fondo tutto il mondo sta urlando di rabbia.&lt;br /&gt;E allora si va, si va ad ammazzare. Ammazzando e gridando alleluia.&lt;br /&gt;Ed ecco anche il suo eroe personale, un tipo alto, con lo sguardo iniettato di sangue, quello che posa con lei nella fotografia, con lui, fra un orgasmo e l’altro può sconfiggere la paura dei diavoli avversari. Si va ad incominciare.&lt;br /&gt;Ma lei non c’è bisogno di mandarla a combattere.&lt;br /&gt;- Per vincere l’orrore ci vuole anche la fantasia -&lt;br /&gt;Sono io che lo dico a voce alta e me ne rendo conto. La ragazza di fronte a me, mastica piano, ingoia le mie parole insieme al prosciutto.&lt;br /&gt;Lei, una dolce studentessa di provincia trasformata alla bisogna in un Dio vendicatore, lei l’attore in una messa in scena da oltretomba. I guerrieri nemici umiliati e resi schiavi da una fanciulla regalata al male. Rapidamente impara e si esalta.&lt;br /&gt;Sarà un gioco fra sbattere di porte, luci al neon, odori di sudore e di sperma, gelido acciaio di armi,urina incontrollabile, gemiti di dolore, urla di varie e diverse tonalità. Insomma deve fiaccarli, piegare il morale, sfinirli, terrorizzarli, strappare via le loro divise e sostituirle con stracci ridicoli. Per poi denudarli e obbligarli a una recita oscena, giù dentro l’inferno per non risalire mai più.&lt;br /&gt;- Così si possono vincere le guerre ?-&lt;br /&gt;La mia domanda si perde nel rumore del traffico.&lt;br /&gt;Abbasso il giornale per riprendere fiato e Ancora mi sembra che le sue labbra si muovono.&lt;br /&gt;- Mi hanno ordinato d’impedire ai terroristi di dormire –&lt;br /&gt;Quella è la sua voce, è così che mi ha detto. Non può essere, non può essere lei.&lt;br /&gt;Urla ordini e il loro contrario senza mai fermarsi, non concedendo tregua. Lei ascolta le istruzioni affascinata, lei così, trasformata in una dea della guerra.&lt;br /&gt;- In piedi –&lt;br /&gt;- Sdraiati –&lt;br /&gt;- In piedi –&lt;br /&gt;- In ginocchio –&lt;br /&gt;- uno sull’altro. Nudi –&lt;br /&gt;Adesso ci vuole una fotografia per mostrarla agli amici, per glorificare e dall’infamia disinfettarsi.&lt;br /&gt;- Ma chi è il nemico allora? –&lt;br /&gt;Chiedo a me stesso, abbasso ancora il giornale, lo ridico a lei, che ha finito di masticare, e a quelli che mi stanno di fianco. Non vogliono nemmeno ascoltarla una storia così.&lt;br /&gt;Così per tante ore di seguito, fino a che i prigionieri non si trasformano in servi, in schiavi la cui volontà oramai non c’è più. In vermi di una religione diversa&lt;br /&gt;Adesso, al collo un guinzaglio per cani e i testicoli in mostra, il malcapitato guerriero torturato, spalanca i suoi occhi e li infila a tradimento dentro di lei Due grandi occhi scuri che hanno raccolto pezzetti di coraggio. Lei è presa alla sprovvista, un tremito all’altezza della gola, uno sbandamento imperdonabile e gli occhi del giovane guerriero sono già passati e le hanno già superato lo sterno.&lt;br /&gt;Adesso appare vinta, sembra troppo giovane, sembra un pensiero tranquillo, solo una birra con gli amici e poi a casa. Lui l’ha piegata, la tiene, se la prende. Lui un angelo che si materializza dal martirio.&lt;br /&gt;E la sua divisa, e il domani? E il fucile e il trionfale ritorno in provincia?&lt;br /&gt;Il guinzaglio si stringe e i calci e gli sputi sul pene del giovane schiavo.&lt;br /&gt;Massacrarlo o ammirarlo? Non sa, è un’idea che si infila di traverso e nuovamente facendo ancora sobbalzare le sicurezze che le hanno insegnato a ripetere.&lt;br /&gt;La ragazza seduta di fronte si alza di scatto, vuole scendere, vuole fuggire, la faccia è uguale, il collo taurino, la stessa maglietta, i capezzoli che prepotenti le esplodono di fuori. E’ Lynndie, è proprio lei, e fugge via.&lt;br /&gt;Una signora con il cappotto grigio non vuole che mi alzi pure io.&lt;br /&gt;- L’ha spaventata, ha visto? Non c’era bisogno di leggere a voce alta-&lt;br /&gt;Scendiamo dal tram&lt;br /&gt;La ragazza che seguo adesso è ferma davanti a un edicola di giornali, guarda una fotografia in prima pagina, esclama davanti a me che l’ho raggiunta&lt;br /&gt;- Non si tratta di me -&lt;br /&gt;- Sei tu, sei Lynndie, l’anticristo sei -&lt;br /&gt;- Qualcosa di me, da questa mattina mi spinge ad uccidere, scappi -&lt;br /&gt;Mi viene addosso e mena un calcio dritto e preciso, poi un altro. Vedo la sua faccia sorprendersi a picchiare e sorridere. Adesso parla inglese, adesso il suo torace si apre e da questo esce una testa diversa. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-1272061862020610462?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/1272061862020610462/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=1272061862020610462' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1272061862020610462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/1272061862020610462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/12/una-testa-diversa.html' title='Una testa diversa'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R1P9oNfGKbI/AAAAAAAAAIw/OYeuR4Midrk/s72-c/riflessioni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-4227184992887000850</id><published>2007-11-27T08:11:00.000-08:00</published><updated>2007-12-17T08:49:12.223-08:00</updated><title type='text'>Il ponte romano</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R2aodvRyZ2I/AAAAAAAAAJE/9dYtBSRKfBY/s1600-h/io+dentro+i+miei+pensieri.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5144984853178115938" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R2aodvRyZ2I/AAAAAAAAAJE/9dYtBSRKfBY/s400/io+dentro+i+miei+pensieri.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0xDxtYvl1I/AAAAAAAAAIY/zSfU5JAwlsM/s1600-h/fantasmi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137555796198922066" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0xDxtYvl1I/AAAAAAAAAIY/zSfU5JAwlsM/s400/fantasmi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Abito fuori città, non ricordo di aver preso la macchina e aver guidato per 40 chilometri fino ad arrivare in pieno centro storico. Non ricordo come sono arrivato sul ponte Garibaldi, il più bello e il più antico. Ricordo solo una grassa risata cattiva e poi il ponte.&lt;br /&gt;Il ponte romano, stretto, adatto solamente al passaggio dei pedoni, in continuo restauro, sempre attrezzato di assi di legno, tubi e putrelle. Un ponte che la città vuole assolutamente preservare. Sotto, il fiume scorre marrone e nauseabondo, pericoloso, infetto, dall’animo infido. In alto, il ponte è lastricato con pietre lucide e scivolose per il tanto passare dei pensieri e delle scarpe, per la sua storia che avanza lentamente ma non si concede pause. Lì non si passa solamente , lì ci si sta, è anche la casa degli ambulanti, di certi derelitti che parlano al fiume, di qualche pittore, di ladri che scrutano i passanti. Di certi intellettuali che la città la percorrono solo rigorosamente a piedi. Qualche frettoloso, ma raro e fuori posto. Poi le signore con le borse che costano care, che guardano dritte e tese in avanti, senza dare confidenza a nessuno. E infine gli uccelli che svolazzano in gruppo, guardano, ti deridono e ti cacano addosso.&lt;br /&gt;La risata mi è ancora dentro e si ripete da zigomo a zigomo, da orecchio a orecchio, cavalca il naso, costruisce uno sguardo perplesso imbecille. Sono sul ponte, all’inizio, appoggiato alla pietra del cornicione, mi guardo i piedi, tiro fuori una mano dalla tasca come fosse un ingombro. Le dita sono ben strette al un telefono cellulare. E’ acceso, squilla, non rispondo subito, mi pesa il braccio, gli occhi mi vanno addosso ad un barbone che è lì, seduto in terra, a solo un metro da me. Anche lui mi osserva. Squilla il telefono ancora&lt;br /&gt;- Pronto,T’ho chiamato? Davvero? -&lt;br /&gt;- Mi ricordo che ridevi e ridevi. Che ho detto? Ho detto che me ne vado per sempre-&lt;br /&gt;- A certo, grazie infinite, adesso mi ricordo, eccome no, una mia continua pretesa -&lt;br /&gt;Il ponte Garibaldi, la memoria che torna, e il compatimento del barbone e la sua testa, enorme.&lt;br /&gt;- Ti devo implorare ti devo, e poi ti metti lì rigida e aspetti, e male lo sopporti perché ti vedo che ti viene da vomitare. Certo che sì, vomitare –&lt;br /&gt;- Urlo? Non urlo, te lo dico, rifletto, si che te lo rinfaccio –&lt;br /&gt;- Un sospiro, di più non ti sprechi, un gemito e basta -&lt;br /&gt;Un tremore mi prende, una rabbia, una specie di… Il barbone mi dice qualcosa, fa segno di avvicinarmi, prende la sua bottiglia di birra e me la vuole dare,&lt;br /&gt;- Non abbassare, aspetta, dimmi che non ti piace, dimmi perché. Guarda che se non parli mi ci butto davvero. Come dove? Nel fiume, qui sotto –&lt;br /&gt;Mi sorprendo a dire una cosa del genere, il barbone si allarma, è infastidito dal mio minacciare crescente, è quasi sicuro anche lui che mi ci butto davvero, vuole alzarsi, ma pesa.&lt;br /&gt;E ribadisco.&lt;br /&gt;- Lo so fare soltanto in un modo, e allora? Casomai sono tre –&lt;br /&gt;- Sì va bene, solamente appoggiato a sinistra, sì va bene, non parlo e sudo, si va bene-&lt;br /&gt;- La posizione 67 non riesco a rifarla, non c’è verso. E’ dispari, è difficile per la miseria, è impossibile –&lt;br /&gt;- Ti ho conosciuta che manca poco mi mangiavi un orecchio. Come sporco? Ma quando mai? Può capitare no? –&lt;br /&gt;- No, di mutande bucate ce n’ho un paio solo, ci sono affezionato, ecco perché non le butto. Vogliamo allora parlare di te? -&lt;br /&gt;- Va bene , tagliamo corto,io mi butto e più non se ne parla ne di te ne di me–&lt;br /&gt;Tutto il ponte mi guarda, si aspetta la tragedia o ride, oppure mi compiange. Lei mette giù il telefono, un piccione fra i piedi mi vuole far perdere l’equilibrio, mi piego sul cornicione. Quelli mi osservano, è un bel pezzo di teatro davvero&lt;br /&gt;Il barbone vuol dire la sua&lt;br /&gt;- Di un po’, ma sei fuori di testa? Ti vuoi buttare? E buttati. Viziato e ricco –&lt;br /&gt;- Pronto, pronto ma che , ci sei o no, pronto –&lt;br /&gt;- Ma guarda me, ma falla finita, e io che dovrei dire, mi dovrei essere ammazzato da un pezzo. Ho un letto di cartone, le pulci, lo scorbuto, la sfiga, le ragnatele in testa. Ma c’hai tutto c’hai, anche il cellulare e che altro, una bella macchina? La casa al mare, una schifezza di lavoro qualunque, una domestica? –&lt;br /&gt;Il piccione non mi da tregua, adesso mi svolazza sulla testa, il barbone mi morde, il cellulare suona.&lt;br /&gt;- Pronto, tu il telefono in faccia non me lo devi sbattere che io mi sto per ammazzare. Cosa? Lo studio legale? Ma che, adesso non ho tempo adesso, ma che avvocato, ma quale? Hai sbagliato numero, fetente –&lt;br /&gt;Il cellulare mi sfugge, schizza via dalla mano, lo riacchiappo proprio sotto la suola di una scarpa.. Mi è appare davanti un qualcuno come nei film dell’orrore.&lt;br /&gt;Rifaccio il numero,e così mi viene da dire di slancio&lt;br /&gt;- Io adesso mi voglio ammazzare -&lt;br /&gt;Quest’altro è troppo esile, mi prende per un braccio, ha un occhio aperto e l’altro chiuso, barcolla, da dentro di lui esce una voce.&lt;br /&gt;-. Se vuoi ti do una spinta, ti dico che meglio così, che questo mondo è una schifezza vera. Ma tu , prima di volare di sotto, qualche spiccio? Per la mia benzina hai capito?–&lt;br /&gt;E il barbone mi fissa ingolosito le scarpe, vuole assicurarsi le mie.&lt;br /&gt;E anche se i motori della città tutta intera e le voci continuano a disturbare la mia autentica disperazione, tengo il mio cellulare ben saldo.&lt;br /&gt;Il piccione sta prendendo la mira. Mi sposto nello spazio vitale di un musicista ch’è lì che si attrezza a suonare&lt;br /&gt;Ruggisco.&lt;br /&gt;- Non mettere giù che ancora c’ho da dire, voglio sapere di mio figlio, figlio di chi è mi devi dire-&lt;br /&gt;Ho le vene di fuori e mi esce uno sputo, il musicista è paziente ma ho la sua coda dell’occhio incollata&lt;br /&gt;- In questo posto qua io mi guadagno da vivere, se urli suonare non posso, vai un po’ più in la a soffrire –&lt;br /&gt;- Visionario? Pazzoide? Mentecatto? -&lt;br /&gt;- Ora basta, ora lo faccio, ora mi butto giù –&lt;br /&gt;E la tromba del musicista si mette a farmi da colonna sonora&lt;br /&gt;- E’ una tromba, non sono a un concerto. Mi sto per uccidere , non è un’interferenza–&lt;br /&gt;Mi sposto, il cellulare ribolle e anch’io. E una specie di pipistrello mi si para davanti, m’impedisce l’accesso al cornicione. Il fiume continua ad aspettarmi. Il pipistrello è basso di statura, di carnagione è troppo bianco ed ha il cappotto grigio abbottonato fino in cima. I suoi capelli sono radi e pochi e gli occhiali due televisori passati di moda.&lt;br /&gt;- Dammi quel telefono fratello, ci parlo io, magari è meglio, può darsi che risolvo –&lt;br /&gt;Il segno della croce, e una lotta comincia per la conquista del mio cellulare.&lt;br /&gt;- Vivere è sacro, pregare è un obbligo. Fatti aiutare. Cantiamo un salmo, diamoci da fare. Fammi parlare e vedrai. Dio ti osserva. Glielo dico al telefono e la facciamo finita. Dì, sai servire la messa? –&lt;br /&gt;Un calcio negli stinchi e la lotta finisce. Sul ponte rimbalza l’eco dei suoi anatemi. Intanto nella colluttazione se n’è andata la comunicazione. Il cellulare ricomincia a ballare.&lt;br /&gt;- Pronto, io non sono Andreina –&lt;br /&gt;- Pronto, il dottore chi? Ma che cosa vi è preso, ma che cosa vi ho fatto? E come se è sbagliato –&lt;br /&gt;Casco a sedere per terra con vicino il solito piccione che non si contenta di avermi cacato sulla testa. Rifaccio il numero e lo rifaccio ancora&lt;br /&gt;- Pronto ?–&lt;br /&gt;Ha riattaccato. Piango, urlo o bestemmio?. Il barbone sta raccogliendo le scommesse, il tossico rilancia, il musicista ha accettato.&lt;br /&gt;- Sto per cascare guarda ! –&lt;br /&gt;Il musicista smette di suonare e mi punta furiosamente un dito sulla faccia&lt;br /&gt;- Palle non se ne dicono –&lt;br /&gt;- Per esempio potresti venire a soccorrermi. Come un appuntamento? Come c’hai altro da fare? Come non ti importa e basta? –&lt;br /&gt;La batteria del telefonista sta per finire, a pochi metri da me improvvisamente mi sembra di vederti, ma com’è che sei qui ?. La folla dice che a questo punto mi devo tuffare, se no che figura ci faccio.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-4227184992887000850?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/4227184992887000850/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=4227184992887000850' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4227184992887000850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4227184992887000850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/il-ponte-romano.html' title='Il ponte romano'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R2aodvRyZ2I/AAAAAAAAAJE/9dYtBSRKfBY/s72-c/io+dentro+i+miei+pensieri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-7692971128376909192</id><published>2007-11-25T14:11:00.000-08:00</published><updated>2007-11-29T15:00:23.817-08:00</updated><title type='text'>Lunghe detenzioni</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R09Ec9Yvl2I/AAAAAAAAAIg/BcSn28PM3fE/s1600-h/Prima+del+salto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5138400964158396258" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R09Ec9Yvl2I/AAAAAAAAAIg/BcSn28PM3fE/s400/Prima+del+salto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0nzfdYvl0I/AAAAAAAAAIQ/YlJDHoae1Oo/s1600-h/filamenti+di+logica.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136904571782666050" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0nzfdYvl0I/AAAAAAAAAIQ/YlJDHoae1Oo/s400/filamenti+di+logica.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prigioniero di che cosa? Prigioniero a vita di un’unica frase esca, di un cattivo sogno, di un magnifico credo. Di un muro portante e di una finta finestra, di una città labirinto e cimitero. Prigioniero di una sola bugia e di una mano destra. Di una fissazione, di una perfida emozione, sempre la stessa e ripetuta negli anni. Prigioniero di un verbo coniugato senza perdere fiato, di un mito maledetto, di uno spazio sfinito e di un tempo lacerato e morente.&lt;br /&gt;Prigioniero della geometria e dei suoi risvolti psichiatrici, di un ottuso e perpetrato rispetto e di qualche sottile analogia. Prigioniero dell’entropia, di una simbologia, dell’analisi logica.&lt;br /&gt;Ergastolano di una splendente morale corrente, delle spalle al muro, di un angolo cottura e di un letto cigolante a due piazze Di un solo semaforo, di un senso unico e di un famigerato raccordo, di soli cento passi, di un urlo solamente pensato, Di un solitario cancello, della distanza che c’è, di un ben arredato seminterrato, del ripetere cadenzato e di un rumore solo apparentemente molesto, di un camminare continuato, ostinato, scomposto.&lt;br /&gt;Prigioniero di codesto amore e di un perché torturato e dei suoi gesti da camaleonte. Prigioniero ancora fra il colore e la mente,chiuso dentro una fronte, chiuso a vita dentro una sfumatura, un mezzo sorriso,un sospettoso silenzio, un tic nervoso, un solo naso e due soli gomiti, un solo racconto, due gambe, un tramezzo che prima non c’era, un colpo di tosse, un solo centimetro di pelle nuda, un sudore.&lt;br /&gt;Prigioniero di un guasto, dei pezzi di ricambio, di un volontario dolore, dell’effetto nefasto di un pezzo di carta, di un quaderno perduto, di un avverbio e di un’esclamazione.&lt;br /&gt;Prigioniero per sempre di un numero avverso, del telegiornale delle otto di sera. Del segnale e la notizia dentro la notizia, Prigioniero del necessario obbligatorio, dei conti che tornano. Prigioniero di quel piccolo rettangolo blu, dell’unica finestra sul cortile, dei racconti di mare, di una nave che riposa sul fondo, di un vecchio cannone arrugginito. Prigioniero a vita di quel tramonto messo lì a bella posta. Di una pietra e di un legno, di un sacrilego me stesso, di quel vento che prima non c’era.&lt;br /&gt;Prigioniero per gioco, per finta, per piangere un poco.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-7692971128376909192?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/7692971128376909192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=7692971128376909192' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7692971128376909192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/7692971128376909192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/lunghe-detenzioni.html' title='Lunghe detenzioni'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R09Ec9Yvl2I/AAAAAAAAAIg/BcSn28PM3fE/s72-c/Prima+del+salto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-2823004455254886464</id><published>2007-11-12T08:30:00.000-08:00</published><updated>2007-11-23T03:41:40.529-08:00</updated><title type='text'>Un artista</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a8XNYvlwI/AAAAAAAAAHw/hyBGb89DW0s/s1600-h/ricordi+troppo+lontani+in+una+camera+da+letto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135999531979085570" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a8XNYvlwI/AAAAAAAAAHw/hyBGb89DW0s/s400/ricordi+troppo+lontani+in+una+camera+da+letto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RziBK2oYfII/AAAAAAAAAHo/TFWeZOw_aSI/s1600-h/dettagli+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5131993798852246658" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RziBK2oYfII/AAAAAAAAAHo/TFWeZOw_aSI/s400/dettagli+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un artista. Una vita per immaginare, e scrivere, e scoprire. Una vita per curiosare negli occhi degli altri, camminando, bussando, chiedendo. Una vita insieme ad una vecchia macchina fotografica, a scrutare, a cercare di vedere più in fondo. Una vita che ha lasciato i suoi avanzi nella vaghezza di un presente inquieto e confuso. Un’indigestione velenosa. Adesso i suoi ritratti appaiono sarcastici, vuoti, bugiardi, chiusi in certe scatole e circondati da specchi. Adesso fotografa continuamente se medesimo, adesso gli occhi dei suoi ritratti lo sbeffeggiano, guardando attentamente lo sfidano. Lo ingiuriano pubblicamente. Lo cercano per urlargli dietro volgarità senza fine&lt;br /&gt;- Sei un artista? E che artista! Fesso –&lt;br /&gt;Ha anche scritto nella preistoria dei suoi anni, ha provato a frugarsi dentro, ma ha visto l’irraccontabile. Si è fermato rifiutandosi di saperne di più.&lt;br /&gt;Ha dormito e sognato sul divano, perché il letto non è più suo complice, perché dal letto rischia di sentire il brontolio diabolico della vicina di casa. Ma anche la prima notte sul divano non è andata come doveva. Tossisce e geme, spalanca la bocca e si toglie la mascherina da aereo sugli occhi, macabra abitudine per scongiurare ogni pericolo di luce notturna. Com’è andata? Anche dal divano, anche da lì gli sembra di sentire la psicotica vicina ?&lt;br /&gt;Per salvare la giornata da questo fastidioso pensiero prova e riprova a dire che anche stamane può definire se stesso. Un artista.&lt;br /&gt;Una stravagante persona di età a volte assolutamente misteriosa, che vive dentro una specie di caramella, un mausoleo di zucchero filato vecchio di anni, una galleria d’arte di gusto vomitevole, una confusione intellettuale cronicizzata, una casa affollata di oggetti e di umori che devono per forza, ma non ce la fanno a stare vicini. Montagne di fogli scritti, vecchi, ingialliti, messi così, dice lui, a maturare, ad aspettare chissà. Addosso a cuscini francamente stomachevoli, piatti e bicchieri, statuette, dei pagani, santi, papi e parenti, incensi e icone, pastelli e specchi, specchi a moltiplicare. Poi pietre su pietre, appoggiate ovunque, pietre levigate da dita nevrasteniche, mai ferme, che ritornano e ritornano e consumano, alla ricerca di qualche pensiero svanito, fuggito improvvisamente nel nulla. Ed ecco gli scaffali sopra il divano. In alto tante mele verdi vere e finte, maniacali, ossessive, preoccupanti, a ricordargli un periodo vuoto, un tentativo disperato di riempimento. Mele seguite da altrettanti barattoli vuoti, che non vogliono più essere guardati, ma nemmeno buttati per carità, altrimenti chissà quale orribile sventura. Ed ecco che ci si imbatte in una specie di tavolo da lavoro pieno di gessetti colorati, fotografie tagliate a pezzi, rimasugli di nastri adesivi, matite e pennarelli inutilizzabili. Lì lui si siede appena sveglio, guarda, prova a mettere insieme, disfa e dimentica, dimentica chi è stato e chi è, con gli occhi persi in quel guazzabuglio creativo. Allora si precipita verso il telefono in cerca di una voce, di una conferma, di un appiglio sicuro, cerca nei numeri. Ma i numeri non gli sono mai stati amici, ci rinuncia subito, altrimenti deve arrendersi ancora ad una tortura estenuante che puntualmente si ripresenta. No, meglio aspettare che il telefono squilli così qualche ricordo potrà emergere anche questa mattina.&lt;br /&gt;- Pronto, non è l’ospedale, questa è casa mia –&lt;br /&gt;Vestirsi e uscire, scegliere i soliti calzettoni rossi, da anni solamente quel colore di calzettoni. Poi davanti allo specchio per ricordare bene, per vedere che il sangue circoli comunque, prendersi a schiaffi per favorirne il flusso.&lt;br /&gt;- Non sono morto neanche stamattina -&lt;br /&gt;Uscire in strada a contare forse, contare tutto, targhe delle macchine, autobus, quante donne e quanti uomini, vecchi e bambini, storpi e mendicanti, ricchi e poveri, nasi, orecchie natiche e guance. E zigomi, quanti sono quei maledetti zigomi?&lt;br /&gt;- Quanti sono i matti? Ci sono e dove? -&lt;br /&gt;E ogni volta guarda agghiacciato se stesso prigioniero di quella fissazione orribile.&lt;br /&gt;Al telefono è meglio di no, allora vuole provare a ricordare un passato probabile, si aggrappa ad un sasso, un rimasuglio di una sua precedente fissazione, chiude gli occhi e chiama se stesso.&lt;br /&gt;Allora lo specchio più grande. Lo specchio sopra il divano parla di una testa di tartaruga che imprigiona un cervello di un collegiale con tanto di divisa, troppo biondo e troppo ingenuo, e un ‘anima schizofrenica in balia dei posti, degli odori e dei sapori. Un dinosauro ancora miracolosamente vivo, nonostante i solchi e il sonno sempre più pesante. Un dinosauro che di se stesso non si ricorda più. Certo che guardarsi allo specchio più grande può essere veramente insopportabile. Va bene, e allora, per non essere sopraffatto, come ogni mattina, come dopo ogni farneticante risveglio, si aggrappa al desiderio, che ancora c’è, che ancora può tentare di dire la sua.&lt;br /&gt;A sì?...E la confusione comincia a cantare le sue canzonacce. Toraci, seni, nasi, natiche, caviglie, bocche, cosce, in una indefinita insalata sudata che gli ordina di eiaculare e poi basta. L’amore è un’altra cosa, l’amore è un dolore insopportabile che lo specchio non osa nemmeno suggerirne il ricordo.&lt;br /&gt;Si ficca la mano nelle mutande, sbarra gli occhi. Non sa come continuare perché il muro si agita, bisbiglia, ricomincia.&lt;br /&gt;E’ la sua testa oppure il muro? Dall’altra parte, sicuramente la vecchia, quella vecchia che ce l’ha con lui, che vuole farlo arrendere, che lo costringe ad impazzire.&lt;br /&gt;Annaspa, apre un cassetto, apre il secondo, ne cade giù tutto l’intero contenuto. E’ in cerca di amuleti. La vecchia batte, urla, ride, bestemmia, lo chiama, sicuramente con lui ce l’ha. Ha chiesto pure a qualcuno dei suoi amici di ascoltarla, ma niente, loro non l’hanno sentita.&lt;br /&gt;- Sei un artista, e sei pure un po’ strano, ma non guasta, non guasta –&lt;br /&gt;Ecco gli amuleti: una pietra blu, un corno, un piccolo budda, un santino, e alla fine Padre Pio. Li schiera tutti sul tavolino, sgrana gli occhi, aspetta. Suona il telefono. Chiedono ancora dell’ospedale, sbagliano sempre, portano iella, lo fanno apposta, scelgono sempre i momenti sbagliati. La risposta è ancora una volta furibonda.&lt;br /&gt;- Le dispiace sostituire il numero 3 finale col numero 5 e non rompermi più i coglioni? Sono superstizioso e così mi verrà un infarto, o forse è proprio quello che vuole? Comunque questo non è un ospedale, questa è la casa di un artista-&lt;br /&gt;sbatte giù il telefono e ripete allo specchio&lt;br /&gt;- Artista?-&lt;br /&gt;La risposta potrebbe diventare un tonfo sordo nel mezzo del torace.&lt;br /&gt;Vestirsi e uscire è l’unica salvezza per sfuggire alla vecchia e agli scellerati cittadini di una città che molto probabilmente lo detesta.&lt;br /&gt;Ed è troppo forte la tentazione di infilare l’amuleto che ha al collo, un lapislazzuli veramente pacchiano, giù dentro il cappuccino. Questo come lo spiega? Come un qualcosa di veramente irrefrenabile, dovuto sempre al collegio, alle vicissitudini della sua vita, a sua sorella, a dei ricordi curiosi, a qualcosa di veramente inquietante che si sta facendo strada nella sua testa di tartaruga. Forse è anche da attribuirsi ad un mago che ha conosciuto anni fa. Comunque l’immersione nel cappuccino va fatta velocemente, per non essere visto. Altrimenti la gente può risultare crudele.&lt;br /&gt;Pausa, improvvisamente sembra essere ritornato in se, si ricorda che ha una mostra da fare, deve dare un perché ai suoi famigerati pastelli, deve ritirare delle cornici, prendere un tram. Sì, ma prima starnutire tre volte. Il ricordo forse confuso di tutto questo da fare lo agita. Si dirige verso il tram guardandosi intorno incredulo&lt;br /&gt;- Questa strada è la mia. Io abito qui? Certo che sì. Sono un artista, certo che lo sono -&lt;br /&gt;C’è un tram fermo, deve sbrigarsi e salire. Salire dove, salire là dentro? Sarà tutto chiuso, con troppa gente. Ecco il ritorno di un’antica fobia, solamente accantonata in un angolo degli anni, insieme a quella dell’allontanarsi, passata come un tornado negli anni della sua misteriosa gioventù. Non è facile immaginarselo giovane, adesso assomiglia ad una tartaruga, o forse di più alla corteccia di un albero troppo lungo e troppo malato.&lt;br /&gt;Ma si trova in terra il suo nemico più imbarazzante: nel fango un elastico solo e abbandonato e sporco, giace.&lt;br /&gt;Sicuro, lui di elastici ogni giorno ne trova un’infinità, ne ha riempito tutti i cassetti di casa. Si tratta di un bisogno irrefrenabile per distruggere quella voce che si fa sentire all’improvviso, che pare seguirlo, persino in strada. Anche l’elastico che giace inerme vicino alle rotaie. Anche quello può servire per non fermarsi in ascolto. La vecchia dovrà tacere prima o poi.&lt;br /&gt;- Io sono che cosa ?…-&lt;br /&gt;E il numero di una targa che passa non troppo veloce gli offre un appiglio, un altro tranello faticoso. Mettersi a contare per non pensare, farsi travolgere. Lo faceva in collegio, lo faceva per combattere tutto quello che non capiva. Un conto delirante e velocissimo correndo dietro alle macchine che lo incrociavano ringhiando insofferenti delle sue attenzioni morbose. Sì, ma non solo. Contare i passi fino al prossimo semaforo e non resistere al bisogno di tornare indietro e rifarlo da capo, almeno 5 fottute volte. Eppure c’avrebbe giurato che, prima di sentire la vecchia al di là del suo muro stava sicuramente meglio. Ma quando? Prima della vecchia lui si ricorda di avere avuto forse un infarto. La paura di morire gli ha imposto per anni continue visite da tutti quanti i medici della città. Questo fino a quando, nei giardini comunali, trascinando il suo cadavere in avanti, non si era imbattuto in qualcosa di simile ad pietra luccicante, che poi luccicante non era. Stretta fra le mani quella pietra la fobia dell’infarto era scomparsa nel nulla.&lt;br /&gt;- Non sono un matto, sono semplicemente un artista miracolato –&lt;br /&gt;Cammina precipitosamente, inseguito da tutto, sognando di raggiungere solamente una tisana e di affogarci dentro se necessario. Ma non può ripassare dai giardini pubblici, deve fare un giro lungo, sempre correndo, per non farsi raggiungere da quella voce, dalla sua faccia che gli sta addosso, la vede addosso a tutti i passanti che incrocia. La tisana gli sembra l’unica salvezza.&lt;br /&gt;Gli appare davanti la stazione della metropolitana, ci s’infila dentro, scende le scale, lì sotto forse la vecchia tace, non può raggiungerlo. Si guarda intorno. Impermeabili, giubbotti, nasi, barbe, foruncoli, braccia, pance, maglioni. Aspettano che il treno arrivi, nemmeno uno sguardo diretto a lui, lo ignorano, sembra proprio che lo facciano apposta. Attende poi quello che tutte le volte lì sotto gli accade, la claustrofobia è in agguato. E come le altre volte la sfida ricomincia. Ecco il rumore del treno, ecco il buio che il neon non riesce a vincere, ecco l’ennesima resa. Marcia indietro ed è già su, affamato di aria aperta.&lt;br /&gt;S’infila nel condominio che la mattina è già passata&lt;br /&gt;E la vecchia gli appare in cima alle scale, protetta dalla penombra, lo sta guardando, è sicuro, sogghigna, è sicuro.&lt;br /&gt;Deve dire qualcosa, e non si dicono nulla. Anche il silenzio di quella pazza è significativo, provocatorio, addirittura criminale. Si tratta di un silenzio pieno di dispetto, quello che precede una coltellata magari. Sta per tornarsene indietro, ma la vecchia scompare, adesso sente solo il suo arrampicarsi. Allora non trova di meglio che urlargli dietro&lt;br /&gt;- Buon giorno signora, buon giorno signora, signora buongiorno ! –&lt;br /&gt;Non può rientrare subito perché è sicuro di sentirsi male, cerca allora qualcosa da fare che giustifichi un’altra fuga e un preventivo ritardo&lt;br /&gt;- Ecco, vado a farmi ricaricare, dopotutto fa bene, anche se costa –&lt;br /&gt;Un inquilino ascolta e gli passa accanto rasente il muro&lt;br /&gt;- L’ha vista anche lei? Quella ce l’ha con me –&lt;br /&gt;La ricarica energetica funziona così…in una sala d’aspetto con un numero colorato fra le mani e un fantasma segaligno che quando arriva il turno poggia le sue mani sulla faccia, carica l’energia, acchiappa un bel compenso e rimanda a casa, dritti ottimisti e soddisfatti. Così funziona. Così l’artista a grandi passi torna verso casa che tutto è favorevole, che il portone e la scala sono ben disposti.&lt;br /&gt;Entra in casa e va alla caldaia, la accende e la spegne, l’accende e la spegne, quattro e cinque volte. Adesso se ne accorge che deve passare ad altra occupazione, per esempio i suoi pastelli, no, meglio mettersi a sedere davanti alla televisione, no, meglio prima sentire se la segreteria gli ha regalato nuovi messaggi. No perché se quella voce ci fosse entrata dentro…anche il telefono gli diventerebbe ostile. La televisione prima e la cena dopo, oppure viceversa. Così si aggira per il suo spazio stracolmo di divinità, tocca tutto e invoca tutto, la voce per adesso tace e un sorriso si fa strada nella sua faccia che a quell’ora e con quella luce assomiglia a un tartufo. Si siede finalmente e per la prima volta si accorge della presenza benevola di un neon montato sulla parete, una luce con la forma di una parola magica:&lt;br /&gt;- Forse –&lt;br /&gt;- Forse posso pensare liberamente, guardare la televisione –&lt;br /&gt;Spinge il telecomando e attende, e, come se ci fosse un accordo il telefono squilla. Ecco l’occasione per rompere l’incantesimo, per raccontare il maleficio che arriva dalla parete, per convincere il malcapitato interlocutore delle proprie capacità, oppure sovrapporre il ridere addosso alla crudeltà della sorte, oppure ancora il non ascoltare, anche se solo per la durata della telefonata, le stranezze che la sua mente propone.&lt;br /&gt;- Pronto !? –&lt;br /&gt;Dall’altra parte della cornetta una voce si sforza di farsi sentire, addirittura di pronunciare. Si tratta dell’unica sua amica ferita da un ictus. Le parole vorrebbero, ma non riescono ad uscire.&lt;br /&gt;- Pollo!!? –&lt;br /&gt;E chissà cos’altro avrebbe voluto dire, con voce esitante, ma cattiva, ma insinuante, ma provocatoria. A lui il pollo non serve, non lo vuole, di altro avrebbe bisogno e in più, per un attimo, gli è anche sembrato che la voce fosse quella delle vecchia e non della sua disastrata amica.&lt;br /&gt;- Pollo pollo pollo –&lt;br /&gt;Lui chiude il telefono con una lunga e ben articolata bestemmia. Cerca un quantunque da fare. Riempirsi immediatamente gola e pancia, schiaffarsi dentro un’intera confezione di mandorle, una decina di prodotti d’erboristeria che sicuramente male non fanno, le pasticche contro l’infarto che forse non ha preso la mattina.&lt;br /&gt;Cerca di ingoiare quel pasticcio che gli ingombra la bocca e colpi, leggeri e ritmati ricominciano dall’altra parte del muro.&lt;br /&gt;- E’ lei, è la vecchia, ancora! –&lt;br /&gt;Lo dice a una fotografia imprigionata in una scatola e stretta fra due specchi, una sua creazione bislacca depositata sul tavolo. Una delle sue opere invendute. Una settantenne infastidita dall’età e intenta a guardarsi una calza a rete maciullata. La donna alza la testa e lo guarda furiosa per poi continuare ad osservare lo sfacelo della sua abnorme coscia valorizzata dalle calze esplose. La fotografia e la scatola finiscono sul pavimento in tanti pezzi.&lt;br /&gt;I rumori dall’altra parte del muro si perfezionano in passi furibondi, cadenzati, insistenti. Un tip tap micidiale. Di seguito colpi sordi e risate forti con tanto di eco. In canzonacce oscene che entrano di forza nelle orecchie e nel naso, che deformano le mascelle. Ancora tonfi. Un esercito di pazzi forsennati non una sola vecchietta.&lt;br /&gt;Lui corre via in un’altra stanza, si tappa le orecchie, urla forte per non sentire. Sbraita e insulta e insulta. Un inferno nel condomino che apre e richiude le porte, che accende e spegne le luci delle scale. . Si continua mentre la notte si sviluppa.&lt;br /&gt;Lui si contorce, s’inginocchia, risalta in piedi, non si accorge di far roteare le braccia, non si accorge che il collo ha cominciato a girare e girare. E tutto in casa sua si schianta. Un’insalata spaccata, un trita trita di oggetti variopinti. Statuette, santini, lampade, convincimenti, piatti, scaffali, souvenir, libri, tic, fotografie, fobie, quadri, ricordi, pentole, la sua arte, tutto vola, salta e si spacca.&lt;br /&gt;Un ennesimo botto sordo quando un’altra mattina umida si fa strada nell’isteria. La porta dell’appartamento di fianco cede facilmente e si apre. Gli inquilini del condominio indemoniato trovano il coraggio e accorrono davanti a lui, seduto in terra sul pianerottolo. Per lui l’incubo appare finito, nella sua faccia le rughe sembrano scomparse, ha gli occhi aperti più del solito, la vena del collo non è più così gonfia.&lt;br /&gt;- L’ho uccisa e è tornato il silenzio –&lt;br /&gt;- Scusi ma ha ucciso chi? –&lt;br /&gt;- La vecchia, la pazzia –&lt;br /&gt;- Ma se questo appartamento è vuoto da anni !? –&lt;br /&gt;- Lei non ha ucciso nessuno e il manicomio è a un passo da qui –&lt;br /&gt;- Come? Sentite, sentite come batte, è ancora dentro allora -&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-2823004455254886464?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/2823004455254886464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=2823004455254886464' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2823004455254886464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2823004455254886464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/un-artista.html' title='Un artista'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a8XNYvlwI/AAAAAAAAAHw/hyBGb89DW0s/s72-c/ricordi+troppo+lontani+in+una+camera+da+letto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-3137260613312985962</id><published>2007-11-09T07:15:00.000-08:00</published><updated>2007-11-23T03:53:00.215-08:00</updated><title type='text'>Questo sono io</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a_BdYvlxI/AAAAAAAAAH4/_EPSMNgO-rI/s1600-h/manipolazione+dell"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136002456851814162" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a_BdYvlxI/AAAAAAAAAH4/_EPSMNgO-rI/s400/manipolazione+dell%27ormone+del+sonno.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzR7EWoYfGI/AAAAAAAAAHY/mVpxd8_DNyM/s1600-h/fluidificazione+della+fase+rem+1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130861190206487650" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzR7EWoYfGI/AAAAAAAAAHY/mVpxd8_DNyM/s400/fluidificazione+della+fase+rem+1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il bianco e il nero. Il nero. Lo scarlatto, il rosso primario e il blu di Parigi, il viola. Il verde cobalto e l’ocra rossa. Il grigio piombo. Il grigio perla, il verde muschio e il verde veronese. L’indaco, l’indaco, l’indaco.&lt;br /&gt;Il giallo di Napoli, il bruno Van Dyck, l’amaranto e il malva. Il giallo Senegal,il ruggine, il verde bottiglia. Il sabbia. Il verde oliva. E il viola ritorna. E la iattura.&lt;br /&gt;L’insalata e la girandola. Il sogno ad occhi aperti e quello ad occhi chiusi. Il guazzabuglio, l’incubo e il coltello a serramanico. La confusione, la sua bellezza.&lt;br /&gt;E le parole e gli sputi, le urla.&lt;br /&gt;L’evolversi, il silenzio e i vuoti. Stonature.&lt;br /&gt;E i gesti, e i guasti ripetuti e ossessivi.&lt;br /&gt;Della follia il rumore, la voce, il nettare. Calcinacci, un gioco a non distinguere, un muto domandare, un tentativo di peggiorare e confondere volutamente. Uno scucire e non ricucire: Un vomitare. La festa di compleanno dei contrari e dei reietti.&lt;br /&gt;Muffe, escrescenze curiose, intelligenti interiora e bugie. Magie.&lt;br /&gt;E l’insonnia e il fango e di seguito il fuoco. E l‘acqua sporca e il rantolo e la festa. Questo uomo ha tante facce, è vittima e carnefice, ha anima di belva, è cattiveria sublime, è aquila e rettile. E’ lupo, è ragno e squalo. E’inoltre pipistrello. E’ piranha e maiale e tartaruga. E’ il sogno feroce della viltà e della rivincita. E’ il traditore, è la voragine. E’ il Cristo. E’ l’eco della maledizione. E’ il Vudù.&lt;br /&gt;La possibilità, il canto della solitudine, della disperazione l’ebbrezza. E’ una ferita che non è possibile rimarginare, è il dispetto e la ferocia di un bambino, è di se stesso la tenerezza. E’ la bellezza e la malattia. Un vuoto a perdere, l’amore che abbraccia tutto, anche la morte.&lt;br /&gt;Il blu pavone, il blu cobalto, il seppia, il prugna, il terra d’ombra bruciata, il grigio fumo, il lacca solforino. Sempre il viola un’altra volta.&lt;br /&gt;Questo sono io.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-3137260613312985962?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/3137260613312985962/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=3137260613312985962' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3137260613312985962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3137260613312985962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/questo-sono-io.html' title='Questo sono io'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a_BdYvlxI/AAAAAAAAAH4/_EPSMNgO-rI/s72-c/manipolazione+dell%27ormone+del+sonno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-8359848144425634162</id><published>2007-11-08T10:18:00.000-08:00</published><updated>2007-11-23T03:56:18.905-08:00</updated><title type='text'>Settantotto ed altri di me</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a_19YvlyI/AAAAAAAAAIA/LOBpVinbn2Q/s1600-h/segreti+inviolabili.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136003358794946338" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a_19YvlyI/AAAAAAAAAIA/LOBpVinbn2Q/s400/segreti+inviolabili.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzNTumoYfFI/AAAAAAAAAHQ/dTprDvfr18M/s1600-h/autoritratto+di+un+mitomane.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130536460614138962" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzNTumoYfFI/AAAAAAAAAHQ/dTprDvfr18M/s400/autoritratto+di+un+mitomane.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;1) Non so quale altra atrocità aspettarmi dagli altri&lt;br /&gt;2) Detesto la matematica&lt;br /&gt;3) Le bollette da pagare mi provocano le crisi di pianto&lt;br /&gt;4) Per autoprovocarmi la commozione mi invento qualsiasi cosa.&lt;br /&gt;5) Odio le parole crociate&lt;br /&gt;6) Spero sempre, prometto sempre, giuro sempre&lt;br /&gt;7) Non so qual è la verità su me stesso.&lt;br /&gt;8) Mi dimentico facilmente i dettagli&lt;br /&gt;9) Prima di andare a letto chiudo il gas e la porta di casa almeno dieci volte.&lt;br /&gt;10) So di essermi inventato amici d’infanzia che non esistono&lt;br /&gt;11) Bestemmio con dolore&lt;br /&gt;12) Con dolore rinnego&lt;br /&gt;13) Con dolore io fuggo&lt;br /&gt;14) Con dolore lo ammetto, ma ricomincio da capo&lt;br /&gt;15) A dodici anni volevo fare l’amore con mia sorella&lt;br /&gt;16) A dodici anni ho dato un bacio a mia cugina&lt;br /&gt;17) Il collegio. La mia ferita più grande&lt;br /&gt;18) Il servizio militare. L’incubo che mi ha seguito di più&lt;br /&gt;19) Ho paura di me stesso&lt;br /&gt;20) Ho paura della solitudine&lt;br /&gt;21) Ho visto morire mio padre. Le sue mani aggrappate alle mie per resistere alla morte&lt;br /&gt;22) Ho adorato mio padre fingendo di odiarlo&lt;br /&gt;23) Ho visto mio padre legato al letto di una clinica psichiatrica&lt;br /&gt;24) Ho letto sulla bontà e la giustizia&lt;br /&gt;25) Non ricordo quante volte ho chiesto scusa&lt;br /&gt;26) Non mi vergogno di chiedere scusa&lt;br /&gt;27) Progetto continuamente di fare e dire&lt;br /&gt;28) Mi distraggo con patologica facilità&lt;br /&gt;29) Mi dicono che rido troppo forte&lt;br /&gt;30) Mi dicono che ho la coda del diavolo&lt;br /&gt;31) Quando ho staccato la maschera d’ossigeno di…&lt;br /&gt;32) Quella notte in quella casa, l’ago infilato dentro, la prima volta&lt;br /&gt;33) La prima volta che un amico mi ha picchiato&lt;br /&gt;34) Il furore, la rabbia sorda, e poi subito dopo lo sgomento e la pace, così credo di essere.&lt;br /&gt;35) Non amo l’acqua, ne ho paura&lt;br /&gt;36) Di morire ho paura&lt;br /&gt;37) Prima di addormentarmi ho paura, credo volentieri in Dio e in Budda.&lt;br /&gt;38) La mattina al risveglio mi sento perduto.&lt;br /&gt;39) Ricordo il viso di Rosanna, i piedi di Titti e la giugulare di Francesca.&lt;br /&gt;40) Ricordo tutte le mie disperazioni, ma non ne parlo mai a me stesso.&lt;br /&gt;41) Riconosco anche tutti i miei inciampi, uno per uno, ma datarli non so.&lt;br /&gt;42) Degli altri mi piacciono gli occhi e le mani.&lt;br /&gt;43) Mia madre diceva sempre che tutti erano più capaci di me.&lt;br /&gt;44) Penso a me stesso con tenerezza, ma non mi stimo&lt;br /&gt;45) Sono un mangiatore di pastasciutta&lt;br /&gt;46) Posso facilmente contare le mie ossessioni fino a trentasei&lt;br /&gt;47) Io sono la mia unghia disfatta&lt;br /&gt;48) Ricordo a sette anni l’operazione di tonsille eseguita con l’inganno, seduto su una sedia da barbiere e sedato dall’etere. Ho urlato al tradimento&lt;br /&gt;49) Le mie notti di dieci anni fa, piene di vino e di vomito&lt;br /&gt;50) Non sarò mai un vincitore&lt;br /&gt;51) Non sarò mai un carnefice&lt;br /&gt;52) Cerco l’apocalisse e la vedo&lt;br /&gt;53) Come si fa a cantare sotto la doccia? Io straparlo&lt;br /&gt;54) Un barbone o un prete, questo nella prossima vita io sarò. Oppure magari forse…una puttana. Oppure forse un boia.&lt;br /&gt;55) Qualcuno ha messo per me una lettera d’amore nella bara.&lt;br /&gt;56) Sprofondo in un baratro quando mi siedo comodamente&lt;br /&gt;57) Non riesco a dividere ne a moltiplicare, mi sento penalizzato per questo&lt;br /&gt;58) Sono già le cinque del pomeriggio e di giocare non voglio smettere&lt;br /&gt;59) Cosa significa essere attratti dai negozi di ferramenta?&lt;br /&gt;60) Cosa significa detestare le fontane?&lt;br /&gt;61) Cosa significa sognare sempre la stessa minestra di semolino?&lt;br /&gt;62) Io riesco ancora a respirare, e tu?&lt;br /&gt;63) Potrebbe succedere che mi dimentico di respirare? Ossessione numero 40&lt;br /&gt;64) All’altezza dello sterno ho una chiusura lampo, se l’apro può saltare fuori una testa di lupo affamato e mai sazio&lt;br /&gt;65) Il colore arancione mi fa stare male&lt;br /&gt;66) Il nero mi sbatte forte&lt;br /&gt;67) Ieri ho fatto il conto dei miei amici, non torna.&lt;br /&gt;68) Ubriacarmi all’interno di un cimitero? Una sola volta e mai più&lt;br /&gt;69) Medicina fai da te, ossessione numero 42&lt;br /&gt;70) Ho scaricato il gabinetto? L’ho fatto con quale mano? Ossessione numero 51&lt;br /&gt;71) Ah che sarà che sarà? Sarà la solita notte di merda&lt;br /&gt;72) Ah che sarà che sarà? Sarà la solita riunione di fantasmi&lt;br /&gt;73) Di me così pauroso sotto le lenzuola&lt;br /&gt;74) Di me che desidero il cielo ma non lo degno nemmeno di uno sguardo&lt;br /&gt;75) Di me che non comprendo bene&lt;br /&gt;76) Di me che ho un paranoico bisogno di me&lt;br /&gt;77) Di me che quando arriva la sera non ricordo chi sono&lt;br /&gt;78) Di me che racconto di vedere tutti i giorni la morte&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-8359848144425634162?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/8359848144425634162/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=8359848144425634162' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8359848144425634162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8359848144425634162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/settantotto-ed-altri-di-me.html' title='Settantotto ed altri di me'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0a_19YvlyI/AAAAAAAAAIA/LOBpVinbn2Q/s72-c/segreti+inviolabili.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-2898717852456549709</id><published>2007-11-08T02:43:00.000-08:00</published><updated>2007-11-08T02:48:11.742-08:00</updated><title type='text'>I cadaveri di una giornata</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzLpW2oYfEI/AAAAAAAAAHI/4WATbfRlX8M/s1600-h/io+sono+qui+3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130419504359701570" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzLpW2oYfEI/AAAAAAAAAHI/4WATbfRlX8M/s400/io+sono+qui+3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ un altro, che sempre fa parte di me. Sbadiglia e sorride, sorride sempre e menomale. Religiosamente cammina nell’universo di scarto, universo molto spaccato, sporco alquanto, infetto, riassunto in angoli scabrosi.&lt;br /&gt;Carezza i cadaveri di una giornata, dondola dolcemente la testa. Sbadiglia e li sfiora con la punta delle dita.&lt;br /&gt;Predilige scheletri d’armadio. Annusa scrupolosamente la carta da macellaio. Saltella, canta il suo amore nelle fognature.&lt;br /&gt;Si sveglia di soprassalto, scosso da un rumore lontano di bottiglie e lattine. Gentilmente compone un pensiero con bucce di banana, un altro con pezzi di bambola. Si raggomitola dentro i resti di una scatola. Beve il fiume, beve la pioggia.&lt;br /&gt;Cosa c’è di più struggente di un gigante arrugginito? Cosa c’è di più pietoso di un giornale lacerato? E una scarpa vecchia non fa forse tenerezza?&lt;br /&gt;Ruggine e plastica addolciscono i suoi sogni. Il labbro superiore più grande, forse un occhio di vetro, forse un braccio più corto. Ma non ci pensa alla bellezza, continua.&lt;br /&gt;Un brandello di giacca abbandonata sotto il ponte, sola, ormai indigesta, non più degna di una marca qualsiasi. Le danza intorno, la porta in processione.&lt;br /&gt;Un’altra faccia, ma sempre la mia.&lt;br /&gt;Cammina nel buio alla ricerca di ruote di bicicletta e vecchie fotografie, vecchie pentole e fantasmi di varie cianfrusaglie. Va a dormire circondato da pezzi delle sue bambole preferite. Le ossa di un vecchio tram lo culla no e lo distraggono dal freddo.&lt;br /&gt;Nel suo sogno le mani accarezzano ancora l’inutile, e ancora un chiodo arrugginito piange fra le sue braccia. Nel suo sogno tanta schiuma di detersivo e i denti spietati di una grande ruspa.&lt;br /&gt;La ruspa della morte nera arriva su di lui e lo schiaccia.&lt;br /&gt;Ma la sua testa mozza ancora sbadiglia, ancora una lacrima dal suo occhio vuoto. Dalla sua mano staccata ancora un allegro saluto.&lt;br /&gt;La coda del ramarro rinasce, anche lui raccoglie i suoi pezzi, se li rimette, storti, ma un’altra volta vivi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-2898717852456549709?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/2898717852456549709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=2898717852456549709' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2898717852456549709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2898717852456549709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/i-cadaveri-di-una-giornata.html' title='I cadaveri di una giornata'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzLpW2oYfEI/AAAAAAAAAHI/4WATbfRlX8M/s72-c/io+sono+qui+3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-5278628730026545760</id><published>2007-11-08T01:06:00.000-08:00</published><updated>2007-11-23T10:36:28.183-08:00</updated><title type='text'>Ci stanno i pensieri</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0cdmdYvlzI/AAAAAAAAAII/X2TPtVGlvyw/s1600-h/il+tuo+rifugio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136106446599984946" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0cdmdYvlzI/AAAAAAAAAII/X2TPtVGlvyw/s400/il+tuo+rifugio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzLSbmoYfDI/AAAAAAAAAHA/fIl43X73eYc/s1600-h/un+mercoledÃ¬+sera+ritornato+a+galla+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130394297196641330" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzLSbmoYfDI/AAAAAAAAAHA/fIl43X73eYc/s400/un+mercoled%C3%AC+sera+ritornato+a+galla+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dormo. Guido scaraventato sulla strada, pericolosamente nel mezzo, a casaccio infilo gli occhi tra i fanali. Adesso piove e adesso piango, qualcosa nella parte sinistra di me si inceppa di continuo. E perché adesso canto?&lt;br /&gt;Mica canto, ripeto ad alta voce i cartelli stradali e il dolore.&lt;br /&gt;Volta, gira, stai attento che c’è lo stop, tieniti a destra, occhio al cartello, occhio alla macchina di dietro. Ma che fai deficiente quel passante vuoi proprio ucciderlo? Fermati rifletti e ricomincia. Io, se fossi in te, me ne sarei rimasto a casa. Sai guidare oppure hai voglia di scherzare?&lt;br /&gt;E guardo a intermittenza nel sedile accanto. Mio figlio non c’è, non c’è il suo respiro, neanche i suoi occhiali, la camicia con le maniche troppo lunghe. Sogno di frenare. Voglio telefonare, cercare dentro la notte, se di notte si tratta. Voglio implorare in modo imprecisato.&lt;br /&gt;Adesso la chiamo in un bisbiglio, dopo la curva. Dopo la curva le chiedo di ammazzarmi ancora, desidero sentire un colpo secco, il corpo che se ne va in un colpo solo. Mi formicola il solito scomodo braccio.&lt;br /&gt;Agito il braccio togliendolo dal volante. Ma sono sicuro del sogno?&lt;br /&gt;Agito il braccio e il tremore sale così fino all’occhio. Dalla gola sta arrivando un miagolio. Sei finalmente tu figlio mio? Sei tu anche mio padre.&lt;br /&gt;Mi scortico la fronte, sulla fronte mi sfrego le mani. Guido.&lt;br /&gt;Guido e la mia solita faccia non c’è, c’è la roccia violata da un martello, c’è un tono fesso, c’è un grande occhio allagato, c’è una palude schifosa di moccio. Mamma mia che schifo! Ci sono i pensieri.&lt;br /&gt;Adesso piove o adesso piango, ma piango proprio male io, ma piango come un catarroso pierrot. Oppure canto?&lt;br /&gt;Non canto, ripeto a voce alta i cartelli stradali e il dolore. Poi convulsamente riprendo a dirmelo.&lt;br /&gt;Mio figlio non c’è, gli occhiali di mio figlio non ci sono, il suo respiro di notte non c’è, non ci sono i suoi calci, i pugni a tradimento nello stomaco.&lt;br /&gt;Freno, voglio telefonare, lo voglio fare magari sicuramente implorando, strisciando e ricominciando, con assolutamente alcun senso dell’onore. Uccidimi.&lt;br /&gt;Non lasciarmi ti dico, guarda questa faccia crollata ti dico, guarda come si sfascia. Mi tocco, tocco la faccia di un indiano, secco, morto, messo a sedere e per sempre muto.&lt;br /&gt;Muto per sempre, ciao figlio mio, come va stamattina, che sogno hai fatto? Per favore, inventati qualcosa per me.&lt;br /&gt;Ciao, io sono qui, per sempre seduto nel buio secco, con due ciuffi di capelli ancora curiosamente vivi. Gli occhi sono riposti in una scatola accanto. Piove.&lt;br /&gt;Mi diluvia addosso e poi arriva il tuono, l’urlo del vetro che mi si frantuma in faccia. Ma che, sono andato a sbattere sul serio ? Ma tutta questa menata non poteva essere solamente uno scherzo?&lt;br /&gt;- Ho paura dei fulmini papà -&lt;br /&gt;Dormi, qualcosa di me è rimasto sul cuscino, l’odore&lt;br /&gt;- Papà io però ho paura del buio –&lt;br /&gt;Anch’io e di tante altre cose. Per esempio ho paura delle merdate che ho fatto.&lt;br /&gt;- Merdate papà? –&lt;br /&gt;Le merdate che mi sono rimangiato e quelle che ho rifatte. Per solitudine dichiaro. Dormi tranquillo che io torno presto. E giù a capofitto nelle merdate ancora. Neanche mi sono alleggerito che mi ci ributto. Sai figlio mio, sarebbe bastato un sorriso per fermare lo sconcio. Quel sorriso, tua madre, il suo inequivocabile ghigno. Quel ghigno capace di seccare tutte le piante del giardino, spaccare i tubi del riscaldamento, e fare esplodere le lampadine. Quel ghigno che, alla lunga m’ha colorato il sangue di marcio. Quel ghigno che di notte trasforma la casa in un castello scassato.&lt;br /&gt;Sto guidando e non so se sono ancora indubbiamente vivo.&lt;br /&gt;- Lo vuoi il mio sorriso papà ? –&lt;br /&gt;Si che lo voglio, adesso fermo la macchina prima dello schianto definitivo, mi sveglio, telefono, mi ripropongo. Ma mentre me lo dico lo schianto avviene, un botto bastardo, pieno, ma…&lt;br /&gt;- Papà hai visto che non ti sei fatto niente, svegliati che voglio da bere - &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-5278628730026545760?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/5278628730026545760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=5278628730026545760' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5278628730026545760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/5278628730026545760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/ci-stanno-i-pensieri.html' title='Ci stanno i pensieri'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/R0cdmdYvlzI/AAAAAAAAAII/X2TPtVGlvyw/s72-c/il+tuo+rifugio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-3396334413517762671</id><published>2007-11-07T10:35:00.000-08:00</published><updated>2007-11-07T10:41:46.294-08:00</updated><title type='text'>Mangio e mi metto a ballare</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzIGzhT_dnI/AAAAAAAAAG4/QxHBNrLLkMk/s1600-h/appunti+notturni+di+un+idealista.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130170407713732210" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzIGzhT_dnI/AAAAAAAAAG4/QxHBNrLLkMk/s400/appunti+notturni+di+un+idealista.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lei giace perché è volata giù dalla roccia. Ci si è lanciata giù, ci si è lanciata mentre sui tavoli del ristorante ballavano il sirtachi, mentre io la guardavo e sgranocchiavo forse un gambero.&lt;br /&gt;Volava giù nel nero ed io a seguirla, ed io nel domandare, a tampinare anche in quel brutto momento. Immerso in un bicchiere certamente di vino.&lt;br /&gt;- Nel mezzo della cena ?-&lt;br /&gt;- Col matrimonio appena all’inizio ? -&lt;br /&gt;- Così senza spiegare? -&lt;br /&gt;- Fermati e spiega ! -&lt;br /&gt;- E sbrigati che ti schianti ! –&lt;br /&gt;- Prima di sfracassarti parla –&lt;br /&gt;- Forse che la torta nuziale t’ha fatto proprio male? –&lt;br /&gt;- E del bambino che si fa ? -&lt;br /&gt;- E’ stato lui a farti sbilanciare? –&lt;br /&gt;- Mi hai spinto tu. M’hai sposato, ecco come hai fatto, adesso scusami che devo crepare, manca poco che arrivo giù in fondo –&lt;br /&gt;Nel buio e nel volo all’ingiù mi ritrovo una ciocca dei suoi capelli in mano. Per un secondo perché poi mi sfuggono. Poi di un seno solamente la punta, che mi scivola immediatamente via. Poi del naso la punta, ma il suo moccio solamente mi rimane. Infine del suo sedere un lembo, che bel sedere, che pensiero avvolgente. Ma nel buio seguente niente più.&lt;br /&gt;E così urlo cercando con le mani.&lt;br /&gt;- Altre domande ho da farti –&lt;br /&gt;- No, sono morta stecchita, adesso non si può –&lt;br /&gt;Il chiasso del ristorante, la ribellione rumorosa dell’immaginazione. Una chiassosa festa nel baratro nero. Qui così come faccio a spiegarmi, devo in fretta alzare di più la voce. Spiegarmi con la morte non è uno scherzo.&lt;br /&gt;- E colpa della macchina fotografica. E’lei che t’ha ammazzato, io non c’entro –&lt;br /&gt;Il buio chiassoso non mi vuole rispondere, cerco ancora la sua testa con le mani, trovo niente, sabbia.&lt;br /&gt;E questa roba? Pomodori di mare? Qualcosa liscio e umido si lascia trasportare avanti e indietro sulla linea dell’acqua&lt;br /&gt;- Le tue budella ho preso?&lt;br /&gt;- Le tue budella? Mio figlio allora? –&lt;br /&gt;Se è così devo cercare dove si trova la testa. Mentre cerco e non trovo, mentre ancora palpeggio quella cosa molliccia. Ma del bambino niente, ma di lei nemmeno. E così parlo e mi rispondo da me.&lt;br /&gt;Il matrimonio una fregatura di sacramento. Il prete ubriaco, il pranzo e quel furibondo mal di stomaco premonitore. Le tue gambe chiuse con il vinavil, quella dose ingerita di bile e vino bianco. Il bacio di Giuda e la mia torta in terra. Il bambino quando come e di chi. E ancora tante volte nel gabinetto rinchiusa .&lt;br /&gt;Il chiasso del ristorante aumenta ed io mi ritrovo a riscavalcare il parapetto che mi separava dal baratro, nelle mani ho qualcosa, il qualcosa lo metto nel piatto. Mangio e mi metto a ballare&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-3396334413517762671?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/3396334413517762671/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=3396334413517762671' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3396334413517762671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3396334413517762671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/mangio-e-mi-metto-ballare.html' title='Mangio e mi metto a ballare'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzIGzhT_dnI/AAAAAAAAAG4/QxHBNrLLkMk/s72-c/appunti+notturni+di+un+idealista.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-4642244109655177428</id><published>2007-11-07T05:42:00.000-08:00</published><updated>2007-11-07T05:46:04.965-08:00</updated><title type='text'>Non scomodardi a difenderti</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzHBjBT_djI/AAAAAAAAAGQ/W2wiQeez6AE/s1600-h/tra+sabato+e+domenica+5.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130094257943574066" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzHBjBT_djI/AAAAAAAAAGQ/W2wiQeez6AE/s400/tra+sabato+e+domenica+5.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’orologio va avanti di una tacca sola, ma poi torna, ci ripensa. L’orologio non è mai stato un mio amico.&lt;br /&gt;E adesso cosa succederà?&lt;br /&gt;I peli della barba si fanno sentire.Il foruncolo sul naso è ancora lì, il mio naso ch’è sempre chiuso, ch’è come se fosse finto. Il disagio esiste. Come il cerume nelle orecchie, come l’eterno mal di gola, come l’odore delle ascelle, come quello delle uova andate a male. Il disagio prepotentemente c’è.&lt;br /&gt;L’elastico delle mutande è lento.&lt;br /&gt;Le mutande sono state troppo tempo sul termosifone acceso.&lt;br /&gt;E’ sempre così che mi gioco tutte le mutande. Il divano è scomodo, i cuscini scivolano giù, il divano è nero ed esageratamente sporco.&lt;br /&gt;Ho le gambe spalancate addosso al tavolo. Il tavolo ch’è troppo ingombro.&lt;br /&gt;Cose rotte, pennarelli senza più il loro inseparabile colore, pupazzi mutilati, extraterrestri.&lt;br /&gt;Quello non c’ha più un braccio, quell’altro ha la testa masticata da un cane, sono rimasti lì chissà da quanto. Devo stare attento a non urtare quello che resta di uno yogurt. Le mosche su di lui e su di me.&lt;br /&gt;Ho in mano il telecomando del televisore, non mi accorgo che lo schiaccio volutamente, non mi accorgo che davanti a me il televisore è acceso. Frigge, urla, delira per i cavoli suoi, sta per esplodere.&lt;br /&gt;Dietro la testa la libreria s’è inclinata di nuovo. Il suo contenuto s’è aggrovigliato, parole e lettere in un confuso gomitolo indecifrabile. Pensieri sconosciuti e indistinti stretti in troppo striminzito alveare, conoscenze violentate, grotteschi sovrapporsi, titoli affogati in se stessi, numeri contro vocali, consonanti impiccate, verbi disperati, rassegnati a gorgogliare dentro se stessi. La strage dei significati, il genocidio degli avverbi.&lt;br /&gt;Lo so, lo sento e quindi non posso mica guardarla.&lt;br /&gt;Ma le lettere all’improvviso riescono a liberarsi e volano fuori dal gomitolo dietro di me. Ondeggiano ubriache e minacciose, si cercano fra di loro, a mezz’aria, nel salotto. Sento il mal di mare, un gruppo mi svolazza troppo vicino agli occhi, Alibellule con cattive intenzioni. Miracolo! Si uniscono in parole, già mi rassicuro, prima me la facevo addosso.&lt;br /&gt;S’infilano sotto i cuscini del divano, riemergono. Mi sono davanti in parata. Il tempo di mettere a fuoco e loro velocemente ricompaiono. Dove sono? Pronuncio come un demente quello che mi è sembrato di poter leggere.&lt;br /&gt;- Papè satan, cadi nel baratro bello di mamma, fatti travolgere dalla schifezza altre alternative non ce l’hai. Fesso non ti sei mica accorto di abitare con il demonio. Non ci credi? Prova ad alzare il deretano dal divano, provaci ma è sicuro che non ci riesci. C’hai anche la diarrea e tutta la casa ti è contro. Hai preso un acido forse? E’ come se l’avessi fatto, te l’ha ficcato in gola lui, il demonio in persona. Sudi puzzolente? E’ un segno. Non hai voglia nemmeno di respirare? E’ un altro segno ancora. Dicci fesso, come intendi soccombere, così ci godiamo lo spettacolo. Non scomodarti a difenderti –&lt;br /&gt;- Aspetta, se vuoi un consiglio…buttati giù da un ponte, un ponte qualsiasi -&lt;br /&gt;Com’è possibile, è inammissibile, queste cose simpatiche mi vanno dicendo!. Non ho letto abbastanza forse, non ho sputato sangue sufficiente su di voi?&lt;br /&gt;Annuso il vento, il suo rumore s’infila nella finestra aperta e si mischia a quello della televisione che non faccio a tempo a capire quello che intende trasmettere. Due grattacieli vanno in mille pezzi, crollano giù. Le immagini si ripetono ancora, l’apocalisse, si ripetono e si ripetono, il fuoco e la morte ancora e sempre, così immediatamente, così immediatamente canti e fucili. Non sono più fucili, le esplosioni ed i crolli si mutano con uno scatto improvviso in corpi di donna danzanti, poi ancora in cartoni animati, adesso una risata fragorosa cambia tutto e ritorna il pianto e l’orrore, le immagini girano e impazziscono. Ho ingoiato il telecomando, ho il telecomando che ha deciso di fare da solo.&lt;br /&gt;Mi tengo la pancia con una mano, me ne accorgo distintamente, lo faccio da un tempo indeterminato.&lt;br /&gt;L’altra mia mano s’è arresa, sdraiata e vinta su un tappeto di polvere. La polvere c’è, ha sempre vinto lei, la polvere è viva, si muove e c’ ha le zampe. E’ talmente terribile e nemica.&lt;br /&gt;E’ grigia e sta lì, rumoreggia e minaccia, aspetta uno sbadiglio per precipitarsi nei miei polmoni.&lt;br /&gt;In mutande e senza forze sto sbracato proprio sotto la grande macchia sul soffitto, quella macchia da quando c’è ha sempre fiaccato i miei pensieri, li ha resi fragili, li ha spezzati come grissini, poi li ha dissolti. Di quella macchia ne sono sempre dolorosamente consapevole, anche quando riesco a spostarmi dal divano e andare oltre, anche quando, e di rado, riesco a fare altre cose.&lt;br /&gt;La macchia è sempre lì.&lt;br /&gt;Adesso mi sembra di vederci un caimano. In mutande, sdraiato storto sul divano con un caimano aggrappato al soffitto. Uno di quegli strani animali che mio figlio disegna in centinaia di varianti. mio figlio ha sette anni e sogna caimani dalla mattina alla sera.&lt;br /&gt;L’animale sta lì sul soffitto ma non si cura di me, incombe sul disordine merdoso del tavolo, sui resti dello yogurt, sulla scatola di legno rotta e imbrattata d’inchiostro, sui relitti di pennarelli mutilati del colore, su di un libro contorto nel contenuto ed anche nella forma, sui fogli accartocciati, scritti da me che volevo dire ma poi non ho detto niente. Fogli, mutande, calzoni e calzini accampati e molesti, sul tappeto che mia nonna dopo la morte m’ha affidato. Se mia nonna mi vedesse in questo miserabile stato !&lt;br /&gt;La stretta allo stomaco si ripercuote sul telecomando, una tempesta nuova che mi entra dai talloni e sale su attraverso il sedere.&lt;br /&gt;Ho freddo, e il freddo s’impossessa della mia ebete attenzione e la dirige senza resistenze verso il primo cassetto a destra del televisore, il cassetto delle fotografie. Cosa accadrà se riesco ad alzarmi e provo ad aprirlo?&lt;br /&gt;Le fotografie urlanti e taglienti nel cassetto sono ammucchiate alla rinfusa, altre sadicamente ordinate negli album. Nel buio del cassetto parlano fra di loro, si combattono, si alleano, cospirano, si tirano per i capelli, tirano calci, qualcuna sputa, si massacrano. Talvolta si uniscono, con quale schifoso intento non so.&lt;br /&gt;Io, così come mi trovo, quel cassetto non posso nemmeno guardarlo.&lt;br /&gt;E invece c’è una fessura, una ferita che vomita e inghiotte la polvere viva.&lt;br /&gt;Tutte quelle zampe grigie corrono e si agitano convulsamente, tutte quelle mascelle che masticano anche il nulla in un chiasso infernale, un chiasso che assomiglia ad un canale della televisione sintonizzato male. Una mossa inconsulta del gomito e mi ritrovo imbrattato. Il barattolo di mosto nero sul divano nero non l’avevo visto.&lt;br /&gt;Fa freddo, e cosa potrà accadere?&lt;br /&gt;Ora il cassetto è aperto. Una tonnellata di fotografie sono già sul tavolino. Perché questo dolore in più ? Guardare io non voglio, rimestare nemmeno, ricordarmi perché sono lì, spossato ed in mutande.&lt;br /&gt;Pesco nel mucchio contorto.&lt;br /&gt;Una sedia vuota su una spiaggia, davanti al mare in tempesta: Il mare minaccioso davanti. Ma che vuole farne, ma chi c’era seduto su di lei, e di che cavolo di ricordo si tratta? Più lontano, a spezzare l’orizzonte, alto e spettrale quello che resta dell’interno di un vulcano, l’interno di un cadavere, un obelisco morto, l’inferno pietrificato bellissimo e minaccioso.&lt;br /&gt;Appiccicata alla sedia c’è una seconda fotografia. Non ricordo a chi appartiene quella faccia posseduta dal vento, la bocca è spalancata e gli occhi socchiusi dal dolore dell’orgasmo. Oppure forse le scappa solamente da cacare?&lt;br /&gt;Il vento che viene dal mare, perché anche qui di mare vuole tormentosamente trattarsi, la penetra ovunque, nelle orecchie, nel naso, nei capelli e dentro la pelle. Le braccia indicano qualcosa che non si vede. Da un momento all’altro potrebbe parlare, direttamente a me, mandarmi a quel paese e uscire per sempre dalla fotografia. I suoi sono cavoli che non mi riguardano. Si, il suo nome me lo ricordo. Sì, ma io non ne voglio parlare.&lt;br /&gt;- Cos’è, non ci riesci? Cos’è, non sei normale? Cos’è, non ti tira da sempre? Tutto in questo posto mi chiava, e te invece? -&lt;br /&gt;Il caimano sul soffitto sposta solo una zampa e ritorna immobile.&lt;br /&gt;Fra le mani la polvere mi mette la fotografia di un muro, un muro colorato di urina malaticcia, un fegato sofferente, un muro tormentato di graffiti, cicatrici vive e pulsanti. Insulti su insulti, date e nomi, gocce di colore, di sfida e rabbia. Dichiarazioni di guerra, maledizioni, stregonerie. Lapidi.&lt;br /&gt;E una fessura profonda scavata da un coltello. Dalla fessura all’interno di una bocca di pietra, aperta nera e profonda. Tre scalini nel parco dei mostri per immergersi anima e corpo nell’ignoto.&lt;br /&gt;Che scherzo osceno, la fotografia m’ingoia e il salotto non c’è più, è scomparsa la luce del giardino, è scomparso il televisore, le mie gambe e la pancia. Non vedo più ma sento qualcosa muovere. E’ il sangue che scorre, è un altro me che mi vuole per forza accompagnare, è lo smarrimento che sfrega le sue zampe e fa rumore.&lt;br /&gt;Sono caduto in una trappola.&lt;br /&gt;Nella gola buia si mettono a svolazzare veloci e invisibili su di me sciami di voci pipistrello.&lt;br /&gt;Lì dentro non vedo, giro su me stesso, tendo le braccia in avanti. Sono prigioniero di una fotografia.&lt;br /&gt;Non vedo ma sento di più, fra le voci di pipistrello, ammesso che siano veramente loro, mi sembra di distinguere altro. Una voce bionda che ne racchiude un’altra ancora. Parlano sovrapposte, ridacchiano.. Ma una vuole uscire dall’altra, nascere, dal buio volare via. Vogliono sapere da me come mai l’animale di stoffa che sta sopra la mia testa si muove. Il caimano che m’ha seguito nel buio. I miei figli mi avvertono.&lt;br /&gt;Mi prendono per mano, restiamo al buio così.&lt;br /&gt;Faccio, azzardo un passo indietro, c’è uno scalino dietro di me, il nero del divano nero, una voce mi augura il buon giorno. La voce del televisore deve essere capace di certe magie&lt;br /&gt;Sì, lì sono sempre, in mutande e svuotato, demotivato e colmo di fotografie sulla pancia, ma in più il buio, quel buio m’ha regalato delle orecchie bioniche. La televisione sta trasmettendo ancora e sempre una guerra a un passo da me, le mie orecchie percepiscono il tono artificialmente concitato, qualche scoppio di bomba ben selezionato, due o tre sospiri di profughi che scappano, e ricordi, e stermini e intenzioni. Promesse di vendette, colpi di tosse invece rassegnati, un rumore di vento carico di mostruosità, una coltellata ben assestata e a freddo. Guardo fisso il televisore, non vedo la guerra, ma la sento.&lt;br /&gt;E adesso rido. Rido più forte come se fossi indemoniato Il dolore, del sangue il sublime sapore, la colonna sonora che evapora da quel friggere di immagini confuse davanti a me.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-4642244109655177428?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/4642244109655177428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=4642244109655177428' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4642244109655177428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/4642244109655177428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/non-scomodardi-difenderti.html' title='Non scomodardi a difenderti'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzHBjBT_djI/AAAAAAAAAGQ/W2wiQeez6AE/s72-c/tra+sabato+e+domenica+5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-6066481356585095488</id><published>2007-11-07T04:35:00.000-08:00</published><updated>2007-11-07T04:39:14.845-08:00</updated><title type='text'>Dimmi la misura</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzGx4RT_diI/AAAAAAAAAGI/RRkkjb2KA8w/s1600-h/autoritratto+3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5130077030829749794" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzGx4RT_diI/AAAAAAAAAGI/RRkkjb2KA8w/s400/autoritratto+3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’alta marea, la marea così alta e poi il fango. Gli scogli freddi e i discorsi appuntiti, le punte avvelenate degli scogli. Di chi è il figlio e quando partorirai? Partorirai quando?&lt;br /&gt;Io sono incinto e tu, tu come? Tu sei davvero. Anche tu sai che un piacere deve. Un piacere sul serio deve sbrigarsi ad essere. Pazzo.&lt;br /&gt;Pazzo ed innamorato, isterico sognatore pericoloso e deficiente. Inconcludente e bugiardo insieme. Immaturo. Tu mi detesti ed io? Io perché, io nonostante, io con compiaciuto dolore.&lt;br /&gt;Dimmi la misura, dimmi quale dei due si sta piangendo addosso, chi si squaglia di più, chi riesce nell’essere ancora più atroce. Balordaggine e schizofrenia.&lt;br /&gt;Immerso nel dolore, quel dolore che mi arriva da sotto le ascelle, che così rapidamente è capace di spargersi altrove, di contaminare capelli, naso, ciglia, dita delle mani ed ogni cosa intorno. Che adesso è dentro e mischia.&lt;br /&gt;Ascolta ora.&lt;br /&gt;Ora è il 3 febbraio o circa, niente più possiamo azzardare insieme. Adesso invece il figlio cos’è? Adesso in faccia ci sputiamo e il perché non sappiamo spiegarcelo.&lt;br /&gt;La minestra sciapa, i cani e il cancello aperto, sempre aperto, a dispetto specificatamente di loro. La ferocia di un sorriso, le nove di sera, la ghignante stanchezza, la mondezza, il divano, il quadro conteso e la premonitrice macchia sul soffitto. Il sogno esplode e.&lt;br /&gt;Declamare e rinnegare, tradire soprattutto e pentirsi, pentirsi ed esclamare che si vuole a tutti i costi ricominciare. Uccidere amando teneramente. Sfasciare tutto e ricucire. Poi a tradimento nel senso opposto, di nascosto.&lt;br /&gt;Chi è che canta di notte e a quest’ora, e cosa si muove sul soffitto? Chi disturba la schifezza di queste mie obbligatorie ossessioni?&lt;br /&gt;Piove. Adesso piove, piove a rotta di collo su di me, sulla mia testa una tempesta si abbatte. Io ho una testa o ce ne ho due?&lt;br /&gt;Ho un solo braccio, l’altro si è dissolto sotto il lenzuolo mentre ti cercavo. Il lenzuolo è tutto imbrattato di te, sotto di te corrono i topi, un rimorso così arrapante, i vermi, i pensieri scaduti e le parole rimaste. Sotto l’armadio che odora dei miei. Quali specificatamente non distinguo.&lt;br /&gt;Sto pregando o ruggisco, non mi accorgo nemmeno di qualche mia ragione, del vento che mi chiama, della parola chiave che inutilmente mi aspetta.&lt;br /&gt;La porta del bagno che cigola e di respirare mi accorgo che mi manca la voglia, anche quella di alzare gli occhi dritto davanti a me.&lt;br /&gt;Dritto davanti a me ho l’immagine scema dell’apriscatole, del dentifricio alla menta, del senso del ridicolo alienato, di un vecchio odore, un odore stuprato da un altro. E tu?&lt;br /&gt;Ti cerco ad occhi chiusi, ti cerco nel mio mal di pancia, ti cerco nel grottesco di un’idea imprecisata, sul pavimento, sotto il cuscino, fra le forbici aperte, in una macchia di cerume.&lt;br /&gt;Ti cerco dentro un urlo, nel gorgo di un orgasmo finto, nella testa di una cavalletta spiaccicata. Ti cerco nella mia saliva che in certi momenti di disperazione si fa troppo densa.&lt;br /&gt;E tu sei al di là di qualsiasi porta chiusa, tu sei nel gabinetto eternamente, tu sei contro e tu non sei mai.&lt;br /&gt;Ad occhi chiusi allora provo ancora, e mi dico addosso per evocarti .&lt;br /&gt;Riemergono così, le mie emorroidi vergognose. Subito sinceramente mi schernisco sperando nella tua furibonda attenzione, sperando che possa aprirsi finalmente la porta del gabinetto.&lt;br /&gt;- Ti ho mentito, non erano calcoli, no –&lt;br /&gt;- Erano autentiche emorroidi, schifose, gonfie e doloranti –&lt;br /&gt;Non le basta, tace e si sposta nervosa e veloce. Il perdono non me lo da e si richiude nel gabinetto. Debbo così flagellarmi ancora.&lt;br /&gt;Sono in mutande e urlo, sono dolorosamente e ridicolmente in piedi, pendo troppo da una parte, magari rischio di cadere. Guardo stravolto i fornelli della cucina.&lt;br /&gt;- Allora ieri mattina non è vero che sono andato alla posta –&lt;br /&gt;Non basta, lo so.&lt;br /&gt;- Allora io sono…Cosa sono? Qualche cos’altro sicuramente -&lt;br /&gt;- Sì, oggi al salumiere, forse ho detto di non essere io –&lt;br /&gt;Non basta esagerare, devo sparare ancora più forte. Cerco di corsa nelle mie enummerevoli stronzate.&lt;br /&gt;Aggrappato al lavabo mi ficco due dita nella gola e tiro fuori le colpe che più in cima mi stanno. Ma loro bastarde escono a ultrasuoni, lo fanno senza fragore, scuotono solo me e la scena non cambia.&lt;br /&gt;Alzo la faccia, sento chiaro e dolciastro della menzogna il sapore.&lt;br /&gt;Guardo nel lavandino: schiuma giallastra e nient’altro. Allora insisto, spalanco tutta intera la mia voce, voglio dire di quel giorno.&lt;br /&gt;Quel giorno lì, quando dentro di lei sono venuto, stavo pensando a una cosa diversa, a un non dicibile pensiero…Ma dalla gola mi esplode un fragoroso insulto, assolutamente non quello che volevo dire, e giù pezzi di cibo nel lavandino, il cibo di quello specifico giorno forse, melanzane al funghetto.&lt;br /&gt;Mentre, ma lei.&lt;br /&gt;Lei si schiaccia i punti neri nascosta in una camera che non so. Ma invece so che l’insulto mi ritorna con voce diversa dalla mia, è lei che ci gioca a ping pong.&lt;br /&gt;Tutte le porte si spalancano insieme, il corridoio al galoppo, un pugno lanciato in avanti con le vene di fuori. La vedo che s’infila dentro lo specchio, che mi guarda e mi guarda. E se la ride.&lt;br /&gt;Non le ho detto, della mia mente non le ho parlato per esteso, e dietro la porta chiusa è proprio quello che lei si aspetta da me.&lt;br /&gt;Ecco di nuovo il rumore dello sciacquone. Lo sciacquone che s’infila nel televisore e ridiventa fragore di guerra, lampi rossi e arancioni, corpi sventrati per terra, fiamme sulle case e fiamme nel mio stomaco, che si ritrova sul divano nero ancora una volta, che non si è mai mosso di là, che per poter ripensare a se stesso, dopo qualche tentativo claunesco si ritrova infilato nell’immagine di mio padre. Mio padre ch’è uscito anche lui dal cassetto.&lt;br /&gt;- Te lo ricordi quel quadro enorme e nero? Io cancellarlo non posso. In mezzo al nero solamente un pezzo di braccio, un altro muscolo, un occhio, la gobba del naso. Me lo dovevi dire chi era, non me l’hai mai detto –&lt;br /&gt;Un antenato, un orribile sogno, un buco nero. Forse solamente l’urgenza di un bisogno.&lt;br /&gt;- Te lo ricordi il silenzio, nemmeno avevo il coraggio di tossire, perché tu stavi pensando, oppure stavi dormendo, o altrimenti non c’eri. Eri nelle formule chimiche completamente immerso. No, poi ho saputo, eri strizzato dalla vita sballottato da un presuntuoso destino troppo grande.-&lt;br /&gt;Quand’era e com’è successo? Un pericoloso qualcosa alla fine t’ha così ferocemente fermato. S’è infilato dentro il polmone ed è esploso.&lt;br /&gt;Accadrà che di te prenderà completamente possesso, o è già accaduto anni fa. Ed io chi ho detestato allora? Una controfigura.&lt;br /&gt;Nel caso invece che l’arancia ancora non t’avesse essiccato, fra uno struggente colpo di tosse e altri mille, vorrei sapere almeno tutto il resto che c’è da sapere.&lt;br /&gt;- Insomma chi sei, insomma dietro di te chi veramente si nasconde.-&lt;br /&gt;Ma non basta così, prigioniero di questo divano, che tipo di linguaggio usare?&lt;br /&gt;Ma il genio dev’essere per forza così furibondo?&lt;br /&gt;- Ma quando, in che giorno e a che ora, l’amore ha preso possesso di te? -&lt;br /&gt;- Dimmi il colore della solitudine tu che lo sai. Lo stesso della diarrea? -&lt;br /&gt;- Sai raccontarmi di tutta la tua scienza il dolore? Quantificarmela in bottiglie, in povere ed inutili scopate? Non lo sai-&lt;br /&gt;Adesso si vede ch’è stanco, si avvia barcollando dentro il muro e mi saluta sottovoce chiamandomi con un nome diverso. A dopo papà ma ricordati che niente abbiamo ancora risolto. A dopo perché lei adesso passeggia in giardino. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-6066481356585095488?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/6066481356585095488/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=6066481356585095488' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/6066481356585095488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/6066481356585095488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/dimmi-la-misura.html' title='Dimmi la misura'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzGx4RT_diI/AAAAAAAAAGI/RRkkjb2KA8w/s72-c/autoritratto+3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-3413289249492950674</id><published>2007-11-06T14:04:00.000-08:00</published><updated>2007-11-06T14:08:14.961-08:00</updated><title type='text'>Giù, in fondo alla barbarie</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzDluxT_dhI/AAAAAAAAAGA/uVYyR5KsrAc/s1600-h/geneticamente+auspicabile+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129852567248926226" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzDluxT_dhI/AAAAAAAAAGA/uVYyR5KsrAc/s400/geneticamente+auspicabile+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho ceduto un mio sogno, l’ho svenduto perché straboccava, mi s’era messo nel fegato e pulsava forte.&lt;br /&gt;Adesso questo è il sogno di fuoco del mio più abbondante cugino, il suo sogno più laido e ricorrente.&lt;br /&gt;L’adrenalina, il sapore del metallo, la polvere e il lampo. Il lampo e l’urlo, di morte e di gioia cupa e necrofila.&lt;br /&gt;Lo svilupparsi del macabro suo lo strappa dal letto, lo veste in grigioverde e lo scaraventa in platea. In un mare di sabbia rovente, in compagnia di sorella sete e del fuoco inseparabile e a tracolla. In balia dell’acidulo coito dell’ubbidire.&lt;br /&gt;Il mio cugino abbondante spintonato e stretto fra la sorte e la medaglia, fra la medaglia, la ferocia e la paura. Volontario senza alternative nelle sigle, le strategie e le possibilità. Volontario a nuotare nell’incubo, nella voragine del conteggio dei caduti, i dispersi e i fuggiaschi, coloro ai quali è vietato possedere un destino diverso.&lt;br /&gt;Il mio cugino abbondante nel mezzo del giusto, del previsto, dello scandaloso e del necessario. Nella barbarie al bagno.&lt;br /&gt;L’ordine è notturno nelle guerre di questo magnifico secolo? E l’inizio guerreggiato è sempre contro luce, contro i lampi e i boati degli altri. Ed è sicuramente fotogenico.&lt;br /&gt;Al cugino non gli sudano più le ascelle e nemmeno le mani, e non ha più saliva abbastanza. Ha i piedi di sabbia e nessun ricordo apparente, solo un’ebbrezza e una leggera commozione al momento del primo terrore dal vivo.&lt;br /&gt;L’adrenalina e la colite nel videogame, a inondare di magnifico fetore pungente il primo bagliore variopinto. E il boato simultaneo è già passato, già subito un altro, già nelle orecchie e nel torace un tumultuoso via vai.&lt;br /&gt;La sabbia dentro le mutande, nei polmoni e nelle imprecazione, e il cronometro non ha nessuna intenzione di fermarsi. Dal cielo nessuno peso nell’abisso del salto, nel dondolarsi ad occhi sbarrati, nell’offrirsi per contratto come bersaglio, nell’impatto e nel crepitio. Uno sparo e migliaia di altri, una struggente canzone di inizio secolo, una copia perfetta di tutte le altre.&lt;br /&gt;Si tasta il cugino, con teatrale lentezza muove la testa e cerca il foro d’entrata. Il sapore del piombo, la parola fine, la pesantezza delle palpebre, il sangue scuro.&lt;br /&gt;Nessuna traccia sull’abbondante mio cugino, che allora, senza perdere tempo, deve continuare verso nord l’impeto iniziale, nello sconosciuto entro terra, verso l’alba, ancora di più addosso al fragore.&lt;br /&gt;Ancora un lampo e uno schianto, subito prima del sorgere del sole. Questa volta si che deve giocoforza essere morto. Ma il colpo di tosse smentisce, nemmeno un graffio miracolosamente ancora.&lt;br /&gt;Bisogna rialzarsi, non c’è tempo ne spazio per sostare, è necessario invece far pressione su quel grilletto. Urlare dalle tempie, dalla fronte e dal cuore, dimenticarsi la colite e andare.&lt;br /&gt;Il cugino abbondante a nord est, contro le ostili apparizioni della mattina presto. E la fuga a piedi scalzi, la paura e la paura, il pianto per suo figlio trucidato dal mio scatenato cugino.&lt;br /&gt;Il lampo talvolta può apparire blu, senza nemmeno lo schianto. Mentre il cugino mio è impegnato a scavalcare ossa, metallo e denti d’oro, senza guardare pisciando…buongiorno sono la morte e così via. Sì ma c’è stato un errore, la camicia è squarciata, ma la vita continua a non andarsene. Ed accanto nuovamente lo schifoso respiro del sergente, quel sergente che non ci voleva per niente venire. Lo stesso sergente che, immediatamente dopo si mette a giacere dilaniato.&lt;br /&gt;Dieci secondi e dal cielo una liturgia di piombo, la bomba. Il cugino corre di là, il cugino è malamente scaraventato all’indietro, stramazzato, piegato e rilanciato in alto. Il cugino si cerca sfiduciato sotto il sole rovente e buio. Incredibilmente si ritrova.&lt;br /&gt;In piedi e con sgomento, ancora intatto, ancora come nuovo, forse un tantino stanco, probabilmente eroico, con l’alito assai puzzolente e incredulo. Allora avanza carponi nel sempre deserto sempre abbondante e sempre cugino, a prendere dimestichezza con il coraggio, a sberleffare il terribile stupore di un’altra notte illuminata a giorno.&lt;br /&gt;E’ così che il fianco sinistro improvvisamente gli brucia, la gamba destra ha uno scatto e il morso cattivo sulla lingua impreparata. Ma nessun rosso sangue, ma nessuna traccia di dipartita. La forma del cugino è ancora intatta, forse con un pizzico di stanchezza interiore, un insignificante e impercettibile spiffero freddo.&lt;br /&gt;Pronto per rimettersi in gioco, mascherato e guardingo, sempre in compagnia della colite. Ma il gas nervino su di lui cilecca clamorosamente, solamente una leggera raucedine, solamente quasi la consapevolezza di essere originario di un altro mondo.&lt;br /&gt;E così il vento lo solleva per mostrarlo al nemico, il guerriero che si muove nel giusto, colui che, anche sforzandosi, non riesce a morire. Il solo in grado di sfidare e sfigurare il mostro, la spada della saggezza, il crociato, il giorno della vittoria, lo sterminio. L’icona, l’esempio, la medaglia, la lecita necessità.&lt;br /&gt;Meritatamente il ritorno a casa, la banda all’aereoporto, l’abbraccio dell’intera nazione, la cena della mamma e il sonno del guerriero.&lt;br /&gt;Il mio abbondante e decorato parente che adesso è cugino di tutti, respira prontamente, annusa l’aria di casa e ininterrottamente sorride. Una lacrima, una goccia di eroica gioia per la colite momentaneamente scomparsa.&lt;br /&gt;A cena con la famiglia gusta finalmente il suo brodo di vecchia gallina, fumante e riconciliante. Il premio più gradito.&lt;br /&gt;Una dietro l’altra le cucchiaiate bollenti, avidamente, con tutto l’amore. Talmente che il cugino va sussultando, sotto gli occhi estasiati di sua madre.&lt;br /&gt;Talmente che scoppia, il sangue si mette a schizzare da cento buchi di cento proiettili. Una guancia gli crolla sul tavolo. Nel brodo, esageratamente caldo, l’occhio destro si fa cotto, e cotto è raccolto prontamente dalla madre perché niente va sprecato.&lt;br /&gt;Voragini gli si aprono nella pelle, il dono in ritardo del gas nervino. E nella pancia appare improvviso l’effetto di una cannonata. Il mio abbondante cugino sgretolato e disciolto nella guazza del suo sangue. Tutta colpa del brodo di gallina.&lt;br /&gt;E alla madre e alla nazione resta l’occhio bollito per sempre.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-3413289249492950674?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/3413289249492950674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=3413289249492950674' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3413289249492950674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/3413289249492950674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/gi-in-fondo-alla-barbarie.html' title='Giù, in fondo alla barbarie'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzDluxT_dhI/AAAAAAAAAGA/uVYyR5KsrAc/s72-c/geneticamente+auspicabile+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-2893887922206071205</id><published>2007-11-06T13:14:00.001-08:00</published><updated>2007-11-06T13:19:20.870-08:00</updated><title type='text'>Per colpa di una tromba</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzDaPhT_dgI/AAAAAAAAAF4/-hJdGnWNczc/s1600-h/alla+ricerca+di+una+qualsiasi+felicitÃ +2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129839935750108674" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzDaPhT_dgI/AAAAAAAAAF4/-hJdGnWNczc/s400/alla+ricerca+di+una+qualsiasi+felicit%C3%A0+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non riuscire a mangiare, deperire poco a poco per colpa di una tromba, pare impossibile, inammissibile, molto improbabile. Pare, ma non è.&lt;br /&gt;Un violino, tempo fa, un altro po’ e mi riduceva in fin di vita. Con la carne attaccata alle ossa , il sangue in colla, un buco profondo e puzzolente all’altezza dell’ombelico.&lt;br /&gt;Figurarsi una tromba che effetti può avere sulle mie ossa fatte di psiche.&lt;br /&gt;Non è stato un amore casuale, ma una schiavitù germogliata e discesa da un secondo misterioso piano di un misterioso palazzo a un misterioso incrocio in una misteriosa foschia. Può essere anche colpa di una radio, i medici non lo escludono, può benissimo essere.&lt;br /&gt;Tutti lo sanno che qualcuno spia, che qualcuno fiacca, divide, perseguita e sfruguglia i musicofissati.&lt;br /&gt;Tu esci con alcune delle più belle note del tuo sonno nella testa e ti metti ignaro a camminare. Sei seguito e fotografato e anagrammato, sei spogliato, istupidito, centrifugato. Lo sei ogni qualvolta pesti le strisce pedonali, oltrepassi i semafori e appoggi i glutei su note di carburante, e mentre ti accodi ad interminabili file di valige ventiquattrore. Cartelloni pubblicitari, vetrine di negozi, farmacie, studi notarili, banche, grandi firme e grandi schermi. Solo non sei lasciato mai. Qualcuno, dietro di te, o a te di fianco, saggia il terreno in attesa, del peggio nel peggio se il peggio col peggio.&lt;br /&gt;Ci si nasce dipendenti d’altronde. D’altronde due chitarre mi hanno entusiasmato per nove lunghi mesi, distogliendomi dallo sforzo di mettere la testa fuori dalla pancia di mia madre. Quando poi la luce l’ho dovuta guardare a viva forza, le due chitarre si sono involate. Da qui l’itinerario dei guai del sottoscritto.&lt;br /&gt;Una vita di amori travolgenti, ma sovrapposti, ma poco chiari, ma allucinati, ma morbosi, ma.&lt;br /&gt;Ma una breve emozione vibrante e feroce non fa male. Ma se perdura sei costretto a costringerti.&lt;br /&gt;C’è dunque da morire se mi separano da questa tromba. O se lui di lui si dimentica di soffiarci ancora.&lt;br /&gt;- E allora suonala tu –&lt;br /&gt;- Io con le mie rinunciatarie budella? –&lt;br /&gt;- E allora, l’unico rimedio possibile è quello di tenere in vita e sempre in buona salute il suonatore –&lt;br /&gt;- Ma fattene una ragione, sorridi e tieni presente che, alle brutte, potrai morire in concerto–&lt;br /&gt;Così si resta ammalati e si progredisce consigliati, La tonsillite si evolve in appendicite, l’appendicite si gonfia in epatite, l’epatite si perfeziona in sifilide, la sifilide in sifilide in sifilide.&lt;br /&gt;- O forse, o più semplicemente, ti sei innamorato del suonatore, e non del suo strumento –&lt;br /&gt;Per associazione e per prolungamento. Certo che senza la tromba quell’uomo è un pedone, è un second’ordine, è una merda qualunque.&lt;br /&gt;Uomo con tromba ha tutto un altro suono. Eppure ammala, isola e distrae dai fatti. Uomo con tromba potrebbe trattarsi di strategia omicida.&lt;br /&gt;Lei, così squillante, sfacciata e arrogante, si fa viva quando si accorge dei miei pensieri da gabinetto, quando addento un bicchiere, quando giro intorno, quando mi manca veramente poco, quando sulle montagne, quando sull’albero e dentro il vento. Quando l’angolo sinistro della bocca si piega.&lt;br /&gt;Non bisogna più ascoltare musica. Pianoforte è anticristo, batteria è lucida follia. L’organo che non si nomini neppure, sventure di secoli ricompaiono.&lt;br /&gt;Non bisogna più ascoltare musica? E’ come dire che non bisogna più bere acqua bensì piscio di tarantola.&lt;br /&gt;Con il pollo lesso potrei tentare, con la mozzarella al gratin, con la tortura del fegato alla veneziana e il cervello lesso con piselli. Con il famoso e sempre vincente inguacchio di patate, con il cavolo nero insieme alla trippa. Nulla vale di più della mia tromba ben lucidata.&lt;br /&gt;Altro rimedio è sbattere la mia immaginazione contro il muro, raccomandando l’assenza assoluta di ritmo. Ma anche l’assenza assoluta di ritmo è musica.&lt;br /&gt;Allora con l’indifferenza, con l’autoipnosi, con il silenzio filtrato scrupolosamente, così che non passi nemmeno una microonda dell’oltretomba nemmeno.&lt;br /&gt;Sputo tutto e richiudo. Vero, sano e meraviglioso sadismo, un capolavoro, un male blindato. Un comandamento.&lt;br /&gt;- Se non mi mandano al concerto, se la tromba e lui, se io non posso un’altra volta ascoltarli, se io senza la loro saliva… Mi spaccherò la testa, mi vendicherò –&lt;br /&gt;Ed eccomi a lanciare la mia testa, con felice ferocia nella testa, ubbidiente e sorridente sgretolandomi la testa.&lt;br /&gt;E tutto il resto è merda di falso, e tutto il resto non c’è mai stato. Io rinnego e m’incastro.&lt;br /&gt;- Io e l’uomo tromba siamo amanti e complici. Conosco ormai tutti i suoi spartiti a memoria, curarmi non serve a niente. Ma si capisce che le cure addosso a me sono inutili, scivolano. Ma chi l’ha detto che ci si deve curare per forza? E chi l’ha detto che i malati sono malati? -&lt;br /&gt;Finiamola, non ho reni da vacca, sono invertebrato, mi piego su me stesso, sono fatto d’orecchie e niente più. E per di più ci tengo a dire che il tacere è sano. Perfettamente mi rendo conto che il piacere è…che io dovrei…che opportuno sarebbe.&lt;br /&gt;- Almeno il ronzio di una mosca, un tarlo, il mio respiro, uno starnuto, uno sputacchio. Perché nemmeno quello? –&lt;br /&gt;Correggersi per correggersi, offrirsi, decapitarsi, rioffrirsi inchiodato a una croce.&lt;br /&gt;Spingo questo doloroso sogno sano benessere incubo di sughero, dei salvi ossia redenti aspiranti, giustamente sulla via, inodori, completati e illibati giustamente.&lt;br /&gt;- Un momento, ho letto da qualche parte che contro la tromba funziona solamente l’alchimia. Con aggiunta di zabaione –&lt;br /&gt;La tromba, l’ago, la vena, il caldo nella gola, i dolori nella schiena, la voglia e la voglia, i sogni. La tromba. L’eroina.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-2893887922206071205?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/2893887922206071205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=2893887922206071205' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2893887922206071205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/2893887922206071205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/2007/11/per-colpa-di-una-tromba.html' title='Per colpa di una tromba'/><author><name>costantino liquori</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15659803928399869497</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://bp0.blogger.com/_VD6moyhinw4/SD2jLrgTYfI/AAAAAAAABh4/iECXtVeIvJw/S220/7012219.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzDaPhT_dgI/AAAAAAAAAF4/-hJdGnWNczc/s72-c/alla+ricerca+di+una+qualsiasi+felicit%C3%A0+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1297960548945363597.post-8610490014696764339</id><published>2007-11-06T03:58:00.000-08:00</published><updated>2007-11-06T04:01:48.473-08:00</updated><title type='text'>Per la salute del mio spazio</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzBXnhT_dfI/AAAAAAAAAFw/DVLdzTf7SyY/s1600-h/vecchi+rancori+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129696312043730418" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_VD6moyhinw4/RzBXnhT_dfI/AAAAAAAAAFw/DVLdzTf7SyY/s400/vecchi+rancori+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il dilemma fondamentale riguarda il mio liquido seminale. Per la salute del mio spazio e di me è necessaria un’osservazione più attenta, una ricerca accurata e una definitiva e liberatoria diagnosi. Un’assoluzione, oppure una limpida condanna senza rancore.&lt;br /&gt;Il timbro e il benestare dell’unità sanitaria locale.&lt;br /&gt;Sportelli e perplessità, domande su domande, file e digiuni. Il problematico via libera, il lasciapassare per oltrepassare la targa del laboratorio d’analisi. Il primo e coraggioso passo.&lt;br /&gt;E’ possibile estinguere il problema in una sola mattinata?&lt;br /&gt;Devo esercitarmi misurando e cronometrando i gesti, sfidando e torturando lo stato d’animo, essendo tutt’uno con il camice bianco che, si sa, ha il nervosismo facile.&lt;br /&gt;Posso riuscire arrivando al laboratorio già disponibile e sbottonato, lavato e disinfettato, profumato per decenza. Organizzando minuziosamente l’indagine, scartando e saltando a piè pari i vuoti, i punti morti, gli inutili e depressi corridoi. Contrassegnando le sedie utili e le apparecchiature indispensabili. Studiando bene alcune frasi da dire.&lt;br /&gt;Mi lancio di buon’ora, evitando con diligente rammarico la prima colazione dannosissima. Nome, cognome e indirizzo. Indirizzo, età conclamata e numero di telefono. Numero di telefono e dichiarazione giurata e a voce alta del sesso di appartenenza. Stare all’erta e rimettersi in fila.&lt;br /&gt;Questa donna ch’è davanti a me, ch’è stata più veloce e accorta, col suo naso contorto, può essere seriamente ammalata? Come me o di più? E l’uomo che prima di lei sospira e biascica è venuto a misurare la sua vecchiaia, ma così facendo l’ha aumentata. Il bambino accompagna oppure è danneggiato anche lui? Ha gli occhi bianchi e mi fissa, mi fissa e mi vuole avvisare, dei camici bianchi è il riflesso. Si dondola, è cieco.&lt;br /&gt;Vado via, no, rimango, è il mio turno.&lt;br /&gt;Nome, cognome, indirizzo un’altra volta più una. E, senza interrompere, scopro mostro e porgo il braccio, quello sinistro, sempre e solo quello, come prestabilito. Il sangue può lasciarmi da subito.&lt;br /&gt;E subito devo togliermi la camicia per inquadrare il torace nell’occhio radioattivo e quindi immortalarlo. Senza respirare, senza pensare, senza chiedere e disinvoltamente. Ma un solo scatto non svela il mistero.&lt;br /&gt;- C’è una macchia –&lt;br /&gt;- Una macchia? Come, cosa, una macchia di che genere, e col mio basso ventre cosa c’entra? –&lt;br /&gt;- Non sono autorizzato prima del risultato scritto. Si tranquillizzi, minimizzi, si rivesta e vada –&lt;br /&gt;Macchiato, preoccupato e affamato, ora affidato all’ecografica verità. Dai reni fino giù, e a ritroso per maggior sicurezza. Un bel respiro, un quarto di respiro e nessun respiro, ancora il nome, poi il cognome e l’indirizzo. Perché non il numero di telefono?&lt;br /&gt;Pigia l’incaricato, ci riprova. Macchè vuole sfondarmi?&lt;br /&gt;- Sente dolore? Lo ripeta, ci faccia caso, stia ben attento che quest’affare costa –&lt;br /&gt;- Cos’ha detto? Non ho sentito, non respiri e non parli –&lt;br /&gt;Dolorante e sudicio di unguento di melassa andata a male, mi faccio infilare in’astronave. Il tubo della Tac, la cosiddetta prova del nove. Tre volte avanti e tre volte indietro, ben legato e ben stretto. Da rifare per colpa della mascella e della mosca. Da rifare ancora perché addirittura ha pensato.&lt;br /&gt;E il cronometro mi vuole indicare la stanza seguente, il percorso e la registrazione del rimbombo del mio cuore. L’elettrocardiogramma, il gran momento dell’inchiostro e dell’ago.&lt;br /&gt;- Batte? Che fa, è regolare? Ma cosa c’entra con il liquido seminale? –&lt;br /&gt;- Zitto e fermo, che passa il tram ed è tutto da rifare –&lt;br /&gt;- Ma il nome, l’età e l’indirizzo? –&lt;br /&gt;- Non gliel’ho chiesto? Sarà la stanchezza. Glielo chiedo dopo –&lt;br /&gt;- Come? Cosa? Perché? –&lt;br /&gt;- Fra una settimana, non prima. Tanto lo sa che una settimana c’è sempre nel mezzo –&lt;br /&gt;Con l’ombra, il dubbio, la debolezza e la fame, m’incammino verso l’ultima tappa, quella riservata finalmente al succo di me. La mia sintesi spiata al microscopio.&lt;br /&gt;Devo raccogliere il mio liquido seminale in un contenitore specifico e caratteristico. E la mattina sarebbe finalmente terminata.&lt;br /&gt;Mi si offre l’opportunità di un rifugio, uno spogliatoio. Un sottovuoto nel quale l’azione si dissangua e smarrisce il motivo, muore. Nemmeno muore, non è e basta.&lt;br /&gt;Il liquido dunque deve uscire da me, osservato da una folla di cappotti, sciarpe, cappelli e camici. Sono i cappelli però che più mi disturbano. Oltre la porta posso sentire chiaramente il via vai, lo scartamento e lo stantuffo, dei pazienti l’impazienza e la scoglionatura delle infermiere, i gelati commenti delle siringhe. Il contare e ricontare del direttore capo in testa, le risate sfottenti di qualche verdetto finale.&lt;br /&gt;Non c’è la chiave nella porta, c’è un grande e luminoso buco della serratura.&lt;br /&gt;E il motivo come posso cercarlo?E l’imbarazzo come posso ucciderlo? E i necessari pensieri avulsi, stranieri e necessariamente deviati, non salgono a galla.&lt;br /&gt;Scade il tempo e io resto col mio prolungamento che si schernisce e non vuole.&lt;br /&gt;- Ei là dentro ha finito? Mi dica a voce alta l’indirizzo, il nome, il cognome e il sesso-&lt;br /&gt;Io rinuncio e allora me ne vado e anche non me ne frega e non mi piace e non voglio più. Punto e basta.&lt;br /&gt;Invece eccezionalmente, verificata l’importanza dell’analisi, potrò tornare nel pomeriggio, ma sempre nello sgabuzzino senza chiave. In più ci sarà la sorpresa di uno sgabello e di alcune riviste da sfogliare e guardare attentamente.&lt;br /&gt;E allora, quand’è così le bionde si mischiano con le brune. Le espressioni diventano umide, le carni saporite, il pongo. Gli anfratti senza più segreti, le gole e le lingue, le mani identiche ai piedi. Davanti alla porta un continuo e musicato passaggio.&lt;br /&gt;Il pomeriggio si esaurisce ma il liquido seminale non vuole uscire. Allora la mattina seguente? La compagnia dei cappotti e dei camici si sarebbe potuta spostare.&lt;br /&gt;Sì. La stanza appare meno affollata, priva di spettatori e più intima. Forse tremendamente desolata. Fuori della porta le voci sono sempre voci, più allusive e meno squillanti.&lt;br /&gt;Sullo sgabello, accanto alle riviste, aggiornate e arricchite e sempre truculente, un paio di mutande rosa. E, fuori, la voce della probabile proprietaria., la migliore infermiera, sicuramente brutta e certamente segaligna. Sicura di avermi facilitato.&lt;br /&gt;- Dica, così va meglio? Abbiamo indovinato? Abbiamo fatto un passo avanti? Coraggio che lo sgabuzzino ci serve –&lt;br /&gt;Ma no perché le mutande rosa sono frasche di bucato, e il sapore di detersivo non è effettivamente eccitante. Ma la consegna appare forzata e inderogabile.&lt;br /&gt;Un altro pomeriggio, davvero l’ultimo a mia disposizione. Un dopopranzo ancora a tu per tu.&lt;br /&gt;Dunque una poltrona al posto della sedia scomoda. Lo sgabello, le solite riviste più altre dieci, il paio di mutande più una radio. Mi siedo e mi aggiusto, sfoglio, odoro e cerco di sintonizzarmi. Gracchia la radio e le mutande adesso hanno l’odore della brutta infermiera.&lt;br /&gt;Chiudo gli occhi e con la mano, sempre quella sinistra, slaccio i pantaloni, con quella destra reggo il recipiente. Ma mi ricordo di non essere mancino.&lt;br /&gt;Cedo allora alla mano sinistra il recipiente, la mano destra è, presumibilmente, più pratica e leale. Comunque devo fare i conti con il torpore del dopo pranzo, incoraggiato dall’inaspettata comodità della poltrona. Nulla di fatto se non più riposato.&lt;br /&gt;La mattina presente una deroga mi spetta e mi presento in anticipo addirittura. Possono forse restituirmi la sedia scomoda da puntellare contro la porta senza chiave? Fino a mezzogiorno e poi basta.&lt;br /&gt;Con la porta bloccata tutto si dimostra possibile, l’ipotetico si dispone ad accadere. C’è troppa luce, la stanza angusta è attrezzata di una finestra senza imposte e senza tende.&lt;br /&gt;La luce è inquisitoria, decisamente mi blocca.&lt;br /&gt;E qualcuno bussa. Forse è la brutta infermiera che pretende indietro le mutande sue?&lt;br /&gt;- Si sente male, ma come è possibile? Forse i suoi gusti sono più ampi di quelli sospettati? Ma che sta dormendo? –&lt;br /&gt;Quindi le riviste si arricchiscono di personaggi a sorpresa. E come se la ridono fuori della porta! E che ressa!&lt;br /&gt;Bussa entusiasta l’orrenda infermiera&lt;br /&gt;- Apra. Mi siedo accanto a lei là dentro? Il direttore avrebbe pensato che un televisore e un video registratore, con una bella scorta di cassette. Guardi che ha tempo fino alle otto di stasera. Forza orsù che ce la fa –&lt;br /&gt;Nell’indecente così mi tuffo. Gambe e schiene, lingue e ascelle, teste e braccia bianche e nere, interiora grotte e foreste, sciacquettii e perlustrazioni. Quarti di bue ancora freschi e pulsanti, zombi senza ironia. E ancora bocche e deretani di alieni in cattività. Fiati rauchi interrogati e torturati da riflettori arrapati.&lt;br /&gt;E un crampo alla mano destra, e l’escoreazione psicosomatica, e il torpore. Il televisore ritorna nero. Ed io per caso sto russando?&lt;br /&gt;Ma una parola, un suono, oppure addirittura un disatteso avverbio, dal dentro di me o fuori della porta, sussurrato da un paziente inconsapevole. Una veloce e sorprendente durezza lancia in alto il liquido seminale incredulo.&lt;br /&gt;Ma quale parola? Ma che tipo di meccanismo? Non so, già non ricordo, mi rammarico.&lt;br /&gt;Il contenitore, sorretto dall’altra mano, cerca il liquido, lo insegue, non lo trova. Morente, ha appena inumidito il pavimento.&lt;br /&gt;- E il nome, il cognome e l’indirizzo? Rinuncia così, senza poter essere riconosciuto? Mica può farlo. La scienza che dirà? -&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1297960548945363597-8610490014696764339?l=costantino-liquori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://costantino-liquori.blogspot.com/feeds/8610490014696764339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1297960548945363597&amp;postID=8610490014696764339' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1297960548945363597/posts/default/8610490014696764339'/><link r
